Ho Sognato Gilles Che Mi Diceva…

Deleuze“Creare non è comunicare, ma resistere. C’è un profondo legame tra i segni, l’evento, la vita , il vitalismo. E’ la potenza di una vita non-organica, quella che può esservi in una linea di disegno, di scrittura, di musica. Solo gli organismi muoiono, mai la vita. Non c’è opera che non indichi alla vita una via d’uscita, che non tracci una strada percorribile”.

Mi sono svegliato, ero turbato. Mi son detto non devo mai più far tarda ora a leggere. Poi un dubbio mi ha assalito e mi sono detto: ma questo c’entra con il mio blocco di autore/scrittore? E mi son reso conto, riflettendo, che nell’atto di scrivere c’è il tentativo di fare della vita qualcosa di più di un fatto personale, di liberare la vita di ciò che la imprigiona. E ci voleva Deleuze a ricordami che “non ci manca certo la comunicazione, anzi ne abbiamo troppa: ci manca la creazione. Ci manca la resistenza al presente”.

Un Italiano All’estero

"Uribe, rampollo di una ricca famiglia di latifondisti, non era certo approdato alla politica per culo, ma per ossessione. Fin da giovane il potere e la ricchezza erano stati i suoi principali obiettivi. Per un italiano non dev’essere difficile immaginarsi un tipo come lui. È un nanerottolo autoritario che nasconde il suo dispotismo dietro un sorriso inquietante, fa battute di pessimo gusto, detesta l’arte, si comporta da seduttore e fa la guerra ai giudici perché sogna un mondo in cui leggi e decreti sono fatti su misura."

Efraim Medina Reyes, scrittore colombiano, scrivendo su Internazionale (n. 848, pag. 39) di Uribe Mockus e delle elezioni presidenziali in Colombia.

E poi ci dicono che sono altri a mettere in cattiva luce l’Italia.

– fonte: Internazionale– via il Rasoio

La Prospettiva Della Relatività

Vivo nell’emisfero della socializzazione. Per esistere devo postare, loggare, twittare. Sono figlia dello squillo del telefono, del tintinnio del Google Notifier, dell’avviso di termine download. Sembra che il futuro sia nel web e da brava “bambina” ogni giorno mi proietto in questa realtà fatta di siti internet, social network, blog, giornali online. Se mi si impanna il modem mi incazzo come una iena. “Sono fuori dal mondo” penso, senza rendermi conto che ho pienamente ragione, però  per ben altri motivi.

Rapita dal cinguettio del Twitterrific non faccio più caso ad altri tipi di richiami e quando sul Corriere della Sera, rigorosamente online, leggo di Rachom P’ngieng, non posso fare a meno di pensare a “Il richiamo della foresta” il romanzo di Jack London che mi ha fatto appassionare alla lettura. E’ strano, all’improvviso riesco a sentire il profumo di libro usato, il fruscio della carta, mi rivedo appannare la finestra infreddolita dal vento che mi accarezza il collo. Alzo gli occhi dallo schermo, la luce del sole quasi mi acceca, ed in quel momento comprendo perfettamente la scelta di Rachom, imprigionata in una vita che non le appartiene.

Perché accontentarsi di ombre illusorie quando si è potuto osservare da vicino la bellezza della realtà?

Rachom ha semplicemente deciso di uscire dalla caverna. Platone ne sarebbe contento.