Alla Sagra Del Ridicolo

Alla sagra del ridicolo c’è sempre una gran folla.

Non lo dica a me, sapesse che fatica!” Ciarla la signora dal balcone apparecchiato a festa. La coperta è già calata, si aspetta il Santo e con lui la processione dei bei Signori.

Inciampa tra la folla la vecchietta. Un sorriso malconcio e sdentato al ragazzotto che la sorregge al volo.

“BOMBOLONI, BOMBOLONI” grida l’omino con la faccia unta di fritto. La gente lo osserva nauseata, eppure non riesce a resistere alla tentazione di affondare i denti in quell’impasto bollente e odoroso di zucchero.

Eccoli lì, le mani imbrattate da una effimera dolcezza. Lo stomaco grida: “VENDEEETTA!” mentre un bambino, con lo sguardo supplicante, indica il carretto colorato, combattuto tra il desiderio di un palloncino svolazzante e quello del pesciolino rosso imprigionato in un’ampolla di vetro.

Muove la pinna in maniera flemmatica, quasi annoiato. Il trambusto è ovattato dall’acqua, ma sono striduli i vagiti del neonato, e la sirena continua a suonare. La ragazzina seduta sulla panchina non smette di masticare con la bocca aperta e dall’ampolla gli incisivi sembrano molto più grandi, simili alle fauci di uno squalo.

Oddio… la sagra del ridicolo si è trasformata nella festa degli orrori. Mi guardo intorno spaesata, ho voglia di scappare. Resto immobile, perdutamente incantata dall’oscenità di questo implorante spettacolo umano.

Vecchi Simboli. Nuove Guerre…

Propongono leader,anziché idee. Ci inscatolano una vita distante anni luce dal mondo che sogniamo.

Ma è tempo di andare oltre la destra e la sinistra. Superare le lacerazioni del passato, di capire che bisogna rispondere alle sfide odierne del capitalismo globale.

Il nemico, il nuovo nemico, opera su binari diversi, distanti anche dalla recente contrapposizione liberismo-socialismo.

Dobbiamo rifondare la politica su basi comunitarie, aprire a nuove e antiche sensibilità come l’ambiente, il recupero dei centri storici, l’idea di tradizione, l’identità, non chiusa nella riserva indiana ma aperta alla dimensione locale e alla civiltà europea, il senso del sacro.

Bisogna liberarsi del nostalgismo fradicio e furbetto di chi commercializza la memoria degli ideali ai soli fini elettorali, una specie di compravendita politica farcita di ignoranza culturale di base. Solo grazie a questi piccoli passi che la prospettiva culturale e antagonista degli opposti si potrà finalmente rivalutare.

Siamo di fronte ad una svolta storica, ma senza il consueto corteo di analisi, di proiezioni, di previsioni. Anche se, come al solito, turbe di «esperti» ci disegneranno i loro scenari per l’ avvenire. Ben prima di Hegel, gli antichi Padri parlavano dell’ ironia divina: l’Onnipotente si prende gioco della presunzione umana nel voler prevedere un futuro di cui Egli solo conosce il mistero.

Lo “scatto” è di: Francesco Monaco