Cyberwar Di Oggi E Di Ieri


È da un po’ che su Internet e sui giornali circolano articoli relativi alle varie cyberwar che animano la Rete. Il direttore della CIA Leon Panetta, in una intevista rilasciata qualche tempo fa a Jake Tapper di “This Week”, programma della ABC (qui il riassunto in italiano de ilPost.it), ha dichiarato: “Un’altra preoccupazione è la sicurezza informatica. Viviamo in un mondo in cui la guerra informatica è ormai reale e può minacciare le nostre reti e il nostro sistema funzionario. Può paralizzare il nostro Paese”.

Sono quasi sicuro però che non molti sanno che quelle di oggi sono solo le ultime, in ordine di tempo, guerre digitali in atto. Infatti qualche anno fa, quando la Rete viveva la sua Dark Age, moltre altre guerre sono state combattute.

C’è stato un tempo (primi anni ’90) in cui accese battaglie sono state combattute per il dominio di un canale Irc (#Italia era un canale molto conteso ma anche #Sesso, #Coppie o il minore #Salerno non sono stati da meno) o per il possesso di una shell. A quel tempo si passavano le notti a takare canali, collidare nick, bucare sistemi nei quali telnettarsi, ripulire ed applicare patch, notti in cui grazie ad un green a 56k (o anche a 9600 bit/s) si rimaneva connessi ore ed ore e chi poteva codava e chi non poteva scandagliava la rete alla ricerca dell’exploit giusto per bucare quel bot o quella rete ed ottenerne così il controllo.

Ci si scontrava con hackers ed internauti di altri paesi (all’epoca gli israeliani erano molto forti così come i finlandesi) in battaglie senza tregua in cui di giorno si dormiva e di notte si combatteva con ping -f, smurf, synflod e altri DOS o DDOS.

In quel periodo si consolidava la distinzione tra hacker (buoni) e cracker (cattivi): i primi avevano un’etica (il Manifesto dell Hacker di  Loyd Blankenship, aka The Mentor, ne è un esempio), i secondi avevano un fine ed in alcuni  – non pochi – casi questo fine era soprattutto economico (in Italia il carding era nel suo periodo d’oro e c’è stato chi si è fatto recapitare a casa addirittura un frigorifero).

A qualcuno potrà sembrare un gioco, un hobby infantile per nerd che non avevano niente di meglio da fare che passare le notti davanti ad un monitor (nb: molti di quelli che a quei tempi criticavano e bollavano come “noiose” o “sprecate” le tante ore passate  su Internet oggi sono tra i più assidui ed accaniti frequentatori di Facebook o altri socnet e spendono il loro tempo a registrare video da caricare su qualche piattaforma di condivisione) ma non era affatto così. La Rete a quel tempo era uno strumento di affermazione ed emancipazione sociale in cui la privacy era per molti un aspetto fondamentale. Persone che vivevano la vita reale con un po’ (o anche tanto, lo spettro emozionale era molto ampio) di disagio sulla rete e dietro un nickname diventavano qualcosa di diverso, liberavano il loro ego o diventavano qualcun altro e, per il tempo di una connessione (le adsl flat o non c’erano o non erano così diffuse), si sentivano qualcuno, si sentivano vive. Ma c’era anche chi semplicemente viveva la propria presenza sulla Rete come un momento d’incontro ed un mezzo per fare nuove amicizie (molti degli inquilini del Piano si sono conosciuti proprio grazie ad Internet) senza dover prima mostrare un po’ di fatti propri in giro (come invece succede oggi su Facebook).

A quei tempi (non so perché ma usare queste parole mi fa sentire molto vecchio :D) la Rete era qualcosa di diverso da ciò che è diventata oggi, non migliore, solo diversa e non entro nel merito di giusto/sbagliato perché credo che, sebbene molti governi facciano di tutto per cercare di controllarla, Internet viva di una sua naturale e non controllabile evoluzione (quello che secondo me è l’evoluzione della Rete magari lo scrivo in un altro post).

Per meglio ricordare quel periodo voglio citare alcuni dei nick dei protagonisti che, nel bene e nel male, lo hanno animato (ovviamente l’ordine è assolutamente casuale e sicuramente sono molti quelli che al momento mi sfuggono, mi scuso in anticipo con loro): ARCANGELO, Jester, Bonhomme, Magoz, Fosdo, [PiTBull], [Bull], Nncisto, Blacklion, Zcot, Saponetta, Thule, LupinIII, Sigma, Mofoz (buonanima), Cecco, Tsunami, Bigbob, Dodo, nilo, Mercury, V|pera, Ak|ra, Vincent. D3vah, orcaloca, J3di, rigian, mtb, dashx, dekadish, ^jonas^, gunzip, nigma, kaossino e tanti tanti altri.

Molti di loro non hanno mai avuto un volto né lo avranno mai ed è forse per questo che non saranno mai dimenticati.

Ed ora, come diceva il quit message di uno di cui non ricordo il nome: “Telnet to real life”

Rousseau Peccava Di Un Eccesso Incommensurabile Di Ottimismo

Se la politica è l’arte di governare ovvero orientare, piegare, esaltare le passioni, limitare gli egoismi, promuovere gli interessi in vista di scopi d’ordine generale, che trascendono quasi sempre la vita individuale perché si proiettano nel futuro, non v’è dubbio alcuno che l’elemento fondamentale di questa arte, è l’individuo. La politica rappresenta, quindi, un’organizzazione e una limitazione.
Gli individui tendono, sospinti dai loro egoismi, all’atonismo sociale, ad evadere continuamente, a disubbidire alle leggi, a non pagare i tributi. Pochi sono coloro – eroi o santi – che sacrificano il proprio io sull’altare dello Stato, tutti gli altri sono in una posizione di potenziale rivolta contro di esso.
C’è una finzione e un’illusione di più. Il popolo. E’ una entità politica meramente astratta, mai definita. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. La sovranità riferita al popolo è un’altra tragica menzogna. Il popolo al più, delega, ma non esercita sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale.
Le corone cartacee della sovranità vengono strappate. L’autonomia del popolo viene sottratta, lasciandolo nell’incoscienza dei fatti. Le domande restano sospese perché le risposte diventano fatali.
“Perché la natura de’ populi è varia; è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione; e però conviene essere ordinato in modo che, quando non credano più, si possa fare credere loro per forza“