Evocativi O Principianti O Principianti Evocativi?

Dibatto sul concetto di “evocativo“. Lo faccio con un inquilino dell’ottavo, in parte per deformazione professionale, in parte perché mi diverte. La diatriba affonda le sue radici nella descrizione di alcune suppellettili.

La domanda è retorica (e lui detesta le domande retoriche): “Dove nasce l’evocazione?

Per me l’evocazione vive nella suggestione. Quando leggo, ho bisogno di vedere le cose, di immaginarle, di evocarle nella mia mente delineandone la forma e i colori. Devo riuscire ad ascoltare i rumori e, se sono fortunata, a percepire gli odori.

L’evocazione è nel dettaglio, in una frivolezza, perché basta una sfumatura per cambiare un colore. Aggiungere o togliere una parola non sempre modifica il contenuto, ma di sicuro ne determina la forma, la sua capacità evocativa.

Me lo conferma Carver .

Nei 1981 Alfred A. Knopf ha pubblicato la raccolta di racconti “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver.

Le sfiorai il dorso della mano. Lei mi lanciò un rapido sorriso. Le presi la mano nella mia. Era calda, le unghie smaltate, ben curate. Le circondai l’ampio polso con le dita e lo strinsi”.

Questa immagine, tratta dal racconto che dà il titolo alla raccolta, non era stata descritta così dall’Autore, ma è la versione rivista dal suo editor, Gordon Lish. Il racconto in origine si intitolava Principianti e questo pezzo in particolare Carver lo aveva pensato così:

Le ho sfiorato il dorso della mano. Lei mi ha lanciato un rapido sorriso, poi si è rivolta di nuovo a Terri. Le ho preso la mano. Era calda, le unghie smaltate, ben curate. Le ho circondato l’ampio polso con le dita, a mo’di braccialetto, e l’ho tenuta così”.

Le due versioni sono molto simili tra loro, il contenuto non cambia, eppure… quel “a mo’di braccialetto” richiama un qualcosa di diverso, una tenerezza, un’attenzione che non è riscontrabile in un semplice “e lo strinsi”.

Ecco cosa significa per me essere evocativi: riuscire ad emozionare con un semplice particolare.