Ehi Scrooge, Levati Di Mezzo! Ho Da Parlare Con Uno Spirito!

La foto è di Ugo Villani

Sarà il freddo incalzante, eppure stasera faccio a pugni con i ricordi, citando indegnamente una canzone di De Gregori. Inciampo barcollante sulla porta di Ebenezer Scrooge e invoco lo spirito dei Natali passati.

Ho voglia di infanzia, di ritornare a giocare. Ho voglia di scrivere il mio personale Canto .

Il Natale aveva inizio con questo spot qui . Bastava che lo passassero in tv per pregustare le vacanze a scuola, il profumo di abete che mi investiva non appena aprivo la porta di casa, il rito di preparazione dell’albero e o’ presep . Mi piaceva il pastorello che raffigurava il guardiano delle pecore; era piazzato lì, seduto ai piedi di una montagna fatta di cartone e ricoperta di muschio. Mi sono sempre chiesta cosa contenesse la sua tracolla e perché l’agnellino più piccolo non riuscisse mai a tenersi in piedi.

Sì, ma il bambinello?

E’ troppo presto, dobbiamo aspettare la mezzanotte del 24“.

E’ che io alla mezzanotte non c’ero mai, o meglio, c’ero, ma riponevo il bambino Gesù nella capanna del presepe a casa di mia nonna. Mia zia lo preparava lì, ai piedi dell’albero, e puntualmente finiva sommerso da una pila di regali.

Tuttiatavolaaaa!

Una cena luculliana e quandoarrivalamezzanottechevoglioaprireiregali?

E guanti, sciarpe, cappelli, l’immancabile pigiama, videogiochi, barbie, maquestolopossocambiarechenehounoguale e il ritorno a casa, passeggiando per un Corso deserto e illuminato, insonnolita, ma allo stesso tempo impaziente di scoprire i doni lasciati dal misterioso e paffuto Babbo Natale.  Non ho mai capito quando mio padre trovasse il tempo di tornare a casa e lasciare i regali sotto all’albero senza che io me ne accorgessi; eppure, ricordo perfettamente l’emozione nello scartare il tanto agognato Dolce forno Harbert , che avrò usato al massimo due volte prima di vederlo scomparire dalla mia attenzione, offuscato dall’amena bellezza di altri superflui e, allo stesso tempo, necessari giocattoli.

Se potessi, domani non andrei a lavoro. Indosserei quei guanti colorati di quando ero bambina, quelli con i pupazzi ricamati sulle punta delle dita, e correrei a comprare i bengala ed i fiammiferi. Starei ore e ore seduta lì, sull’ultimo gradino esterno dell’entrata del negozio di mio padre, a guardare incantata la fiamma che lentamente si consuma circondata da scintille colorate e incandescenti.

Caro Spirito dei Natali passati, prometto che sarò brava!

In fondo, non chiedo tanto: mi basterebbe poter tornare ad essere per qualche ora quella bambina dalle scocche rosse ed il naso congelato. Può andar bene anche l’imbarazzante momento in cui davanti a tutti recitavo la poesia e poi con il piattino passavo a raccattare gli spiccioli che di lì  a poco avrei usato per giocare a Tombola.