Indignazione E Coscienza Collettiva: I Catalizzatori Sociali Nell’Era Dei Social Network. Il Caso Della Pagina Anti-Casta.

Un precario licenziato da Montecitorio che dopo 15 anni di onorato servizio dovrebbe mettere a nudo i segreti della casta. Wow! Chi non rimarrebbe sbalordito da cotanta premessa? Finalmente è arrivato lui, gridano alcuni; finalmente ci liberiamo di loro, gridano altri. Ma dove diavolo eravate sinora, grido io. Già perché nonostante la premessa nulla di scioccante e degno di  rilievo è stato sinora pubblicato. Informazioni di ben altro peso sono tranquillamente pubbliche e reperibili sul sito istituzionale della Camera dei Deputati, che per Legge deve pubblicarle. O, in alternativa, una rapida lettura de “La Casta” di Rizzo e Stella ci darà molto di più in termini di informazione ed indignazione: ben 300 pagine di condensato.

Ma analizziamo questo esperimento, alla luce anche di una componente comune con il lancio del NoBerlusconiDay del 5 Dicembre 2009.

Il nostro precario di Montecitorio lancia la sua pagina, che nel momento in cui scrivo ha raccolto(anche grazie alla tanta pubblicità dei giornali elettronici e di buona parte dei social) 280.000 contatti in poco più di 72 ore. Strabiliante.

Ma qualcosa non torna. Già dal titolo virale e qualunquista. SEGRETI – CASTA – MONTECITORIO. Proiettate queste 3 parole su un network generico come Facebook, miscelate con la parola magica PRECARIO, convogliate verso un blog dove hanno attivato gli adsense in 24 ore(quando la procedura ne richiede al minimo 72), ci tirate su un po’ di soldini ed il gioco è fatto.  Questa potrebbe essere una visione per così dire economica del fenomeno, ma è ancora alquanto riduttiva.

Il 17 Luglio dal sito dell’Idv viene lanciata per il mese di Settembre 2011 una grande manifestazione per abolire i privilegi della casta, subito rilanciata dalla pagina facebook del popolo viola, noto movimento virtuale di opinione per coloro che seguono la politica su facebook.  Non è questa la sede per approfondire l’argomento, ma sono di dominio pubblico i forti legami tra alcuni degli animatori del popolo viola e l’idv, su dichiarazione degli stessi diretti interessati.

Sembrerebbe quindi di cogliere una notizia fortemente positiva: la società civile, i movimenti di opinione e i partiti fanno propria e rilanciano un’idea raccolta dal basso, in questo caso da un povero disgraziato che è stato licenziato da uno dei palazzi del potere dopo 15 anni di precariato.

L’effetto empatico è degno di profondo apprezzamento, dato che in pochi resistono al fascino di questa icona e sono pronti ad essere solidali con il malcapitato, immedesimandosi nelle sue condizioni di ex privilegiato e pronti a fare da connettori sociali per il lancio delle sue istanze, affinchè l’opinione pubblica sia coscia di quello che ci preoccupa e delle ingiustizie che sono perpetrare alle sue spalle.

Effettivamente anche in questo caso si riesce, con il messaggio giusto, ad intercettare una coscienza collettiva già ampiamente diffusa, e pronta per essere raggruppata e convogliata verso un sentimento di indignazione che sfocerà in un qualcosa che donerà finalmente una riscossa collettiva.

Senonchè sono davvero troppi per essere taciuti i punti di contatti tra questo esperimento e l’esperienza del NoBerlusconiDay, per pensare di trovarsi di fronte ad un prodotto genuino.

In primis gli strumenti che vengono messi in campo. Il precario, pur definendosi persona non esperta di web e risorse informatiche, sembra essere un decano del web marketing. Nel giro di 72 ore raccoglie 280.000 contatti su Facebook, 10.000 followers su twitter, circa 6000 lettori fissi sul blog, a fronte di 20 aggiornamenti facebook, 10 post sul blog e 3 tweet!

In secundis l’utilizzo di una icona collettiva. Così come San Precario(questa era il nick dell’anonimo blogger fondatore, anche lui inesperto di web) convogliava una coscienza collettiva verso il NoBerlusconiDay anche Mr.Truman si trincera dietro l’anonimato per convincere gli scettici che quello che sta facendo è pericoloso e che non è visibilità quella che cerca ma sana voglia di giustizia. Senonchè sono migliaia coloro che compiono indagini altrettanto pericolose e ci mettono ben più che la faccia: uno su tutti Julian Assange, che non a caso è stato (impropriamente) paragonato a Mr.Truman. La storia quindi non regge e sembra piuttosto un pretesto per non dare informazioni circa le reali intenzioni di questa persona(o sarebbe meglio dire organizzazione?).

Lo stile linguistico e l’utilizzo di una certa retorica sono l’esempio lampante di come l’impronta, tra le due componenti, sia la stessa. Questo è un post pubblicato poco fa da Mr.Truman, mentre questo screnn risale al 4 Dicembre 2009, poche ore prima della manifestazione lanciata da San Precario.

Il tutto per evidenziare che l’attività di Mr.Truman è paragonabile a quella di un distillatore di umori, piuttosto che a quella di un catalizzatore di idee e sensazioni.

L’auspicio è che ci sia realmente qualcosa da dire e che il tutto porterà una ventata di novità e l’alternativa che molti sperano.

Staremo a vedere.

L’italia Che Verrà


Per tutto il periodo della crisi del debito in Europa, l’Italia è riuscita a restare fuori dai problemi che le altre nazioni hanno vissuto.
All’improvviso, nelle ultime settimane, l’Italia è diventata dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna, il nuovo anello debole dell’Europa.
Il “The New York Times” sostiene che il peggioramento della situazione è dato dalla lotta di potere tra Berlusconi e Tremonti, additando questa lotta come un braccio di ferro che minaccia di trasformare la terza economia dell’eurozona in uno dei paesi più a rischio.
Mi sono chiesto, ma perchè questa lotta di potere – che sicuramente genera insicurezza nei mercati (e i mercati finanziari non hanno mai fatto tanto caso al teatrino della politica di Berlusconi) – sta introducendo una crisi economica cosi complessa e pericolosa?
Le banche italiane – hanno sempre raccontato i media italiani – sono solide in quanto non hanno mai speculato sulla bolla immobiliare.
La metà del debito dell’Italia è nelle mani dei suoi risparmiatori, quindi è meno soggetto ai capricci dei mercati finanziari. Ma mentre aumentano i tassi di interesse sui titoli di stato, l’economia italiana non cresce abbastanza rapidamente per compensare un debito pari al 120 per cento del pil.
L’11 luglio, però, la Consob, la commissione che regola le attività di borsa, ha varato dei provvedimenti d’emergenza per evitare le speculazioni, dopo che le azioni delle maggiori banche erano scese per la quinta volta consecutiva.
Il prezzo da pagare per assicurare il debito pubblico dell’Italia contro il default ha raggiunto livelli da record, e l’interesse sui titoli di stato a dieci anni ha fatto un grosso balzo in avanti, salendo al 5,67 per cento. È ancora molto meno di quello che paga la Grecia, ma se l’Italia continuerà a prendere soldi in prestito a un interesse superiore al 6 per cento, l’Italia avrà seri problemi.
Secondo la Barclays Capital, l’Italia è in debito con le banche europee per 998,7 milioni di dollari, più di sei volte i 162,4 miliardi della Grecia.La Spagna è scoperta per 774 miliardi e l’Irlanda per 534. Anche le banche americane vantano un credito con l’Italia di circa 269 miliardi di dollari, più che con qualsiasi altro paese europeo.
Inoltre l’ultima manovra finanziaria è iniqua e ingiusta nonchè sbagliata.
Se da un lato penalizza di nuovo e duramente pensioni e stipendi già bassi, occupazione e servizi – e, per questo di conseguenza, pone a rischio democrazia e coesione sociale – dall’altro non traccia alcun binario per le riforme verso un futuro di crescita dell’occupazione e dello sviluppo economico, oltre le sole misure di austerità a senso unico e che non hanno riguardato la casta politica ed economica.
Ovvero una ennesima finanziaria che aumenta le entrate e non riduce la spesa.
E ogni volta la manovra finanziaria è peggiore della precedente e non ripara l’Italia dal debito che sta accumulando con le banche straniere, perchè?
Cosa sta succedendo?
L’Italia dalla sua nascita, ha scelto di essere una nazione di mezze verità. Nata dalle ceneri delle ridenti massonerie di Inghilterra e Francia, ha costruito sulla falsità e la menzogna la propria identità. Gli anni settanta e gli anni ottanta hanno dimostrato quanto fosse realmente un’altra cosa lo Stato percepito dai cittadini rispetto a quello che, invece, tramava contro se stesso.
Tangentopoli fu un colpo di stato che ha portato difatti a un nulla di buono, ma non solo a Berlusconi e al berlusconismo, anche al dalemismo e al dipietrismo.
Una Italia piena di sovrastrutture (P2, massoneria, Opus Dei, servizi segreti,…) in cui si decideva e si decide ancora la politica del Paese.
E in tutto questo la politica è stata uccisa.
Oggi si è suicidato Mario Cal, manager trevigiano al fianco di Don Verzè per 35 anni.
Don Verzè esce dal suo impero, commissionato dal Vaticano perchè c’è un buco di un miliardo di euro. Tutto questo ricorda un pò Calvi e lo Ior, Marcinkus e papa Woytila.
Corsi e ricorsi storici.
Di Pietro e Berlusconi appartati tra i Banchi di Montecitorio, l’uno che non esiste senza l’altro.
Tremonti che ha prima colpito Scajola, poi Bertolaso, poi ha provato con Letta. Ma Letta è Letta, ovvero l’Italia delle mezze verità, degli inciuci, delle corporazioni e delle cospirazioni.
A un Bisignani, compare di Letta, e un Papa, si oppone la trucidazione di un Milanese, che si scoprirà forse compagno di Tremonti.
Una casa affittata da Sogei, in cui Tremonti, ministro della Repubblica, viveva.
Nessuno ne parla, con Scajola settimane di gossip fino alle sue dimissioni.
Chi c’è dietro Tremonti? Non di sicuro la Goldman Sachs, padre padrone di Prodi e Monti, gran speculatrice delle manovre finanziarie di Occidente.
Chi allora?
Qualcuno più forte di Berlusconi. Ed è per questo che la Lega gongola.
E l’Italia non si accorge di nulla. Affamata e impoverita del suo futuro, lentamente muore.
Non è tempo di eroi nè di santi, ma solo un altro vento di cospirazione potrà alzarsi come nel 1992.
Un commissariamento che verrà da oltre Alpi per una nuova restaurazione del potere a scapito degli italiani.
Mio figlio ha fatto due anni, sabato scorso.
L’ho accarezzato, ho nascosto in alcuni libri della mia biblioteca un biglietto.
Quando sarà grande vorrei che li leggesse, per capire e non dimenticare.