Nell’anno Della Signora.

Nel XXIX secolo la Terra conosce un nuovo medioevo.
Ridotti a pochi milioni (in gran parte mutanti), gli esseri umani hanno bandito la scienza e la tecnica, responsabili dell’epidemia che aveva svuotato le città otto secoli prima.
In un’era di fanatismo religioso, l’Italia è sotto il governo dei papi di Nuova Roma, contrastato dal culto neopagano che domina il nord, dove una casta di guerrieri e sacerdoti ha ridotto in schiavitù i mutanti e punisce con la morte ogni tentativo di resuscitare la cultura degli antichi.
Paradossalmente, il tempio di questa religione tecnofoba è una cripta che custodisce una unità di ibernazione computerizzata.
Ma, non appena un monaco eretico ficca il naso nei misteri del luogo, si scatena l’apocalisse: richiamato in vita dal suo gelido sonno, l’essere che dormiva laggiù offre alle bande dei ribelli la chiave per rievocare le antiche magie che si annidano nelle rovine di Milano.
Inutilmente la chiesa tenta di rimettere il coperchio al vaso di Pandora e di esorcizzare lo specchio della potenza tecnica: le sbarrano la strada i ribelli anarchici che, grazie proprio alla tecnologia, sperano di annientare le caste dominanti.

Ho mangiato questo libro in due giorni e mezzo.
Lo trovai a metà prezzo alla libreria Melbookstore di Roma.
Non sapevo della sua esistenza.
Pensavo che Carlo non scrivesse romanzi.
Quando a cena, prima di partire, gli ho detto che me lo sarei portato in vacanza si è messo a ridere.
Ero curioso di capire quanto uno dei miei sociologi preferiti fosse “immaginifico”.
Sono rimasto schiacciato dalla idea di fondo del libro.
Se una guerra atomica, una epidemia mortale, insomma un’apocalisse lascerà qualche decina di milioni di umani su tutta la Terra, come faranno questi a ristabilire il grado di conoscenza della tecnologia quando non sappiamo oggi minimamente come funzionano le cose che usiamo? Come sarà possibile tramandare la conoscenza tecnologica in un mondo di barbarie? e infine: la tecnologia ha trasformato la nostra civiltà in meglio o in peggio?
L’ho aggiunto ai miei preferiti di sempre:
Q di Luther Blisset
Il ciclo di Eymerich di Valerio Evangelisti
La trilogia del Demone (di Magdeburg) di Alan D. Altieri
Il pendolo di Foucault, Il nome della rosa e Il cimitero di Praga di Umberto Eco

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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