Meglio essere violenti, se c'è violenza nel nostro cuore, che indossare il manto della non-violenza per coprire l'impotenza.
(Gandhi, Non violenza in pace e in guerra, 1919)

Lavoro E Dignità A Ovest

Avevamo appuntamento oggi. Si presenta, 52 anni, ha lavorato come precario 3 mesi nella PA ma proveniva da 25 anni nel privato. Si scusa dicendomi che forse le informazioni che cercava poteva anche chiedermele al telefono e si dispiaceva di avermi disturbato.

Lo indirizzo dalla compagna Claudia che fa sportello SOL e lui mi dice “Quello è per i giovani, io ho 52 anni e non ho l’età manco per andarmene in pensione … e le offerte sono solo per i giovani”.
Un’umiltà nel non voler dimostrare la disperazione. Ho cominciato a sparare consigli di ogni tipo consapevole però che non sapevo risolvere il suo problema: vivere oggi dignitosamente grazie solo al proprio lavoro.
Sono arrabbiata con me stessa e con il mondo intero.

choosy

Geni Incompresi Nel Paese Delle Banane

 

Premesse:
– in Italia ci sono tanti ragazzi laureati, preparati e che meritano di lavorare;
– il sistema universitario italiano non garantisce la preparazione al mondo del lavoro e, pertanto, il solo titolo di studio non è sufficiente ad occupare un posto;
– in Italia tutti hanno diritto ad un lavoro, ammesso che lo sappiano fare.

Ciò detto, non posso fare a meno di osservare che, dopo il “choosy” della Fornero, questo Paese sembrerebbe popolato per il 90% da “poveri geni incompresi e supertitolati” con diritto al posto di lavoro di livello dirigenziale, un diritto magicamente acquisito per opera e virtù dell’universitario Spirito Santo!
Se così fosse, questo Paese non sarebbe una merda. Se così fosse, questo Paese avrebbe una classe dirigente da far impallidire i marziani!

Se è vero che il sistema Italia non “insegna” a lavorare e non aiuta a inserirsi nel mercato del lavoro, è altrettanto vero che non viviamo una società composta interamente da cloni di Steve Jobs e Bill Gates.

La realtà è un’altra. La realtà è che non tutti sanno lavorare e non tutti sono competitivi nel mercato del lavoro. Intanto, continuiamo a raccontarci la favoletta del bravo studente “che studia e che si deve prendere una LAURA” (cit. Antonio De Curtis).

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In questi giorni sto assistendo alla levata di scudi di tanti ragazzi che protestano legittimamente contro le parole della Fornero sottolineando la loro preparazione, la loro dura gavetta e le aspettative di occupare un posto più gratificante dopo tanti sacrifici. Tutto giusto. Ma questo discorso vale davvero per il 100% dei giovani italiani?

Osservo che su Facebook “sventolano” pezzi di carta (giustamente) ideati e scritti da pochissimi e condivisi da troppi giovani titolati che ostentano la loro presunta dura gavetta a spalare merda nei cessi dei peggiori bar di Pechino, nonostante siano laureati. Tutti a “sporcarsi” le mani per pagare le tasse universitarie senza chiedere soldi a casa. L’immagine è commovente. Peccato che corrisponda ad una realtà decisamente più ridotta di quella che appare. La coscienza di molti “titolati privi di capacità lavorativa”, invece, pare abbia trovato “rifugio” sicuro dietro l’eterna gavetta di qualcun altro e, intanto, attende un posto di lavoro osservando la volta celeste.

Il sistema di istruzione in Italia “sforna” continuamente “nuovi mostri”: sono laureati a 24 anni e convinti di aver diritto ad un posto di alto livello solo perché felici possessori di “pezzo di carta di serie A”. Peccato che questi “illuminati del XX Secolo” (almeno la maggior parte di loro) dimostrino, quotidianamente e proprio sul “terreno di FB”, di non aver ancora capito la differenza tra “é” copula ed “e” congiunzione e nella maggior parte dei casi hanno difficoltà ad esprimere un pensiero che non abbia come caratteristica principale il copia/incolla. Peccato che la maggior parte di loro non legga i giornali, non si informi, non si interessi e non partecipi alla vita politica del Paese e, soprattutto, peccato che non occupi il tempo a imparare un mestiere. Già, loro studiano e non hanno tempo per “essere Italia” e quando “si svegliano” c’è un Paese che chiede loro:”Scusi DOTTORE, cosa ha imparato a fare nella vita? È in grado di fare un lavoro o pretende 2000 euro al mese per imparare a farlo?”

“Ho diritto al lavoro perché mi sono laureato!” – urla al suo Paese il giovane di turno. Ma in realtà non si è ancora posto una serie di domande fondamentali mentre si guarda allo specchio: “Sono in grado di produrre qualcosa? Quanto valgo? Qual è il mio prezzo? Perché “qualcuno” dovrebbe pagarmi uno stipendio? Quale lavoro sono in grado di fare per meritarlo?”.

La Fornero ha sbagliato tempi e modi, il “pulpito” dal quale proviene la predica sarà decisamente poco credibile ma la sostanza del suo “choosy” (al netto di ovvie strumentalizzazioni politiche) dovrebbe essere decisamente condivisibile da parte di chi non è ancora in grado di lavorare.

E non mi venissero a raccontare che studiare equivale al diritto di lavorare.

Studiare serve a crescere e si studia finchè si muore per restare allenati mentalmente e per mantenersi competitivi nel mercato del lavoro.

Lavorare, poi, è un’altra cosa. Peccato che in questo Paese ancora devono insegnarci a farlo.