La finestra di Odile

odile-finestra-barchetta

C’è chi il mondo lo guarda dalla finestra, chi – come Odile – ce l’ha dentro.

«Ma come si fa a guardare qualcosa lasciando da parte l’io? Di chi sono gli occhi che guardano? Di solito si pensa che l’io sia uno che sta affacciato ai propri occhi come al davanzale d’una finestra e guarda il mondo che si distende in tutta la sua vastità lì davanti a lui. Dunque: c’è una finestra che s’affaccia sul mondo. Di là c’è il mondo; e di qua? Sempre il mondo: cos’altro volete che ci sia? Con un piccolo sforzo di concentrazione Palomar riesce a spostare il mondo da lì davanti e a sistemarlo affacciato al davanzale. Allora, fuori dalla finestra, cosa rimane? Il mondo anche lì, che per l’occasione s’è sdoppiato in mondo che guarda e mondo che è guardato. E lui, detto anche «io», cioè il signor Palomar? Non è anche lui un pezzo di mondo che sta guardando un altro pezzo di mondo? Oppure, dato che c’è mondo di qua e mondo di là della finestra, forse l’io non è altro che la finestra attraverso la quale il mondo guarda il mondo. Per guardare se stesso il mondo ha bisogno degli occhi (e degli occhiali) del signor Palomar.»

[Italo Calvino, Palomar]

.un libro prezioso.

Daniela De Vita - Odile

Impacchetto sogni, nuvole e a volte anche le parole. Adoro la carta, potrei impacchettare anche lei. In borsa, assieme ad una matita, porto una gomma rossa e blu. Non mi piacciono i vicoli ciechi, e così, quando ci finisco dentro, li cancello e disegno una via d'uscita. A volte è un po' bizzarra, ma alla fine riesco sempre a sbucare fuori. Se progetto per lavoro, la mia vita la disegno. Da grande? Venderò allegre polpette a gente triste, che mi sorriderà.

More Posts

Follow Me:
Facebook