Italiani online alla deriva, tra bufale ed emotività

Quali sono i criteri di scelta delle fonti di informazione degli utenti italiani? Siamo in grado di distinguere una fonte attendibile da una fonte che pubblica bufale? Riusciamo a verificare l’attendibilità dei profili della rete che diffondono notizie o bufale in maniera strumentale influenzando e determinando l’opinione pubblica?
Cosa regola i meccanismi di influenza dei media, in particolare quelli presenti su internet, e la loro efficacia in termini di persuasione?
Come siamo giunti a quella che appare come una sorta di “autismo comunicazionale” rafforzato dalla logica binaria del “mi piace” e “non mi piace” su Facebook?
Per rispondere a queste ed altre inquietanti domande l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa ha dato avvio ad un’indagine condotta dal nostro blogger Eugenio Iorio, titolare della cattedra di “Comunicazione e innovazione nelle pubbliche amministrazioni”, da Umberto Costantini, titolare della cattedra di “Teoria e tecniche delle analisi di mercato”, dagli studenti dell’università, e da un team di ricercatori che si raccolgono attorno al Centro Studi Democrazie Digitali, supportati da Buzzlogger, dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale e da Ottavopiano.it .

Potete scaricare la ricerca da qui:

Ricerca Infosfera 2016

Riportiamo di seguito un estratto del post pubblicato da Tom’s Hardware , partner della testata giornalistica Repubblica.it, che sintetizza perfettamente la ricerca, il problema e le sue conseguenze e che vi invitiamo a leggere cliccando QUI.

Italiani online alla deriva, tra bufale ed emotività
di Dario D’Elia – @dariodelia74
Lo studio “Infosfera 2016” dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli conferma la deriva della disinformazione e della manipolazione cognitiva legata ai nuovi media.

Siamo alla deriva della disinformazione e della manipolazione cognitiva, a causa di Internet, i social network e i media in genere. È la sintesi brutale della ricerca “Infosfera italiana 2016” realizzata dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa. I due curatori scientifici, Umberto Costantini ed Eugenio Iorio, hanno condotto un’indagine su un campione di 1157 individui su quali siano i criteri di scelta delle fonti di informazioni e cosa regoli i meccanismi di influenza dei media – in special modo online – e l’efficacia in termini di persuasione.

schermata 1

Il team di ricerca, dopo aver analizzato i dati relativi alla cosiddetta infosfera, ha evidenziato la trasformazione in atto delle dinamiche che riguardano il “senso comune e la costruzione degli immaginari collettivi ed individuali strutturati”.

Se da una parte questa “deriva” è sotto gli occhi di tutti, pare che manchi la doverosa autocritica. Una colpa che viene tendenzialmente imputata agli altri e spesso sdoganata come un un effetto collaterale dell’ignoranza, incompetenza o superficialità. In realtà il tema è ben più complesso ed ha a che fare con lo “scenario in cui l’individuo si specchia nei media (ne è il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne è anche il produttore), in un gioco autoreferenziale di riflessi”.

schermata 2

Una sorta di “autismo comunicazionale” rafforzato ad esempio dalla logica binaria del “mi piace” e “non mi piace” su Facebook. È in atto una distrazione diffusa generata dalla raccolta delle informazioni per farsi un’opinione. Si danno per certi i contenuti presenti nella prima pagina dei risultati di Google, non si riesce a discernere l’autorevolezza delle fonti e infine l’affollamento informativo richiede velocità e sempre meno pazienza.

“Dovendo gestire più informazione di quanta possiamo effettivamente processarne, il rischio è di cadere vittime del confirmation bias, la tendenza a rimanere legati ad un’idea che ci siamo fatti sulla base di informazioni preliminari, anche quando evidenze successive contraddicono quell’idea”, puntualizza lo studio.

scherm 3

La mole di narrazioni e informazioni ruba il tempo ed “evita la strutturazione del pensiero razionale, rendendolo fragile”. Non si procede più per scelta, ma solo per automatismi, replicando costantemente gli stessi modelli. I fatti si confondono con le opinioni e viceversa sia nell’informazione sia fra i lettori.

“L’economia dell’attenzione ha delle regole rigide, aritmetiche e ordinali, se una notizia arriva prima, il posto sul podio è occupato, tutte le altre scendono di uno scalino”, prosegue il rapporto. “In un contesto nel quale l’informazione è sovrabbondante, si assiste a una concrescente scarsità di attenzione. E la scarsità di attenzione ne aumenta il valore per chi riesce a produrla e rivenderla”.

Fondamentale l’affermazione della condivisione emotiva che condiziona lo spazio pubblico. Diventa “opinione emotiva” generata da immaginari a loro volta derivati dalla polarizzazione del sentimento (mi piace / non mi piace). Il passo successivo è la nascita di comunità “che condividono interessi comuni, selezionano informazioni, discutono e rinforzano le proprie credenze attorno a una narrazione del mondo condivisa”….CONTINUA QUI

Ettore Ruggi d'Aragona - Oz

Ettore è un giornalista. Attualmente lavora alla Camera dei Deputati e si occupa di attività parlamentari. È fondatore di Ottavopiano.it.

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