Il Contadino Che Ammucchiava Libri

Van GoghColtivava i giorni, sapeva che il tempo poteva essere generoso oppure terribilmente avaro. Sapeva che imparare è vivere, e che sapere è morire. Sapeva che la ricchezza di un raccolto non voleva dire la certezza di un futuro. Non si stupiva di certo se i frutti del suo lavoro accoglievano i vermi o altri insetti, eppure il suo sforzo quotidiano era quello di preservare i frutti dalla loro presenza. Degli insetti ne osservava il mondo, era interessato soprattutto a quelli capaci di tesser una tela. Di due tipi di insetti era affascinato. Entrambi  infaticabili tessitori di ragnatele, ma ciò che li rendeva estranei quegli insetti era che a ai primi interessavano le mosche da acchiappare per rafforzare le proprie posizioni, ai secondi le ragnatele come organi di collegamento nel mondo degli insetti. Non amava i primi, era incuriosito dai secondi. Nella natura così complessa, anche nelle forme più apparentemente disordinate, trovava strategie di semplicità per comprenderne la maggioranza degli aspetti. E della comprensione dei fatti e delle cose della natura sapeva nutrire le sue giornate. Non era nato ricco, né aveva intenzione di esserlo. Gli bastava quando i raccolti erano ricchi, metter da parte per i tempi magri e soprattutto andar per mercati per comprar libri. Ammucchiava libri per un giorno futuro, per il giorno in cui i proventi dei raccolti non potevano permettergli di acquistarne. Ne acquistava, in realtà, più di quanti ne leggesse. Era la sua incessante preghiera che mormorava alla vita accoglienza.

2010/06/08
Published

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

Ai miei studenti.

“Ciao”
“Ciao”
“Sei preso malissimo?” “Tristeeee”
“No”
“Siamo apposto”.

[…]“Come ti chiami?”
“Mi chiamo Francesco, ho 21 anni, vengo da Napoli”.
“Ah.”

[…]“Ma non è che sei un comico?”
“No”
“E che cosa fai qui? In verità ci dirà?”
“Ballo”
“Balliiiii tuu?

“Una sera ho fatto un sogno, che passavo per una piazza piena di artisti diversi che ballavano. Mi sono svegliato e accendendo la televisione c’era la pubblicità di Italians got talents. E allora ho deciso, vabbè. Se va male questa non so se continuo a provarci, a sfondare o se mi do a qualcos’altro”.

[…]“Sei sicuro di essere un ballerino?”
“Lo spero”.
“Puoi anche rinunciare a esibirti. Io te lo dico. Non sei obbligato”.

Tra le risa, i sorrisini che scherniscono di un pubblico che ha già decretato la sua bocciatura.
Perché la forma è tutto nella Società dello Spettacolo.
Ma inizia la musica e lui inizia una danza.
Non è una semplice danza, perché è una danza di liberazione.
Inizia il suo manifesto esistenziale, scandito dai diversi tempi della musica.
Libera la sua essenza.
Quando smette rimane a terra, chiude gli occhi e poi quando li riapre è lì con tutto se stesso.
Umile e consapevole di essere ciò che è.
Per quel pubblico è un’altra persona.
Non più uno sfigato, ma un vincente.
Ma in realtà non è né l’uno né l’altro. È una persona libera, prima di essere una persona di talento.

[…]“Tu mi hai conquistato tante volte, in particolare quando hai risposto a Luciana dicendo “come chiameresti questa danza, e tu hai risposto “non la chiamerei”. C’è dietro della filosofia, del “cazzimm” come direbbero i Napoletani, o ci stai pigliando per il culo”
“Noo No. Ti spiego”
“Spiega”
“Non mi piace definirmi né come persona, né come ballerino. Magari se qualcuno vede questa esibizione può dire quello che faccio. Ma io mi voglio sentire libero domani di poter fare cose completamente diverse. E quindi non mi sento appartenente a nessuna cultura”.
“Mi hai conquistato”.

Ecco cosa è per me l’essenzialità, che dovremmo riscoprire nella nostra società.
Ciao Ciski.

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

The Day We Fight Back

“The Day We Fight Back. Against Mass Surveillance”
Continue reading The Day We Fight Back

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

Domenica Pomeriggio

La domenica pomeriggio era un frammento in bianco e nero.
Continue reading Domenica Pomeriggio

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

Le scarpe buttate per strada, i sogni strozzati e il silenzio cieco

Non può essere taciuto. Eppure, oggi, c’è stato un silenzio cieco.
Continue reading Le scarpe buttate per strada, i sogni strozzati e il silenzio cieco

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

Rebel Waltz

Ho scaraventato a terra il diorama dei miei ricordi.
Continue reading Rebel Waltz

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

images

Echi Da Zion

 

Resistenza, l’assalto ai sensi causa dipendenza

Saturazione oltre i confini, respirare vivi

E ricercare, sì, un senso

Dissolvenza, cado nel vuoto sono un’emergenza

Un tossicomane di impulsi, respiri convulsi, privi di riflessi

Sovraccarico sensoriale

Un’orgia di suoni e niente da sentire

Sovraccarico sensoriale

Visioni, parole, troppe da capire

 

Resistenza all’assalto ai sensi, a nuova dipendenza

Un’overdose di impulsi privi di messaggi vivi

Inesistenza di un senso

Dissolvenza, vago nel vuoto, lascio la mia assenza

Viaggiamo senza punti fissi, nomadi percorsi, zingari dispersi

In un deserto silenzio

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

lacrime1ac8

Il Silenzio Puzzava Di Chiuso.

Ho aperto la porta.
Il silenzio puzzava di chiuso.
È il cuore il primo ad avvertire la mancanza, non gli occhi o l’orecchio.
Il vuoto si disegna nella mente e i secondi sembrano una eternità.
Scuro come il sonno, quello che sento non ha nome.
È un vuoto in mezzo al cuore, quello che mi porto dentro.
Quando nella tristezza di una sera di settembre non riuscii a sentire la tua voce, per un’ultima volta.
Torno qua dove le cose mi parlano di te
dove tutto è finito
dove rimango a guardare
dove niente ci sta.
Sale qualcosa che mi agita,
resto solo.
È tutto più scuro adesso.

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

1398073_64024590

#memoria E Ricordi

Oggi è la Giornata della Memoria. In occasioni così importanti e cariche di identità e significato preferisco tacere.
Il silenzio, per me, è una lingua di pensieri zitti.
Non mi piace la retorica degli italiani, fiume di inutili emozioni pubbliche condivise perché bisogna far vedere di parlarne sempre e comunque.
Ma, oggi, ho letto il post di Tommaso Giuntella “#memoria” e sono rimasto incantato. Tommaso è una delle più belle persone, che ho conosciuto ultimamente, una di quelle che la vita ti butta là e a cui ti affezioni perché sembra essere così fuori contesto dalla superficialità e dalla mancanza di spiritualità della società contemporanea.
Sono rimasto incantato immaginando quel cassetto, in cui “un pezzo di fil spinato, le lettere e gli altri maledetti ricordi” fanno compagnia al silenzio, ai pensieri e alle immagini sfocate come in un attraversamento di un bosco, di un labirinto in cui ogni certezza viene meno, in cui è assoluta è la solitudine, e chiunque può smarrirsi come un bambino abbandonato ad erranze che lo fanno sfociare nelle fauci abissali dell’orco di quella memoria di dolore incancellabile che portiamo dentro di noi.
Mi è venuta in mente quella che fu la mia tesi di laurea.
In questi anni mi sono passate più di un centinaio di tesi di laurea per le mani, eppure non mi è mai venuta in mente la mia.
Oggi si. Ricordo, ancora, quando la discussi, l’incapacità da parte della commissione di capirne il senso e i suoi confini.
“Stati modificati del corpo e della coscienza nella reclusione: forme di comunicazione e resistenza vitale” era il suo titolo.
La reclusione – che fosse in un campo di reclusione, in un carcere, in un cpt o in qualunque istituzione totale – sottopone il corpo ad una radicale amputazione relazionale, alla torsione irreversibile di ogni senso e di ogni linguaggio.
Mi sono chiesto come facciano nonostante ciò i reclusi a tenersi in vita, come fanno a vivere giorno dopo giorno.
Una lettera, il fervore della scrittura, i sogni della notte e quello ad occhi aperti, un interesse in cui perdersi e ritrovarsi.
O, ancora, un odore, un sapore, una carezza che richiamino la memoria di piacevoli compagnie.
Il recluso cavalca gli ampi territori degli stati modificati,mentre è lì dove i reclusori lo hanno chiuso; è altrove, dove il cuore lo porta. È lì dove il nonno di Tommi, con maniacale cura, sfruttava al massimo le poche severissime righe delle cartoline che scriveva per dirsi, prima di dire, al mondo e al nazifascismo che era vivo.
Una volta un uomo mi ha detto, su un binario di una ferrovia che lo riportava come ogni sera a ripercorrere a ritroso le cancellate di Rebibbia, che “la libertà è la cosa più importante, e che non bisogna mai dimenticarlo”.
Per quell’uomo che aveva creduto nell’uguaglianza tra gli uomini, nella dottrina più romantica dell’Ottocento, fu l’attraversamento del bosco di Bistorto, cammino interiore, torsione di identità, sensi e percezioni riguardanti il mondo e la vita.
Grazie a quell’uomo scrissi e discussi la mia tesi di laurea, in un anno in cui mi sentivo, in una guerra, poi persa, per la libertà della Rete, schiacciato dall’istituzione del sistema.
Grazie a quella tesi capii quanto fosse importante gridare al mondo nel silenzio che si è vivi, nonostante il mondo ti sta soffocando.
Grazie a Tommi e a suo nonno, oggi, mi è tornato in mente.

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

img_post

Cattivi Maestri

Stasera ho ricevuto una telefonata da Stefania Carboni, giornalista di Giornalettismo.com.
Voleva sapere se ci fossi io, la mia società (Imaginifica.com) o il mio blog (Ottavopiano.it) dietro un attacco di cloni bot a Matteo Renzi, cosa che pare abbia fatto tanto discutere in questi giorni.
Mi hanno chiamato perché sembra ci sia un’analogia tra uno dei fake presenti nell’attacco e il nickname che uso per scrivere su Ottavopiano.it .
Ho smentito tutto: dietro questo ed altri attacchi non ci sono io, non c’è Imaginifica e non c’è Ottavopiano.it .
Dietro questi attacchi, forse, c’è solo uno studio sull’influenza sociale che, insieme a tanti altri addetti ai lavori, portiamo avanti da anni. Oppure semplicemente dei coglionazzi.

Ciò che, invece, vorrei sottolineare è che, finalmente, qualcuno si accorge “vagamente” che internet non è un ambiente libero, che l’opinione pubblica può essere influenzata e pilotata soprattutto sui social network (così come avvenuto nel caso Renzi) e che per farlo si utilizzano processi a noi ben noti e studiati sin dall’anno 2009.

Ecco alcuni link per capire di cosa parliamo:
Mattia Marasco – Strani tweet contro Renzi
Wired.it – Primarie, i tweet sospetti su Renzi
Giornalettismo.com – Matteo Renzi e l’attacco dei fake su Twitter
mantellini.IT – Social media pirla

Potrete leggere e ascoltare ciò che ci siamo detti al telefono direttamente dal post su giornalettismo.com (ps: potevano chiedermi la liberatoria, l’avrei data senza problemi).

IL PUNTO

Il punto della questione non è la mia presunta colpevolezza (tanto ci sono abituato a fare da capro espiatorio) o presunta innocenza (forse qualche colpa ce l’ho in quanto l’autore dei fake sembra proprio che legga Ottavopiano.it o addirittura pare che possa essere un mio studente).
Il vero punto della questione è il fatto che, come anticipato, in questi giorni balzano agli occhi di tutti alcune tecniche a noi già evidenti e chiare da anni: sui social network più usati al mondo, e cioè su facebook e su twitter, è possibile falsare e/o manipolare l’opinione pubblica, pilotandola attraverso reti di utenti fasulli (botnet) che sono in grado di togliere o regalare consenso a chiunque e a qualunque tipo di contenuto.
Ottavopiano.it si è sempre interessato molto alla fenomenologia della rete e al cosiddetto web 2.0, verso cui abbiamo avuto posizioni molto critiche.
Potete leggere ad esempio:
Il web 2.0 è morto e il web 3.0 non sarà per tutti
Il web 2.0 è morto. Teorie critiche sul web 2.0.
Speech al Forum della Comunicazione 2012: Noi siamo storie
La guerra dei memi. Gli influencers e il nemico PD
The cyberbrain warfare: la guerra degli influencer
Intellettuali, giornalisti e blogger nell’Italia della PopPolitica
Inoltre è possibile leggere alcune mie considerazioni (stralci di una intervista fattami dall’autore) nel libroUn Grillo qualunqueedito da Castelvecchi Editore, 2012.

Premesso che non è minimamente azzardabile un paragone con i temi dello spam attack di cui parla Martha Coakley, né tantomento con le strategie per ottenere TT, visto che gli algoritmi di Twitter sono cambiati da agosto/settembre e sono anti spam attack, si tratta, in realtà, solo di un uso puerile di fake, in cui chiunque può capitare (vedi esempio a fine post). 
Faccio qualche valutazione in merito visto che sto seguendo e catturando, dal 18 ottobre 2012 e attraverso una quarantina di chiavi di ricerca, tutto il flusso delle primarie per la redazione di un paper scientifico per una conferenza internazionale.
Dopo la fase utopistica iniziale del Web riservata al mondo accademico, durata fino al 1993, la saga del dot.com cresciuta fino al 2000, la sua rinascita come Web 2.0 intorno al 2003, e l’evoluzione in quando media di massa nel 2011, stiamo entrando nella quarta fase della cultura di internet, caratterizzata dal conflitto dell’agone pubblico e dall’auto-formazione a livello individuale delle opinioni pubbliche attraverso l’emotional sharing, ovvero la condivisione di emozioni.

1. Il web 2.0 è morto, ed è morta l’ideologia su cui si fondava, ovvero libertà, democrazia, partecipazione.
2. All’interno di quel residuo di web 2.0 è arduo trovare persone che si comportano in modo corretto.
3. Twitter non è uno spazio pubblico, ma un sistema di breaking news, che producono emotional sharing, polarizzando sempre più gli immaginari che si sintonizzano sulle analoghe frequenze d’onda dei polarizzatori.
4. Le reti sono informali, fluide e invisibili, un aspetto questo che va causando panico e confusione; terreno fertile per opinioni polarizzate e utenti tendenti all’estremo.
5. I social network crescono in un ambiente in cui il litigio inutile è diventato la norma e l’entropia ha raggiunto i suoi massimi livelli. In questo senso la distinzione tra segnale e rumore operata da Shannon ha perso il suo significato metaforico fondamentale, per cui tutto può essere considerato rumore. Per le macchine il rapporto segnale/rumore esiste, e viene affrontato con l’uso di filtri sempre più fini.
6. Il Web 2.0 (in particolare Facebook e Twitter) genera una psicopatologia, che si manifesta con sempre maggior chiarezza come un’epidemia sociale e, più precisamente, come una epidemia socio-comunicativa. Se vogliamo sopravvivere dobbiamo essere competitivi, e per farlo bisogna essere connessi, ricevere ed elaborare in continuazione un’immensa quantità di dati. Ciò provoca un costante stress di attenzione e la riduzione del tempo disponibile per l’affettività. C’è meno voglia di capire gli altri.
7. Twitter ha flussi comunicazionali e flussi conversazionali. Chi è oggetto principale delle menzioni è chi polarizza, non chi influenza e allo stesso tempo è argomento dei flussi conversazionali. I flussi conversazionali sono naturali, i flussi comunicazionali indotti.
8. Gli influencer sono sottoposti inconsciamente – nel migliore dei casi, nel peggiore sanno benissimo cosa vuol dire gramscianamente il proprio – ad essere ingegneria di una strategia dell’attenzione tesa a costruire framing o generare priming sui temi di interesse di parte e a generare nuovi stati di comportamento indotti volontariamente.
Gli influencers sono filtri: filtri della nostra attenzione, delle nostre emozioni, delle nostre labili opinioni.
9. Le vere merci dell’infosfera sono: attenzione, socialità, fiducia e reputazione.
10. Twitter non sposta voti da un punto di vista elettorale perché non fa cambiare opinione ma polarizza, in entrambi i versi estremisti, le opinioni già acquisite.

A tal fine ecco una prova delle mie riflessioni.
Lo stesso Giornalettismo.it non sfugge a questi format.
Nel lancio dell’articolo che mi riguarda usa un fake in appoggio al profilo istituzionali. Ho visto alle 20.50 chi nel flusso conversazionale avesse twittato ed eventualmente RT l’articolo:
Dashboard

Scoperti tre utenti, li monitoro. Ed uno dei tre profili non sembra essere reale, ma un fake:

Un simpatico fake pro Giornalettismo.com

Scrollando si scopre che twitta solo post di Giornalettismo.com
Scroll fakeUn fake spammer? La Redazione di Giornalettismo.com  ci risponde dicendo che l’account MtMura è di Maria Teresa Mura, redattrice. Non mi abbia a male, per questo scambio, ma è interessante la sua fruizione di Twitter.

Scroll fake

P.S.:
Piccolo appello a chi utilizza il fake giacomo_bonomo.
Che tu sia un mio studente, un lettore o uno qualunque al quale sto sul cazzo, ti chiedo di seguire quell’insegnamento di Gilles Deleuze che nei miei corsi ripeto come un mantra:
“Non abbiamo bisogno di comunicazione, al contrario ne abbiamo troppa. Abbiamo bisogno di creatività. Abbiamo bisogno di resistenza al presente”.
E che cazzo, un po’ di creatività no?

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook