Questo Cerotto È Tattico

“Il Premier è stanco!” – confessa costernata e quasi in lacrime la ragazza-deputato del Pdl davanti alle telecamere. Il simbolo vivente del Partito dell’Amore, il miglior Primo Ministro di questi poco festeggiati 150 anni di storia unitaria, il capo cerimoniere del Bunga Bunga nazionale, l’inossidabile imprenditore sceso in campo e che trasforma i terremoti in campagne elettorali, il giovanotto del predellino? Sì, proprio lui: è stanco!

“Seregna, Zilvio ‘gna fa!” – avrebbe detto il buon Guzzanti-Funari dei tempi andati.

E come dare torto al Cavaliere: processi che spuntano come funghi, “… un uso criminoso della televisione pubblica…”, magistratura bolscevichizzata, impiegati all’anagrafe ostruzionisti e politicizzati, guardoni telefonici, duomi volanti, wikileaks, futuristi che gufano, dittatori magrebini insoddisfatti che lo minacciano dai bunker nonostante i baciamano… Ora ci mancava pure il disastro nipponico per mandare all’aria il progetto faraonico del nucleare italico! Cantava anni fa Edoardo Bennato nel Rock di Capitan Uncino: “… io mi sacrifico per voi / e questo è il vostro ringraziamento?” Basta… E’ una vitaccia: gli consentiremo almeno un paio d’occhiaie a questo pover’uomo… Cribbio!

“E no! Le occhiaie non bastano…” – tuonano i curatori d’immagine stipendiati dal Premier per fare colpo sul popolino. “Qui ci vuole un CEROTTO TATTICO!”

Se culo flaccido deve essere, culo flaccido sia! Fino in fondo… Spostare l’attenzione elettorale dalla fascia bungo-goliardica e viagro-ringalluzzita verso quella cattolico-pensionistica e stigmatizzata: il sacrificio per il paese che si fa cerotto. Il simbolo della crocifissione sostituito da un richiamo oggettivo e sanitario: “Sofferenti d’Italia, vedete, sono come voi! Cateterizzati di tutto il mondo flagellato e libero, sostenetemi!”

La Vita Secondo Victor Velasco

Vivere in alto, all’ultimo piano di un palazzo, ad esempio all’ottavo, comporta una serie di privilegi: avere una visione d’insieme della città, sentirsi liberi di sfiorare i confini con lo sguardo, coltivare la divina sensazione di non appartenere a nessuno un attimo prima di scendere in strada tra la gente…


“…una volta al mese io cerco sempre

di rendere nervosa una bella ragazza,

tanto per impedire al mio ego di avvilirsi…”

“…i vecchi sporcaccioni

riescono a farla franca molto meglio…”

“…agli albori di una nuova amicizia!”

(Victor Velasco,

citazioni dal film “A piedi nudi nel parco”)

Chi è Victor Velasco? Un filosofo epicureo? Un flâneur newyorkese? Un “uomo di mondo”? L’ultimo dei bohémien? Un aristocratico senza soldi? Un gentiluomo d’altri tempi? Un imboscato? Un romantico buongustaio? Un signore attempato che ha paura di invecchiare? Uno spiantato che approfitta del prossimo e in cambio dona la propria energia vitale? Un esistenzialista assetato di esperienze? Un single che è sempre in buona compagnia?… Tutte queste definizioni unite insieme? Già, forse le cose stanno proprio così: Victor Velasco è tutto questo in un’unica persona! Quindi è un essere inesistente, un ideale umano, un personaggio troppo variegato e intrigante per sopravvivere in questo mondo, fuori dalla pellicola. Soprattutto non è uno di quelli che sta a guardare mentre gli altri fanno, ma è uno che fa anche se gli altri stanno a guardare! Confusi? Niente paura: per comprendere le mie farneticazioni vi basterà visionare (o rivedere nel caso siate dei nostalgici recidivi) un film del 1967 intitolato “A piedi nudi nel parco” (Barefoot in the Park) e diretto da Gene Saks. Una commedia romantica tutto sommato scemotta se non fosse, appunto, per il personaggio di Victor Velasco che inocula in maniera provvidenziale nella “trama” un fattore di sana instabilità intorno alla quale ruota la (breve) “crisi esistenziale” dei giovani protagonisti (Jane Fonda e Robert Redford): vivere pienamente gettandosi a capofitto nell’esistenza senza fare troppi calcoli oppure condurre una vita ponderata, sobria, abitudinaria? Victor Velasco non può esistere nella vita di tutti i giorni perché rappresenta la necessaria alternativa che sonnecchia in stato di quiescenza all’interno di quella “bolla idealistica” grazie alla quale sopravviviamo a noi stessi. Se esistesse veramente, a lungo andare diventerebbe noioso e inflazionerebbe l’ideale alternativo che incarna.

Chi o cos’è, dunque, Victor Velasco? E’ l’esistenza che riprende quota prepotentemente; è camminare lungo il cornicione di un palazzo per rientrare in casa; è l’arte di arrangiarsi ed essere felici; è non preoccuparsi di restare in piena notte senza mezzi pubblici perché tanto c’è già una nuova esperienza che ci aiuterà a occupare il tempo in attesa del mattino; è possedere un pezzettino di mondo dentro di sé e donarlo agli altri con gioia, senza farlo pesare; è non dire mai “basta!” oppure “per oggi sto bene così!” o altre frasi tipiche di chi ha paura di vivere fino in fondo; è sperimentare per sentirsi parte integrante del mondo e non come osservatori asettici dall’alto di un castello fortificato… Victor Velasco è un buongustaio che preferirebbe morire piuttosto che prendere pillole contro l’ulcera e rinunciare a certe esotiche prelibatezze gastronomiche; è un uomo di “cultura” non nel senso libresco del termine ma esperienziale. Essere Victor Velasco significa “provare tutto almeno una volta”; significa diversità e integrazione; significa autoinvitarsi a cena senza farsi troppi problemi o portare un gruppo di amici in un fumoso ristorante albanese senza licenza (“I quattro venti”) per gustare piatti provenienti dagli antipodi del gusto ordinario; significa sfidare il freddo e le convenzioni e cantare “Shama Shama” (canzone popolare albanese) a New York tra una zuppa di fagioli greci e una bottiglia di ouzo con cui allentare i freni inibitori… “Andare a piedi nudi nel parco non è sensato, ma è divertente!” – dice la giovane sposina. Vivere senza compromessi, perché vivere è un’esperienza meravigliosa. Darsi totalmente! Questo significa essere Victor Velasco, essere simili o tentare di essere simili a Victor Velasco. E sì, perché non è facile diventare come Victor Velasco: non dall’oggi al domani. Ci vuole allenamento; occorrono anni. E poi bisogna almeno una volta nella vita sentire il desiderio di essere Victor Velasco: altrimenti inganniamo noi stessi solo per fare colpo sugli altri, calandoci in personaggi che non ci appartengono interiormente.

I viaggi, gli eventi affrontati nel corso della vita, le storie da raccontare, le persone incontrate, le esperienze, le vite intrecciate, le tracce indelebili sulla pelle e nell’anima, i sapori, gli odori, i colori, le facce, i luoghi, le lingue, le usanze: tutto questo e molto altro ancora converge miracolosamente in un’unica persona eccezionale e rara che masticando e metabolizzando gli anni vissuti pienamente ripropone al prossimo la propria incommensurabile (non da tutti apprezzata, anzi per alcuni fastidiosa) joie de vivre. Istintivamente mi ritornano alla mente i versi della poesia “Non vorrei crepare” di Boris Vian:

“…Non vorrei crepare

Nossignore nossignora

Prima di aver assaggiato

Il gusto che tormenta

Il gusto più intenso

Non vorrei crepare

Prima di aver gustato

Il sapore della morte…”

Charles Boyer , l’attore che interpretò il personaggio di Victor Velasco nel film del ’67, ebbe modo di assaggiare realmente (e non per copione) il gusto che tormenta… il sapore della morte. Esattamente come avrebbe fatto l’immaginario Velasco, anche Boyer non scende a compromessi con la non-vita: nel 1978, due giorni dopo la morte della moglie e con alle spalle l’oscuro suicidio del suo unico figlio (avvenuto nel ’65: due anni prima di interpretare la parte dello “spensierato” Velasco), Boyer decide di togliersi la vita con una overdose di barbiturici.

Una simile scelta può apparirci in netto contrasto con la gioiosa “filosofia di vita velaschiana” sopra descritta, eppure riflettendo con attenzione siamo addirittura in grado di rintracciare l’impeto vitale di Velasco nell’atto estremo di Boyer, perché come ci ricorda Pablo Neruda nella poesia “Lentamente muore”:

<<Lentamente muore chi non capovolge il tavolo…>>

Il Velasco che sopravvive in Charles Boyer decide di non voler morire lentamente e di voler capovolgere il tavolo della vita: paradossalmente in onore della Vita stessa! Come canta Franco Battiato nel brano “Breve invito a rinviare il suicidio”:

“…Questa parvenza di vita

ha reso antiquato il suicidio.

Questa parvenza di vita, signore,

non lo merita…

solo una migliore.

Chi ha conosciuto la bellezza, chi ha amato, chi ha sperimentato la passione, chi ha gustato i sapori della vita, chi ha avuto il coraggio di trasformare la propria esistenza in un immenso banco di prova, non può accontentarsi di attendere il giorno successivo, quello che viene dopo e così via… fino alla fine.

Berlusconi E Il ‘Cut-Up’ Di Burroughs

“Che combini?” – chiese la donna

“Niente… Sto facendo a pezzi Berlusconi!” – rispose l’uomo senza scomporsi

“Dopo, però, metti tutto a posto!” – intimò la donna

“Non preoccuparti!”

Tempo fa su questo blog proposi un esperimento basato sull’utilizzo della cosiddetta tecnica del cut-up ampiamente e magistralmente sfruttata in ambito letterario (e non solo) dallo scrittore statunitense William Burroughs e perfettamente integrabile alla teoria dei media tattici di ottavopiano.it che suggerisce di “smontare e rimodulare” i messaggi per comprenderli a fondo. Il potere ‘rivoluzionario’ insito nel cut-up di Burroughs consiste nella sua capacità di de-costruire il segnale apparentemente puro e corretto emesso dalle nuove e vecchie dittature mass-mediatiche: una de-costruzione che, in maniera sorprendente e direi anche avvilente, svela tutta l’impotenza di questo ‘giochino dadaista’ dinanzi all’autonomia sub-liminale della parola sradicata dalla frase e solo superficialmente divenuta nonsense. Il cut-up ha il merito di disegnare la mappa, non evidenziabile in altri ‘ragionevoli’ modi, degli intimi meccanismi che stanno alla base del CONTROLLO.

Verrebbe quasi da chiedersi: a cosa serve allora la frase ‘logica’? A cosa serve la sintassi? Sarei tentato di rispondere: a nulla! Quella che noi definiamo ‘comprensione’ è solo la componente conscia, manieristica, convenzionale, epidermica, visibile, udibile dell’atto comunicativo (qualunque esso sia): in realtà, nei sotterranei della percezione, si nascondono meccanismi ben più inconsciamente sofisticati e capaci di ‘titillare’ i centri arcaici dell’Homo sapiens.

Il cut-up è in grado di interrompere (tagliandole fisicamente: dall’inglese cut up = ‘tagliare a pezzi’), questo sì, le linee logiche di associazione esistenti nel testo o nella sequenza musicale; non riesce però (se il ‘taglio’ viene effettuato a un livello medio, cioè non riducendo il testo in singole parole ma in frasi più o meno lunghe) adisattivare le connessioni associative in maniera radicale. Una frase, da sola, può conservare ancora una certa ‘pericolosità’ anche se sconnessa dal resto del testo e quindi priva di logicità testuale. Grazie all’esperienza del cut-up applicato al testo possiamo comprendere la differenza tra LOGICA e SENSO LOGICO. L’inintelligibilità del testo non coincide con il potere evocativo della singola parola. In una civiltà come quella attuale, abituata alla mediazione rapida e poco faticosa dell’Immagine, la ‘parola’ diventa icona, diventa diapositiva singola, autonoma, unicellulare, indipendente, provvista di senso logico anche quando siamo stati in grado di eliminare la logica dal contesto in cui la parola stessa è stata concepita e ‘allevata’. Il ‘senso’, facendo leva sul potere immaginifico della parola, ‘parla’ (espressione inflazionata in questi ultimi venti anni per motivi politici che tra poco affronteremo) alla pancia della gente. Dimenticando volontariamente fuori dalla porta la ben più necessaria logica! E questa regola vale in misura tanto maggiore, quanto più è semplice il testo. Una frase complessa, se scomposta, è più vulnerabile: il potere immaginifico in essa contenuto perde la sua energia strada facendo, attuando un taglio sempre più draconiano sul testo. Paradossalmente il cut-up, eliminando per sua natura proprio la ‘logica’ dal testo letterario e politico, ci permette di individuare le ‘centraline’ indipendenti del Controllo mass-mediatico.

Ed è così che è nata in me la necessità di sperimentare la tecnica del cut-up non più su un testo letterario (scomodando nuovamente il povero Manzoni e i suoi Promessi Sposi), bensì su uno scritto avente valenza sociale e politica: un messaggio del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rivolto ai lettori del suo fan club. Il messaggio risale al periodo precedente al voto di sfiducia alla camera e al senato del 14 dicembre 2010….

Messaggio del Presidente del Consiglio

“Care amiche e cari amici, la missione che vi affido questa settimana è quella di aiutare gli italiani a capire questo momento politico così assurdo, così contrario all’interesse del Paese, così lontano dagli interessi veri della gente. Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per organizzare per sabato 11 e domenica 12 dicembre una grande manifestazione e una raccolta di firme a sostegno all’azione del governo per non tradire gli elettori, allestendo punti di incontro e di dialogo con gli italiani nei gazebo, nelle piazze e nei teatri delle vostre città. So che molti di voi anticiperanno questa mobilitazione già dalla prossima settimana e quindi credo riusciremo a mettere in campo una mobilitazione, un’azione davvero efficace. Il nostro governo, lo sapete, è il governo del fare, del fare quello che la gente chiede alla politica, cioè quello di cui il Paese ha bisogno. Gli altri parlano, noi facciamo. In questi due anni abbiamo risolto tutte le emergenze vecchie e nuove: il problema tragico dei rifiuti a Napoli e Campania è riemerso per incapacità delle amministrazioni locali: ho dato il via a un’operazione che in meno di due settimane porterà Napoli al suo dovuto decoro. Abbiamo agito con grande tempestività ed efficacia dopo il terremoto in Abruzzo e la Corte dei conti e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici hanno fatto giustizia di tutto il fango che era stato buttato addosso alla Protezione civile…” (continua qui)

Fase 1

“Facciamo a pezzi Berlusconi!”

La tecnica del cut-up è sostanzialmente semplice da realizzare ed è applicabile a qualsiasi testo: una volta stampato il testo da cutupizzaresu un foglio bianco che sacrificheremo per la ‘causa’, non ci resta che scegliere la modalità di taglio. La forma più usata di cut-up (come si vede anche da alcuni video presenti in rete raffiguranti proprio Burroughs mentre illustra il ‘suo’ cut-up) consiste nel tagliare in quattro parti il foglio contenente il testo scelto dando a queste parti così ottenute un nuovo ordine. A questo punto già il testo è da considerarsi ‘alterato’, ma volendo si possono ‘spezzettare’ le sezioni ricavate in ulteriori parti più piccole e così via fino ad arrivare alle singole parole. Cercando, però, di lasciare intatte le frasi o le parole, a seconda del grado di taglio che decidiamo di applicare al testo. Unire due parti di due parole, per crearne un’altra nuova rappresentante un grugnito senza senso più che un neologismo avente un preciso significato, sarebbe ridicolo e grottesco e non servirebbe a niente dal punto di vista ‘rivoluzionario’!

La tecnica del cut-up in fin dei conti è personalizzabile, pur tenendo conto dell’unica regola appena esposta riguardante l’integrità delle parole. Io ho scelto di tagliuzzare il messaggio di Berlusconi in tante striscioline quanti sono i righi del foglio e in seguito ogni singola strisciolina in due, tre o più parti rispettando l’integrità delle parole come già ricordato. Nella foto sottostante il risultato del mio ‘tagliuzzamento’.

Fase 2

“Componiamo un nuovo testo”

In maniera del tutto casuale e senza concentrarci sul pezzo di frase o sulla parola che intravediamo nel ‘mucchio’ (un po’ come quando su certi giornaletti dal dentista ammazziamo il tempo con dei test psicologici che ci intimano di non pensare troppo alla risposta, se vogliamo un risultato genuino), ricomponiamo un nuovo testo ricollocando a suon di colla le striscioline su un foglio. In questo ‘nuovo testo’ la sintassi, la punteggiatura e tutte le altre regoline, come si può facilmente intuire, vanno a farsi benedire! Ma per una giusta causa… Non importa se dopo una strisciolina che termina con una virgola incollate un pezzo che comincia con la maiuscola. I nostri scopi travalicano certe ‘forme’: al centro della nostra ricerca c’è il significato della parola e non la sua ‘bellezza’.

Al termine della vostra ‘opera di incollatura’, il risultato potrebbe essere simile a questo:

ovvero

Messaggio del Presidente del Consiglio

Versione ‘cut-up’

<<con chiarezza, agli italiani. E avrà il dovere di per tutta la vita dal marchio del Gli altri parlano, noi facciamo. In Stato insomma, con noi,è tornato a fare lo Stato. l’informatica nella pubblica e anche più orgoglioso di sé, é d’instabilità. la gente chiede alla politica, cioè amministrazione, dove si è ridotto pagamento puntuale Sono convinto che non ci porterà Napoli al suo dovuto decoro. coerenza, il rispetto Una crisi di credibilità quella di nuove elezioni. spiegare il perché. A questo governo ricorderete, il 29 settembre scorso, credito delle piccole e medie imprese; dello strada della Grecia e dell’Irlanda. Per arrivare a questo sanno e la lealtà alla giustizia Abruzzo e la Corte dei conti Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per 28 dei primi incontro e di dialogo con un salto nel buio, con un consenso elevato, il abbiamo Se qualcuno da allora avesse e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici latitanti abbiamo abolito del tutto I’Ici e irresponsabile, che ci ha riportato indietro al basata su agli oltre 18 milioni di pensionati; questa settimana è i parlamentari eletti nel messo Da alcuni mesi tuttavia sulla prima casaabbiamo rilanciatoabbiamo favorito l’accesso le grandi opere delle infrastrutture,abbiamo garantito il Abbiamo assicurato che in meno di due settimane quest’ultima nonostante le proteste beni sequestrati, manifestazione e una raccolta di ricordatevi sempre che gli altri parlano, in carcere e la difesa dei baroni fatta da chi è meglio di altri Paesi, a sostenerci con il loro la fiducia che il Parlamento ci rinnoverà Milano-Roma, l’alta velocità ferroviaria il governo del fare, del fare quello che organizzare per sabato 11 e con la nostra la riforma della scuola primaria, della Abbiamo un governo che è stato scelto assurdo, così contrario all’interesse hanno fatto giustizia di tutto il fango diplomazia settimana e quindi credo riusciremo perchéil senso di responsabilità, la firme a sostegno all’azione del governoabbiamo abolito 375mila fiducia occasionale, da una crisi politica,irragionevole pagamento puntuale delle pensioni portato appalti, una fiducia convinta e continuativaal Parlamento, sia al Senato sia alla Camera, a mettere in campo una per l’energia nucleare; andassimo alle elezioni lavorare perché sono convinto che per non tradire gli elettori, allestendo punti di credere intimamente nell’assoluta necessità di E abbiamo restituito prestigioitaliane che operano nel mondo. questa mobilitazione già dalla prossima che siamo aperti a ragionare, come di risorse senza precedenti per programma riforme: il federalismo fiscale la vita pubblica in Italia è paralizzata quella diaiutare Parlamento il voto espresso dagli italiani. nostro governo. In quelle aule, l’assenteismo del 40 per cento. Lo questi due anniabbiamo risolto e l’impegno della Abbiamo agito con grande tempestività suoi linguaggi, ai suoi vizi, ai suoi egoismi tradito gli elettorisarà segnato scuola secondaria e dell’università, gli italiani atutte le emergenze vecchie e nuove: il che fate e che farete. E commerciale, abbiamo Nessuno le vuole perché sanno che se ci porterebbe in fretta sulla stessa sarà bisogno di nuove elezioni, percostruire un Paese più libero, più nelle scorse lealtà nei confronti dei nostri elettori. Però abbiamo introdotto il meritoverso gli elettori, la necessità di evitare leggi inutiliavviato una grande stagione divoglio sottolineare che restiamo abbiamo sostenuto il reddito dei 30 lo sapete, è e che ha fatto dimenticare la tutte le idee che possono migliorare Il nostro governo, Per questo il 13 dicembre chiederemo domenica 12 dicembre una grande Queste pregiudizio, se non con l’impegno quanto riguarda la politica estera, significa fuori dalla crisi economica noi e voi non lo consentiremo. che noi invece facciamo.consenso più ampio di tutta la legislatura. io personalmente non ho mai smesso di e gli straordinari risultati del nostro governo. Le cambiato idea, dovrà dirlo, l’obiettivo chiarissimo di ribaltare in opposizioni di sinistra hanno settimane. fragili margini numerici. Necessitiamo di e resteremo sempre aperti a discutere del Paese, così lontano dagli la riforma della giustizia civile; l’obiettivo che non abbiamo smesso più pericolosi, con 20 miliardi di i lavoratori precari e autonomi. la cassa integrazione, a cui abbiamo frappone alla conquista del potere pensionati e delle famiglie più deboli; Chi non lo farà avrà autorevolezza all’Italia in campo internazionale. Il 14 dicembre non ci accontenteremo di una dell’Italia, in senso liberale, ho dato il via a un’operazione che devono eliminare Silvio evitare il ritorno al voto. Vogliamo realizzare alla vecchia partitocrazia, ai non c’è un’altra alternativa se non nei teatri delle vostre città. So che abbiamo ottenuto un voto di fiducia della coerenza rispetto al nostro dagli italiani. L’Italia oggi ha bisogno di salito sui tetti, un gran bello spettacolo; che era stato buttato addosso alla moderno, più sicuro, più giusto molti di voi anticiperanno ho sempre sognato e, come lavoro eprofitti a molte imprese sempre, con tutti, senza alcun con chi ci sta quel patto di mobilitazioneun’azione davvero efficace. di dipendenti pubblici e il rinnovatoGrazie per quello che avete fattoabbiamo tutelato i posti di il Parlamento ci assicurerà la fiducia, abbiamo sostenuto i consumi problema tragico dei rifiuti a Protezione civile.Abbiamo portato l’Italia con incentivi a numerosi settori produttivi;tutto meno che di paralisi e sentiero liberale. E’ questo quello che Continueremo quindi a legislatura del quale ho parlato per un solo giorno di perseguire. E voto, sino al completamento della legislatura. capire questo momento politico così anche per quanto riguarda il tratto Napoli e Campania è riemerso per riavviare l’Italia su un il 14 dicembre con uno slancio Berlusconi, ostacolo insuperabile che siabbiamo rilanciatocompletato, di piazza organizzate dalla sinistra Questa è l’unica condizione per e stiamo rilanciando le centrali la nostra azione. Il cambiamento sostenere pubblicamente e Abbiamo protetto il risparmio; sapete, in genere riesco a realizzare i miei sogniincapacità delle amministrazioni localiCare amiche e cari amici, centrodestra saranno lavoro con una quantità ma anche alla Camera. straordinaria azione li sbaraglieremmo tutti. tradimento e della slealtà. gli italiani nei gazebo, nelle piazze e un nuovo voto di fiducia al da parte loro. Ma non ci riusciranno: stipendio agli oltre 3 milioni e mezzo interessi veri della gente. costretti a stare con noi,oltre 6.700 mafiosi. Per ammesso per la prima volta anche edefficacia dopo il terremoto in Ci impegneremo dopo sono tutte ragioni per le quali non solo al Senato, la missione che vi affido quello di cui il Paese ha bisogno.>>

Fase 3

“L’analisi del nuovo testo e le vie del decondizionamento”

Se Berlusconi (o un qualsiasi altro politico) leggesse in piazza un discorso del genere, perderebbe centinaia o forse migliaia di elettori nel giro di pochi minuti e verrebbe sicuramente interrotto dai suoi collaboratori ancor prima di arrivare alla fine del primo rigo. I titoli dei quotidiani, il giorno successivo, titolerebbero: “Berlusconi impazzito!”Sottotitoli: “Discorso senza senso. I suoi medici personali ipotizzano un ictus.”

Analizzando attentamente il nuovo testo venuto fuori grazie al nostro giochino di ‘taglia e incolla’ ci accorgiamo, tuttavia, che alcune frasi non hanno assolutamente perso la loro ‘carica virale’ dal punto di vista comunicativo. Le frasi evidenziate in grassetto, ad esempio, svolgono autonomamente una funzione immaginifica che ha un ‘senso logico zonale’ anche se si tratta di frasi prive di logicità se rapportate al nuovo contesto. Sono frasi preesistenti formate anche da due sole parole (e che hanno cambiato solo posizione nello spazio a causa del cut-up) oppure frasi create ex novo da quella casualità che caratterizza la tecnica in questione.

Ci sono frasi ‘ad effetto’ per tutti i gusti: frasi che soddisfano i leghisti e frasi per le ‘vecchiette’; frasi per i tipi pragmatici (i numerosissimi “abbiamo…”) e frasi rassicuranti per le donne; frasi per i napoletani e frasi per i terremotati abruzzesi; frasi per quelli che combattono la mafia e frasi per gli stessi ‘mafiosi’; frasi per gli amanti della tecnologia e del progresso e frasi per gli ecologisti e i risparmiatori; frasi mistiche per credenti e frasi laiche; frasi per famiglie, pensionati, cassintegrati, disoccupati, imprenditori, casalinghe… Frasi d’attacco, di difesa e di apparente dialogo. Frasi palesemente populiste che non abbandonano mai la superficie dell’argomento: diffondere una falsa informazione di facciata senza scendere in quei particolari che potrebbero accendere interrogativi chirurgici nella mente dell’elettore. Il linguaggio di Berlusconi, unito all’ordine vestiario, allo splendore derivante da un benessere che è reale e sotto gli occhi di tutti, alla macchina scenografica che dispone in maniera scientifica gli elementi vincenti intorno alla figura del ‘miglior presidente di tutti i tempi’, creano nell’elettore o nel potenziale elettore uno stato d’animo ‘sereno’ (parola costantemente utilizzata dal premier).

In altri casi sono le singole parole a ottenere un ‘effetto magico’ sulla gente: parole come “facciamo”, “abolito”, “pagamento”, “decoro”, “rilanciato”, “lealtà”, “giustizia”, “elevato”, “garantito”, “fare”, “responsabilità”, “fiducia”, “completamento”, “tutelato”, “protetto”, “azione”, “stipendio”, “missione”, “riavviare”, “sognato”, “efficace”, “famiglie”, “straordinari”, “merito”, “costruire”, “tempestività”, “libertà” e molte altre, infondono calore e speranza in chi le ascolta, anche se facenti parte di un discorso che non possiede più né la testa, né tanto meno la coda.

Qualcuno potrebbe giustamente obiettare: “ma questa analisi potevamo farla anche senza la tecnica del cut-up e soprattutto senza sporcarci le mani di colla!” E’ vero, forse! Ma così come il cut-up è stato necessario in letteratura per liberare la scrittura – come qualcuno ha detto –dalla camicia di forza sequenziale e figurativa del romanzo (ovvero in quel caso per liberare l’immaginazione del lettore – la parola è un’immagine autonoma e non la cellula schiava di un tessuto – e per liberare lo stesso scrittore da regole opprimenti anche a costo di beccarsi l’accusa di “promulgare un culto di inintelligibilità”), allo stesso modo il cut-up applicato al linguaggio politico riesce a smascherare i meccanismi di sensibilizzazione (e quindi di Controllo) adottati dai mass-media e dai potenti che li usano, e a isolare i vari gruppi di informazioni riducendoli a unità autonome e controllabili da parte del ricevente, nella fattispecie l’elettore che non ha intenzione di essere ingannato. Il cut-up è utile per smontare la cosiddetta grammatica culturale dominante: dove il termine ‘dominante’ s’intende riferito non solo al dominio politico, bensì anche a quello culturale in senso lato, commerciale, religioso, estetico…

Conclusioni

Riconoscere il ‘senso logico’ delle singole unità informative formanti il messaggio di Berlusconi, dopo averle liberate dalle impalcature logiche del testo sensato grazie alla tecnica del cut-up, significa avere la possibilità di attuare una difesa concreta e non basata semplicemente su un’emotività ideologica e appassionata, oserei dire ‘partitica’. Essere in grado di affrontare, smontandola, ogni singola unità informativa di un discorso significa evitare di lasciarsi travolgere dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro.

La stragrande maggioranza degli elettori di Berlusconi ha ‘donato’ il proprio voto dopo essere stata travolta dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro. Nessuno ha applicato (e come avrebbero potuto?) la tecnica del cut-up durante la fase della scelta politica: tutti i suoi elettori hanno continuato a leggere il testo (scritto o ‘recitato’) proposto dal ‘sogno degli italiani’ senza applicare un minimo di criticità. Chi è avvezzo a un certo tipo di tecnica scritturale ha una maggiore probabilità di giungere a tali conclusioni: la cecità mediatica, purtroppo, è un male diffuso e non tutti hanno la voglia, il tempo, la forza e la teoria necessarie per intraprendere la strada meno battuta menzionata nella nota poesia di Robert Frost.

Ecco perché il grande comunicatore Silvio Berlusconi continua a vincere indisturbato. Il problema della cecità mediatica non è un problema italiano: attualmente tutti i politici delle moderne democrazie del pianeta si affidano ai mass-media. Gli italiani, ma non solo loro, hanno bisogno del ‘fattaccio’ per risvegliarsi: i segni per realizzare il risveglio erano e sono sotto gli occhi di tutti. Il testo di Berlusconi, anche se apparentemente ricco di informazioni reali e di ‘fatti’, si rivolge al lato emotivo, viscerale dell’italiano medio che non ha, a quanto sembra, gli strumenti mentali, linguistici e culturali per smontare e contrastare tale testo.

E tutto questo Silvio lo sa!

Elogio Dell’ Irreperibilità

Il viandante sul mare di nebbia (1811) – Caspar David Friedrich

<<- L’Uomo è un animale sociale.

– Cazzate!

– Come sarebbe a dire?

– L’animale sociale è un’invenzione del maschio alfa per creare una stratificazione sociale da assoggettare ai propri voleri tramite la politica che è il braccio dell’economia di scambio. Il senso del sacrificio cristiano ha suggellato la schiavitù del plebeo nei confronti dell’alfa per assecondare i sistemi produttivi capitalistici. Siamo tutti schiavi: ieri lo eravamo di un imperatore in carne e ossa, oggi di un imperatore invisibile e più subdolo che agisce tramite onde elettromagnetiche. Il Re del Mondo!

– … alfa?

– Uno stratagemma perfezionato nei secoli dalle lobby socio-economiche per creare un legame apparentemente indispensabile tra gli individui formanti la cosiddetta società civile.

– Misantropo che non sei altro!

– Così come le formiche di un formicaio, quando s’incontrano lungo la stradina che dall’entrata della loro casa sotterranea le porta verso il cibo, hanno continuamente bisogno di toccarsi tra di loro tramite le ‘antennine’ per riconoscersi, allo stesso modo noi esseri umani dobbiamo continuamente parlare, parlare, parlare, comunicare, scrivere, mandare messaggi, lanciare bottiglie con messaggi nell’oceano della solitudine. Sennò moriamo. Naufraghi di noi stessi. Altrimenti siamo costretti a rimanere in compagnia, nella stessa stanza, con la persona più pericolosa e noiosa della nostra vita…

– E cioè, chi?

– Con noi stessi.

– Che assurdità!

– Ti sembrano assurdità perché ormai siamo tutti assuefatti e aborriamo il cambiamento, additando chi non si conforma alla maggioranza. Siamo talmente abituati a contare sulla reperibilità degli altri esseri umani tramite i vari aggeggi forniti dalla tecnologia, che non siamo più in grado emotivamente di gestire un’eventuale assenza di contatto. E tu ne sei la prova. Per non parlare di quella volta, durante quel fine settimana a Capri, quando dimenticasti il caricabatteria a casa e il tuo cellulare giaceva esanime sul comodino. Ti dovetti fare un’endovena di camomilla. Ricordi?

– Ma che c’entra? Io prima ero preoccupata perché non rispondevi.

– Appunto. Lo vedi che mi dai implicitamente ragione?

– In che senso?

– Nel senso che la tua preoccupazione nasce dalla disponibilità di una tecnologia talmente efficiente e presente che in caso di mancata risposta non pensi alla ragione più semplice, non sai supplire alla mancanza utilizzando la forza del pensiero… Se invece di essere nel 2008 ci trovassimo nel 1867, in un’epoca storica senza cellulari, tu non ti saresti preoccupata della mia incolumità perché non saresti stata condizionata dalla facile reperibilità in cui viviamo. E se anche io fossi qui, morto, nel mio monolocale di trenta metri quadrati, lo avresti saputo solo dopo molti giorni o settimane tramite un corriere a cavallo, con una lettera o un biglietto. Non credi?

– Beh! Sì…

– Allora, vedi? Il collante sociale fornito dai cellulari non solo ha soddisfatto le esigenze economiche di chi voleva una società riunita e controllabile, ma è andato oltre: ha azzerato i normali ritmi del tempo, causando un’alterazione della qualità del sapere. Dove per “sapere” non intendo solo le nozioni di chimica o le formule fisiche, ma la normale conoscenza della posizione di un corpo nello spazio. Nella fattispecie, il mio. Noi oggi non veniamo a conoscenza delle cose in maniera normale, quasi casuale, ma andiamo alla ricerca di una conoscenza superficiale delle cose e degli esseri (Ci domandiamo scioccamente:Dove sei? Cosa fai? Con chi sei? Invece di chiedere: Chi sei? Da dove vieni? Quali sono i tuoi obiettivi per il tempo che ti rimane? Cosa c’è dopo la morte? “Cosa” c’è tra un atomo e l’altro? Come mai esisti?) perché il sistema economico ci ha detto che in questo modo saremmo stati meno soli. E noi c’abbiamo creduto.>>

Testo tratto da Elogio dell’irreperibilità dell’individuo .