tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

thule

"Non sono queste le circostanze che non si partecipano a chi non si vergogna di appartenere ad una certa "Razza". Io non mi vergogno, anzi mi vanto." Domenico Manzione

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campocalcio

Potiamo L’abete!

La battuta più bella su Giancarlo Abete, detto Giancarlino, è di Zdenek Zeman. A cena con un nemico, con Abete? «Perché no? Abete non è mio nemico, ma nemico del calcio». A rincarare la dose ci ha pensato poi Mino Raiola, il potente procuratore italo-olandese: «Parliamo di un presidente che non è riuscito a portare a casa gli Europei, che non è riuscito ad aiutare i club a fare gli stadi di proprietà, non ha fatto un solo cambiamento dal basso, dal profondo del calcio italiano, eppure è ancora lì».
Alla Federazione Italiana Giuoco Calcio ha accettato di ricandidarsi, in ossequio alla mai tramontata formula del “se me lo chiedono…”, Giancarlo Abete, classe 1950. Parlamentare della Democrazia Cristiana dal 1979 al 1992…e potrei fermarmi qui…Abete ha attraversato indenne qualsiasi terremoto che abbia colpito il nostro calcio dal 1996, anno in cui assunse la carica di vicepresidente. A sostenerlo ci sono due novellini della poltrona come Mario Macalli, classe 1937, presidente della Lega Pro dal 1997 e Carlo Tavecchio, nato nel 1943, capo della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999. E’ con questa ventata di novità, con queste finestre spalancate che vogliamo far entrare aria fresca nella casa dello sport italiano. In fondo Bill Clinton sparì dalla vita pubblica a 55 anni dopo due mandati da presidente degli Stati Uniti d’America.
Ma il calcio italiano è in crisi? “Ma non scherziamo, l’Italia è arrivata seconda agli Europei” Crisi economica, bilanci in passivo, campioni che se ne vanno, e tanto altro ancora: queste le tematiche che da diversi mesi, sulla scia del difficile momento dell’intero paese, occupano le pagine delle riviste sportive e animano i dibattiti televisivi intorno allo sport più popolare del Belpaese.
Dall’estate del 2006 abbiamo visto cose assurde legate al mondo della giustizia sportiva, indicative del perché questo sistema garantisce una giustizia non equa con piena consapevolezza di chi la governa.
Con la vicenda legata all’ultimo scandalo del calcio scommesse hanno trovato spazio anche le esasperazioni. Latitanti non ancora pentiti o in via di pentimento che contattano o vengono contattati dalle redazioni dei giornali, che pubblicano lo scoop dopo aver accomodato la versione, rendendola più vicina all’obiettivo da colpire. La condizione necessaria per salire agli onori della cronaca è che il pentito, prima ancora di essere credibile, deve risultare “accomodabile” . 
In tutto questo marciume nemmeno tanto nascosto, cresciuto grazie ad istituzioni sportive inconcludenti, sponsor di interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport, quale è la priorità degli esimi rappresenti delle istituzioni sportive? Salvaguardare la poltrona!
Si pensa alla poltrona nel momento in cui, anche grazie alla loro incapacità di controllo e prevenzione, il nostro calcio ha toccato il fondo.
Le istituzioni sportive hanno il potere di decidere chi condannare, chi assolvere, chi credere, cosa dimenticare e cosa enfatizzare, senza necessità di rispettare norme o regolamenti che possono sempre essere cambiati in corsa o semplicemente ignorati. L’autonomia della giustizia sportiva garantisce libertà di movimento. E’ questo il privilegio che si vuole preservare.
La cosa che più mi spiace è che nel rutilante e meraviglioso mondo del pallone non si trova uno meglio di lui.

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…e Così Diventai “zio Ciuccio”

Succede quando ho il fiato corto. Le immagini corrono negli occhi accelerate.
La voglia è una, arrivare il prima possibile al pc.
Non al netbook ,ma a quel mostro di tre piani che giace sotto la scrivania.
Ha una tastiera enorme e schiaccio i suoi duri tasti in rapida sequenza, il movimento delle dita è coordinato a quello delle mani e dei polsi. Ho come la sensazione  di suonare un pianoforte.
Il ticchettio diventa così una melodiosa sinfonia.
Le parole appaiono sullo schermo. Tutto ciò che ho dentro scorre via come un fiume in piena.
In questi momenti sono un libro aperto: vita, amicizia, politica, storia, amore, finanche il mio credo. C’è un po’ di tutto, accompagnato dalle mie insane congetture.
Butto un ingrediente dopo l’altro e, mescolando con cura, cerco di smussare i sapori.
E’ una sensazione di serenità diffusa, generalmente stimolata da un film, un ricordo, un’immagine o dall’odore dei glicine in fiore.
Tutto prende una forma diversa.
Il cursore lampeggia, le idee si accavallano ma è tutto chiaro. Ci sono solo io con i miei pensieri.
I ricordi diventano nitidi e così mi ritrovo di sera, di fianco a Sandro in un furgone ad attaccare i manifesti. La mia faccia è implume, mentre quell’omaccione ha ancora i capelli. Siamo completamente sporchi di colla, puzziamo di birra, ci raccontiamo per quel che siamo. In quel momento la vita diventa, per un attimo, perfetta.
La mente viaggia, trasla di pochi mesi o di tanti anni. Che importanza ha?
Sono sull’uscio del portone, Peppino ha la mia macchina, i miei soldi e la mia fidanzata sul sedile e si allontana. No, non ero pazzo, solo felice.
Un salto in avanti. Parigi, tre in un letto con Miky intrufolatosi dietro una valigia. Per dormire comodi, poggiavamo i piedi sul tavolo del pranzo.
Rewind. Tocca a me. Mi alzo dalla sedia, sono in un perfetto completo grigio e camicia azzurra. Avevo promesso la nera ma ho avuto paura. Rosario ancora ride di me. Alle spalle, gli amici di ventura di 5 anni.
Purtroppo non c’è nastro abbastanza per raccontarle tutte. So solo che trafugare il compito di economia da un computer, mi aveva fatto sentire –per un giorno- il salvatore della Patria.
Non ho rimpianti. Ho dormito quando ero stanco, bevuto da assetato e gustato tutte le mie voglie.
Col tempo, da Uccio, sono diventato “zio ciuccio”.
Mi ritrovo nella stessa stanza dove, un tempo, dialogavamo di massimi sistemi e di cornetti turchi.
Sono solo cambiati gli argomenti. Ora camminiamo in processione dietro una bimba di due anni, che c’ha messo in riga dietro di lei.
Gli anni passano, ma ci sono cose che difficilmente si perdono, ma si valutano con una moneta diversa.

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Buon Natale… Un Cazzo!

Buon Natale? Buon Natale un cazzo mi verrebbe da dire! Ma cosa di buono ci può mai essere in una festa insulsa come questa?!? Milioni di persone che scendono in piazza pronte a scambiarsi – ipocritamente – auguri, regali e propositi positivi per l’anno che verrà. Altrettante tavole imbandite di candele, luminarie, pacchetti, fiocchetti che addobbano, riempiono e stufano le case di ogni buon cristiano. Perché mai dovrei mischiarmi a questo? Che cosa ho a che vedere io con il Natale? Un bel niente!!!

E’ il compleanno di Cristo nostro Signore. Si, d’accordo. Ma senza essere blasfemo e trascendendo dal momento mistico-religioso, io odio festeggiare il mio di compleanno perché mai dovrei festeggiare quello di un Altro? Fondamentalmente sono feste di famiglia che in sincerità non mi appartengono, non mi piacciono, non conosco più. Sono passati i tempi delle corse in pasticceria o, peggio ancora, l’ansia di trovare chissà cosa sotto l’albero. Magari una sorpresa. Quella sorpresa tanto agognata negli ultimi 10-15 giorni che ti fa sentire meglio o peggio solo paragonandola ai regali dei tuoi amichetti più o meno ricchi.

Sai già cosa voglio, te lo faccio capire, tu te ne freghi e mi dai cosa vuoi tu. Io rimugino anche su un oggetto.

Ma che noia mi viene da dire! Ma è così difficile capire cosa desidero? Porca miseria, io non voglio niente. Eppure vengo risucchiato in questo vortice di spese, prezzi, sorrisi e bacini augurali. Mi viene voglia di andare alla mensa dei poveri a dare una mano! Lì si che sarebbe un Natale vero! In mezzo ad un branco di estranei sporchi e puzzolenti, senza un euro addosso e io – con il calore del portafogli e della casa che mi aspetta nel cuore – a porgerli un piatto di minestra tiepida. Ma almeno sarebbe vero: affamati loro, triste io.

Ho avuto giorni migliori. Fortunatamente sono sempre cascato in piedi dalle mie angosce, dai miei silenzi, dalle mie solitudini e perché no, anche dalle mie depressioni. Nessun tentativo suicida, nessuna pillola a buttarmi giù o a tirarmi su. Solo io, le mie lacrime e un cuscino a raccoglierle. Ciò che mi ha sostentato è l’orgoglio di pensare che tutto il mondo è fuori da quella stanza e che nessuno – volente o nolente – potrà mai aiutarmi e che io, solo io, sono giudice giuria e carnefice di me stesso. Non è lucida pazzia, è solo ferma consapevolezza che non sono nient’altro che il famoso granello di sabbia nel deserto. Un piccolo tanfo in questo putridume che ti spacciano per vita. Si, mangio e vomito odio. E’ come un nuovo sapore che mi fa ingordo e – senza ingrassare – mi nutre. Qualcuno direbbe che ho abbracciato il lato oscuro della forza. Ma chi ha più forza di combattere? Oramai mi sono arreso. A furia di tirare la corda, si è spezzata. E’ un rapporto incrinato, rotto troppe volte e i pezzi sono diventati troppo piccoli per essere rimessi insieme.  In fondo non si potrebbe riassumere così la vita? E’ come se il buon Dio – da astuto burlone – si divertisse in questo modo osceno alle nostre spalle… Sai che ridere?!?! Per Lui. Io oramai ho difficoltà anche a farmi una grassa risata e, a pensarci, – in questo periodo – mi sento un po’ Scrooge: cattivo, taccagno, arido e solo. Dovrei avere spalle larghe e forti per reggere il peso della vita ma sono state scoperte troppo presto e ora sono piene di piaghe. Non voglio comprensione, amicizia, aiuto ma che aiuto potrei mai cercare? Ma chi dovrebbe darmelo? Un amico? Un fratello? Una madre? Un padre? Ma figuriamoci. Io non so nemmeno che odore ha l’aiuto. Eppure, eppure non ero così e non riesco a focalizzare il fotogramma in cui tutto è cambiato. E’ stato un mutamento graduale, una crosta sottile intorno al cuore che è andata crescendo, lievitando è diventata talmente spessa da negargli addirittura la luce. Inizi con l’odiare le cene della vigilia, di conseguenza le persone con cui ti ci ritrovi – la maggior parte sconosciute – Le guardo e penso “Ma questi chi sono?!?”. Lo scambio dei doni?!? Già trattato. La Santa Messa? Uh quella poi!!! In mezzo ad una comunità di persone che se ne frega per un anno intero ma che a Natale sente il Santo dovere di andarci e io insardinato insieme a loro. Forse ne avranno bisogno e in fondo li posso capire, quando io ho avuto bisogno della Fede, mi sono aggrappato a Lei con tutto me stesso. Forse Lì ho trovato un po’ di sostegno e devo dire che ciò che ho chiesto, ciò che ho implorato con tutto me stesso, si è avverato. A saperlo prima mi sarei risparmiato tanto altro dolore. E’ vero, quando Dio ti vuole punire, esaudisce i tuoi desideri.

Che cosa desidero ora? Non lo so, è da tempo che mi pongo questa domanda. Se dovessi scrivere una lettera a Babbo Natale sarei fottuto! Starei lì fermo a rimuginarci. No niente soldi o harem o potere. So già che potrei averli da solo ed ottenerli per magia sarebbe una sconfitta maggiore del non averli raggiunti con le proprie forze. Però, a pensarci bene potrei chiedere ciò che mi hanno tolto con la forza, l’unica cosa di cui andavo veramente fiero e che mi hanno sottratto per un capriccio.

E’ vero i capricci si pagano con la felicità altrui. A ripensarci, un vulcano di rancore mi esplode dentro. Il mio povero stomaco – già minato da nervosismo ed ansia – gorgoglia grida di pietà. Quanto abbiamo sofferto insieme, gli darei la pace, ma ho troppa voglia di vedere dove si andrà a finire per accontentarlo.

Ero innamorato, si, credo sia la parola giusta. Ero innamorato, ero convinto che il mondo fosse migliore ed ero sicuro che io fossi migliore. Ma quanti “ero” emblemi di un tempo passato e che sinceramente non voglio che torni più. Ciò che è v”ero” è quello che vivo adesso: ansia, odio, paura di non riuscire, di non ottenere, di non essere. Ho sempre avuto la convinzione – e questo fin da bambino – che avrei fatto qualcosa che avrebbe cambiato il mondo, magari il modo di pensare, che sarei diventato – per chissà quale artifizio – un eroe del mio tempo.

Crescendo ma soprattutto vivendo, questa convinzione si è affievolita ma il desiderio no. Ho bisogno di grandi cose per vivere, di grandi persone al mio fianco per crescere ma la mediocrità che mi circonda – e di cui sono perno – me lo impedisce.

Sarei dovuto andare via tanto tempo fa per imparare cose nuove, un nuovo modo di vivere più asettico, meno romantico, rivolto al “dover fare per dover essere”. Probabilmente ora sarei una persona più vuota ma sicuramente più felice.

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E’ Questione Di Tempo…

In questo post, sono state catalogate e schematizzate le figure di influencer che, in virtù delle loro caratteristiche, riescono a modificare l’opinione pubblica.
Proprio in questo senso, pensavo al ruolo che svolgono i giudici nel nostro Paese.
Volendo schematizzare, il giudice o il magistrato (la mia analisi è tout court e non vuole essere in alcun modo giuridica) potrebbe essere definito un Guru in quanto detiene il potere delle relazioni, della conoscenza e della persuasione  (nota di Oz).
Il giudice può contare innumerevoli relazioni umane: personali (amici, parenti, gente comune), professionali (imputati, colleghi, personale), collaterali (politici, imprenditori, malavitosi).
Al pari degli intellettuali (i router) ha conoscenze proprie e derivanti dalla professione che svolge. Il giudice, nella sua qualità, può avere accesso a diverse informazioni precluse alla gente comune (intercettazioni, pedinamenti ed indagini di vario genere).
Nelle sue funzioni, è uno switch. Le informazioni ottenute (indagini), le instrada affinché una porta (indagato) ne venga colpito.
Il giudice, o il magistrato, vive, inoltre, dei benefici del bridge e del firewall!
Come un bridge, il giudice fa da ponte tra varie realtà sociali e professionali e le sue informazioni, derivano da altri bridge (collaboratori o altri giudici). Ha la funzione di firewall, i togati sono organizzati in lobby (l’ultracasta) organizzati con regole proprie.
Voglio ricordare che nell’esercizio delle sue funzioni, il giudice non ha responsabilità civile (sì parla di effettività non di esistenza cfr. L. 117/88), ergo non solo causa ingenti danni al cittadino, ma mina alla radice la legalità e la democrazia!
Al giudice, vanno riconosciute altre due peculiarità: l’autorevolezza e l’uso del tempo.
L’autorevolezza è classificabile in immateriale ed in materiale. Immateriale perché ogni magistrato vive della propria aurea di intoccabilità (e della propria presunzione). Materiale, perché il giudice fa  le sentenze (parlo di vincolo morale e non ex lege) e quindi precedenti. Obbliga così tante persone ad attenersi ad un comportamento che egli stesso impone [talvolta anche senza osservare le leggi (i salomonici giudizi di equità)].
Il tempo, ma forse sarebbe più corretto parlare di tempistica (i magistrati, è noto, riescono ad influenzare anche l’agenda della politica). Il giudice può decidere quando mettere in moto tutte le sue potenzialità e scagliarle contro il presunto, siamo pur sempre garantisti, reo.
Credo sia chiaro, come questa figura possa in totale autonomia vivere sulle spalle della comunità, aggiustando situazioni civili e politiche a proprio piacimento, piegando al proprio volere la dura lex.
Ora Vi pongo una domanda, ma se ci fosse qualcuno pronto a cambiare lo status quo, a questa minaccia, l’ecosistema appena descritto come reagirebbe?

A Voi la risposta…

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A Volte L’Uomo Inciampa Nella Verità, Ma Nella Maggior Parte Dei Casi Si Rialzerà E Continuerà Per La Sua Strada. (Piccolo Compendio Alle Noie Della Vita)

“Se qualcosa può andar male, lo farà”. Così declama la legge di Murphy e d’altronde, come dargli torto? Generalmente, lasciate a loro stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.
A quanti, seduti su di un comodo divano, non è successo, con una mossa sbagliata, di far scivolare il telecomando della tv per terra? Tranquilli, cadrà sempre in modo da produrre il maggior danno possibile. Di pari passo in macchina, la coppa dell’olio o la batteria quando decideranno di rompersi? Quando avremo una fretta irrimediabile! Come dire, tutte le cose vanno male contemporaneamente e si danneggiano in proporzione al loro valore.
E dopo il danno? La beffa! Dovremmo sentirci i soliti medici che hanno un rimedio per tutto, quei qualcuno che “l’avevano detto”, sempre pronti ad intasare la nostra coda, perché l’altra va sempre più veloce. Ed è inutile cambiarla, quella che si è appena lasciata diventerà immediatamente la più celere. Senza contare che più è urgente il motivo per cui si fa una fila, più lento sarà l’impiegato allo sportello. Perché se c’è una maniera di rimandare una decisione importante, la buona burocrazia, pubblica o privata, la troverà.
Tutto diventa un delirio e se le persone intorno a voi sorridono quando le cose vanno male, è perché non hanno capito il problema o peggio, hanno già trovato qualcuno (VOI!) a cui dare la colpa. Errare è umano, ma dar la colpa a un altro, ancora di più.
Siatene certi, se tutto vi sembra andare bene, sicuramente state sopravvalutando qualcosa.
Certe cose si percepiscono anche nella vita di tutti i giorni! Quando non guardi, segnano. Quando incontrerete l’unico autobus che viaggia, in direzione opposta alla vostra, lungo una strada deserta? Ovvio, sul ponticello. E durante lo shopping? Se  piace, non hanno la misura. Se piace e hanno la misura, non sta bene. Se piace, hanno la misura e sta bene, costa troppo.
Ma se è periodo di saldi, non importa quale fosse il prezzo originale, ma quanto forte è lo sconto applicato.
Quindi, non lasciatevi affliggere dalla quotidianità. Il vero problema risiede nelle bruciature. Prima di proseguire vi ricordo che il vetro rovente ha esattamente lo stesso aspetto del vetro freddo. Ma finché ti morde un lupo, pazienza. Quel che secca è quando, ad azzannarti, è una pecora.
Rimanete fermi ai vostri principi e ai vostri valori, senza dimenticare che se aiutate un amico nel bisogno, non si scorderà di voi la prossima volta. Riuscirete così a farvi un nuovo nemico che, a dispetto degli amici che vanno e vengono, si accumulerà ai vecchi.
E lasciate perdere gli stupidi, né perdete tempo a discutere con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza. Purtroppo la somma dell’intelligenza sulla Terra è costante ma la popolazione è in aumento.
A tal proposito, se il computer  non dovesse dar segni di vita, funzionerà meglio se inserite la spina.

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Notturni

La città è umida. Le luci della tangenziale mi avvolgono nella loro nebbia gialla. Le mie dita suonano, come su di un pianoforte, i tasti dello stereo. Anche la radio mi rema contro.
A quest’ora avrei dovuto sentire i tuoi si lambire i miei lobi, accarezzare le tue mani aggrappate alle lenzuola, vedere i tuoi sguardi coperti da palpebre di piacere.

Ma i fari di un’auto mi riportano alla ragione. Tu sei lontana e chissà. Forse lo so? Forse lo sai?

La mia carrozza conosce la strada, a memoria mi riaccompagna a casa.

Un altro giorno è passato, ed è l’unica cosa che mi consola.

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La Solitudine Di Un Bacio Rubato

“La bontà e la rinuncia regalano un’amicizia vera. Un’amicizia che non hai chiesto. Un’amicizia che si cerca sempre di evitare. Un’amicizia che si sveglia quando ti svegli. Un’amicizia che si addormenta quando ti addormenti. Un’amicizia con la quale vorresti litigare ogni giorno e non farci più pace. Un’amicizia che ti insegna a non cercare più occasioni con nessuno. Un’amicizia che non puoi sgridare perché è sorda e non capirebbe la vergogna e la paura che provi nell’averla sempre alle spalle, come un’ombra che ti segue senza lasciarti mai.
Un’amicizia che si chiama solitudine. Una solitudine troppo grande da oscurare anche i sogni più colorati. Una solitudine che sai di non meritare.
Una solitudine.
La solitudine.”

Le avrai sicuramente riconosciute. Le ho rubate al tuo “mondo”. Lo so, non avrei dovuto, ma sono così presuntuoso da pensare che adesso sono io il tuo amico nato dalla bontà e dalla rinuncia.

Sto rileggendo quel messaggio. Non so quante volte sia già successo. Come in un film, vedo e rivedo delle immagini che, solo delle dannate coincidenze, mi hanno privato di vivere.

Un bacio rubato, sottratto dalla fretta e, paradossalmente, dalla necessità di allontanarci.

Eppure per me sei lì, con l’affanno di una corsa al freddo, dietro i vetri che ci separano, a guardarmi con la disperazione di una rabbia muta che non può essere ascoltata. Posso immaginare la delusione nel tornare sui tuoi passi, illuminata da neon che rendono ancora più freddo il gelo nel tuo cuore, con la fronte aggrottata per non aver poggiato di nuovo le tue labbra alle mie.

Un freddo intenso, che si è sciolto con un gesto. Un piccolo – dolce -, immenso pensiero che mi ha regalato più di un sorriso e tante lacrime.

Non avevo il coraggio di aprirlo, ma il bisogno di un altro contatto con te è stato irrefrenabile.

Mi manchi come ti amo.

thule

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La Carezza Dell’amore

La foto è di Francesca Verde


Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo, questi orizzonti senza fine, questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti se mi ami!

Sono ormai assorbito nell’incanto di Dio nella sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo sono così piccole al confronto! Mi è rimasto l’amore di te, una tenerezza dilatata che tu neppure immagini.

Vivo in una gioia purissima.

Nelle angustie del tempo pensa a questa casa ove un giorno saremo riuniti oltre la morte, dissetati alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore infinito.

Non piangere se veramente mi ami!

Sant’Agostino


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Percezioni

È strano come certi avvenimenti trovino una collocazione ben precisa nella mente umana, trascinando dietro tutti i contorni.

Probabilmente la assuefazione al dolore porta come effetto collaterale l’immagazzinare anche il corollario.

Credo sia un modo per stemperare tutti i sentimenti in un mare ben più ampio, dando un significato più blando e meno netto alle emozioni. Un modo per poter confondere la rabbia con un colore, la gioia con un odore e riassumere un intero avvenimento in un sola frase.

Come taluni che dimenticano gli avvenimenti spiacevoli, così io li soffoco, circondandoli di dettagli che rimangono nitidi a discapito dell’avvenimento caratterizzante.

Non è un dono, di sicuro, ma una forma di sopravvivenza.

Lo “scatto” è di Liliana Giannone

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