Web 2 Society – giornata di studi

Partecipa all’evento inviando il tuo contributo, leggi come su http://web2society.it

Ottavopiano.it è parte integrante del Centro Studi Democrazie Digitali e insieme stiamo creando una comunità indipendente di pensiero, di ricerca e di analisi critica della contemporaneità.

Nell’ambito di questo progetto, il Ce.S.De.D. promuove la giornata di studi Web2Society e per l’occasione si rivolge a ricercatori, progettisti e studenti che intendono contribuire a creare un’area di ricerca critica sull’ideologia della comunicazione.

Sono accolti contributi sotto forma di articoli scientifici che propongano saggi di riflessione critica, analisi di approcci metodologici e progettuali, trattazioni di sperimentazioni e casi studio, con la descrizione di prototipi e progetti pilota, a diverse scale del progetto.

La sessione ha come temi specifici:

1 – Ecosistemi di conoscenza e relazione
2 – Design – Comunicazione – Informazione
3 – Agire politico nella società delle reti

La scadenza per l’invio degli abstract è il 3 novembre 2016 ore 23.59.

Gli abstract vanno inoltrati alla mail call4papers@web2society.it .

Nel corso della giornata dell’evento di Web2Society verranno presentati i 10 migliori papers,
delle tre sessioni prese in esame, e saranno illustrati dagli autori nella Sessione di studio.

Partecipa all’evento inviando il tuo contributo, leggi come su http://web2society.it

Ettore Ruggi d'Aragona - Oz

Ettore è un giornalista. Attualmente lavora alla Camera dei Deputati e si occupa di attività parlamentari. È fondatore di Ottavopiano.it.

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The DNC wants the dictatorship of neoliberalism

The fraudulent Democratic Primary Election made us discover the dictatorial side of neoliberalism.

During the Primary, in fact, we have seen the media and social media boycott Bernie Sanders and his campaign. CBS, Fox News, CNN, MSNBC, Google, Facebook have literally darkened the Senator and have financially supported Hillary Clinton Candidacy.

The 1% doesn’t want to give up a penny of their own wealth and decides who should rule the country through control of the media, social media and search engines.

Neoliberalism is forcing Western Democracies Parties from voting. These parties are all neoliberals and if they come out from the track, are demonized or, worse, obscured.

Under the tyranny of neoliberalism there’s no room for dissent and all this leads to the death of conservatism and progressivism, to the death of the ideologies. All this leads to the death of alternation, to a mock political dichotomy that almost always ends to create a grand coalition governments that are incapable of governing.

American democracy is so proven that the DNC hasn’t been judged by the law and it believes are sufficient apology against Sanders, who, frightened and tried mentally and physically, given the weekly death of former DNC staffers called to testify, has decided to create ‘Our Movement’ in the hope of changing the Democratic Party.

For this reason, the Senator of Vermont, the most voted candidate in the Primary, will have little weight within his Party. And, with the same people in power, it could be a farce even the Presidential Elections, considered that the voting machines are calibrated and biased in favor of Hillary Clinton. For example, Stanford University have conducted a study according to which, where there was voting machines, Clinton had 15 points more there was pen and paper.

The philosopher and linguist Noam Chomsky argues that the US represent a danger for the Planet, former President Jimmy Carter argues that the US is no longer a democracy but an oligarchy. Julian Assange sees the US the only threat to world peace.

In my opinion the Democratic Party has sold his soul to the devil and President Barack Obama is became the President who has done more wars in US history, and at the same time, through the economic and financial policy, has modify the anciente balances between DEM and GOP: Democrats, today, are the highest paid politicians from donors of Wall Street.

The Democratic Party, Barack Obama, Hillary Clinton, have become the party of the powerful, the party of 1%, Wells Fargo, Google, Apple, Facebook, while the GOP of petrodollars, with the oil at very low levels, has been radically downsized.

It’s for this reason that Bernie Sanders has endorsed Hillary Clinton. It’s for this reason that CNN, CBS, MSNBC publish unrealistic surveys. It’s for this reason that Obama hasn’t spoken about the injustice suffered by Sanders and has blocked FBI investigations. It’s for this reason that GOP establishment doesn’t support Trump but Clinton. It’s for this reason that Bushes and Kochs now support Clintons. The actors of neoliberalism are afraid of dissent and support the strongest candidate. They support the candidate who has conquered the votes of independents: Hillary Clinton.

All this happens while the American people doesn’t know what happens. Why they are dying DNC staffers? Why Hillary Clinton isn’t in jail or indicted? Why in recent years they have made the war on the Talibans, Al-Qaeda, ISIS? Who created these terrorist cells? With what purpose they fight? Is there by any chance a religious war? And why, not long ago, Hillary Clinton has proposed as the final solution to the war in the Middle East, the recognition of the Islamic State? Why Clinton wants to attack Shiite Iran and not the Sunnis as Saudi Arabia, Qatar, Turkey, United Arab Emirates? Because larger Clinton foreign donors are the Sunni countries in the Middle East and North Africa. The same countries that give protection to the terrorism.

It’s for this reason that Clinton will win the presidential elections. Because Wall Street Journal, Washington Post, New York Times, are in his hands. Because in the US there’s no press freedom. Because broadcasters are controlled. Because Social media has algorithms that favor Clinton. And the same thing they do Google’s algorithms. The USA are a neoliberal dictatorship. As National Socialist Germany during the Great Depression.

Le coup de théâtre di John McCain

In questi giorni si decidono le sorti del Partito Repubblicano: al suo interno è in atto una guerra fratricida che vede come protagonisti i diversi establishment del Good Old Party. Le diverse fazioni son sempre le stesse: la famiglia Koch che ha foraggiato le campagne elettorali di Rubio e Cruz, la famiglia Bush che ha sostenuto Jeb, i conservatori più moderati autofinanziati da Kasich, e la mina vagante Trump che – pur apparendo antisistema ed antiestablishment – è il vero e proprio cavallo di Troia degli impresentabili. Donald Trump, infatti, è il prodotto dei disastri della Trickle-Down Economy. Egli è stato creato ad arte dai saggi del partito in modo tale da rendere il partito nuovamente appetibile. Il modo in cui vorrebbero riuscirci è quello di rimodernare il GOP, abbassando le pretese anarco-capitalistiche, scomparendo dalla scena, svoltando assieme alle forze della estrema destra europea su posizioni più sociali. Purtroppo per Trump e, soprattutto per chi lo manovra, l’impresa è ardua per più di un motivo:

1. Il Partito Repubblicano, stando ai sondaggi, si aggira attorno al 21%;

2. Gli iscritti al Partito Democratico superano di 6 percentuali gli iscritti del Partito Repubblicano;

3. Gli Indipendenti rappresentano il 45% dell’elettorato, ma stando agli ultimi sondaggi voterebbero solo ed esclusivamente Bernie Sanders – qualora si presentasse – alle Elezioni Presidenziali o Stein del Green Party o Johnson dei Libertarian;

4. L’establishment del Partito Repubblicano ha perso potere economico negli ultimi otto anni ed a nulla servono i sondaggi fake Rasmussen e la sovraesposizione mediatica data a Trump da parte di Murdoch, gonfiata fino all’esondazione dai broadcasters più vicini ai Democrats, se non addirittura dichiaratamente Liberal;

5. È facile intuire che snaturare un partito glorioso come quello Repubblicano per farlo diventare un giocattolo famigliare in stile Front National, è cosa assai ardua. Infatti le anime del partito più centriste stanno dando e daranno battaglia affinché non venga deturpato ulteriormente il brand del partito dell’elefante;

6. Trump non ha ancora la forza del Nominato ed è pronto a subentrargli – qualora le cose non quadrassero – Mitt Romney: politico moderato, sconfitto non di molto da parte di Barack Obama nel 2012 che, in questo momento, con Clinton nei guai per vicende più che note, potrebbe risultare perfetto per strappare ai DEM proprio quei moderati che la ex Segretaria di Stato aveva mobilitato alle Primarie.

La prima gatta da pelare per il rossiccio dal riporto fatto ad arte e per le lobby economicamente più influenti, è la proposta fatta da molte anime del partito di reintrodurre il famigerato Glass-Steagall Act. Dietro questa mossa a sorpresa c’è il veterano John McCain, che in questi ultimi mesi si è speso duramente al Congresso assieme alla Warren ed a Sanders per quella che oggi sembra essere una necessità basilare per la finanza statunitense e mondiale.

Come reagirà Trump? Quasi certamente accetterà la sfida, cosciente del fatto che da parte dei DEM la cosa verrà recepita. Qualora non lo facesse aprirebbe la strada a nuovi scenari e perderebbe quei pochi non iscritti al Partito Repubblicano che oggi hanno intenzione di votarlo.

Riuscirà il buon John McCain a smascherare fin dal primo giorno l’istrionico milionario newyorchese? Riuscirà ad evitare un deriva populista e, per giunta, a fare del partito un partito popolare di stampo europeo? E, infine, riuscirà assieme a Bernie Sanders a ridare un significante ed un significato alla destra ed alla sinistra americana?

Che i due vecchietti possano vincerla.

Italiani online alla deriva, tra bufale ed emotività

Quali sono i criteri di scelta delle fonti di informazione degli utenti italiani? Siamo in grado di distinguere una fonte attendibile da una fonte che pubblica bufale? Riusciamo a verificare l’attendibilità dei profili della rete che diffondono notizie o bufale in maniera strumentale influenzando e determinando l’opinione pubblica?
Cosa regola i meccanismi di influenza dei media, in particolare quelli presenti su internet, e la loro efficacia in termini di persuasione?
Come siamo giunti a quella che appare come una sorta di “autismo comunicazionale” rafforzato dalla logica binaria del “mi piace” e “non mi piace” su Facebook?
Per rispondere a queste ed altre inquietanti domande l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa ha dato avvio ad un’indagine condotta dal nostro blogger Eugenio Iorio, titolare della cattedra di “Comunicazione e innovazione nelle pubbliche amministrazioni”, da Umberto Costantini, titolare della cattedra di “Teoria e tecniche delle analisi di mercato”, dagli studenti dell’università, e da un team di ricercatori che si raccolgono attorno al Centro Studi Democrazie Digitali, supportati da Buzzlogger, dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale e da Ottavopiano.it .

Potete scaricare la ricerca da qui:

Ricerca Infosfera 2016

Riportiamo di seguito un estratto del post pubblicato da Tom’s Hardware , partner della testata giornalistica Repubblica.it, che sintetizza perfettamente la ricerca, il problema e le sue conseguenze e che vi invitiamo a leggere cliccando QUI.

Italiani online alla deriva, tra bufale ed emotività
di Dario D’Elia – @dariodelia74
Lo studio “Infosfera 2016” dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli conferma la deriva della disinformazione e della manipolazione cognitiva legata ai nuovi media.

Siamo alla deriva della disinformazione e della manipolazione cognitiva, a causa di Internet, i social network e i media in genere. È la sintesi brutale della ricerca “Infosfera italiana 2016” realizzata dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa. I due curatori scientifici, Umberto Costantini ed Eugenio Iorio, hanno condotto un’indagine su un campione di 1157 individui su quali siano i criteri di scelta delle fonti di informazioni e cosa regoli i meccanismi di influenza dei media – in special modo online – e l’efficacia in termini di persuasione.

schermata 1

Il team di ricerca, dopo aver analizzato i dati relativi alla cosiddetta infosfera, ha evidenziato la trasformazione in atto delle dinamiche che riguardano il “senso comune e la costruzione degli immaginari collettivi ed individuali strutturati”.

Se da una parte questa “deriva” è sotto gli occhi di tutti, pare che manchi la doverosa autocritica. Una colpa che viene tendenzialmente imputata agli altri e spesso sdoganata come un un effetto collaterale dell’ignoranza, incompetenza o superficialità. In realtà il tema è ben più complesso ed ha a che fare con lo “scenario in cui l’individuo si specchia nei media (ne è il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne è anche il produttore), in un gioco autoreferenziale di riflessi”.

schermata 2

Una sorta di “autismo comunicazionale” rafforzato ad esempio dalla logica binaria del “mi piace” e “non mi piace” su Facebook. È in atto una distrazione diffusa generata dalla raccolta delle informazioni per farsi un’opinione. Si danno per certi i contenuti presenti nella prima pagina dei risultati di Google, non si riesce a discernere l’autorevolezza delle fonti e infine l’affollamento informativo richiede velocità e sempre meno pazienza.

“Dovendo gestire più informazione di quanta possiamo effettivamente processarne, il rischio è di cadere vittime del confirmation bias, la tendenza a rimanere legati ad un’idea che ci siamo fatti sulla base di informazioni preliminari, anche quando evidenze successive contraddicono quell’idea”, puntualizza lo studio.

scherm 3

La mole di narrazioni e informazioni ruba il tempo ed “evita la strutturazione del pensiero razionale, rendendolo fragile”. Non si procede più per scelta, ma solo per automatismi, replicando costantemente gli stessi modelli. I fatti si confondono con le opinioni e viceversa sia nell’informazione sia fra i lettori.

“L’economia dell’attenzione ha delle regole rigide, aritmetiche e ordinali, se una notizia arriva prima, il posto sul podio è occupato, tutte le altre scendono di uno scalino”, prosegue il rapporto. “In un contesto nel quale l’informazione è sovrabbondante, si assiste a una concrescente scarsità di attenzione. E la scarsità di attenzione ne aumenta il valore per chi riesce a produrla e rivenderla”.

Fondamentale l’affermazione della condivisione emotiva che condiziona lo spazio pubblico. Diventa “opinione emotiva” generata da immaginari a loro volta derivati dalla polarizzazione del sentimento (mi piace / non mi piace). Il passo successivo è la nascita di comunità “che condividono interessi comuni, selezionano informazioni, discutono e rinforzano le proprie credenze attorno a una narrazione del mondo condivisa”….CONTINUA QUI

Ettore Ruggi d'Aragona - Oz

Ettore è un giornalista. Attualmente lavora alla Camera dei Deputati e si occupa di attività parlamentari. È fondatore di Ottavopiano.it.

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Crimi E Solo Due Occhi Chiusi.

Questo è il tempo in cui le azioni, i comportamenti, gli atteggiamenti “normali” assumono il carattere dell’eccezionalità.
Stamattina testate giornalistiche riportano l’immagine del capogruppo del Movimento 5 stelle, Crimi, con gli occhi chiusi sullo scranno parlamentare e noi tutti partiamo ad attaccarlo quasi avesse compiuto il peggiore dei mali.
Un uomo seduto per tante ore ad ascoltare, a riflettere, ad esercitare un ruolo che fino al mese scorso era un miraggio, un uomo caricato di mille responsabilità dal mandato ricevuto dai suoi elettori che non vuole tradire, un uomo adesso con l’adrenalina alle stelle, sotto stress, che si appoggia due secondi alla spalliera della poltrona, chiude gli occhi forse per rilassarsi, immediatamente diviene oggetto di scherno da parte dell’Italia intera.
Sembra che tutti abbiamo perso l’orientamento tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, tra ciò che è ridicolo e ciò che è normale, umano.

crimi-dorme-in-aula

Ho l’impressione di essere circondata e anche io pregnata da una percezione alterata del reale, quasi fossi sotto effetto di qualche sostanza stupefacente.
L’acuto protagonismo, le lenti di ingrandimento, il grande fratello, la morbosa curiosità fine a se stessa, rivoltano l’essenza vitale di ognuno di noi, di tutti.
Mi piacerebbe che tornassimo a guardare con gli occhi della ragione, con gli occhi dei pastori che scrutano il cielo e lo leggono per quello che è, vorrei che cominciassimo daccapo a dire che una favola è una favola e non la verità edulcorata.
Papa Francesco che siede tra i fedeli o che paga il suo conto d’albergo, emoziona il popolo mondiale ma se ci rifletti non ha nulla di eccezionale.

papaalbergo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PAPA siede dopo messa

 

 

 

 

 

 

 

 

Forse per troppo tempo abbiamo vissuto con l’assenza della routine, della quotidianità. Forse per troppo tempo chi occupava ruoli apicali e ben in vista ha dimenticato che era solo un uomo, un uomo come tutti gli altri.

Cromo

Donna. Meridionale. Classe 1969. Pesci, cuspide aquario (si scrive senza “c”), ascendente gemelli. Madre di un dodicenne , legata fortemente ai costumi familiari che solo il sud riesce a conservare. E’ una dipendente pubblica amante del proprio lavoro. Dirigente sindacale. Scout. Come scopo principale nella vita intende difendere le altre donne, i bambini, i più deboli (umani), l’ambiente ed il concetto di lavoro. Curiosa infinitamente e pronta ad accogliere proposte di percorsi su terreni poco battuti ogni qualvolta si presentano all’orizzonte , salvo poi farsi assalire dai sensi di colpa a causa del tempo che ruba alla sfera affettiva. Amante internauta disillusa. Ha inseguito per anni la visione della democrazia grazie alla tecnologia fino a sbattere il muso e comprendere che il potere rimane sempre nelle mani di pochi. Adora la comunicazione in ogni suo aspetto e cerca di farne uso da autodidatta. Maniaca delle inezie. Molto ignorante ma con infinita voglia di imparare. Alla ricerca di Zion.

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grillo - 2

Beppe Grillo È Già ‘ka$Ta’

 

 

Grillo e Casaleggio hanno 13 giorni per decidere quale forma dare al nuovo 5 Stelle.

 

Un anno fa studiai il movimento in maniera quasi ossessiva [1] preannunciando le difficoltà che questo avrebbe incontrato una volta entrato in Parlamento. Una volta fatto i conti con l’azione. Una volta iniziato il confronto reale con i parlamentari delle altre forze politiche. Una volta palesatasi la sua natura. Una natura tanto funzionale al consenso quanto impossibile da gestire con il potere tra le mani.

 

È abbastanza chiaro che Grillo non può continuare ad avere due piedi in una sola scarpa e che dopo questa tornata elettorale crolleranno i suoi tratti più caratterizzanti. Il primo frame positivo del 5 Stelle a perder peso sarà ‘non siamo né di destra né di sinistra’. Perché dare la fiducia – così come non darla – sarà una scelta politica che schiererà inevitabilmente il Movimento. E, una volta in parlamento, ogni decisione toglierà quell’equidistanza costruita con maestria e fatica nel corso di questi anni. Sarà sinonimo di partigianeria.

 

Il secondo frame in procinto di crollare è ‘uno vale uno’. Con le ultime decisioni calate dall’alto, Grillo assume sempre di più il ruolo di padre padrone, con il sentimento negativo che cresce sia tra gli elettori progressisti che auspicano un accordo con il suo movimento, che tra i suoi stessi elettori delusi da una condotta apparentemente incoerente. In questo modo viene meno anche un terzo frame ‘siamo la democrazia dal basso’.

 

Una cosa è certa: a Grillo non conviene tornare a votare. O perlomeno non ora. Non rappresenterebbe più la novità. Sarebbe ‘quello che ha causato le elezioni anticipate’. Perderebbe moltissimi consensi sul versante sinistro. E, per via della teoria dei vasi comunicanti, ogni voto perso sarà un voto guadagnato dalla coalizione di centrosinistra.

 

A Grillo, tra l’altro, conviene continuare a campare sul frame ‘noi giovani, loro zombie’ e sa che questo è possibile solo se i suoi avversari verranno percepiti in quanto tali. Solo se gli avversari saranno ancora Bersani, Monti e Berlusconi. Sa che nel Partito Democratico, morto un Papa se ne fa un altro. E che dopo Bersani ci sarà Renzi e poi un altro ancora.

 

Casaleggio è assolutamente spiazzato. Si aspettava 5 anni di spietata opposizione e si è ritrovato il Movimento Cinque Stelle primo partito italiano, un Partito Democratico che, contro ogni pronostico, ha detto no a un governo di larghe intese con il Popolo della Libertà e che, soprattutto, ha ‘aperto’ al 5 Stelle stesso. Che l’ha provilegiato quale interlocutore attendibile e politicamente più pronto del Popolo della Libertà (‘M5S meglio del PDL’). Uno tsunami di responsabilità da assumersi.

 

Casaleggio dovrà sacrificare qualcosa. O l’ingente presenza dell’elettorato progressista (se al suo interno si decidesse di non dare la fiducia a Bersani) o l’ingente presenza dell’elettorato di estrazione leghista-conservatore-fascista (in questo caso, tuttavia, con gli eventuali buoni risultati dell’esecutivo, potrebbero comunque ritornare i destri inizialmente delusi). Sa che non potrà più portare avanti una campagna come quella appena terminata. Sono finiti i bonus. Non godrà più dell’attenzione spasmodica della TV per le sue piazze. Non sarà più qualcosa da scoprire e su cui scommettere, ma un’esperienza già vissuta. I politici del movimento inizieranno a presenziare in televisione, verranno fuori le divergenze, le prime spaccature, a tratti potrebbero venir meno la credibilità del guru e la solidità e/o la serietà del movimento.

 

È finita la pacchia. Il ché non significa che il Movimento tornerà al 5%. Ma vuol dire che da oggi in poi Casaleggio combatterà ad armi pari con gli altri strateghi, il 5 Stelle verrà messo alla prova proprio come tutti gli altri partiti e Grillo subirà lo stesso inflessibile metro di giudizio che gli italiani riservano usualmente ai politici di vecchia data. Hanno la possibilità di non crollare e continuare ad essere determinanti, ma non potranno più ripetere l’esperienza di favore che hanno vissuto in questi mesi.

 

L’elettorato che ha abbandonato Italia Bene Comune giusto all’ultimo giorno di campagna elettorato è già frastornato e i quesiti che che si susseguono sono troppi e ridondanti: ‘ma non è che questo Grillo è fascista per davvero?’, ‘posso tornare a votare e cambiare preferenza?’, ‘ma non è che ora vince Berlusconi?’, ‘e se avesse vinto Berlusconi?’, ‘non è che forse ho sbagliato a votarlo?’, ‘ma sulla fiducia ha deciso tutto da solo?’, ‘non è che stiamo sprecando un’occasione storica?’, ‘per quale oscuro motivo non ha accettato le proposte di Bersani?’.

 

Per il 5 Stelle è terminata la fase uno. Si passa dalle piazze al Parlamento. Dalle chiacchiere ai fatti. Dalla lettura del disagio alle risposte concrete. Perché non è possibile mettere nel congelatore i problemi degli italiani per aspettare il 51% di una futuribile legislatura. Perché la crisi fa sempre più paura, fa sempre più male e in pochi accetterebbero di tornare ad elezioni anticipate proprio ora che si ha la concreta possibilità di cambiare il Paese, di chiudere con una tragedia lunga vent’anni e di riformare le istituzioni, la politica e la democrazia.

 

La nuova fase del Movimento Cinque Stelle – come preannunciavo quasi un anno fa – dovrà fare a meno di almeno un paio di cavalli di battaglia: ambivalenza e ambiguità. Una volta in Parlamento, a seconda delle decisioni assunte nei confronti di Pierluigi Bersani, non sarà più possibile ‘stare nel mezzo’. Un’eventuale fiducia a un esecutivo di centrosinistra, così come un’eventuale sfiducia rappresenterebbero la prima grande scelta politica del 5 Stelle. Il primo posizionamento. L’ingresso nel mondo dei grandi.

 

Grillo e Casaleggio dovranno dialogare costruttivamente con centinaia di onorevoli con centinaia di indirizzi politici differenti. Dovranno gestire il Movimento non più nelle piazze o in rete, ma sotto i riflettori del giudizio degli italiani. Con la nuova legislatura si parte tutti sullo stesso piano.

 

Proprio mentre Beppe Grillo sembra già ‘Ka$ta’. Parla di nomine più che di programmi. Di un nuovo Presidente della Repubblica, di un nuovo Premier, di un nuovo Presidente della Camera e di un nuovo Presidente del Senato, partecipa all’ennesimo toto-ministri. C’è già dentro fino al collo. E corre il rischio di partire anarchico per finire democristiano. Furia francese, ritirata spagnola.

 

Forse non si rende conto di avere per le mani una responsabilità storica e ha, forse, perso lucidità. Grillo deve capire che ha portato il Paese a un crocevia e che ha addirittura la possibilità di indirizzarlo verso una nuova strada. Continua a parlare di Dario Fo, Adriano Celentano, dimezzamento dei parlamentari e dei loro emolumenti, senza capire che ha ormai davanti a sé scenari immaginifici. Può letteralmente costruire il futuro e fare la storia. Ha la possibilità di contribuire da protagonista alla chiusura di un capitolo lungo più di 20 anni. Ha la possibilità di portare a compimento fin da subito la sua prima grande battaglia contro lo ‘Psiconano’. Potrebbe relegarlo ai margini. Contrapporre – da una posizione di forza – nuove politiche contro la tanto odiata austerity. Ha la possibilità di rendere più forte l’Italia in Europa contro le ricette della Merkel. E, cosa di non poco conto, ha nelle mani la carta per aprire una nuova stagione di governo, affiancando le forze di centrosinistra nelle legislature a venire.

 

Quello che è successo l’altroieri è storia. È il nuovo 1994. Italia Bene Comune la possibilità di fare quello che fece Berlusconi 20 anni fa: stringere un’alleanza/patto/desistenza/etc. con le forze che più rappresentano il disagio degli italiani (nel 1994 i grillini erano Alleanza Nazionale e Lega Nord). La realtà ha assunto una nuova forma e ci si deve adattare ad essa. L’altroieri è scomparsa l’estrema destra, l’estrema sinistra e sono scomparsi i cristiano-democratici. Si apre una fase completamente nuova con Berlusconi che ha ormai 77 anni e Grillo che fa da ago della bilancia.

 

Quell’ago deve pendere verso sinistra.

A qualunque costo.

 

«Perciò, se non stringi alleanze e non rafforzi il tuo dominio, ma ti accontenti di allargare la tua influenza personale minacciando i nemici, il tuo Stato e la tua città diventeranno vulnerabili.» 

Sun Tzu – L’arte della guerra (Sūnzǐ Bīngfǎ, 孫子兵法) – Sec. V A.C.

 

Luigi De Michele

 

 

 

tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

thule

"Non sono queste le circostanze che non si partecipano a chi non si vergogna di appartenere ad una certa "Razza". Io non mi vergogno, anzi mi vanto." Domenico Manzione

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berman

“ci Piace Batman, Ci Piace Com’è”

 

La comunicazione politica italiana ha rimosso i suoi ultimi vent’anni di storia. Ha rotto con il passato più prossimo per scegliere di tornare ai fasti del passato remoto. Quelli del PCI, del PSI e della DC. La DC Comics.

 

Ha cancellato vent’anni di esperienza pubblicitaria. Li ha cancellati senza aspettare l’esito della prossima tornata elettorale, la nuova legislatura e i mutamenti che questi comporteranno. Si è fatta strumento per il cambiamento. Prima della naturale quanto inevitabile fine di un pezzo della nostra storia. Quasi a dettare il nuovo modo di far politica. Laddove la forma precede la sostanza e il metodo precede il compito da eseguire. Laddove il contenitore caratterizza le proprietà stesse del contenuto.

 

La comunicazione politica del Partito Democratico sta cambiando il modo di fare e intendere la politica in questo Paese e prima di tutto il suo. Come quando abbassiamo il tono della nostra voce per calmare la nostra anima o come quando rafforziamo la nostra postura per pescare autostima nei pozzi più reconditi del nostro Io. Un loop infinito, un otto capovolto di forma e sostanza. Feedback dal feedback.

 

La prima vera grande differenza, il primo grande steccato che divide il presente dal passato è riscontrabile nell’approccio più occidentale, moderno e democratico allo scontro con gli avversari politici.  Nella maggior coscienziosità, consapevolezza e cura del processo di contrapposizione tra ingroup e outgroup, tra buoni e cattivi, tra bene e male, tra blu e rossi, tra ‘noi’ e ‘loro’. Un processo che presenta meno rigidità. meno dogmatismo e meno faziosità. Una comunicazione che aiuta la politica e i cittadini a prendersi meno sul serio.

 

La comunicazione memetica del Partito Democratico ha ringiovanito e migliorato l’intera comunicazione politica italiana. Ha rotto con vent’anni di offerte ‘prendi 3, paghi 2’. Ha letteralmente dettato la linea comunicativa e strategica a tutte le altre forze politiche. L’ha resa più a misura d’uomo, più sana, meno apocalittica, meno ideologica, meno seriosa e meno ingannevole. Ha trattato con cura i sensi dell’elettorato, le sue emozioni, la sua memoria e le sue aspettative. Ha evitato la sesta aspra contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini, passando dalla berlusconiana e dicotomica divisione floreale tra rosa rossa (il male) e rosa bianca (il bene) ad un uso più felpato, raffinato e assai più ricercato della contrapposizione. Un uso meno demagogico e meno populista. Un uso meno schizofrenico.

 

Questa nuova campagna memetica, pertanto, ha il merito di esaltare le capacità, il valore, le idee e le caratteristiche peculiari di Batman/Bersani senza per questo divinizzare il protagonista e demonizzare gli antagonisti. ‘Concede’ loro umanità attraverso l’uso della sottile ironia e dignità attraverso le caricature impeccabili. In un mix di supereroi, politica, sarcasmo, programmi e promesse elettorali che colpiscono nel segno con un frame potentissimo: ‘Bersani è l’unico candidato premier credibile e affidabile’.

 

Siamo al ‘buoni contro cattivi’ senza la necessità di scomodare la divina provvidenza. Senza dover delegittimare nel profondo gli avversari. Senza doverli chiamare nemici. Senza demonizzarli. Siamo in presenza di una nuova egemonia anche nel campo della comunicazione. La stessa comunicazione orfana per troppo tempo del suo versante sinistro. Un versante sinistro che completa, finalmente, l’offerta nostrana.

 

Quelli che ‘la comunicazione è roba da pubblicitari’. Quelli che ‘la comunicazione serve solo a vendere sogni irrealizzabili’. Quelli che ‘ti corrompe l’anima’. Quelli che ‘voglio dire le cose come stanno senza prendere in giro la gente’. Che ‘non è cosa di sinistra’. Che ‘è tutta finzione’. Che ‘priva la politica della sua naturalezza’. Beh, quelli che non scendevano a compromessi sono diventati egemoni anche in questo. Quando si sa cosa dire, si deve sapere come dirlo. Perché la verità non persuade da sé. E una bugia ben raccontata apre ancora molti cuori.

 

Luigi De Michele


berla

Alle Prime Cento Telefonate

Un uomo che ha poca credibilità ha solo un modo per riconquistarla: fare e dire cose che siano assolutamente credibili.

 

Se poi quell’uomo tenta, in un certo qual modo, di ‘sottrarre’ realtà ai destinatari dei propri messaggi e di traghettare gli stessi in un set cinematografico per cercare di persuaderli in modo quantomeno disonesto, quello stesso uomo è destinato a fallire perché non tiene conto del fatto che la discrepanza tra realtà vera e realtà virtuale è troppo forte per poter essere mascherata. Quello stesso uomo pregiudica definitivamente la percezione che gli altri hanno di lui. E dalla perdita di credibilità si passa alla derisione.

 

Dopo aver posto – attraverso Angelino Alfano – il giorno del via libera al Governo Monti – l’inserimento di una nuova ICI – anziché una patrimoniale – come condizione vincolante per la prima fiducia, ‘quell’uomo’ è riuscito (a distanza di pochi mesi) nella più grande impresa di disinformazione della storia recente del nostro Paese: rimuovere e negare completamente le proprie responsabilità, promettendo di riparare alle mancanze ‘altrui’ (ossia le sue). Una truffa che neanche Totò con la Fontana di Trevi. Il ladro che ti ruba la macchina e te la rivende a metà prezzo.

 

Con la ‘televendita’ di ieri finisce un’epopea. Esattamente com’era cominciata: al 21%. Molto presumibilmente, infatti, ‘quell’uomo’ perderà con lo stesso risultato con cui vinse nel 1994. Segno che, a differenza di 20 anni fa, è solo contro tutti, e non basterà un’alleanza con la destra più eversiva e reazionaria per poter tornare al Governo. Polarizzerà ulteriormente l’elettorato. E, se da un lato porterà al voto gli italiani più ‘fragili’, ‘interessati’ e con bassa scolarizzazione, dall’altro ‘costringerà’ l’80% dell’elettorato italiano che negli anni ha imparato a prendere le dovute distanze dal suo modus operandi, a stringersi attorno alla coalizione che ha maggiori possibilità di sconfiggerlo: Italia Bene Comune.

 

Perché oltre all’amigdala possediamo un ippocampo. Perché se le bugie hanno le gambe corte, quelle più spudorate non le hanno nemmeno. Perché non è possibile colmare, con promesse ancor più grandi, il vuoto di ciò che non si è mantenuto per anni. Perché, dopo che si è governato per così tanto tempo, la colpa non può essere sempre e ancora degli altri. Ora che lo spettacolo deve lasciar spazio alla vita, quella vera. Ora che il portafoglio piange, via il tendone del circo, i problemi restano.

 

Più che un colpo di teatro, quella di ieri è una zappa sui piedi. Il classico dell’uomo che ricade nel suo solito vizietto, che non sa smettere. Che finisce per interiorizzare i costumi dei propri elettori più di quanto questi abbiano effettivamente fatto con lui. Che oramai è vittima di se stesso, di quanto propagandato. Un attore che ha finito per diventare il ruolo che ha interpretato e a cui non rimane altro che il suo personaggio. L’unica cosa a cui non può più rinunciare. Che lo tiene in vita e al tempo stesso le dona un senso. Narciso sulla riva di un fiume in secca.

 

I sogni aiutano a vivere meglio, ma non si può vivere solo di questi. La paura, la rabbia, la delusione, lo smarrimento e la tristezza quotidiana non vanno via telelobotomizzandosi sul divano la sera prima di andare a dormire. Perché il malessere è al tempo stesso diffuso e intenso. Ci abbandonano 1000 imprese al giorno. Il tessuto industriale è pressoché compromesso. I grandi marchi che hanno pompato l’export italiano nei decenni passati sono scomparsi dopo aver primeggiato per anni in Europa e nel Mondo. La disoccupazione sale costantemente e il lavoro che c’è è precario e sottopagato. L’1% della popolazione si è arricchita ulteriormente e gode di immensi privilegi, mentre almeno 8 milioni di italiani sprofondano sotto la soglia di povertà. Assistiamo increduli allo stridente divario tra un finto sorriso non accompagnato dai muscoli oculari e le cavità oculari  piene di vere lacrime.

 

I riflettori vanno spostati da ‘quell’uomo’ alle condizioni degli italiani. Ne hanno bisogno. Mai prima d’ora se n’era sentita una tale necessità. E, nonostante le divisioni in fazioni, ognuna con una ricetta differente, si aspetta la fine un’epoca. L’incantatore di serpenti, il re delle televendite, l’imbonitore, ha smesso di funzionare. Il prestigiatore ha dato tutto quello che poteva. Della serie ‘puoi non aver ancora scoperto il trucco, ma sai di per certo che c’è’.

 

Si cresce, e dopo aver scoperto che non esistono né Babbo Natale né il topolino dei denti, finiamo per  scoprire – chi prima chi dopo – che anche il wrestling è tutta scena. Con le dovute eccezioni, s’intende.

 

Luigi De Michele