Floreffe: Religieuse Mélange De Fleurs De Houblon

 

Ero lì, seduto a quel banco di legno di noce che mi ricorda da sempre le antiche botti, distrattamente intento ad osservare la mia immagine riflessa e distorta dalla colonnina della birra, quando lo sguardo si è poggiato su di lei, una blonde: Floreffe.
Non potevo limitarmi ad osservarla da lontano. Non ho saputo resistere all’impulso di annusare il suo profumo, di conoscere la sua storia.

Questa volta è una sete diversa, quella “di cultura brassicola”, a guidarmi verso la riproduzione di un meraviglioso dipinto dell’abbazia che porta il suo nome e che la vide fermentare per la prima volta:  l’Abbaye de Floreffe.


 

Fu costruita, su richiesta  dei Conti di Namur, nel 1121, dal fondatore dell’ Ordine dei Canonici Regolari Premostratensi, Norberto di Prémontré, detto “de Gennep” dal nome della città che gli diede i natali, canonizzato da Papa Gregorio XIII nel 1582.

Furono i conti di Namur che garantirono, per circa due secoli, la prosperità dell’abazia grazie a ricche donazioni. Norberto guadagnò seguaci in Germania, in Francia, in Belgio e ache in Transilvania, fondando, tra gli altri, anche il priorato di Floreffe.

Da quando ha lasciato l’abazia che l’ha vista nascere, (“maledetta rivoluzione!” mi sembra quasi di sentire), la sua casa è divenuta la brasserie Lefebvre, nella valle della Senna. Non più un monaco a farle da guida, ma un mastro birraio di Quenast, intento a mescolare le alchimie che rendono la sua ricetta così speciale. Chi lo avrebbe mai detto che dall’intuizione di un guardiaccaccia, Jules Lefebvre, potesse nascere un fiore così delicato!

Un fiore di origine belga, un po’ attempato, eppure…

Non so se è stato quel suo colore chiaro o se è bastato che l’aroma floreale con tenui punte di erbaceo sfiorasse le mie labbra… quel gusto equilibrato mi ha irretito, lasciando il mio palato morbido, desideroso di un gusto che riuscisse ad esaltare quel corpo non eccessivamente robusto.

E’ stato il mio amico Luca ad aiutarmi, ed eccolo lì, il connubio perfetto: imprecise cortecce, una crema di ceci, una grattugiatina di bottarga, ed una sfilata di dolci gamberetti ad attenuare le punte di amaro della mia Floreffe.

Ho lessato i ceci e li ho frullati, fino a renderli una crema vellutata. Ho unto la padella con un po’ d’olio ed ho fatto saltare l’aglio. Nel momento in cui il suo mantello è diventato dorato, ho aggiunto i gamberetti e la birra, aspettando che evaporasse per poi unire la crema di ceci. Solo a quel punto ho lessato le cortecce, le ho scolate e le ho saltate in padella con la crema di ceci ed i gamberetti. Le ho impiattate, colorate con una spolverata di prezzemolo, e prima di servirle ho arricchito il piatto con una grattugiatina di bottarga.

Ora sì che posso godermi la mia blonde preferita!

Cortecce alla crema di ceci, gamberetti e bottarga

(Questa foto è di Laura Soraci )

400 g di cortecce
200 g di gamberetti
200 g di ceci
15 cl di Floreffe Blonde
1 spicchio d’aglio tritato, prezzemolo, sale e pepe
1 spolverata di bottarga