mare_del_sud

Sto (A) Sud

Chissà perché in tutte le zone del mondo, chi sta a sud, sta sempre un passo indietro. Forse perché è naturale che il progresso sia in salita e quindi verso su, a nord? Questa coincidenza geografica mi ha sempre turbata.

Ogni luogo ha il suo sud, sempre, e coincide con la localizzazione da sfruttare, da sporcare, da far rimanere povera. Penso all’Italia ma è come se pensassi all’America, all’Europa, al pianeta intero. Se punto il dito sul mappamondo, qualsiasi esso sia, ciò che è posto al suo sud, è sempre peggiore.

E’ mortificante!

Tanti anni fa ho deciso che volevo vivere proprio a sud del mio Paese, per amore della mia terra, perché volevo e credevo davvero che rimanendo avrei contribuito a rendere migliore. Gli anni passano e, purtroppo, la differenza tra chi sta sopra e chi sotto, rimane, anzi, aumenta.

Scegliere di vivere a Sud significa essere consapevoli che dovrai combattere sempre e comunque con l’arretratezza, che dovrai sforzarti il doppio per ottenere un risultato, che avrai meno occasioni di crescita. Significa che per spostarti velocemente dovrai utilizzare un mezzo privato; che se vorrai far carriera professionale, dovrai rinunciare alla maternità; che se vorrai curarti, dovrai accontentarti e sperare che Dio te la mandi buona; che se avrai rinunciato alle posizioni apicali al lavoro e sarai madre, tuo figlio studierà al nord e per realizzarsi dovrà rimaner lontano; significa tante cose … significa sacrificio.

E non basta l’illusione del cielo azzurro, della temperatura gradevole tutto l’anno e dei bagni al mare da aprile a novembre. No, non basta. E’ insufficiente perché questi tesori sono comunque falsati perché altri se ne sono impossessati, magari “soltanto” invadendo con il cemento le coste o ammorbando acque, aria e sottosuolo con sostanze tossiche i cui effetti sono evidenti nel registro dei tumori (dove questo è stato istituito(!)).

Ci rifletto e mi chiedo se non ho sbagliato a voler rimanere qua, in questo luogo senza soluzioni e mi rattristo. Mi prende il magone perché è come vivere senza speranza e senza poter offrire speranze a coloro che stanno compiendo le stesse scelte.

Ci vorrebbe un altro big bang che rovesciasse tutto dando agli ultimi la possibilità, una volta tanto, di stare sopra.

(eppure la posizione del missionario non mi è mai piaciuta)

Cromo

Donna. Meridionale. Classe 1969. Pesci, cuspide aquario (si scrive senza “c”), ascendente gemelli. Madre di un dodicenne , legata fortemente ai costumi familiari che solo il sud riesce a conservare. E’ una dipendente pubblica amante del proprio lavoro. Dirigente sindacale. Scout. Come scopo principale nella vita intende difendere le altre donne, i bambini, i più deboli (umani), l’ambiente ed il concetto di lavoro. Curiosa infinitamente e pronta ad accogliere proposte di percorsi su terreni poco battuti ogni qualvolta si presentano all’orizzonte , salvo poi farsi assalire dai sensi di colpa a causa del tempo che ruba alla sfera affettiva. Amante internauta disillusa. Ha inseguito per anni la visione della democrazia grazie alla tecnologia fino a sbattere il muso e comprendere che il potere rimane sempre nelle mani di pochi. Adora la comunicazione in ogni suo aspetto e cerca di farne uso da autodidatta. Maniaca delle inezie. Molto ignorante ma con infinita voglia di imparare. Alla ricerca di Zion.

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Il Precipizio Del Dilemma

Decidemmo per il Pollino. Era il 1987 e noi quattro, io, il mio allora fidanzato, il mio migliore amico e la sua fidanzata che con il tempo sarebbe diventata una sorella per me, di un primo mattino di fine aprile, partimmo.

Una bella gita fuori porta a cercare le ultime chiazze di neve col solo fine di divertirci era il nostro modo sano di trascorrere il tempo assieme e conoscerci meglio.

Francavilla, bivio per Grottaglie, Statale 16 e … inizia la nostra bruttissima discussione.

I fumi di Taranto si intravedono già 15 Km prima ed io a bestemmiare. Beatrice, la mia amica, più grande di me, più matura, più donna di esperienza rispetto ai miei 18 anni, comincia a parlarmi di fame, di lavoro, della gente che deve mandare i figli a scuola e che io non ho vissuto queste cose per capirle. Lei viene da una famiglia di contadini e sa bene che dalla campagna non si può vivere più e che basta una grandinata per decimare le risorse che dovrebbero bastare per un intero anno per far vivere la famiglia. Mi chiama irresponsabile quando le faccio presente che l’Ilva inquina, che l’ambiente è importante, che quei fumi fanno ammalare.

Lei considera ogni mia parola un capriccio fastidioso di qualcuno che ignora la vita ed i sacrifici che occorre compiere per andare avanti. Mi dice che sono brava a parlare e basta, di crescere e affrontare i problemi reali!!!

Passammo una giornata schifosa perché entrambe eravamo convinte che l’altra era in errore e perché per ognuna l’argomento era importante e nessuna intravedeva nell’opinione altrui la possibilità di sbagliarsi, la possibilità del dubbio.

A Beatrice nel 1995 è morta la mamma di cancro. Pochi anni dopo sua sorella è stata operata e curata per un carcinoma. Suo fratello ha avuto lo stesso problema. Beatrice, la persona per cui oggi immolerei la vita, ha avuto 3 interventi devastanti perché il tumore vorrebbe farla passare a migliore vita.

Beatrice mia resiste perché è una donna forte, di una determinazione incredibile ma vive ogni controllo, ogni segnale del corpo come una condanna al purgatorio e ogni volta che torna da Milano mi invia un sms con su scritto “PROROGA OK” a significarmi che le sue figlie l’avranno ancora come madre presente in carne ed ossa.

In questi anni, con gli occhi lucidi, ne abbiamo riparlato ed ho odiato me stessa perché il tempo mi ha dato ragione,  la salute è più importante del lavoro. Che si può anche vivere con lo stesso abito per tutta la stagione e mangiare carne una volta al mese, se va bene. Si può vivere con le provviste di ceci, fagioli, fave e farina. Si può vivere passando più tempo a chiacchierare con tuo figlio che forse oggi non comprenderà che la nintendo o la wii non sono beni essenziali. Si può vivere muovendosi a piedi o a passaggi.

Occorre però consapevolezza e chi oggi, forse ieri, politicamente doveva compiere passi importanti, aveva bisogno di crearla. E la consapevolezza non si crea d’incanto, le persone non comprendono. Le persone hanno bisogno di “lavorare”.

Qualche giorno fa, leggendo la notizia delle intercettazioni di Vendola, ho sofferto fino alle lacrime, le stesse che in questo momento mi scappano e trattengo.

E’ un mondo lontano quelle delle decisioni politiche-economiche che attuano i cambiamenti epocali.

Quel mondo composto da tanti cerchi magici che costituiscono insiemi e sottoinsiemi e che, quando gli elementi in comune cambiano posizionamento, succede il terremoto e tutto il sistema reagisce con il caos. Quel caos che mina il nostro sistema percettivo perché a noi, comuni cittadini, è ancora bloccata la porta principale di accesso all’informazione di ciò che veramente sta accadendo.

Avrei bisogno di verità ma qui ognuno è disposto a fornirne solo un pezzo perché forse ritiene che non siamo pronti ad ascoltarla o siamo troppo “ignoranti” per comprenderla.

Qualcuno mi racconti la storia reale, è il momento, e qualcuno si prenda la briga di stabilire la linea di demarcazione tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Si tratta delle nostre vite, della nostra terra, del futuro dei nostri figli.

Un mio compagno di sindacato, Maurizio, è nella pancia del mostro perché non intende rinunciare al lavoro e alla salute. Sta accettando i dettati del giudice ma pretende, a nome di tutti noi, che si trovi una soluzione. Le stesse soluzioni che altri paesi europei hanno già adottando mettendo insieme produzione, sviluppo e ambiente.

L’Italia è un Paese fertile di idee, siamo creativi, i nostri talenti alzano il PIL dei Paesi stranieri che si nutrono dei nostri migliori cervelli ed è mai possibile che non riusciamo a trovare una soluzione equa, finalmente giusta per tutto il territorio, l’azienda, i lavoratori, i bambini?

Hanno appena emanato il decreto “Salva Ilva” dopo una seduta fiume di 6 ore.  Leggo la notizia, tiro sì un sospiro di sollievo pensando a tutti i lavoratori disperati, ma nel mio cuore sono cosciente che è una mezza decisione. Comprendo che è solo un tentativo di spostare, ancora una volta, nel tempo quella finale, quella che davvero, in maniera organica, preveda la coniugazione di lavoro e salute, di sviluppo e rispetto.

Ma si sa, noi italiani abbiamo la politica che ci meritiamo.

Cromo

Donna. Meridionale. Classe 1969. Pesci, cuspide aquario (si scrive senza “c”), ascendente gemelli. Madre di un dodicenne , legata fortemente ai costumi familiari che solo il sud riesce a conservare. E’ una dipendente pubblica amante del proprio lavoro. Dirigente sindacale. Scout. Come scopo principale nella vita intende difendere le altre donne, i bambini, i più deboli (umani), l’ambiente ed il concetto di lavoro. Curiosa infinitamente e pronta ad accogliere proposte di percorsi su terreni poco battuti ogni qualvolta si presentano all’orizzonte , salvo poi farsi assalire dai sensi di colpa a causa del tempo che ruba alla sfera affettiva. Amante internauta disillusa. Ha inseguito per anni la visione della democrazia grazie alla tecnologia fino a sbattere il muso e comprendere che il potere rimane sempre nelle mani di pochi. Adora la comunicazione in ogni suo aspetto e cerca di farne uso da autodidatta. Maniaca delle inezie. Molto ignorante ma con infinita voglia di imparare. Alla ricerca di Zion.

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Non Sono Un Bastardo

 

L’asfalto brucia. Non lo sopporto. Sento il vuoto attorno, rapide folate d’aria indifferente. Odori assenti, io che sento tutto.  Anche a un chilometro in linea d’aria alle volte.
Da dove deriva tutta questa impotenza? Libero non lo sono mai stato veramente, ma mi è sempre sembrato di esserlo col cuore. Non posso crederci! È finito tutto quell’amore? Non sono più avvolto. Nemmeno la consapevolezza di essere oggetto, per l’ennesima volta, dell’egoismo. Non ho mai chiesto nulla. Mai. Solo piccole attenzioni, lecito scambio dell’unico vizio che sia mai riuscito a riconoscermi: adorazione a prescindere.
Dalla brutalità antropica.
Dalla noncuranza del vicino.
Dalla razionalizzazione estremizzata dell’amore. Da quell’ammasso di perversione connaturata nella catena molecolare.
Ora il nulla. È buio, avverto il gelo e il mio cuore accelerato schizza fuori dal torace. Ce la farò?
Mi resta solo il tempo di respirare.

Il Kitsch

(La foto è di Pierre et Gilles)

Napoli seduce da lontano con la sua sensualità e, come la scia del profumo di dolci appena sfornati da un forno misterioso e irreperibile, ci fa sognare un mondo di delizie.

Da lontano ci irretisce agendo un immaginario sognato di corpi disponibili, di piaceri godibili, di occasioni facili. Salvo poi a incontrare la delusione di una realtà fatta di limitazioni anche turpi o funeste.

Napoli è il fascino del bandito che ci rapisce e, svelto di mano e con l’occhio di faina, ci travolge in un vortice di sensualità e passione. Salvo poi dover riconoscere il maleodorante olezzo di un corpo non lavato o la violenza ottusa e priva di luce del malandrino.

La nostra illusione di credere che la Bellezza abbia trovato casa a Napoli fa parte di quello stesso cumulo di cianfrusaglie che, come un apprendista stregone, mettiamo in moto appena, pressante e ineludibile, fa capolino dentro di noi il bisogno di pensare che esiste un luogo salvifico, o piu’ semplicemente un luogo.

Le Ripercussioni A Lungo Termine Per La Bp [Aggiornato]

Mentre la falla nel Golfo del Messico sta forse per essere chiusa, già si inizia a fare una prima stima di quanto sarà il conto dei danni che verrà presentato alla BP.

Secondo gli analisti la falla costa alla società petrolifera circa 16 milioni di dollari al giorno, la sua reputazione è ormai ridotta a brandelli ed il valore delle sue azioni ha subito un duro colpo. Un problema? affatto; il colosso britannico macina circa 66 milioni di dollari al giorno e nel 2009 ha guadagnano qualcosa come 14 miliardi di dollari, quindi anche se i costi della bonifica arrivassero a 14 miliardi, la compagnia petrolifera potrebbe lavorare un anno senza profitto ed assorbire il colpo.

Se la potenza economica alle spalle di queste multinazionali le mette al riparo da conseguenze a lungo termine dalle catastrofi causate dalla loro negligenza (secondo un’indagine del Wall Street Journal, infatti, le cause della catastrofe sono da attribuire tutte alla BP ed alla Transocean) solo i governi (in particolare la Casa Bianca) possono mettere un freno ad una loro condotta quantomeno scellerata.

– fonte: Huffington Post | via ilRasoio

Aggiornamento [@ansa:19.03]
Obama ha licenziato Elizabeth Birnbaum, responsabile dell’agenzia per le trivellazioni Mms, perché accusata di essere stata complice della BP per minimizzare la reale entità del flusso di greggio. La decisione dopo la stima dei Servizi geologici: dal pozzo sono usciti tra 12 e 25mila barili al giorno, al 17 maggio tra 130 e 270mila barili complessivi.