Infosfera 2018

Quanto tempo trascorriamo sui social network? A chi cediamo dati sensibili e il dominio della nostra attenzione, delle nostre emozioni e delle nostre opinioni? Siamo in grado di distinguere una notizia attendibile da una fake news? Riusciamo a verificare l’attendibilità dei profili della rete che diffondono notizie o bufale in maniera strumentale influenzando e determinando l’opinione pubblica? Quali sono i meccanismi di persuasione e di influenza sociale e i fenomeni che regolano la vita degli utenti sui social network?

Abbiamo dato risposte a queste ed altre domande realizzando la ricerca “Infosfera 2018”, guidati dal Prof. Eugenio Iorio e dal Prof. Umberto Costantini dell’Università Suor Orsola Benincasa ed in collaborazione con i team di ricercatori del Centro Studi Democrazie Digitali e della Fondazione Italiani.

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La carta di Odile

storiedicarta.org

La storia di Odile è una storia di carta. Una carta che assorbe e non si strappa. Una carta che plana.
Ci sono biglietti d’aerei e aeroplanini piegati.
Odile ha impacchettato sogni e glieli ha regalati, con fogli leggeri di carta velina. Spedito pacchetti con carta da pane e una nuvola dentro a un cartone. Polpette incartate tra gli spartiti ed un taccuino per i loro viaggi.
Odile dipinge su carta d’Amalfi, l’inchiostro così poi sa di limone.
Quando riparte gli appiccica fogli sui mobili e dentro l’armadio, al rientro la casa gli sembrerà meno vuota.
C’è un libro prezioso sul comodino, di carta spessa e un poco ingiallita, lui gliel’ha regalato con i suoi pensieri, grigio matita. C’è un pezzo di carta con una sua impronta digitale, per ricambiare voleva fargli un regalo unico e originale.
C’è una lettera appesa in una cornice, ha vinto un premio e un “si” di risposta. C’è carta di riso dentro a un cassetto, attende di uscire per sorridere un pò.
C’è carta stropicciata, sporca d’inchiostro, lanciata per rabbia contro lo specchio.
E poi c’è quel foglio arancione sulla scrivania, è la loro lista di cose da fare: “Segna!” lui dice, e c’è sempre da aggiornare.

Rick Torna A Fare Il Postino.

Rick è andato via.

L’ho incontrato l’ultimo giorno in ufficio, di domenica pomeriggio. Era lì, al centro del trading floor, vestito da jogger.

In quei 700 mq, dove di giorno girano febbrilmente milioni e milioni di euro, Rick guardava una partita di tennis vestito come un qualsiasi corridore della domenica. Sino al giorno prima di partire per il suo Surrey ha continuato a vivere li’, nel posto che odiava e che era diventato la sua prima casa.

Si racconta che sia finito a lavorare nel mondo dell’alta finanza anni prima,  per caso, quando da postino un giorno – quasi per cooptazione – si e’ trovato dipendente. Erano anni diversi, anni in cui trovare un lavoro in certi ambienti era piu’ facile. Si cercavano persone sveglie e brillanti e non si guardava il curriculum, si analizzava il cervello.

E così gli sono volati via 20 anni di vita, tutti passati in ufficio fra mille soddisfazioni e gratificazioni, sino a quel giorno in cui la vita e’ tornata a bussargli alla porta.

Rick ha provato a resistere ma non ce l’ha fatta ad ignorare il richiamo. Neppure il disperato tentativo di chi ha provato a fargli cambiare idea è riuscito piu’ a trattenerlo.

Rick ha deciso di dire basta a 15 ore al giorno in ufficio, a stipendi con 6 zeri l’anno ed e’ andato via, nella sua campagna. E per non tradire il destino ha deciso di tornare a fare lo stesso lavoro dal quale fu distolto 20 anni prima: il postino.

Rick, spero davvero tu riesca a portare sino all’ultima raccomandata questa volta.

E spero un giorno di trovare anch’io il coraggio di mettere un punto.

2011/05/01
Published

Piccoli Tagli Netti


Conoscersi è un gioco a cui a volte non scegli nemmeno di giocare.
Conoscersi è lacerante.
Come farsi a fette sottili con un bisturi ben affilato.

Mi guardi con quegli occhi così tuoi e mi sfidi a dire di più.
Sai bene che non è quello che farò.

Sarebbe bello dirti “Sei stupenda” per intendere “Sei stupenda“.
Sarebbe bello dirti “Sono pazzo delle tue labbra” per intendere esattamente questo.

Eppure Conoscersi non te lo concede.
Questione delicata e ricca di prassi.

Sono gentile e premuroso con te che sei spigliata  ma fumosa.
Sono brillante e spiritoso mentre tu sei ammiccante ma trattenuta.

Sarebbe bello dirti “Voglio sbatterti al muro” per dire che desidero il tuo corpo.
Sarebbe bello dirti “Non parliamo più” per dire che ho solo voglia di averti.

 Annusarsi secondo le regole.
Stare attenti a non compiere passi falsi.
Misurare le parole.
Calcolare la distanza.

Guardami e basta.
Guardami e prenditi ciò che vuoi.
Come se lo avessi fatto migliaia di volte.

2012/03/14
Published

Dita Veloci

 

 

 

 

 

 

 


Avrebbe voluto dirle qualcosa ad effetto senza essere scontato. Qualcosa di estremamente bello.

Lei era li, china sulle sue cose, indaffaratissima a riporre tutto nell’enorme valigia rossa, con l’ansia di non dimenticare niente. Niente che avesse importanza.

Così la guardò e sorrise.

Potresti farmi un po’ di spazio lì, signorina: tra le mutandine e quel rotolo di magliette”

Appena ebbe finito di dirlo si sentì triste.

Quel rotolo avrà presto le mie cure, ok? prometto che piego tutto da brava bambina”

Continuò a far finta di essere presa da tutti quei bagagli assurdi. Quelle t-shirt sdrucite, quei jeans scoloriti. Continuò a far finta di sentirsi sicura, a ripetersi che si trattava solo di qualche giorno e poi sarebbe tornata a star bene come sempre.

Gli addii sono sempre stupidi.

Lui cercò di scorgere il mondo fuori dalla finestra, ma non si stupì più di tanto quando non lo trovò.
Si domandò come si fa a lasciarsi andare. Come si può stringersi in un abbraccio, sentire la carne dell’altro sulla propria pelle e poi mollare la presa sapendo che quel calore non ci apparterrà più.
Così continuò a guardare fuori dalla finestra, un
“fuori” che ai suoi occhi pesanti non aveva più molto senso.

Ci hai messo poco a fregarmi.
Questo voglio che tu lo sappia.”

Lei ebbe un sussulto appena accennato, un rallentare delle velocissime mani che tiravano fuori e riponevano per l’ennesima volta l’ennesimo capo sgualcito. Niente di più che un lieve incespicare delle dita. Il silenzio che ne seguì fu denso. Denso come la prima volta che si guardarono negli occhi.

Sono cose che non dovrei nemmeno dirti. Tu hai la tua vita, i tuoi casini, le tue priorità. Sono solo l’ennesimo coglione che ti guarda e rimane scottato come un liceale al primo appuntamento.
Solo una cosa: non lasciare che il tempo mi sbiadisca”

Solo questo”

Così, senza aggiungere altro, senza riuscire nemmeno a sfiorarle il viso con la mano, si avviò verso la porta e lasciò che il mondo, quel mondo che per un attimo gli era sembrato l’unico possibile, continuasse a girare senza lui.

Di lei non sappiamo niente che valga la pena di essere scritto. Non sappiamo quale fu la destinazione del suo viaggio, né quanto le costò chiudere quella valigia rossa.


Di lei sappiamo solo che aveva mani veloci e pensieri cocenti.

2011/12/10
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Il Contadino Che Ammucchiava Libri

Van GoghColtivava i giorni, sapeva che il tempo poteva essere generoso oppure terribilmente avaro. Sapeva che imparare è vivere, e che sapere è morire. Sapeva che la ricchezza di un raccolto non voleva dire la certezza di un futuro. Non si stupiva di certo se i frutti del suo lavoro accoglievano i vermi o altri insetti, eppure il suo sforzo quotidiano era quello di preservare i frutti dalla loro presenza. Degli insetti ne osservava il mondo, era interessato soprattutto a quelli capaci di tesser una tela. Di due tipi di insetti era affascinato. Entrambi  infaticabili tessitori di ragnatele, ma ciò che li rendeva estranei quegli insetti era che a ai primi interessavano le mosche da acchiappare per rafforzare le proprie posizioni, ai secondi le ragnatele come organi di collegamento nel mondo degli insetti. Non amava i primi, era incuriosito dai secondi. Nella natura così complessa, anche nelle forme più apparentemente disordinate, trovava strategie di semplicità per comprenderne la maggioranza degli aspetti. E della comprensione dei fatti e delle cose della natura sapeva nutrire le sue giornate. Non era nato ricco, né aveva intenzione di esserlo. Gli bastava quando i raccolti erano ricchi, metter da parte per i tempi magri e soprattutto andar per mercati per comprar libri. Ammucchiava libri per un giorno futuro, per il giorno in cui i proventi dei raccolti non potevano permettergli di acquistarne. Ne acquistava, in realtà, più di quanti ne leggesse. Era la sua incessante preghiera che mormorava alla vita accoglienza.

2010/06/08
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La finestra di Odile

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C’è chi il mondo lo guarda dalla finestra, chi – come Odile – ce l’ha dentro.

«Ma come si fa a guardare qualcosa lasciando da parte l’io? Di chi sono gli occhi che guardano? Di solito si pensa che l’io sia uno che sta affacciato ai propri occhi come al davanzale d’una finestra e guarda il mondo che si distende in tutta la sua vastità lì davanti a lui. Dunque: c’è una finestra che s’affaccia sul mondo. Di là c’è il mondo; e di qua? Sempre il mondo: cos’altro volete che ci sia? Con un piccolo sforzo di concentrazione Palomar riesce a spostare il mondo da lì davanti e a sistemarlo affacciato al davanzale. Allora, fuori dalla finestra, cosa rimane? Il mondo anche lì, che per l’occasione s’è sdoppiato in mondo che guarda e mondo che è guardato. E lui, detto anche «io», cioè il signor Palomar? Non è anche lui un pezzo di mondo che sta guardando un altro pezzo di mondo? Oppure, dato che c’è mondo di qua e mondo di là della finestra, forse l’io non è altro che la finestra attraverso la quale il mondo guarda il mondo. Per guardare se stesso il mondo ha bisogno degli occhi (e degli occhiali) del signor Palomar.»

[Italo Calvino, Palomar]

.un libro prezioso.

Al parco

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Rimase distesa nel prato aspettando che SuperM, da lontano, le soffiasse una delle sue nuvole. “Esplora il cielo dentro di noi”, questo pensava di lei. E con il suo superpotere l’alimentava.

Ormai lo sapete, Odile vede tante cose nelle nuvole, senza di loro il cielo – come la sua mente –  non ha fantasia.

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