La finestra di Odile

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C’è chi il mondo lo guarda dalla finestra, chi – come Odile – ce l’ha dentro.

«Ma come si fa a guardare qualcosa lasciando da parte l’io? Di chi sono gli occhi che guardano? Di solito si pensa che l’io sia uno che sta affacciato ai propri occhi come al davanzale d’una finestra e guarda il mondo che si distende in tutta la sua vastità lì davanti a lui. Dunque: c’è una finestra che s’affaccia sul mondo. Di là c’è il mondo; e di qua? Sempre il mondo: cos’altro volete che ci sia? Con un piccolo sforzo di concentrazione Palomar riesce a spostare il mondo da lì davanti e a sistemarlo affacciato al davanzale. Allora, fuori dalla finestra, cosa rimane? Il mondo anche lì, che per l’occasione s’è sdoppiato in mondo che guarda e mondo che è guardato. E lui, detto anche «io», cioè il signor Palomar? Non è anche lui un pezzo di mondo che sta guardando un altro pezzo di mondo? Oppure, dato che c’è mondo di qua e mondo di là della finestra, forse l’io non è altro che la finestra attraverso la quale il mondo guarda il mondo. Per guardare se stesso il mondo ha bisogno degli occhi (e degli occhiali) del signor Palomar.»

[Italo Calvino, Palomar]

.un libro prezioso.

Daniela De Vita - Odile

Impacchetto sogni, nuvole e a volte anche le parole. Adoro la carta, potrei impacchettare anche lei. In borsa, assieme ad una matita, porto una gomma rossa e blu. Non mi piacciono i vicoli ciechi, e così, quando ci finisco dentro, li cancello e disegno una via d'uscita. A volte è un po' bizzarra, ma alla fine riesco sempre a sbucare fuori. Se progetto per lavoro, la mia vita la disegno. Da grande? Venderò allegre polpette a gente triste, che mi sorriderà.

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Come manca un bottone

 

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Dov’era finito?
Rischiava di far volare via le farfalle che aveva nello stomaco.
“Se la pancia prende freddo poi inizierò a ragionare con la mente?”, si chiedeva Odile.
Era nervosa, smaniosa. Ma, d’altronde, se ti manca un bottone non ti senti insofferente?

Arrivò l’aereo e lo salvò.

Daniela De Vita - Odile

Impacchetto sogni, nuvole e a volte anche le parole. Adoro la carta, potrei impacchettare anche lei. In borsa, assieme ad una matita, porto una gomma rossa e blu. Non mi piacciono i vicoli ciechi, e così, quando ci finisco dentro, li cancello e disegno una via d'uscita. A volte è un po' bizzarra, ma alla fine riesco sempre a sbucare fuori. Se progetto per lavoro, la mia vita la disegno. Da grande? Venderò allegre polpette a gente triste, che mi sorriderà.

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Al parco

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Rimase distesa nel prato aspettando che SuperM, da lontano, le soffiasse una delle sue nuvole. “Esplora il cielo dentro di noi”, questo pensava di lei. E con il suo superpotere l’alimentava.

Ormai lo sapete, Odile vede tante cose nelle nuvole, senza di loro il cielo – come la sua mente –  non ha fantasia.

[clicca sull’ancora per vedere il bottone]

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Parco

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Parco 40.659655, 14.806561

Daniela De Vita - Odile

Impacchetto sogni, nuvole e a volte anche le parole. Adoro la carta, potrei impacchettare anche lei. In borsa, assieme ad una matita, porto una gomma rossa e blu. Non mi piacciono i vicoli ciechi, e così, quando ci finisco dentro, li cancello e disegno una via d'uscita. A volte è un po' bizzarra, ma alla fine riesco sempre a sbucare fuori. Se progetto per lavoro, la mia vita la disegno. Da grande? Venderò allegre polpette a gente triste, che mi sorriderà.

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Odile

odile-aereo

Odile salva bottoni persi e abbandonati, li raccoglie in una nuvola. Li trova tra le foglie croccanti, mentre attraversa la strada all’angolo di un marciapiede (prima di svoltare!).
Tra la sabbia raccoglie quelli malinconici che osservano le barchette all’orizzonte.
Le arrivano da posti lontani e lui, il suo supereroe, glieli regala come fossero fiori.
Usa una mongolfiera per portarli sulla nuvola o, quando riposa, li lega ad un aeroplanino di carta che li porta su piano piano.
Alcuni, come briciole, li lascia ad indicare posti che possono raccontare le sue storie.
Qui c’è la sua barchetta preferita…

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lega navale

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lega navale 40.673090, 14.769107

Daniela De Vita - Odile

Impacchetto sogni, nuvole e a volte anche le parole. Adoro la carta, potrei impacchettare anche lei. In borsa, assieme ad una matita, porto una gomma rossa e blu. Non mi piacciono i vicoli ciechi, e così, quando ci finisco dentro, li cancello e disegno una via d'uscita. A volte è un po' bizzarra, ma alla fine riesco sempre a sbucare fuori. Se progetto per lavoro, la mia vita la disegno. Da grande? Venderò allegre polpette a gente triste, che mi sorriderà.

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Ai miei studenti.

“Ciao”
“Ciao”
“Sei preso malissimo?” “Tristeeee”
“No”
“Siamo apposto”.

[…]“Come ti chiami?”
“Mi chiamo Francesco, ho 21 anni, vengo da Napoli”.
“Ah.”

[…]“Ma non è che sei un comico?”
“No”
“E che cosa fai qui? In verità ci dirà?”
“Ballo”
“Balliiiii tuu?

“Una sera ho fatto un sogno, che passavo per una piazza piena di artisti diversi che ballavano. Mi sono svegliato e accendendo la televisione c’era la pubblicità di Italians got talents. E allora ho deciso, vabbè. Se va male questa non so se continuo a provarci, a sfondare o se mi do a qualcos’altro”.

[…]“Sei sicuro di essere un ballerino?”
“Lo spero”.
“Puoi anche rinunciare a esibirti. Io te lo dico. Non sei obbligato”.

Tra le risa, i sorrisini che scherniscono di un pubblico che ha già decretato la sua bocciatura.
Perché la forma è tutto nella Società dello Spettacolo.
Ma inizia la musica e lui inizia una danza.
Non è una semplice danza, perché è una danza di liberazione.
Inizia il suo manifesto esistenziale, scandito dai diversi tempi della musica.
Libera la sua essenza.
Quando smette rimane a terra, chiude gli occhi e poi quando li riapre è lì con tutto se stesso.
Umile e consapevole di essere ciò che è.
Per quel pubblico è un’altra persona.
Non più uno sfigato, ma un vincente.
Ma in realtà non è né l’uno né l’altro. È una persona libera, prima di essere una persona di talento.

[…]“Tu mi hai conquistato tante volte, in particolare quando hai risposto a Luciana dicendo “come chiameresti questa danza, e tu hai risposto “non la chiamerei”. C’è dietro della filosofia, del “cazzimm” come direbbero i Napoletani, o ci stai pigliando per il culo”
“Noo No. Ti spiego”
“Spiega”
“Non mi piace definirmi né come persona, né come ballerino. Magari se qualcuno vede questa esibizione può dire quello che faccio. Ma io mi voglio sentire libero domani di poter fare cose completamente diverse. E quindi non mi sento appartenente a nessuna cultura”.
“Mi hai conquistato”.

Ecco cosa è per me l’essenzialità, che dovremmo riscoprire nella nostra società.
Ciao Ciski.

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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Domenica Pomeriggio

La domenica pomeriggio era un frammento in bianco e nero.
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eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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Le scarpe buttate per strada, i sogni strozzati e il silenzio cieco

Non può essere taciuto. Eppure, oggi, c’è stato un silenzio cieco.
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eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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D2D: #wister – Le Emozioni Di Un Incontro

Da aprile di quest’anno sono entrata a far parte del gruppo femminile WISTER (Women for Intelligent and Smart Territories) che riunisce donne che credono sia possibile fare lobby mettendo al centro l’idea di conquistare spazi nella società civile, lavorativa, politica,  attraverso l’utilizzo consapevole della tecnologia  intesa come strumento di avvio di partecipazione e innovazione.
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Cromo

Donna. Meridionale. Classe 1969. Pesci, cuspide aquario (si scrive senza “c”), ascendente gemelli. Madre di un dodicenne , legata fortemente ai costumi familiari che solo il sud riesce a conservare. E’ una dipendente pubblica amante del proprio lavoro. Dirigente sindacale. Scout. Come scopo principale nella vita intende difendere le altre donne, i bambini, i più deboli (umani), l’ambiente ed il concetto di lavoro. Curiosa infinitamente e pronta ad accogliere proposte di percorsi su terreni poco battuti ogni qualvolta si presentano all’orizzonte , salvo poi farsi assalire dai sensi di colpa a causa del tempo che ruba alla sfera affettiva. Amante internauta disillusa. Ha inseguito per anni la visione della democrazia grazie alla tecnologia fino a sbattere il muso e comprendere che il potere rimane sempre nelle mani di pochi. Adora la comunicazione in ogni suo aspetto e cerca di farne uso da autodidatta. Maniaca delle inezie. Molto ignorante ma con infinita voglia di imparare. Alla ricerca di Zion.

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