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Cattivi Maestri

Stasera ho ricevuto una telefonata da Stefania Carboni, giornalista di Giornalettismo.com.
Voleva sapere se ci fossi io, la mia società (Imaginifica.com) o il mio blog (Ottavopiano.it) dietro un attacco di cloni bot a Matteo Renzi, cosa che pare abbia fatto tanto discutere in questi giorni.
Mi hanno chiamato perché sembra ci sia un’analogia tra uno dei fake presenti nell’attacco e il nickname che uso per scrivere su Ottavopiano.it .
Ho smentito tutto: dietro questo ed altri attacchi non ci sono io, non c’è Imaginifica e non c’è Ottavopiano.it .
Dietro questi attacchi, forse, c’è solo uno studio sull’influenza sociale che, insieme a tanti altri addetti ai lavori, portiamo avanti da anni. Oppure semplicemente dei coglionazzi.

Ciò che, invece, vorrei sottolineare è che, finalmente, qualcuno si accorge “vagamente” che internet non è un ambiente libero, che l’opinione pubblica può essere influenzata e pilotata soprattutto sui social network (così come avvenuto nel caso Renzi) e che per farlo si utilizzano processi a noi ben noti e studiati sin dall’anno 2009.

Ecco alcuni link per capire di cosa parliamo:
Mattia Marasco – Strani tweet contro Renzi
Wired.it – Primarie, i tweet sospetti su Renzi
Giornalettismo.com – Matteo Renzi e l’attacco dei fake su Twitter
mantellini.IT – Social media pirla

Potrete leggere e ascoltare ciò che ci siamo detti al telefono direttamente dal post su giornalettismo.com (ps: potevano chiedermi la liberatoria, l’avrei data senza problemi).

IL PUNTO

Il punto della questione non è la mia presunta colpevolezza (tanto ci sono abituato a fare da capro espiatorio) o presunta innocenza (forse qualche colpa ce l’ho in quanto l’autore dei fake sembra proprio che legga Ottavopiano.it o addirittura pare che possa essere un mio studente).
Il vero punto della questione è il fatto che, come anticipato, in questi giorni balzano agli occhi di tutti alcune tecniche a noi già evidenti e chiare da anni: sui social network più usati al mondo, e cioè su facebook e su twitter, è possibile falsare e/o manipolare l’opinione pubblica, pilotandola attraverso reti di utenti fasulli (botnet) che sono in grado di togliere o regalare consenso a chiunque e a qualunque tipo di contenuto.
Ottavopiano.it si è sempre interessato molto alla fenomenologia della rete e al cosiddetto web 2.0, verso cui abbiamo avuto posizioni molto critiche.
Potete leggere ad esempio:
Il web 2.0 è morto e il web 3.0 non sarà per tutti
Il web 2.0 è morto. Teorie critiche sul web 2.0.
Speech al Forum della Comunicazione 2012: Noi siamo storie
La guerra dei memi. Gli influencers e il nemico PD
The cyberbrain warfare: la guerra degli influencer
Intellettuali, giornalisti e blogger nell’Italia della PopPolitica
Inoltre è possibile leggere alcune mie considerazioni (stralci di una intervista fattami dall’autore) nel libroUn Grillo qualunqueedito da Castelvecchi Editore, 2012.

Premesso che non è minimamente azzardabile un paragone con i temi dello spam attack di cui parla Martha Coakley, né tantomento con le strategie per ottenere TT, visto che gli algoritmi di Twitter sono cambiati da agosto/settembre e sono anti spam attack, si tratta, in realtà, solo di un uso puerile di fake, in cui chiunque può capitare (vedi esempio a fine post). 
Faccio qualche valutazione in merito visto che sto seguendo e catturando, dal 18 ottobre 2012 e attraverso una quarantina di chiavi di ricerca, tutto il flusso delle primarie per la redazione di un paper scientifico per una conferenza internazionale.
Dopo la fase utopistica iniziale del Web riservata al mondo accademico, durata fino al 1993, la saga del dot.com cresciuta fino al 2000, la sua rinascita come Web 2.0 intorno al 2003, e l’evoluzione in quando media di massa nel 2011, stiamo entrando nella quarta fase della cultura di internet, caratterizzata dal conflitto dell’agone pubblico e dall’auto-formazione a livello individuale delle opinioni pubbliche attraverso l’emotional sharing, ovvero la condivisione di emozioni.

1. Il web 2.0 è morto, ed è morta l’ideologia su cui si fondava, ovvero libertà, democrazia, partecipazione.
2. All’interno di quel residuo di web 2.0 è arduo trovare persone che si comportano in modo corretto.
3. Twitter non è uno spazio pubblico, ma un sistema di breaking news, che producono emotional sharing, polarizzando sempre più gli immaginari che si sintonizzano sulle analoghe frequenze d’onda dei polarizzatori.
4. Le reti sono informali, fluide e invisibili, un aspetto questo che va causando panico e confusione; terreno fertile per opinioni polarizzate e utenti tendenti all’estremo.
5. I social network crescono in un ambiente in cui il litigio inutile è diventato la norma e l’entropia ha raggiunto i suoi massimi livelli. In questo senso la distinzione tra segnale e rumore operata da Shannon ha perso il suo significato metaforico fondamentale, per cui tutto può essere considerato rumore. Per le macchine il rapporto segnale/rumore esiste, e viene affrontato con l’uso di filtri sempre più fini.
6. Il Web 2.0 (in particolare Facebook e Twitter) genera una psicopatologia, che si manifesta con sempre maggior chiarezza come un’epidemia sociale e, più precisamente, come una epidemia socio-comunicativa. Se vogliamo sopravvivere dobbiamo essere competitivi, e per farlo bisogna essere connessi, ricevere ed elaborare in continuazione un’immensa quantità di dati. Ciò provoca un costante stress di attenzione e la riduzione del tempo disponibile per l’affettività. C’è meno voglia di capire gli altri.
7. Twitter ha flussi comunicazionali e flussi conversazionali. Chi è oggetto principale delle menzioni è chi polarizza, non chi influenza e allo stesso tempo è argomento dei flussi conversazionali. I flussi conversazionali sono naturali, i flussi comunicazionali indotti.
8. Gli influencer sono sottoposti inconsciamente – nel migliore dei casi, nel peggiore sanno benissimo cosa vuol dire gramscianamente il proprio – ad essere ingegneria di una strategia dell’attenzione tesa a costruire framing o generare priming sui temi di interesse di parte e a generare nuovi stati di comportamento indotti volontariamente.
Gli influencers sono filtri: filtri della nostra attenzione, delle nostre emozioni, delle nostre labili opinioni.
9. Le vere merci dell’infosfera sono: attenzione, socialità, fiducia e reputazione.
10. Twitter non sposta voti da un punto di vista elettorale perché non fa cambiare opinione ma polarizza, in entrambi i versi estremisti, le opinioni già acquisite.

A tal fine ecco una prova delle mie riflessioni.
Lo stesso Giornalettismo.it non sfugge a questi format.
Nel lancio dell’articolo che mi riguarda usa un fake in appoggio al profilo istituzionali. Ho visto alle 20.50 chi nel flusso conversazionale avesse twittato ed eventualmente RT l’articolo:
Dashboard

Scoperti tre utenti, li monitoro. Ed uno dei tre profili non sembra essere reale, ma un fake:

Un simpatico fake pro Giornalettismo.com

Scrollando si scopre che twitta solo post di Giornalettismo.com
Scroll fakeUn fake spammer? La Redazione di Giornalettismo.com  ci risponde dicendo che l’account MtMura è di Maria Teresa Mura, redattrice. Non mi abbia a male, per questo scambio, ma è interessante la sua fruizione di Twitter.

Scroll fake

P.S.:
Piccolo appello a chi utilizza il fake giacomo_bonomo.
Che tu sia un mio studente, un lettore o uno qualunque al quale sto sul cazzo, ti chiedo di seguire quell’insegnamento di Gilles Deleuze che nei miei corsi ripeto come un mantra:
“Non abbiamo bisogno di comunicazione, al contrario ne abbiamo troppa. Abbiamo bisogno di creatività. Abbiamo bisogno di resistenza al presente”.
E che cazzo, un po’ di creatività no?

eugenio iorio - jacques bonhomme

Studia le immaginificazioni sul futuro anteriore attraverso il framing e le neuroscienze. É docente di Comunicazione pubblica e di Comunicazione politica presso l’Università di Bari, di Comunicazione e innovazione nella Pubblica Amministrazione presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha lavorato all’immaginario della nuova Puglia e, negli ultimi cinque anni, ha diretto la comunicazione istituzionale della Regione. Ha fondato il Public Camp e il blog collettivo www.ottavopiano.it, laboratorio di ricerca sui media e sugli influencer. Si occupa di comunicazione e marketing politico. É consigliere nazionale della Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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