Elogio Dell’ Irreperibilità

Il viandante sul mare di nebbia (1811) – Caspar David Friedrich

<<- L’Uomo è un animale sociale.

– Cazzate!

– Come sarebbe a dire?

– L’animale sociale è un’invenzione del maschio alfa per creare una stratificazione sociale da assoggettare ai propri voleri tramite la politica che è il braccio dell’economia di scambio. Il senso del sacrificio cristiano ha suggellato la schiavitù del plebeo nei confronti dell’alfa per assecondare i sistemi produttivi capitalistici. Siamo tutti schiavi: ieri lo eravamo di un imperatore in carne e ossa, oggi di un imperatore invisibile e più subdolo che agisce tramite onde elettromagnetiche. Il Re del Mondo!

– … alfa?

– Uno stratagemma perfezionato nei secoli dalle lobby socio-economiche per creare un legame apparentemente indispensabile tra gli individui formanti la cosiddetta società civile.

– Misantropo che non sei altro!

– Così come le formiche di un formicaio, quando s’incontrano lungo la stradina che dall’entrata della loro casa sotterranea le porta verso il cibo, hanno continuamente bisogno di toccarsi tra di loro tramite le ‘antennine’ per riconoscersi, allo stesso modo noi esseri umani dobbiamo continuamente parlare, parlare, parlare, comunicare, scrivere, mandare messaggi, lanciare bottiglie con messaggi nell’oceano della solitudine. Sennò moriamo. Naufraghi di noi stessi. Altrimenti siamo costretti a rimanere in compagnia, nella stessa stanza, con la persona più pericolosa e noiosa della nostra vita…

– E cioè, chi?

– Con noi stessi.

– Che assurdità!

– Ti sembrano assurdità perché ormai siamo tutti assuefatti e aborriamo il cambiamento, additando chi non si conforma alla maggioranza. Siamo talmente abituati a contare sulla reperibilità degli altri esseri umani tramite i vari aggeggi forniti dalla tecnologia, che non siamo più in grado emotivamente di gestire un’eventuale assenza di contatto. E tu ne sei la prova. Per non parlare di quella volta, durante quel fine settimana a Capri, quando dimenticasti il caricabatteria a casa e il tuo cellulare giaceva esanime sul comodino. Ti dovetti fare un’endovena di camomilla. Ricordi?

– Ma che c’entra? Io prima ero preoccupata perché non rispondevi.

– Appunto. Lo vedi che mi dai implicitamente ragione?

– In che senso?

– Nel senso che la tua preoccupazione nasce dalla disponibilità di una tecnologia talmente efficiente e presente che in caso di mancata risposta non pensi alla ragione più semplice, non sai supplire alla mancanza utilizzando la forza del pensiero… Se invece di essere nel 2008 ci trovassimo nel 1867, in un’epoca storica senza cellulari, tu non ti saresti preoccupata della mia incolumità perché non saresti stata condizionata dalla facile reperibilità in cui viviamo. E se anche io fossi qui, morto, nel mio monolocale di trenta metri quadrati, lo avresti saputo solo dopo molti giorni o settimane tramite un corriere a cavallo, con una lettera o un biglietto. Non credi?

– Beh! Sì…

– Allora, vedi? Il collante sociale fornito dai cellulari non solo ha soddisfatto le esigenze economiche di chi voleva una società riunita e controllabile, ma è andato oltre: ha azzerato i normali ritmi del tempo, causando un’alterazione della qualità del sapere. Dove per “sapere” non intendo solo le nozioni di chimica o le formule fisiche, ma la normale conoscenza della posizione di un corpo nello spazio. Nella fattispecie, il mio. Noi oggi non veniamo a conoscenza delle cose in maniera normale, quasi casuale, ma andiamo alla ricerca di una conoscenza superficiale delle cose e degli esseri (Ci domandiamo scioccamente:Dove sei? Cosa fai? Con chi sei? Invece di chiedere: Chi sei? Da dove vieni? Quali sono i tuoi obiettivi per il tempo che ti rimane? Cosa c’è dopo la morte? “Cosa” c’è tra un atomo e l’altro? Come mai esisti?) perché il sistema economico ci ha detto che in questo modo saremmo stati meno soli. E noi c’abbiamo creduto.>>

Testo tratto da Elogio dell’irreperibilità dell’individuo .