Ho Guardato A Lungo La Mia Barba Bianca

ImageHo 35 anni. Soffro del complesso opposto a quello di Peter Pan. Mi sento più vecchio dei miei anni. Mi sarò chiesto che tutto ciò dipende dalla pressione che ogni uomo vive di continuo nel corpo e nel pensiero e che, suo malgrado, lo spinge ad essere sempre più omologato, globalizzato, irreggimentato verso il modello unico del consumatore planetario.

Ma non è una naturale tendenza dell’essere umano quella all’omologazione, bensì il risultato di un’imponete e devastante guerra mediatico-psicologica che a fine scorso secolo, e solo negli USA, ha avuto un costo superiore a 200 miliardi di dollari e più sotto la voce pubblicità. E oggi? Nel terzo millennio, l’uomo vive in una società dominata da quella che può definirsi la volontà alla virtualità. Il mondo della virtualità è una nuova dimensione esistenziale in cui è praticata l’estrazione, dalla specie umana, dell’energia e della forma di vita naturale, del suo tempo, per la sua sostituzione potenziale con nuove forme di vita androide. La trasformazione avvenuta dello spazio dei mass media in spazio pubblicitario, inteso come pubblicità di merci, ha trasformato la realtà in una simulazione. La simulazione, e perciò la distruzione dell’autentico dibattito,  è ciò che Guy Debord chiamerebbe il primo salto quantico nella società dello spettacolo e che Jean Baudrillard riconoscerebbe come pietra miliare dello slittamento del mondo nell’iperrealtà. La colonizzazione massmediatica della società civile, con le immagini della televisione, si è trasformata in una campagna quasi politica di autopromozione della tecnologia. E nel ventesimo secolo, man mano che telefono, radio e televisione sono diventati veicoli del dibattito pubblico, la natura del dibattito politico si è tramutata in qualcosa di ben diverso da ciò che prevedevano gli autori della Costituzione. Ora i politici sono merci, i cittadini consumatori e i problemi vengono decisi mediante fatti spettacolari: alle manifestazioni politiche, la telecamera è l’unico spettatore che conta. La società dei consumi è diventata il modello del comportamento individuale. Il dibattito è degenerato in pubblicità, e la pubblicità usa il potere sempre maggiore dei mass media elettronici per alterare le percezioni e modellare le idee. Quello che era stato un canale di autentica comunicazione, serve ora ad aggiornare il desiderio commerciale. Oggi quando le persone, rimaste affascinate dalle bacheche elettroniche, dai nuovi canali di comunicazione che internet ha creato, diffondono la voce della democrazia magica di queste reti, corrono il rischio di trasformarsi in agenti involontari della mercificazione.

La mia barba è diventata quasi bianca, ma non è un segno di una merce né di mercificazione. E’ semplicemente simbolo di una resistenza umana, che ha consumato molta vitalità.