Il Mio Nome È Jacques Bonhomme

Io sono jacques bonhomme, nacqui un giorno in cui le nuvole scaricavano la loro tristezza sulle terre francesi del Beauvais e i contadini piangevano i loro inutili sacrifici. Anche io nacqui contadino… così come mio padre, e prima di lui mio nonno… Io amai la terra, ma né vidi mai né godei dei suo i frutti. Tutti i suoi frutti,  le nostre donne comprese, erano di proprietà di quei porci dei Padroni, gente senza dignità e umanità… La nostra ignoranza ci aveva relegato a una vita senza pretese, dove i soprusi erano il pane della nostra povera e misera tavola… Quell’anno avevamo perso tutto, i nostri bambini stavano morendo di fame … Era il  maggio del 1358 Anno del Signore Dio Nostro.  Si … il Signore Dio Nostro … noi lo invocavamo con le nostre preghiere … Dove eri Signore quando mio figlio moriva tra le braccia della mia donna … dove eri io credevo in Te… I Signori chiedevano i loro tributi, noi non avevamo niente… niente era rimasto dai nostri raccolti. Dai nostri stracci non potevamo ricavare più nulla. Solo le parola di un uomo ci sollevavano lo spirito… diceva che non dovevamo attendere il Paradiso per poter vivere come uomini felici … il suo nome era Guillame Carle. Fu la rivolta… il Beauvais fu solo l’inizio. E io ero al fianco di Guillame, … ormai ero solo … non avevo che lui … mia moglie aveva seguito il nostro bambino lì dove solo la morte acconsente ad andare. Distruggemmo castelli, massacrammo i Padroni, trascinammo i nostri fratelli contadini alla rivolta… La Francia Settentrionale era nostra. La Normandia, il Ponthieu, la Piccardia … e infine Parigi.!!!!!!!!!!! Tremavano tutti al nostro passaggio … e i nostri fratelli contadini gioivano… Il nostro Paradiso era diventato la Terra…  la terra che ci aveva visto nascere, la terra che tanto avevamo amato … Non dovevamo più aspettare!  Io mi chiedevo quanto potesse continuare … Guillame mi rispondeva sempre : “Fratello Jacques adesso e per l’eternità”. Carlo V, re di Navarra, ci chiese di trattare… era sceso a trattare con i pezzenti. Un re che parla con i contadini, la storia non ammette debolezze. C’è un tempo e un luogo per cui ogni cosa abbia un inizio e una fine. Io sentivo che era la nostra fine. Dissi a Guillame di non andare. Respiravo la morte. Guillame andò … i contadini erano in festa. Alcuni di noi lo seguirono.  E la loro festa si trasformò in rovina. Il re tradì il suo popolo … Presero prigioniero Guillame. Gli altri furono tutti ammazzati. Le truppe regie ci attaccarono … un bagno si sangue allagò la nostra terra… Guillame fu torturato fino alla pazzia. Fu mangiato dai topi nelle buie segrete del carcere. Così raccontavano anni dopo vecchi barboni. Quella notte io fui l’unico a non morire. O morii tante volte quanti furono quei contadini che chiedevano pietà per non essere uccisi. Ma  nessuna pietà ebbero di loro. All’inizio di una estate gocce di sangue scandivano un altro tempo. Un tempo eterno… di dannazione. Non ricordo come feci a trovarmi né lì né altrove. Ero fuori dal mio corpo … Per continuare a vivere in eterno…