Io Vivo Sotto

Sotto un letto, sotto un tavolo, sotto la mia copertina di pile, sotto la mano di chi ha voglia di regalarmi una carezza, sempre adeso a qualcosa… Sotto, vivo sotto e mi piace. Mi sento protetto, al sicuro. Sento il bisogno impellente di star sotto, di osservare le sfumature che danno spessore ai colori. Devo annusare tutto quello che mi circonda, lasciarmi trascinare dagli odori che danzano davanti al mio muso. Capire me stesso osservando gli altri mentre cercano loro stessi.

E tutto questo desidero farlo mentre sono “sotto”, anche perché, in fondo, stanno sotto anche loro.

Eh già… sono lì, ogni giorno, tutti sotto!

Hanna, sotto al suo plaid islandese, per difendersi dal freddo di un luogo genuinamente magico. Bonhomme, sotto il peso delle parole lette, ascoltate e da affidare, imparando il linguaggio degli altri per far pesare di più i suoi silenzi. Gaetano, sotto sé stesso, combattuto tra la mole (crescente) di responsabilità e il ricordo di quel senso di ingenua protezione offerto dall’idea degli anni a venire. Onomatopeica, sotto il tetto del suo soppalchino pieno zeppo di libri, proiettata tra i pensieri degli autori che ama, lontana da una realtà che non sempre le piace. Max, sotto il calore di un sole, un cucciolo di uomo un po’ cubano un po’ italiano che illumina i suoi giorni, la sua esistenza, il suo domani.

Oz, il mio fedele Oz, sotto il peso delle parole di Deleuze, in un angolo. Cosa ci farà mai Oz in un angolo!? Distruggerà il suo presente? Osservo il suo sguardo, e sebbene non sempre riesca a comprendere a cosa stia pensando, credo soltanto che voglia capirsi, come tutti gli altri del resto, e nel frattempo sono certo che si accucci li sotto perché intende proteggersi da chi pensa che star sotto sia “roba da matti”.

E la Riduc? Sotto anche lei con la sua matita, sempre lì sotto a disegnare il suo mondo. L’altro giorno salto sul suo letto, mi intrufolo sotto le coperte e lei era lì, col suo pennino a disegnare! “Perchè disegni qui sotto?” – le ho chiesto. Purtroppo non mi è ancora concesso aver risposta ma credo che si senta “al sicuro” a scarabocchiare i suoi sogni sotto le coperte! In fondo, come capita a tutti noi, restiamo sotto perché siamo finalmente soli con noi stessi, ci facciamo le coccole, accarezziamo i nostri pensieri. E allora sono finito lì sotto anch’io, ho fatto un giretto su me stesso per trovare il mio posticino, ho sbuffato e mi son messo a dormire mentre lei sognava con la sua matita.

Restando sotto ho capito che questo è un mondo di esseri che hanno bisogno di volersi bene, ma che spesso non riescono a farlo. Persone che cercano di capirsi, che scelgono di stare soli per ritrovarsi, anche se poi continuano a perdersi.
Sono “sotto” sì! Vi osservo, cerco di capirvi. Con il muso all’insù scruto il mondo e la vita che passa.

Charlie Brown

    Thule
    September 23, 2010 at 13:42

    talmente sotto che nessuno mi ha visto…

    Ettore Ruggi d'Aragona - Oz
    September 23, 2010 at 13:54

    povero Thullio…non ti lamentare sempre! e poi a te piace stare sotto! esci da sotto le coperte della tua ragazza per cortesia! e lavora!

    onomatopeica
    September 23, 2010 at 14:08

    Quante volte abbiamo chiesto a Thule sotto cosa fosse? QUANTE?????

    Thule
    September 23, 2010 at 14:57

    mi spiace, ma io non sto sotto!
    io vivo sopra, in superficie. le stelle come coperte e il vento a farmi andare avanti.
    sotto fa caldo. l’aria è poca. gli odori degli altri non mi sono mai piaciuti!

    Ettore Ruggi d'Aragona - Oz
    September 23, 2010 at 15:17

    Thule non dire cosi che non ti crede nessuno! altrimenti postiamo su Twitpic la foto che ho appena scattato di te sotto le coperte a scrivere!

    onomatopeica
    September 23, 2010 at 17:26

    Beh, io sotto il soffitto del mio soppalchino sono molto più vicina di te alle stelle!

    Giacomo Alfredi
    September 24, 2010 at 00:28

    Una volta, quando ero piccolo, dopo aver rotto in casa un lampadario antico, fuggii sotto al mio letto credendomi al sicuro. Mia madre che stava in cucina sentì il botto e brandendo la mazza da scopa, dai e dai, ma dai e dai, riuscì – come fossi un serpente – a stanarmi e a menarmi. Da quel momento decisi che era meglio rifugiarsi sotto al letto della fantasia e in casa non toccai più un pallone preferendo disegnarli – i palloni – tutti colorati e dentro ad enormi porte da calcio con sopra la scritta: Gol!

    Ettore Ruggi d'Aragona - Oz
    September 24, 2010 at 00:34

    Giacomo, grazie per questo splendido commento che ci ha fatto rivivere i nostri momenti passati:) sei stato davvero carino! anch’io ho rotto una marea di cose da piccolo e anche io per via del mio pallone da calcio! e mi rifugiavo ovunque per non prenderle:) Sono certo che anche il nostro Thule ( che oggi addirittura è presidente di una squadra di calcio ) ti risponderà qui sotto…avrà certamente qualcosa da dire:) In ogni caso oggi, almeno qui da noi, siamo tutti davvero e sempre “sotto” a cecare noi stessi….
    Un saluto anche dal nostro blogger canino Charlie:) Seguici sempre. A presto!

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