Lettera Senza Aggettivi Alla Gelmini

Ministro,
mi permetto di chiamarla semplicemente così, perché non trovo l’aggettivo opportuno e in questa Italia delle parole abusate, stuprate e vuote penso che sia meglio così.
Sono stato educato a una Scuola in cui le parole sono importanti.
Credo nella semantica delle parole.
Credo che le parole abbiano un significato preciso e che non sia utile usarle a caso come scorciatoie, quando si è incapaci di argomentare le proprie posizioni.
Chi parla male, pensa male e vive male.
Affermo questo perchè ho studiato Scienze della Comunicazione.
Mi perdoni Ministro, ma onestamente provo una grande difficoltà.
Lei è un Ministro della Repubblica, pensi che prima di Lei ha ricoperto la carica di Ministro della Pubblica Istruzione un tale che si chiamava Giovanni Gentile.
Lei, penso, sappia bene chi è.
Beh le dirò una cosa che è meglio che non dica a nessun altro, può ledere alla sua immagine.
“Amenità” non è un termine negativo.
Shhh… Mi faccia continuare.
La parola “amenità” deriva dal latino antico amoenus che reputati filologi congiungono ad AMÀRE, che darebbe il senso di amabile, attraente, altri, invece, congiungono al greco AMEINON il migliore.
Gentile non avrebbe mai usato “amenità” in senso negativo, perché sapeva il significato.
Era una persona colta, da permettersi di fare il Ministro e la riforma dell’Università.
Lei NO.
Le consiglio Luigi Crespi.
Perchè Le serve qualcuno che le metta le parole in bocca, in modo da dare senso e significato alle stesse. E forse, qualche volta che le faccia dire anche qualcosa di intelligente.
Cordialità.