Ora E Sempre Resistenza. Lettera Aperta A Maurizio Costanzo Di Pier Paolo Pasolini.


Avrai avuto anche 7 anni, quel 25 aprile 1945.
Ma quel giorno, capisti che non si trattava della tua “liberazione”, avevi con il fascismo un qualcosa in comune.
Perchè nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo televisivo della civiltà dei consumi, di cui tu sei stato e ne continui ad essere gran cerimoniere.
Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta.
Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole.
Oggi, al contrario, dopo quasi tren’anni -a partire dai primi anni Ottanta – la teledittatura del berlusconismo ha modificato la cultura e il costume italiani mediante una neo-civilizzazione televisiva tradottasi poi in consenso politico-elettorale.
Non solo. Ha modificato l’Italia. L’adesione al suo modello imposto è tale e incondizionata.
Per mezzo della televisione, il nuovo fascismo ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali.
Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza.
Ha imposto i suoi modelli a un unico nuovo “ceto medio culturale”: che sono i modelli voluti dalla crisi perenne e continua, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma” per appagare le sue angoscie, nevrosi, ansie e frustrazioni, ma pretende che non siano concepibili altri futuri da quell’eterno presente di precarizzazione.
Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi.
La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme.
Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa.
Lo sai bene, ti fu data la possibilità di far parte di quel progetto di potere, la P2 con la tessera 1819, che “liberava” l’Italia a modo vostro dal comunismo e dalla sinistra, e la poneva sotto il vostro controllo, il controllo di uomini che vi consideravate migliori degli altri.
Lo ricordi bene quel progetto, cancellò il gramscismo e la sinistra, di cui per accellare la dissoluzione invitavi nei tuoi talk show. Perché non hanno mai capito che tu lavoravi contemporaneamente alla produzione di senso e alla sua liquidazione, alla produzione sociale e alla sua neutralizzazione.
Ma anche i tuoi talk show erano un pezzo di quelle tv berlusconiane che sono un’orgia perenne di “divertimento” basato su sesso & prodotti, denaro e carnalità, un’oppiacea alterazione della realtà vissuta da milioni di italiani quale evasione dal proprio presente. Un meccanismo da allucinazione collettiva che, come per gli stupefacenti, al momento esalta e stordisce creando dipendenza, ma poi esaspera frustrazione, nevrosi e alienazione.
E i tuo talk show non erano soltanto luoghi attraverso cui passano i messaggi, ma centri elaboratori di messaggi.
Luogo dove si concretava una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare.
È attraverso lo spirito della televisione che si manifestava in concreto lo spirito del nuovo potere della Propaganda Due.
E se la parola, così come nel tuo Maurizio Costanzo Show era ed è esercitata, trova i media e le sue forme di controllo, ecco che essa vive la sua normalizzazione.
Lo spettacolo, l’intrattenimento, il mondo fantastico della pubblicità, l’informazione scandalistica, la disinformazione sono i migliori guardiani della normalità imperante e ne conservano il dominio con una precisa strategia di designificazione della diversità.
Un tempo il diverso, colui che volontariamente o involontariamente si poneva al di fuori della Città di Erech perché ne trasgrediva il reticolato della norma, mettendo in pericolo la stabilità della banale socialità del quotidiano, veniva eliminato in pubblico, con esecuzioni violente e simboliche: l’eliminazione era fisica e reale.
Oggi l’azione diventa incruenta, la diversità viene emarginata dal reale immettendosi in esso senza fluidità alcuna, tutte le strutture (quelle architettoniche-l’urbanistica del controllo-in testa, ma senza dimenticare quelle politiche, sociali, intellettuali) sono costruite per il normale.
Il diverso è ignorato, si finge che non lo si stia nascondendo nel carcere, nell’ospedale, nel mito letterario e nel ridicolo spettatore.
Esclusa dalla realtà sociale, la diversità si rifugia nel ghetto dello spettacolo, dove il potere ha trasferito i suoi roghi.
Lo spettacolo trasforma la diversità da crepa nel muro dell’equilibrio sociale in merce: i mostri non fanno più paura, ma arricchiscono imbonitori e impresari.
I diversi diventano cattivi, e i segni della loro diversità, portati sul corpo e nella psiche, vengono assunti dalle prassi spettacolari come gli indici rilevatori della loro crudeltà.
Trasformando il diverso in cattivo, la società dei normali, degli integrati, la società dello spettacolo, insomma, si costruisce l’alibi perfetto per perseguitare ed eliminare, con la violenza o con l’integrazione, chi non può o non vuole starci.
L’uomo contemporaneo si aggira tra le rovine di un mondo privo di realtà.
Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia stata autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo.
Eppure, a ricordo, il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore.
Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, quello tuo e della P2, attraverso i mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata, normalizzata per sempre.
E’ per questo che io, in questo giorno, in questo 25 aprile 2011 non trovo pace.
Quando, in un pomeriggio piovoso, cliccando nervosamente il telecomando trovo te e il tuo nuovo “Maurizio Costanzo Talk” su Rai 2.
E a me in questo giorno di Liberazione viene in mente: “Ora e sempre resistenza”.