Ottavo Piano A Manhattan…irene A Ny

La natura ha fatto un vero e proprio affronto questa volta: la citta’ che non dorme mai ha dovuto arrestare la follia consumistica che la agita abitualmente 24 ore al giorno. New York e’ come raramente si e’ vista: tutti I negozi chiusi, molti con le vetrine assicurate dalle Union Jack di nastro adesivo o da pannelli di legno montati con una eccitata fretta dai gestori preoccupati di partecipare in qualunque modo alla saga eroica della tempesta da raccontare ai nipoti. Un popolo, quello americano, che ha vissuto sempre in maniera protetta e quindi pronto alle piu’ drastiche misure al primo suonare di una sirena. Molti newyorkesi ricchi sono o nelle loro confortevoli seconde case o nelle hall degli alberghi di lusso bevendo Bloody Mary. E proprio come nel racconto del Titanic anche qui la classe sembra separare i destini: per strada ci sono solo pochi homeless con le loro case gia’ tutte stipate nelle buste dei grandi magazzini. In televisione il sindaco Bloomberg non smette di allertare la popolazione per evitare che ci scappi il morto (e la rielezione) mentre in un riquadro laterale scorrono scene surreali di bagnanti irresponsabili che fanno surf su onde alte anche due metri. E’ unica questa citta’ nelle sue contraddizioni. Ma soprattutto e’ unico il bisogno di sentirsi parte delle vicende di una comunita’. C’e’ una volonta’ di partecipare al racconto perche’ la partecipazione certifica la propria appartenenza e quindi la propria identita’. E’ come se ognuno dei tanti milioni di immigrati che compongono questa nazione dicesse: io (oramai) appartengo agli Stati Uniti e la mia partecipazione drammatizzata a questo evento ne e’ la testimonianza.

(Lorenzo Gigliotti – NY)