Public Camp, Ottavopiano, I Media Tattici E La Strategia Del Paradosso

Qualche mese dopo il mio arrivo in Puglia (ottobre 2006), organizzai un primo meeting dei comunicatori di Puglia, al Kursaal Santa Lucia (cinema/teatro di Bari). C’erano 40 persone la mattina e 8 il pomeriggio. Un flop, ma non mi fermai.
Eppure pensavo che la mia idea di connettere i comunicatori o gli operatori degli URP (Uffici di relazione con il pubblico) dei comuni o delle province pugliesi a qualcuno doveva interessare.
Eppure la rete tra comunicatori pubblici ha sempre stentato, anche quando lanciammo Puglia 2.0, ovvero la comunità virtuale pugliese degli URP. La comunicazione pubblica appiattita sotto il peso della comunicazione politica (che appiattisce anche la politica) generava respiri corti e aveva poco interesse per i respiri lunghi.
Sono tre anni che il Public Camp ormai esiste. Sono tre anni che riempio le sale di giovani, di comunicatori, di persone interessate alla comunicazione. Sono tre anni che ci confrontiamo con l’Italia e il Mondo.
Ai tempi dell’università ero anche un operatore sociale dell’Arci, che lavorava con i minori a rischio e il sommerso.
E provavo nel mio più grande limite, quello di non esser mai andato via dal mio paese di origine, a dire a tutti che il mondo e la vita non erano racchiuso nei confini territoriali e negli interstizi di quel territorio.
Non ho mai pensato che nella comunicazione serva a qualcosa parlare di bello o brutto. La comunicazione o raggiunge l’obiettivo (messaggio>target>feedback) oppure no. E se la comunicazione raggiunge il suo obiettivo, vuol dire per forza che ha una strategia e una tattica, lo sa bene Campbell.
Oggi studio la potenza dello storytelling, dell’immaginificazione e del framing.
Sono uno studioso e chiamo gli autori delle mie letture a spiegarmi cose che se pur capisco ho bisogno di capire meglio.
Vivo delle mie analisi e dei miei confronti. Ero convinto che Formenti fosse più significativo di Castells, e lo ho dimostrato prima a me stesso che agli altri.
Perchè per me la conoscenza è una forma di libertà.
Utopia e entropia.
Perchè De Certeau mi ha spiegato che nelle mie pratiche quotidiane, come la lettura, la scrittura, i miei post su internet, posso esercitare il mio modo tattico di resistere ai domini del potere e della normalizzazione, in una società che è una tecnologia delle credenze collettive.
Quando negli anni novanta ho sperimentato l’insegnamento del prof. Eco, ovvero sovvertire il codice in una guerriglia semiologica che unita alla battaglia digitale per una internet libera, una TAZ libertaria, mi sono convinto che tutto dipendeva dall’identità.
La gioiosità e la pericolosità di identità multiple e collettive si opponevano alla limitatezza e al controllo delle singole identità.
L’hacking, il social engeenering, Luther Blissett, i media tattici, Genova 2001.
Poi fu solo coercizione. Uno stigma che non si cancella più. Dominio del sapere da parte del mercato, il dominio capitalistico delle nostre identità normalizzate.
Poi la sovversione del codice fu normalizzata, la pubblicità e la tv hanno fagocitato ogni codice.
Non solo.
Da uomo ombra ben so quanto conta la capacità di costruire strategie del paradosso e ingegnerie di influenza sociale.
So cosa significa un sistema panottico, l’ho capito conoscendo un uomo, Renato il carbonaro.
So cosa significa oggi la rete, matrice in cui vivono pulsioni e desideri di libertà, ma non la certezza di libertà.
Deleuze mi ha insegnato non abbiamo bisogno di comunicazione, al contrario ne abbiamo troppa. Abbiamo bisogno di creatività. Abbiamo bisogno di resistenza al presente.
./exploit the media
Nuove geometrie di relazione.
Immaginificazioni sul futuro anteriore.
E così che nasce la strategia del paradosso che anima il Public Camp e Ottavopiano.
Il potere è relazionale, il dominio istituzionale. Le istituzioni che producono relazioni, che cedono potere.
Sovvertire il codice non si può, sovvertire il contesto significa riscrivere la lettura.
Il Public Camp è una rete connettiva di cervelli, il cui hub oggi non sono più solo io. Oggi è venuto il momento che produca codice.
Ottavopiano è il tentativo di generare un contesto diffuso, in cui il codice può essere rifissato perchè produca significato e senso.
Nella società indefinibile è il numero di contesti e codici, totale è la confusione.
Public Camp e Ottavopiano sono media tattici.
Sistema produttivo e politico globale dell’unico esistente possibile – che espropri tempi, energie e saperi, che annulli continuamente gli spazi di autonomia e criticità, riducendo capacità e valori a rotelle di un’assurda macchina, volta a produrre infelicità e trarne profitto – io oggi non solo ho imparato la Tua lingua per farti pesare di più i miei silenzi.
Oggi io sto decodificando la Tua lingua.