Rousseau Peccava Di Un Eccesso Incommensurabile Di Ottimismo

Se la politica è l’arte di governare ovvero orientare, piegare, esaltare le passioni, limitare gli egoismi, promuovere gli interessi in vista di scopi d’ordine generale, che trascendono quasi sempre la vita individuale perché si proiettano nel futuro, non v’è dubbio alcuno che l’elemento fondamentale di questa arte, è l’individuo. La politica rappresenta, quindi, un’organizzazione e una limitazione.
Gli individui tendono, sospinti dai loro egoismi, all’atonismo sociale, ad evadere continuamente, a disubbidire alle leggi, a non pagare i tributi. Pochi sono coloro – eroi o santi – che sacrificano il proprio io sull’altare dello Stato, tutti gli altri sono in una posizione di potenziale rivolta contro di esso.
C’è una finzione e un’illusione di più. Il popolo. E’ una entità politica meramente astratta, mai definita. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. La sovranità riferita al popolo è un’altra tragica menzogna. Il popolo al più, delega, ma non esercita sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale.
Le corone cartacee della sovranità vengono strappate. L’autonomia del popolo viene sottratta, lasciandolo nell’incoscienza dei fatti. Le domande restano sospese perché le risposte diventano fatali.
“Perché la natura de’ populi è varia; è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione; e però conviene essere ordinato in modo che, quando non credano più, si possa fare credere loro per forza“