Si Appiccica.

Mi piace l’odore di burro e zucchero che si intrecciano con prugne e farine integrali e panna e uva passa e uova e olio e sale e lievito e mela e scorza dell’arancia. È un profumo che appiccica, spiccica e si appiccica.

Mi intriga e compromette il burro che sa di burro e che ogni cosa intride e amalgama. Senza tregua, si dona, strabocca e si concede. Infonde, provoca e fonda la nota di base. Appiccica.

Mi conforta, inebria e infastidisce la mela sbucciata che incrocia l’uvetta affogata. Incautamente equilibra l’addensarsi di farine e panna e uova e zucchero. Dolce ed aspra al contempo, sprigiona, confonde e diffonde la nota di testa. Spiccica.

Mi consola, allieta, rincuora e quieta l’olio che docile s’insinua tra farine e sale e uova. Con delicatezza, smorza il pizzicore del lievito che, sostenendo, allieva e solleva e s’increspa tra la nota di base e quella di testa. Si appiccica.

Mi punge, stordisce, disorienta, sorprende e avvinghia l’acidulo che si libera dal contatto tra la prugna e la sua buccia, viola. Distinto, s’incontra con la scorza, fine, dell’arancia. Essenziale, ammalia e inietta la nota di cuore. Appiccica. Spiccica. Si appiccica.

Mi affascina la chimica, non certo elementare, che questi elementi pizzica.