Misera Italia Senza Memoria E Senza Consapevolezza

strage bologna
ore 10.25 del 2 agosto 1980
Stazione di Bologna
Una esplosione violentissima provoca 85 morti e più di 200 feriti. 

ore 17.30 del 2 agosto 1980
Il presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò in elicottero all’aeroporto di Borgo Panigale e si precipitò all’ospedale Maggiore dove era stata allestita una delle tre camere mortuarie.
“Signori, non ho parole” disse Pertini ai giornalisti,”siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.

Nonostante ventisette anni di indagini e processi, di quella strage non sono mai stati individuati né il movente né i mandanti.

Il Sismi, in tutti questi anni, ha solo e sempre depistato, fin dal falso dossier “Terrore sui treni”, passando per il ritrovamento del 13 gennaio 1981 di documenti, esplosivo e armi, rinvenuti sul convoglio Taranto-Milano all’altezza di Bologna, fino al silenzio imposto con il segreto di Stato, avvallato dall’allora presidente del consiglio Bettino Craxi e che cadrà solo fra tre anni, ovvero nel 2014.

Francesca Mambro e Giuseppe Valerio “Giusva” Fioravanti, condannati all’ergastolo, si sono sempre dichiarati innocenti rispetto alla strage di Bologna.
Nel 2008 il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso alla Mambro la libertà condizionale fino al 2013 quando, in assenza di altri reati, la pena sarà estinta. 
Dal 2009, dopo un periodo di semilibertà, Fioravanti diventa un uomo libero la cui pena è considerata estinta. 

Le decisioni su Mambro e Fioravanti sono state aspramente criticate dall’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 il cui presidente ha affermato che «l’omertà di Stato è stata più forte della legge».

Ma i magistrati della procura di Bologna e la stessa Associazione dei parenti delle vittime della strage hanno preferito accontentarsi di una verità bugiarda e di comodo, confezionata senza nemmeno troppa cura dai servizi segreti per impedire, in nome della ragion di Stato, che venissero alla luce gli intrighi internazionali che fecero da cornice alla mattanza di Bologna.
Mambro e Fioravanti, allora ragazzini dei Nar, erano il capro espiatorio perfetto. 
Erano fascisti e addossargli la responsabilità del misfatto avrebbe soddisfatto tutti quelli che da anni ripetevano che le stragi erano fasciste. 
Erano terroristi, e chi avrebbe mai fatto caso a un ergastolo in più o in meno tra i tanti. 
Erano privi di ogni potente copertura, e quindi si poteva stare sicuri che nessuno si sarebbe formalizzato a fronte di un impianto processuale che era tutto un’unica, gigantesca falla.
Il gioco è riuscito solo a metà, e ogni anno che passa riesce sempre meno. 
Perché non la destra ma la miglior sinistra di questo paese, a partire dal “Manifesto” di Rossana Rossanda, non ha accettato il ricatto antifascista e ha gridato forte e chiaro che quella sentenza era sbagliata. Perché prima i dubbi, poi la certezza dell’errore giudiziario si sono fatti sempre più strada tra chiunque abbia avuto a che fare con quella vicenda: giornalisti, storici, magistrati. 
Perchè, ogni tanto, questa assurda Italia restituisce tasselli di un puzzle, che se pur indecifrabile ai molti e ai giovani, è sempre più chiaro.
L’Italia è nata dalla Massoneria francese e inglese, e schiava di essa, nella logica atlantica, è rimasta attanagliata nelle trame oscure, seviziata dai servizi segreti italiani e d’oltrealpe.
«Perché lei è certo dell’innocenza di Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna? Dove vanno cercati i veri colpevoli?» fu chiesto da Aldo Cazzullo al Presidente Francesco Cossiga in una intervista al Corriere della Sera l’8 luglio 2008.
«Lo dico perché di terrorismo me ne intendo. La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della “resistenza palestinese” che, autorizzata dal “lodo Moro” a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche».
«Scusi, i palestinesi trasportavano l’esplosivo sui treni delle Ferrovie dello Stato?» continuò a imbeccarlo Cazzullo.
«Divenni presidente del Consiglio poco dopo, e fui informato dai carabinieri che le cose erano andate così. Anche le altre versioni che raccolsi collimavano. Se è per questo, i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: “Quel missile è mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano”».

Il riferimento alla tutela dell’interesse nazionale conferma l’ipotesi che  gli uomini del Sismi agirono così per tutelare la segretezza del “patto” stretto dall’Italia con i palestinesi, la cui violazione, avvenuta  con l’arresto degli autonomi Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Nieri  –  avvenuto il 7 novembre 1979 nei pressi del porto di Ortona mentre trasportavano lanciamissili Sam-7 Strela  di fabbricazione sovietica – e dell’arresto, avvenuto una settimana dopo a Bologna, del giordano Abu Anzeh Saleh, rappresentante dell’Fplp in Italia, sarebbe all’origine della strage della stazione di Bologna.

Quanti giovani italiani nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità conoscono la propria Italia e i fatti che l’hanno marchiata a sangue, ferita nelle carni, stuprata nella sua verità storica? 
Quanti riescono a percepire il potere oscuro e nascosto che l’ha condannata al suo presente?
Misera Italia, caduta per la sua mancanza di consapevolezza e per la distruzione della sua memoria storica.