Curcio È Libero!

Frigidaire n. 147“Curcio è libero!”, Frigidaire n. 147. Quel titolo occupò lo spazio dei miei pensieri, finché non contai 7 mila lire all’edicolante che un pò stupito mi consegnò la rivista. Fu quello il mio incontro con una rivista che ho amato clandestinamente e di cui andai a ricercar memoria nelle copie del passato. Curcio è libero!… il 7 aprile 1993, io avevo 18 anni e Frigidaire nelle mani. Tre anni dopo, conobbi Renato.

“Ho imparato la tua lingua per farti pesare i miei silenzi”, questo era Renato nel mio immaginario. Non Renato il comunista, ma Renato il libertario. Renato per cui l’Italia si indignava quando veniva invitato a tener conferenze e presentazioni di libri.

Dei segreti delle BR e di quegli anni, non ha mai voluto parlare. Sconfitto, ma consapevole. Io non sono stato mai comunista, né rivoluzionario parolaio. Ero un dirigente della nuova sinistra progressista, che aveva cancellato grazie alla magistratura il riformismo socialista anni ’80. Non sapevo come definirmi, cosa che mi è rimasta come stigma. Un leader universitario moderato, ma più radicale del movimento studentesco nelle battaglie contro i baroni dc. E sugli anni di piombo, senza se e senza ma, volevo la verità se pur disposto a perdonare con amnistia. Era questa la mia eresia, che mi faceva apparire strano e complesso. Quando invitavo Renato ogni anno ai tempi dell’università, l’imbarazzo della organizzazione politica a cui appartenevo era tanto.
Indagavo i dispositivi di controllo e del potere, la coercizione che genera l’Istituzione totale. Qualche tempo dopo mi portò la mia indagine ad amare Foucault e Deleuze, ed avvicinarmi alla sinistra radicale. Un moderato radicale, forse questo ossimoro un pò mi definisce.  Di Renato conservo l’ultima copia in vhs dei ‘Cancelli della memoria’, la custodisco con gelosia.

Curcio è libero!… oggi, e Ciampi dice che non c’è democrazia senza verità. Molti anni fa scrissi “Esiste una sconfitta pari al venire corroso.Tirare un sasso per colpire il nulla. Alzare il calice per brindare il fatuo ardire. Implorare la morte per ascoltarne la risata. Cadere nel presente con l’angoscia che non venga mai la fine”. Questa è per l’Italia, senza la verità.

E aspettando la verità, il 5 giugno tornerò in edicola a chiedere copia del nuovo Frigidaire, sperando ancora nell’amnistia.