Basta Con Le Pezze A Colori

Sono solidale con il dimissionario Juergen Stark, capo economista della BCE nonché membro tedesco del comitato esecutivo dell’istituto, e con il suo “duro” atteggiamento politico nei confronti dei Paesi in difficoltà finanziaria come la Grecia e l’Italia.

E smettiamola di dire che i tedeschi sono contro gli italiani, non siamo mica ai mondiali di calcio!

Stark è contrario alla decisione della BCE di acquistare titoli di Stato dei paesi della zona euro in difficoltà e ci conferma, a ragion veduta, che simili procedure non possono diventare una regola (e, in verità i Trattati prevedono attualmente la clausola di non salvataggio) altrimenti si rischia di continuare ad alimentare, sostenere e giustificare meccanismi di gestione della cosa pubblica assolutamente “malati”.

Non a caso, infatti, la BCE ha comprato, dall’8 agosto scorso, titoli di Stato italiani per un valore complessivo di 45 miliardi di euro. Che ne dite? Qualcosa non quadra, vero? E le dimissioni del tedesco sono un suo personale ed estremo segnale di dissenso e devono, invece, rappresentare per noi un allarme evidente: la BCE non può aiutare all’infinito. Occorrono interventi strutturali di rilievo.

Insomma, che l’Italia inizi a salvarsi da sola, che il Governo disponga provvedimenti concreti, seri e che puntino realmente allo sviluppo e al rilancio della nostra economia. Abbiamo seri problemi di credibilità nei confronti dei mercati esteri. Rischiamo grosso.

L’Italia, mio malgrado, è uno di quei paesi che, letteralmente, sopravvive da decenni con un debito pubblico che ormai è divenuto insostenibile. E questo non per demerito dei suoi ignari cittadini ma per colpa grave della classe dirigente e politica.

Le cosiddette “pezze a colori” non risolveranno mai il problema. L’Italia è, purtroppo, un Paese da rifondare a partire dal sistema normativo, passando dalla riforma del fisco e finendo, inevitabilmente, alla modifica del sistema di selezione della classe dirigente e di quella politica.

E, intanto, c’è un Paese come il Belgio che è in netta controtendenza: è senza governo da 450 giorni e, lontana da “baraonde politiche di turno”, il suo deficit pubblico risulta in netto miglioramento, la sua pubblica amministrazione funziona alla perfezione. Evidentemente quel “sistema paese” funziona…

Floreffe: Religieuse Mélange De Fleurs De Houblon

 

Ero lì, seduto a quel banco di legno di noce che mi ricorda da sempre le antiche botti, distrattamente intento ad osservare la mia immagine riflessa e distorta dalla colonnina della birra, quando lo sguardo si è poggiato su di lei, una blonde: Floreffe.
Non potevo limitarmi ad osservarla da lontano. Non ho saputo resistere all’impulso di annusare il suo profumo, di conoscere la sua storia.

Questa volta è una sete diversa, quella “di cultura brassicola”, a guidarmi verso la riproduzione di un meraviglioso dipinto dell’abbazia che porta il suo nome e che la vide fermentare per la prima volta:  l’Abbaye de Floreffe.


 

Fu costruita, su richiesta  dei Conti di Namur, nel 1121, dal fondatore dell’ Ordine dei Canonici Regolari Premostratensi, Norberto di Prémontré, detto “de Gennep” dal nome della città che gli diede i natali, canonizzato da Papa Gregorio XIII nel 1582.

Furono i conti di Namur che garantirono, per circa due secoli, la prosperità dell’abazia grazie a ricche donazioni. Norberto guadagnò seguaci in Germania, in Francia, in Belgio e ache in Transilvania, fondando, tra gli altri, anche il priorato di Floreffe.

Da quando ha lasciato l’abazia che l’ha vista nascere, (“maledetta rivoluzione!” mi sembra quasi di sentire), la sua casa è divenuta la brasserie Lefebvre, nella valle della Senna. Non più un monaco a farle da guida, ma un mastro birraio di Quenast, intento a mescolare le alchimie che rendono la sua ricetta così speciale. Chi lo avrebbe mai detto che dall’intuizione di un guardiaccaccia, Jules Lefebvre, potesse nascere un fiore così delicato!

Un fiore di origine belga, un po’ attempato, eppure…

Non so se è stato quel suo colore chiaro o se è bastato che l’aroma floreale con tenui punte di erbaceo sfiorasse le mie labbra… quel gusto equilibrato mi ha irretito, lasciando il mio palato morbido, desideroso di un gusto che riuscisse ad esaltare quel corpo non eccessivamente robusto.

E’ stato il mio amico Luca ad aiutarmi, ed eccolo lì, il connubio perfetto: imprecise cortecce, una crema di ceci, una grattugiatina di bottarga, ed una sfilata di dolci gamberetti ad attenuare le punte di amaro della mia Floreffe.

Ho lessato i ceci e li ho frullati, fino a renderli una crema vellutata. Ho unto la padella con un po’ d’olio ed ho fatto saltare l’aglio. Nel momento in cui il suo mantello è diventato dorato, ho aggiunto i gamberetti e la birra, aspettando che evaporasse per poi unire la crema di ceci. Solo a quel punto ho lessato le cortecce, le ho scolate e le ho saltate in padella con la crema di ceci ed i gamberetti. Le ho impiattate, colorate con una spolverata di prezzemolo, e prima di servirle ho arricchito il piatto con una grattugiatina di bottarga.

Ora sì che posso godermi la mia blonde preferita!

Cortecce alla crema di ceci, gamberetti e bottarga

(Questa foto è di Laura Soraci )

400 g di cortecce
200 g di gamberetti
200 g di ceci
15 cl di Floreffe Blonde
1 spicchio d’aglio tritato, prezzemolo, sale e pepe
1 spolverata di bottarga