Paladini Della Giustizia O Mercenari Senza Palle?

Guardatela bene questa mappa. Sono le guerre civili attualmente in corso nel mondo. Ce li ricorda Peace Reporter di Emergency. Osservatela bene perché alla fine di questo post ci sono domande alle quali vorrei tanto dare una risposta.

Il buon Massimo Fini pensa che “Il conflitto in Libia vada risolto solo dai libici“, che il diritto all’autodeterminazione dei Popoli è sacrosanto. Beato lui, lo invidio. Lo invidio perchè riesce a prendere una posizione tanto difficile quanto realistica, netta e fredda.

Forse ha ragione: non siamo in grado di aiutare gli altri se non per interessi e quindi è meglio che si aiutino da soli, almeno salvaguardiamo la dignità e la faccia.

Quella mappa ci aiuta a capire che prendiamo parte a guerre solo in quei territori dove c’è la possibilità di “ricostruire” dopo aver distrutto, di attingere alle ricchezze che offrono, di salvaguardare gli interessi degli investimenti fatti. Ce lo insegnano le guerre in Serbia, Afghanistan e in Iraq.

La scusa, però, è sempre la stessa, sempre più schifosa: “interveniamo per salvare i diritti umani degli oppressi”.

In Libia accade la stessa cosa.

È noto, ormai, che gli interessi da difendere sono tanti. Ce lo ricorda in questa intervista il buon Morya Longo del Sole 24 ore. Ci interessa il petrolio, soprattutto. E poi, addirittura, mi ricordano che sono gli italiani i massimi esportatori di armi in Libia e che c’è da considerare che la Libia ha partecipazioni economiche in tutto il mondo. Solo in Italia possiede quote consistenti in Unicredit, Finmeccanica, Juventus ed Eni.

Tutto ciò mi fa pensare che non siamo i paladini della giustizia che credevo e mi chiedo: con quale coraggio combattiamo in Libia per chiari interessi economici e lasciamo altri Popoli oppressi nel mondo al loro destino? In Africa, ad esempio, è pieno di guerre civili. Come mai non muoviamo mai un dito? Eppure basterebbe molto meno. In quei Paesi vale il principio di autodeterminazione solo perchè non hanno nulla da offrire in cambio?

E ancora mi chiedo: saremo mai capaci di difendere questi Popoli solo per il piacere di “difendere” davvero i diritti umani? Avremo mai le palle di salvare la faccia, di combattere e tornare indietro a mani vuote ma col cuore pieno di gioia per aver difeso qualcuno?

Sarei addirittura disposto a chiudere un occhio quando difendiamo un Paese per interessi, se solo aiutassimo gli altri Popoli in difficoltà per il solo piacere di aiutarli. Allora sì che sarei orgoglioso del mio Paese.

E dunque mi chiedo e vi chiedo: siamo paladini della giustizia o schifosi mercenari senza palle?

(grazie a Mauro Biani per questa splendida vignetta)

Il Desiderio Nell’Immaginario Politico: Il Berlusconismo. [Parte 1]

Silvio Berlusconi può essere considerato il più importante “fenomeno”, italiano ed europeo, sul piano del linguaggio della politica e su quello delle tecniche di persuasione fondate sull’applicazione dei concetti e dei metodi del marketing politico alla propaganda elettorale.

Berlusconi ha rappresentato per l’Italia un notevole fenomeno di innovazione nel linguaggio della politica proprio perché ha riprodotto nella sua struttura essenziale una “lingua degli affetti” contrapposta alla lingua dei ragionamenti freddi tradizionalmente parlata dai potenti in tutta Europa, specialmente in Italia.

Dal biennio 1993/1994, quando Berlusconi “scese in campo” e vinse le elezioni, tenendo conto delle caratteristiche che aveva all’epoca il linguaggio della politica, il suo approccio ha segnato una sorta di rivoluzione culturale, di Big Bang comunicazionale di cui si è sempre sottovalutata la portata.

La comunicazione di Berlusconi, rispetto al linguaggio sclerotizzato e stantio, oscuro e sapienziale dei vecchi partiti, ha rappresentato un ciclone semiologico, modificando in profondità il modo di raccontare la politica, di riproporla ai suoi fruitori.

A 16 anni di distanza, la critica del linguaggio politico tradizionale, di quello giornalistico-politico e di quello burocratico è largamente di dominio comune e vi è consenso generale sul fatto che oscurità e complicazione sintattica e lessicale caratterizzano, in senso negativo, questi linguaggi apparentemente specialistici.

La neolingua di conio berlusconiano è diventata progressivamente, anche, una solida neopolitica.
Il suo linguaggio era ed è, tuttora, sintatticamente semplice, con periodi poco contorti e brevi, formati da un numero limitato di frasi subordinate; i termini usati sono chiari, appartengono in genere al linguaggio quotidiano (in caso contrario sono spiegati nell’ambito del discorso stesso); le parole vengono utilizzate per illustrare dei precisi concetti, semplici o complessi che siano, belli o brutti che possano apparire. In aggiunta a ciò, Berlusconi ha cercato costantemente di rendere più fascinoso il suo messaggio ricorrendo a un’impostazione emotivamente ricca e, talvolta, vagamente misticheggiante, quasi fosse alla ricerca di un rapporto messianico con il proprio elettorato.

E questa neopolitica è diventata sempre più simile a uno spettacolo di fiction (all’inizio avvincente, in qualche caso anche divertente, dissacrante, e negli ultimi anni, invece, teatrino delle forme più becere di sessismo e di svuotamento semantico delle parole), a una storia destinata al lieto fine sia pure dopo una serie più o meno avvincente di sfide e di colpi di scena.

Berlusconi ha imposto alla politica italiana un nuovo format: quello di un leader fortemente connotato in termini supereroici e superegoici – il grande imprenditore, il grande comunicatore, il grande realizzatore, il grande capo politico e, per quanto riguarda il suo rapporto con la magistratura il grande perseguitato – ma al contempo capace di parlare lo stesso linguaggio della gente semplice, del più umile fra gli elettori, un leader al tempo stesso eccezionale e normale, irraggiungibile e vicinissimo.

In una società schiacciata ad un unico ceto medio culturale, il format creato esprime un leader ieratico che, infatti, si presenta in pubblico indossando vere e proprie “divise”, sempre uguali a se stesse, e che cura nei dettagli la sua immagine e la perfetta coerenza e riconoscibilità delle proprie manifestazioni, in cui tuttavia anche l’uomo comune possa identificarsi più che in qualunque altro personaggio della politica nazionale.

Il tutto cercando di massimizzare il contrasto (d’immagine, di contenuti, di stile) con la concorrenza elettorale, tendendole periodicamente opportuni tranelli comunicativi: provocazioni, in parte volute, con l’obiettivo specifico di spiazzare l’avversario e di costringerlo a scoprirsi e a muoversi su un terreno a lui non favorevole.

La “schismogenesiè la più grande astuzia comunicativa di Berlusconi che consiste proprio nella sua attitudine alla provocazione: con dichiarazioni spesso paradossali egli costringe l’avversario a fare il suo gioco, a perdere la concentrazione, a smettere di occuparsi del proprio programma per trasformarsi in un semplice inseguitore del ciclone di Arcore. Tutto questo fa parte di una tecnica di cui il Cavaliere è certamente il maggiore e migliore interprete sullo scacchiere italiano e, comunque, uno dei più validi anche sul piano globale della politica mondiale.

La semiologia berlusconiana, attraverso il ricorso a forme e termini emotigeni, riesce meravigliosamente a indurre nel pubblico una situazione di marcata condivisione emotiva (emotional sharing).

Mentre gli altri politici sono freddi, distanti, lontani dalla sensibilità dell’uomo comune, Berlusconi è caldo, accessibile, vicino al sentire della gente normale che si guadagna faticosamente da vivere.

Nel 1994 e nel 2001, se pur con una grandissima differenza, questo meccanismo ha funzionato: una quota significativa dell’elettorato – in particolare di quello mobile, deideologizzato, senza più marcate appartenenze – gli ha creduto ed è stata sedotta. E’ stata coinvolta da un messaggio e da un linguaggio che, nonostante gli evidenti elementi “fiabeschi” che esso ha sempre avuto, era ed è tuttora, dotato di un senso psicologico, e al tempo stesso più intenso e più immediato, delle elaborazioni culturalmente “colte” dell’establishment di centrosinistra.

Sino ad arrivare al biennio 2006/2008, quando la sinistra ha deciso di avviare un’eutanasia di se stessa attraverso una retorica inconcludente e insopportabile e trasformando Berlusconi in qualcosa di simile a un moderno monarca costituzionale.

L’exploit comunicativo e politico di Berlusconi è stato favorito anche da un processo sistemico su scala sopranazionale di crescente sensibilizzazione verso la “semplificazione culturale” nelle opinioni pubbliche mondiali.

Dopo una lunga stagione dominata dal razionalismo illuministico, ha preso vita l’avvento della società dell’incanto contraddistinta da una maggiore incidenza dei fattori emotivi, da una riduzione del principio di realtà a favole del principio del piacere/desiderio (da cui deriva fra l’altro l’atteggiamento estetizzante che si traduce nell’aumento esponenziale avuto nell’ultimo decennio dal mercato della chirurgia estetica ) e da una maggiore propensione collettiva alla persuasione attraverso l’affabulazione.
Inoltre, è in atto una crisi, dagli anni novanta ad oggi, che segnala il passaggio dell’era consumistica classica a quella post o neoconsumistica e ridisegna la figura del consumatore imponendone la centralità del sistema di produzione, di comunicazione e di vendita.

Dopo Tangentopoli e il crollo del sistema partitocratico, l’immaginario collettivo italiano è stato contraddistinto da tratti nevrotici, con spiccate componenti di ansia e di insicurezza. Seminando paura nell’inconscio nazionale, la reazione è stata una chiusura nella richiesta e nella ricerca di protezione del proprio ego, con minore disponibilità alla collaborazione, alla tolleranza, alla solidarietà. La tensione collettiva è sfociata nel desiderio di auto protezione, con un aumento della tendenza alla diffidenza e alla chiusura. Hanno cominciato a farsi strada, nell’inconscio collettivo, la speranza e il desiderio che una risposta rapida ed efficace a questa situazione di emergenza potesse consistere nell’affidarsi a qualcuno.

Ne è risultata una delega forte a una personalità sufficientemente carismatica, che potesse bloccare il processo ansiogeno, arrestare la caduta del sistema e, infine, consolidare un nuovo potere. A costo anche di sfociare in qualche rischio di evoluzione leaderistica.

Berlusconi ha raccontato che era giusto, e anzi necessario, dare fiducia a un nuovo soggetto politico, non compromesso con il passato. A un popolo irrigiditosi mentalmente ha proposto un pacchetto politico all’insegna della promessa di semplificazione, del decisionismo, della concretezza. A un popolo regredito metaforicamente a una condizione d’infantilismo collettivo ha proposto l’antidoto simbolico del Grande Costruttore, del leader fortunato e capace, del personaggio quasi senza eguali nel panorama mondiale. Una favola, un’iperbole, una mitologizzazione personale se letta con gli occhi della mente razionale.
L’idea giusta al momento giusto, se letta, invece, con gli occhi della mente intuitiva/emotiva e interpretata con le categorie della psicopolitica.

Non solo. Quando Luigi Crespi e Michelangelo Tagliaferri ridiedero vita, nel 2001, a un Berlusconi distrutto dalla prima esperienza di governo e di opposizione, fecero un’operazione diabolica. Con delle tecniche estremamente riservate chiamate koenemiche, misurarono la semiosi del desiderio ovvero individuarono il desiderio che Berlusconi mobilitava negli immaginari. Nella semplificazione estrema del concetto, Berlusconi non arrivò a vendere le sue aziende perché sarebbe diventato un politico come tutti gli altri. E la sua campagna elettorale non fu ideologica ma di interesse e pragmatica. Cioè il priming – ovvero lo schema cognitivo ridondante e primario – costruito era: “devi votare Berlusconi perché ti abbassa le tasse. Ti dà lavoro. Non ruba perché è già ricco. Forse ha fatto degli errori, però ti fa guadagnare più soldi”.

L’uomo circuito dal Berlusconesimo è, in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiederà mai di diventare ciò che egli è già. In altre parole, gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze.

Poiché uno dei compensi narcotici cui ha diritto è l’evasione nel desiderio, gli vengono presentati di solito desideri stereotipati dell’uomo di successo, ricco, virile e sessualmente attivo, tra lui e i quali si può stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede, però, a far sì che questi desideri siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose.

L’ideale da creare come framing nella mente dell’elettore berlusconiano è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come quando si indossa, per alcuni minuti davanti a uno specchio, un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.

È il desiderio, il cavallo di troia del Berlusconismo.

Nessun potere smetterà mai di dare un equilibrio insofferente e repressivo dei desideri della collettività, né rinuncerà a stabilire quali sono i desideri che bisogna desiderare e i bisogni che è opportuno e onorevole nutrire.
Sia il piacere che il desiderio si fondano sul movimento originario e autonomo della creazione.

I rapporti tra desiderio e bisogno vengono quindi completamente ribaltati: nella prospettiva di Deleuze il desiderio è produzione di realtà e il bisogno deriva da esso e dal suo potere creatore. Nel Berlusconismo il desiderio produce framing e consenso.
E’ il desiderio a funzionare da vettore tra produzione e rappresentazione, è il desiderio ad essere minaccia rivoluzionaria eppure perversione gregaria, desiderio di sussunzione. La normalizzazione del desiderio nel Berlusconismo è potere di controllo e appiattimento del sogno al presente, nell’individualismo più egoista e sfrenato.

L’immaginario è una regione del reale, discosto dall’attuale, e il regno delle immagini sta nel dominio del reale.
Con le immagini Berlusconi parla, con le immagini Berlusconi crea immaginario, e con l’immaginario incatena il desiderio, rendendolo sterile, senza alcun principio di potere e di creazione.

Il desiderio diventa il luogo precipuo d’intervento del potere di rappresentazione sociale.

In Berlusconi c’è uno sguardo tutto rivolto al macchinario, alla produzione di desiderio, all’unità di produzione del desiderio.

Nel suo becero e ridicolo comportamento degli ultimi anni, ha spesso evidenziato la capacità più geniale di spostare l’attenzione della collettività dai problemi, richiamando i desideri più nascosti ma evidenti e comuni degli Italiani. Desideri che lui soddisfa con escort e minorenni, desideri che la maggior parte degli italiani non può soddisfare.

Ma tutto questo l’ha sempre rafforzato e, per il principio di funzionamento retorico della schismogenesi, ha sempre indebolito la sinistra e i suoi avversari. A una sinistra che va a trans o che è omosessuale, Berlusconi oppone i desideri degli italiani, desideri che ha cullato, nutrito attraverso 30 anni di emittenza televisiva privata.

Le showgirl seminude, le veline giovanissime, le modelle e il gossip mondano sulla loro vita da una parte e l’ambizione per una vita di ricchezza e di visibilità mediatica dall’altra, hanno sempre nutrito negli italiani il desiderio di essere Berlusconi.

In tutto questo, “meglio le donne ai gay” è un meme esistente già nella testa dei maschi italiani. Uno stereotipo maschile, macho e virile. Non indebolisce Berlusconi nei confronti del suo elettorato ma lo aiuta a nascondere la sua debolezza e la sua vera impotenza politica nell’affrontare i problemi che affliggono l’Italia, un tratto che però sembra essere ancora lontano dalla testa degli italiani.

Una Crema Al Cioccolato Semplice Ed Onesta – Se Non Ora Quando?

Tre cucchiaini di polvere di cacao, due cucchiaini di zucchero mascobado, un cucchiaino di fecola di patate o maizena. In una pentola. Ripeto l’operazione tre volte. Prendo il cucchiaio di legno e mescolo questi ingredienti, semplici ed onesti. Aggiungo a filo e lentamente quattro tazze (poco meno di mezzo litro insomma) di latte, intero. In una pentola più capiente sobbolle l’acqua. Oggi si cuoce la crema a bagnomaria, delicatamente, affinché non bruci neanche un po’. Mescolo e intanto penso: se non ora, quando?

E ancora, rimestando la crema affinché si componga man mano della giusta consistenza e priva di grumi, esprimo un desiderio. Come la crema: semplice ed onesto.

Semplicemente desidero vedere tanti uomini amici domani, 13 Febbraio, nelle piazze italiane. Uniti con un filo da un gomitolo di lana e protetti da un ombrello colorato, a difendere anche la loro dignità. Perché non venitemi a raccontare che anche la loro dignità di Uomini non è stata offesa negli ultimi tempi. Non venitemi a raccontare che le azioni e le affermazioni del bungabungacavaliere riflettono azioni, affermazioni e pensieri degli uomini che si possan dir Uomini.

Mi piacerebbe vedere tante donne e altrettanti uomini, domani. È un desiderio semplice ed onesto il mio, come semplice ed onesta è la cioccolata che è ormai pronta. La cioccolata non mi deluderà, di questo ne son sicura.

il logo della manifestazione creato da Maddalena Fragnito è disponibile a questo link

Sua Emittenza, Nel Nome Della Legge, Abbassi Il Volume!

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Ebbene sì, anche io colta dalla sindrome voyeuristica del postribolo televisivo. Lo confesso. Ieri sera ho guardato Ballarò. Pur sapendo che Floris non avrebbe mai fatto intervenire B. attendevo comunque la chiamata del Presidente. Me lo immagino, ogni tanto, il Cavaliere con molletta, patata, imbuto, asciugamano e conca di rame improvvisare il mitico accento svedese davanti alla cornetta.

Confesso la contraddizione: da un lato attendevo un B. sbraitante, dall’altro le urla in TV mi hanno sempre infastidito. Confesso che, ancor di più, mi irrita l’impennarsi del volume della TV durante la pubblicità. Mi ero dimenticata dell’esistenza di una normativa che vieta alle emittenti televisive di usare un volume eccessivo durante la trasmissione dei messaggi pubblicitari. Me lo hanno ricordato dei Twitteri questa mattina tramite dei link indirizzanti a un gruppo presente in Facebook che mette in evidenza l’illegalità di questa pratica e ad una pagina, sul vecchio sito dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che riporta il testo della Delibera n. 157/06/CSP “Misure urgenti per l’osservanza delle disposizioni in materia di livello sonoro dei messaggi pubblicitari e delle televendite”.

Certo oggi il Paese ha problemi più drammatici da affrontare, non vi è dubbio. Disoccupazione, crescente polarizzazione sociale, morti sul lavoro, per non menzionare nuovamente i vari bungbunga cui molti telespettatori si stanno appassionando (o stufando?), tra un urlo pubblicitario e l’altro. Certo il televisore è un elettrodomestico che possiamo spegnere.

Più o meno provocatoriamente, ma soprattutto retoricamente, tuttavia chiedo: possibile che non ci sia nessuno ad alzare educatamente la voce affinché la sopra citata normativa (a patto che sia in vigore, mi sorge il dubbio) venga rispettata? Considerata l’attuale maggioranza politica (ma cosa cambierebbe se fossero altri a governare?), è probabile che la risposta alla mia probabilmente inutile domanda sia davvero scontata. Comunque sia, volevo semplicemente ricordarvi l’esistenza di una legge, che mi pare oggi dimenticata, sussurrandovela, così, tra queste righe.

Berlusconi E Il ‘Cut-Up’ Di Burroughs

“Che combini?” – chiese la donna

“Niente… Sto facendo a pezzi Berlusconi!” – rispose l’uomo senza scomporsi

“Dopo, però, metti tutto a posto!” – intimò la donna

“Non preoccuparti!”

Tempo fa su questo blog proposi un esperimento basato sull’utilizzo della cosiddetta tecnica del cut-up ampiamente e magistralmente sfruttata in ambito letterario (e non solo) dallo scrittore statunitense William Burroughs e perfettamente integrabile alla teoria dei media tattici di ottavopiano.it che suggerisce di “smontare e rimodulare” i messaggi per comprenderli a fondo. Il potere ‘rivoluzionario’ insito nel cut-up di Burroughs consiste nella sua capacità di de-costruire il segnale apparentemente puro e corretto emesso dalle nuove e vecchie dittature mass-mediatiche: una de-costruzione che, in maniera sorprendente e direi anche avvilente, svela tutta l’impotenza di questo ‘giochino dadaista’ dinanzi all’autonomia sub-liminale della parola sradicata dalla frase e solo superficialmente divenuta nonsense. Il cut-up ha il merito di disegnare la mappa, non evidenziabile in altri ‘ragionevoli’ modi, degli intimi meccanismi che stanno alla base del CONTROLLO.

Verrebbe quasi da chiedersi: a cosa serve allora la frase ‘logica’? A cosa serve la sintassi? Sarei tentato di rispondere: a nulla! Quella che noi definiamo ‘comprensione’ è solo la componente conscia, manieristica, convenzionale, epidermica, visibile, udibile dell’atto comunicativo (qualunque esso sia): in realtà, nei sotterranei della percezione, si nascondono meccanismi ben più inconsciamente sofisticati e capaci di ‘titillare’ i centri arcaici dell’Homo sapiens.

Il cut-up è in grado di interrompere (tagliandole fisicamente: dall’inglese cut up = ‘tagliare a pezzi’), questo sì, le linee logiche di associazione esistenti nel testo o nella sequenza musicale; non riesce però (se il ‘taglio’ viene effettuato a un livello medio, cioè non riducendo il testo in singole parole ma in frasi più o meno lunghe) adisattivare le connessioni associative in maniera radicale. Una frase, da sola, può conservare ancora una certa ‘pericolosità’ anche se sconnessa dal resto del testo e quindi priva di logicità testuale. Grazie all’esperienza del cut-up applicato al testo possiamo comprendere la differenza tra LOGICA e SENSO LOGICO. L’inintelligibilità del testo non coincide con il potere evocativo della singola parola. In una civiltà come quella attuale, abituata alla mediazione rapida e poco faticosa dell’Immagine, la ‘parola’ diventa icona, diventa diapositiva singola, autonoma, unicellulare, indipendente, provvista di senso logico anche quando siamo stati in grado di eliminare la logica dal contesto in cui la parola stessa è stata concepita e ‘allevata’. Il ‘senso’, facendo leva sul potere immaginifico della parola, ‘parla’ (espressione inflazionata in questi ultimi venti anni per motivi politici che tra poco affronteremo) alla pancia della gente. Dimenticando volontariamente fuori dalla porta la ben più necessaria logica! E questa regola vale in misura tanto maggiore, quanto più è semplice il testo. Una frase complessa, se scomposta, è più vulnerabile: il potere immaginifico in essa contenuto perde la sua energia strada facendo, attuando un taglio sempre più draconiano sul testo. Paradossalmente il cut-up, eliminando per sua natura proprio la ‘logica’ dal testo letterario e politico, ci permette di individuare le ‘centraline’ indipendenti del Controllo mass-mediatico.

Ed è così che è nata in me la necessità di sperimentare la tecnica del cut-up non più su un testo letterario (scomodando nuovamente il povero Manzoni e i suoi Promessi Sposi), bensì su uno scritto avente valenza sociale e politica: un messaggio del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rivolto ai lettori del suo fan club. Il messaggio risale al periodo precedente al voto di sfiducia alla camera e al senato del 14 dicembre 2010….

Messaggio del Presidente del Consiglio

“Care amiche e cari amici, la missione che vi affido questa settimana è quella di aiutare gli italiani a capire questo momento politico così assurdo, così contrario all’interesse del Paese, così lontano dagli interessi veri della gente. Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per organizzare per sabato 11 e domenica 12 dicembre una grande manifestazione e una raccolta di firme a sostegno all’azione del governo per non tradire gli elettori, allestendo punti di incontro e di dialogo con gli italiani nei gazebo, nelle piazze e nei teatri delle vostre città. So che molti di voi anticiperanno questa mobilitazione già dalla prossima settimana e quindi credo riusciremo a mettere in campo una mobilitazione, un’azione davvero efficace. Il nostro governo, lo sapete, è il governo del fare, del fare quello che la gente chiede alla politica, cioè quello di cui il Paese ha bisogno. Gli altri parlano, noi facciamo. In questi due anni abbiamo risolto tutte le emergenze vecchie e nuove: il problema tragico dei rifiuti a Napoli e Campania è riemerso per incapacità delle amministrazioni locali: ho dato il via a un’operazione che in meno di due settimane porterà Napoli al suo dovuto decoro. Abbiamo agito con grande tempestività ed efficacia dopo il terremoto in Abruzzo e la Corte dei conti e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici hanno fatto giustizia di tutto il fango che era stato buttato addosso alla Protezione civile…” (continua qui)

Fase 1

“Facciamo a pezzi Berlusconi!”

La tecnica del cut-up è sostanzialmente semplice da realizzare ed è applicabile a qualsiasi testo: una volta stampato il testo da cutupizzaresu un foglio bianco che sacrificheremo per la ‘causa’, non ci resta che scegliere la modalità di taglio. La forma più usata di cut-up (come si vede anche da alcuni video presenti in rete raffiguranti proprio Burroughs mentre illustra il ‘suo’ cut-up) consiste nel tagliare in quattro parti il foglio contenente il testo scelto dando a queste parti così ottenute un nuovo ordine. A questo punto già il testo è da considerarsi ‘alterato’, ma volendo si possono ‘spezzettare’ le sezioni ricavate in ulteriori parti più piccole e così via fino ad arrivare alle singole parole. Cercando, però, di lasciare intatte le frasi o le parole, a seconda del grado di taglio che decidiamo di applicare al testo. Unire due parti di due parole, per crearne un’altra nuova rappresentante un grugnito senza senso più che un neologismo avente un preciso significato, sarebbe ridicolo e grottesco e non servirebbe a niente dal punto di vista ‘rivoluzionario’!

La tecnica del cut-up in fin dei conti è personalizzabile, pur tenendo conto dell’unica regola appena esposta riguardante l’integrità delle parole. Io ho scelto di tagliuzzare il messaggio di Berlusconi in tante striscioline quanti sono i righi del foglio e in seguito ogni singola strisciolina in due, tre o più parti rispettando l’integrità delle parole come già ricordato. Nella foto sottostante il risultato del mio ‘tagliuzzamento’.

Fase 2

“Componiamo un nuovo testo”

In maniera del tutto casuale e senza concentrarci sul pezzo di frase o sulla parola che intravediamo nel ‘mucchio’ (un po’ come quando su certi giornaletti dal dentista ammazziamo il tempo con dei test psicologici che ci intimano di non pensare troppo alla risposta, se vogliamo un risultato genuino), ricomponiamo un nuovo testo ricollocando a suon di colla le striscioline su un foglio. In questo ‘nuovo testo’ la sintassi, la punteggiatura e tutte le altre regoline, come si può facilmente intuire, vanno a farsi benedire! Ma per una giusta causa… Non importa se dopo una strisciolina che termina con una virgola incollate un pezzo che comincia con la maiuscola. I nostri scopi travalicano certe ‘forme’: al centro della nostra ricerca c’è il significato della parola e non la sua ‘bellezza’.

Al termine della vostra ‘opera di incollatura’, il risultato potrebbe essere simile a questo:

ovvero

Messaggio del Presidente del Consiglio

Versione ‘cut-up’

<<con chiarezza, agli italiani. E avrà il dovere di per tutta la vita dal marchio del Gli altri parlano, noi facciamo. In Stato insomma, con noi,è tornato a fare lo Stato. l’informatica nella pubblica e anche più orgoglioso di sé, é d’instabilità. la gente chiede alla politica, cioè amministrazione, dove si è ridotto pagamento puntuale Sono convinto che non ci porterà Napoli al suo dovuto decoro. coerenza, il rispetto Una crisi di credibilità quella di nuove elezioni. spiegare il perché. A questo governo ricorderete, il 29 settembre scorso, credito delle piccole e medie imprese; dello strada della Grecia e dell’Irlanda. Per arrivare a questo sanno e la lealtà alla giustizia Abruzzo e la Corte dei conti Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per 28 dei primi incontro e di dialogo con un salto nel buio, con un consenso elevato, il abbiamo Se qualcuno da allora avesse e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici latitanti abbiamo abolito del tutto I’Ici e irresponsabile, che ci ha riportato indietro al basata su agli oltre 18 milioni di pensionati; questa settimana è i parlamentari eletti nel messo Da alcuni mesi tuttavia sulla prima casaabbiamo rilanciatoabbiamo favorito l’accesso le grandi opere delle infrastrutture,abbiamo garantito il Abbiamo assicurato che in meno di due settimane quest’ultima nonostante le proteste beni sequestrati, manifestazione e una raccolta di ricordatevi sempre che gli altri parlano, in carcere e la difesa dei baroni fatta da chi è meglio di altri Paesi, a sostenerci con il loro la fiducia che il Parlamento ci rinnoverà Milano-Roma, l’alta velocità ferroviaria il governo del fare, del fare quello che organizzare per sabato 11 e con la nostra la riforma della scuola primaria, della Abbiamo un governo che è stato scelto assurdo, così contrario all’interesse hanno fatto giustizia di tutto il fango diplomazia settimana e quindi credo riusciremo perchéil senso di responsabilità, la firme a sostegno all’azione del governoabbiamo abolito 375mila fiducia occasionale, da una crisi politica,irragionevole pagamento puntuale delle pensioni portato appalti, una fiducia convinta e continuativaal Parlamento, sia al Senato sia alla Camera, a mettere in campo una per l’energia nucleare; andassimo alle elezioni lavorare perché sono convinto che per non tradire gli elettori, allestendo punti di credere intimamente nell’assoluta necessità di E abbiamo restituito prestigioitaliane che operano nel mondo. questa mobilitazione già dalla prossima che siamo aperti a ragionare, come di risorse senza precedenti per programma riforme: il federalismo fiscale la vita pubblica in Italia è paralizzata quella diaiutare Parlamento il voto espresso dagli italiani. nostro governo. In quelle aule, l’assenteismo del 40 per cento. Lo questi due anniabbiamo risolto e l’impegno della Abbiamo agito con grande tempestività suoi linguaggi, ai suoi vizi, ai suoi egoismi tradito gli elettorisarà segnato scuola secondaria e dell’università, gli italiani atutte le emergenze vecchie e nuove: il che fate e che farete. E commerciale, abbiamo Nessuno le vuole perché sanno che se ci porterebbe in fretta sulla stessa sarà bisogno di nuove elezioni, percostruire un Paese più libero, più nelle scorse lealtà nei confronti dei nostri elettori. Però abbiamo introdotto il meritoverso gli elettori, la necessità di evitare leggi inutiliavviato una grande stagione divoglio sottolineare che restiamo abbiamo sostenuto il reddito dei 30 lo sapete, è e che ha fatto dimenticare la tutte le idee che possono migliorare Il nostro governo, Per questo il 13 dicembre chiederemo domenica 12 dicembre una grande Queste pregiudizio, se non con l’impegno quanto riguarda la politica estera, significa fuori dalla crisi economica noi e voi non lo consentiremo. che noi invece facciamo.consenso più ampio di tutta la legislatura. io personalmente non ho mai smesso di e gli straordinari risultati del nostro governo. Le cambiato idea, dovrà dirlo, l’obiettivo chiarissimo di ribaltare in opposizioni di sinistra hanno settimane. fragili margini numerici. Necessitiamo di e resteremo sempre aperti a discutere del Paese, così lontano dagli la riforma della giustizia civile; l’obiettivo che non abbiamo smesso più pericolosi, con 20 miliardi di i lavoratori precari e autonomi. la cassa integrazione, a cui abbiamo frappone alla conquista del potere pensionati e delle famiglie più deboli; Chi non lo farà avrà autorevolezza all’Italia in campo internazionale. Il 14 dicembre non ci accontenteremo di una dell’Italia, in senso liberale, ho dato il via a un’operazione che devono eliminare Silvio evitare il ritorno al voto. Vogliamo realizzare alla vecchia partitocrazia, ai non c’è un’altra alternativa se non nei teatri delle vostre città. So che abbiamo ottenuto un voto di fiducia della coerenza rispetto al nostro dagli italiani. L’Italia oggi ha bisogno di salito sui tetti, un gran bello spettacolo; che era stato buttato addosso alla moderno, più sicuro, più giusto molti di voi anticiperanno ho sempre sognato e, come lavoro eprofitti a molte imprese sempre, con tutti, senza alcun con chi ci sta quel patto di mobilitazioneun’azione davvero efficace. di dipendenti pubblici e il rinnovatoGrazie per quello che avete fattoabbiamo tutelato i posti di il Parlamento ci assicurerà la fiducia, abbiamo sostenuto i consumi problema tragico dei rifiuti a Protezione civile.Abbiamo portato l’Italia con incentivi a numerosi settori produttivi;tutto meno che di paralisi e sentiero liberale. E’ questo quello che Continueremo quindi a legislatura del quale ho parlato per un solo giorno di perseguire. E voto, sino al completamento della legislatura. capire questo momento politico così anche per quanto riguarda il tratto Napoli e Campania è riemerso per riavviare l’Italia su un il 14 dicembre con uno slancio Berlusconi, ostacolo insuperabile che siabbiamo rilanciatocompletato, di piazza organizzate dalla sinistra Questa è l’unica condizione per e stiamo rilanciando le centrali la nostra azione. Il cambiamento sostenere pubblicamente e Abbiamo protetto il risparmio; sapete, in genere riesco a realizzare i miei sogniincapacità delle amministrazioni localiCare amiche e cari amici, centrodestra saranno lavoro con una quantità ma anche alla Camera. straordinaria azione li sbaraglieremmo tutti. tradimento e della slealtà. gli italiani nei gazebo, nelle piazze e un nuovo voto di fiducia al da parte loro. Ma non ci riusciranno: stipendio agli oltre 3 milioni e mezzo interessi veri della gente. costretti a stare con noi,oltre 6.700 mafiosi. Per ammesso per la prima volta anche edefficacia dopo il terremoto in Ci impegneremo dopo sono tutte ragioni per le quali non solo al Senato, la missione che vi affido quello di cui il Paese ha bisogno.>>

Fase 3

“L’analisi del nuovo testo e le vie del decondizionamento”

Se Berlusconi (o un qualsiasi altro politico) leggesse in piazza un discorso del genere, perderebbe centinaia o forse migliaia di elettori nel giro di pochi minuti e verrebbe sicuramente interrotto dai suoi collaboratori ancor prima di arrivare alla fine del primo rigo. I titoli dei quotidiani, il giorno successivo, titolerebbero: “Berlusconi impazzito!”Sottotitoli: “Discorso senza senso. I suoi medici personali ipotizzano un ictus.”

Analizzando attentamente il nuovo testo venuto fuori grazie al nostro giochino di ‘taglia e incolla’ ci accorgiamo, tuttavia, che alcune frasi non hanno assolutamente perso la loro ‘carica virale’ dal punto di vista comunicativo. Le frasi evidenziate in grassetto, ad esempio, svolgono autonomamente una funzione immaginifica che ha un ‘senso logico zonale’ anche se si tratta di frasi prive di logicità se rapportate al nuovo contesto. Sono frasi preesistenti formate anche da due sole parole (e che hanno cambiato solo posizione nello spazio a causa del cut-up) oppure frasi create ex novo da quella casualità che caratterizza la tecnica in questione.

Ci sono frasi ‘ad effetto’ per tutti i gusti: frasi che soddisfano i leghisti e frasi per le ‘vecchiette’; frasi per i tipi pragmatici (i numerosissimi “abbiamo…”) e frasi rassicuranti per le donne; frasi per i napoletani e frasi per i terremotati abruzzesi; frasi per quelli che combattono la mafia e frasi per gli stessi ‘mafiosi’; frasi per gli amanti della tecnologia e del progresso e frasi per gli ecologisti e i risparmiatori; frasi mistiche per credenti e frasi laiche; frasi per famiglie, pensionati, cassintegrati, disoccupati, imprenditori, casalinghe… Frasi d’attacco, di difesa e di apparente dialogo. Frasi palesemente populiste che non abbandonano mai la superficie dell’argomento: diffondere una falsa informazione di facciata senza scendere in quei particolari che potrebbero accendere interrogativi chirurgici nella mente dell’elettore. Il linguaggio di Berlusconi, unito all’ordine vestiario, allo splendore derivante da un benessere che è reale e sotto gli occhi di tutti, alla macchina scenografica che dispone in maniera scientifica gli elementi vincenti intorno alla figura del ‘miglior presidente di tutti i tempi’, creano nell’elettore o nel potenziale elettore uno stato d’animo ‘sereno’ (parola costantemente utilizzata dal premier).

In altri casi sono le singole parole a ottenere un ‘effetto magico’ sulla gente: parole come “facciamo”, “abolito”, “pagamento”, “decoro”, “rilanciato”, “lealtà”, “giustizia”, “elevato”, “garantito”, “fare”, “responsabilità”, “fiducia”, “completamento”, “tutelato”, “protetto”, “azione”, “stipendio”, “missione”, “riavviare”, “sognato”, “efficace”, “famiglie”, “straordinari”, “merito”, “costruire”, “tempestività”, “libertà” e molte altre, infondono calore e speranza in chi le ascolta, anche se facenti parte di un discorso che non possiede più né la testa, né tanto meno la coda.

Qualcuno potrebbe giustamente obiettare: “ma questa analisi potevamo farla anche senza la tecnica del cut-up e soprattutto senza sporcarci le mani di colla!” E’ vero, forse! Ma così come il cut-up è stato necessario in letteratura per liberare la scrittura – come qualcuno ha detto –dalla camicia di forza sequenziale e figurativa del romanzo (ovvero in quel caso per liberare l’immaginazione del lettore – la parola è un’immagine autonoma e non la cellula schiava di un tessuto – e per liberare lo stesso scrittore da regole opprimenti anche a costo di beccarsi l’accusa di “promulgare un culto di inintelligibilità”), allo stesso modo il cut-up applicato al linguaggio politico riesce a smascherare i meccanismi di sensibilizzazione (e quindi di Controllo) adottati dai mass-media e dai potenti che li usano, e a isolare i vari gruppi di informazioni riducendoli a unità autonome e controllabili da parte del ricevente, nella fattispecie l’elettore che non ha intenzione di essere ingannato. Il cut-up è utile per smontare la cosiddetta grammatica culturale dominante: dove il termine ‘dominante’ s’intende riferito non solo al dominio politico, bensì anche a quello culturale in senso lato, commerciale, religioso, estetico…

Conclusioni

Riconoscere il ‘senso logico’ delle singole unità informative formanti il messaggio di Berlusconi, dopo averle liberate dalle impalcature logiche del testo sensato grazie alla tecnica del cut-up, significa avere la possibilità di attuare una difesa concreta e non basata semplicemente su un’emotività ideologica e appassionata, oserei dire ‘partitica’. Essere in grado di affrontare, smontandola, ogni singola unità informativa di un discorso significa evitare di lasciarsi travolgere dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro.

La stragrande maggioranza degli elettori di Berlusconi ha ‘donato’ il proprio voto dopo essere stata travolta dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro. Nessuno ha applicato (e come avrebbero potuto?) la tecnica del cut-up durante la fase della scelta politica: tutti i suoi elettori hanno continuato a leggere il testo (scritto o ‘recitato’) proposto dal ‘sogno degli italiani’ senza applicare un minimo di criticità. Chi è avvezzo a un certo tipo di tecnica scritturale ha una maggiore probabilità di giungere a tali conclusioni: la cecità mediatica, purtroppo, è un male diffuso e non tutti hanno la voglia, il tempo, la forza e la teoria necessarie per intraprendere la strada meno battuta menzionata nella nota poesia di Robert Frost.

Ecco perché il grande comunicatore Silvio Berlusconi continua a vincere indisturbato. Il problema della cecità mediatica non è un problema italiano: attualmente tutti i politici delle moderne democrazie del pianeta si affidano ai mass-media. Gli italiani, ma non solo loro, hanno bisogno del ‘fattaccio’ per risvegliarsi: i segni per realizzare il risveglio erano e sono sotto gli occhi di tutti. Il testo di Berlusconi, anche se apparentemente ricco di informazioni reali e di ‘fatti’, si rivolge al lato emotivo, viscerale dell’italiano medio che non ha, a quanto sembra, gli strumenti mentali, linguistici e culturali per smontare e contrastare tale testo.

E tutto questo Silvio lo sa!

E’ Questione Di Tempo…

In questo post, sono state catalogate e schematizzate le figure di influencer che, in virtù delle loro caratteristiche, riescono a modificare l’opinione pubblica.
Proprio in questo senso, pensavo al ruolo che svolgono i giudici nel nostro Paese.
Volendo schematizzare, il giudice o il magistrato (la mia analisi è tout court e non vuole essere in alcun modo giuridica) potrebbe essere definito un Guru in quanto detiene il potere delle relazioni, della conoscenza e della persuasione  (nota di Oz).
Il giudice può contare innumerevoli relazioni umane: personali (amici, parenti, gente comune), professionali (imputati, colleghi, personale), collaterali (politici, imprenditori, malavitosi).
Al pari degli intellettuali (i router) ha conoscenze proprie e derivanti dalla professione che svolge. Il giudice, nella sua qualità, può avere accesso a diverse informazioni precluse alla gente comune (intercettazioni, pedinamenti ed indagini di vario genere).
Nelle sue funzioni, è uno switch. Le informazioni ottenute (indagini), le instrada affinché una porta (indagato) ne venga colpito.
Il giudice, o il magistrato, vive, inoltre, dei benefici del bridge e del firewall!
Come un bridge, il giudice fa da ponte tra varie realtà sociali e professionali e le sue informazioni, derivano da altri bridge (collaboratori o altri giudici). Ha la funzione di firewall, i togati sono organizzati in lobby (l’ultracasta) organizzati con regole proprie.
Voglio ricordare che nell’esercizio delle sue funzioni, il giudice non ha responsabilità civile (sì parla di effettività non di esistenza cfr. L. 117/88), ergo non solo causa ingenti danni al cittadino, ma mina alla radice la legalità e la democrazia!
Al giudice, vanno riconosciute altre due peculiarità: l’autorevolezza e l’uso del tempo.
L’autorevolezza è classificabile in immateriale ed in materiale. Immateriale perché ogni magistrato vive della propria aurea di intoccabilità (e della propria presunzione). Materiale, perché il giudice fa  le sentenze (parlo di vincolo morale e non ex lege) e quindi precedenti. Obbliga così tante persone ad attenersi ad un comportamento che egli stesso impone [talvolta anche senza osservare le leggi (i salomonici giudizi di equità)].
Il tempo, ma forse sarebbe più corretto parlare di tempistica (i magistrati, è noto, riescono ad influenzare anche l’agenda della politica). Il giudice può decidere quando mettere in moto tutte le sue potenzialità e scagliarle contro il presunto, siamo pur sempre garantisti, reo.
Credo sia chiaro, come questa figura possa in totale autonomia vivere sulle spalle della comunità, aggiustando situazioni civili e politiche a proprio piacimento, piegando al proprio volere la dura lex.
Ora Vi pongo una domanda, ma se ci fosse qualcuno pronto a cambiare lo status quo, a questa minaccia, l’ecosistema appena descritto come reagirebbe?

A Voi la risposta…

Rousseau Peccava Di Un Eccesso Incommensurabile Di Ottimismo

Se la politica è l’arte di governare ovvero orientare, piegare, esaltare le passioni, limitare gli egoismi, promuovere gli interessi in vista di scopi d’ordine generale, che trascendono quasi sempre la vita individuale perché si proiettano nel futuro, non v’è dubbio alcuno che l’elemento fondamentale di questa arte, è l’individuo. La politica rappresenta, quindi, un’organizzazione e una limitazione.
Gli individui tendono, sospinti dai loro egoismi, all’atonismo sociale, ad evadere continuamente, a disubbidire alle leggi, a non pagare i tributi. Pochi sono coloro – eroi o santi – che sacrificano il proprio io sull’altare dello Stato, tutti gli altri sono in una posizione di potenziale rivolta contro di esso.
C’è una finzione e un’illusione di più. Il popolo. E’ una entità politica meramente astratta, mai definita. Non si sa dove cominci esattamente, né dove finisca. La sovranità riferita al popolo è un’altra tragica menzogna. Il popolo al più, delega, ma non esercita sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale.
Le corone cartacee della sovranità vengono strappate. L’autonomia del popolo viene sottratta, lasciandolo nell’incoscienza dei fatti. Le domande restano sospese perché le risposte diventano fatali.
“Perché la natura de’ populi è varia; è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione; e però conviene essere ordinato in modo che, quando non credano più, si possa fare credere loro per forza“

Vecchi Simboli. Nuove Guerre…

Propongono leader,anziché idee. Ci inscatolano una vita distante anni luce dal mondo che sogniamo.

Ma è tempo di andare oltre la destra e la sinistra. Superare le lacerazioni del passato, di capire che bisogna rispondere alle sfide odierne del capitalismo globale.

Il nemico, il nuovo nemico, opera su binari diversi, distanti anche dalla recente contrapposizione liberismo-socialismo.

Dobbiamo rifondare la politica su basi comunitarie, aprire a nuove e antiche sensibilità come l’ambiente, il recupero dei centri storici, l’idea di tradizione, l’identità, non chiusa nella riserva indiana ma aperta alla dimensione locale e alla civiltà europea, il senso del sacro.

Bisogna liberarsi del nostalgismo fradicio e furbetto di chi commercializza la memoria degli ideali ai soli fini elettorali, una specie di compravendita politica farcita di ignoranza culturale di base. Solo grazie a questi piccoli passi che la prospettiva culturale e antagonista degli opposti si potrà finalmente rivalutare.

Siamo di fronte ad una svolta storica, ma senza il consueto corteo di analisi, di proiezioni, di previsioni. Anche se, come al solito, turbe di «esperti» ci disegneranno i loro scenari per l’ avvenire. Ben prima di Hegel, gli antichi Padri parlavano dell’ ironia divina: l’Onnipotente si prende gioco della presunzione umana nel voler prevedere un futuro di cui Egli solo conosce il mistero.

Lo “scatto” è di: Francesco Monaco