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Potiamo L’abete!

La battuta più bella su Giancarlo Abete, detto Giancarlino, è di Zdenek Zeman. A cena con un nemico, con Abete? «Perché no? Abete non è mio nemico, ma nemico del calcio». A rincarare la dose ci ha pensato poi Mino Raiola, il potente procuratore italo-olandese: «Parliamo di un presidente che non è riuscito a portare a casa gli Europei, che non è riuscito ad aiutare i club a fare gli stadi di proprietà, non ha fatto un solo cambiamento dal basso, dal profondo del calcio italiano, eppure è ancora lì».
Alla Federazione Italiana Giuoco Calcio ha accettato di ricandidarsi, in ossequio alla mai tramontata formula del “se me lo chiedono…”, Giancarlo Abete, classe 1950. Parlamentare della Democrazia Cristiana dal 1979 al 1992…e potrei fermarmi qui…Abete ha attraversato indenne qualsiasi terremoto che abbia colpito il nostro calcio dal 1996, anno in cui assunse la carica di vicepresidente. A sostenerlo ci sono due novellini della poltrona come Mario Macalli, classe 1937, presidente della Lega Pro dal 1997 e Carlo Tavecchio, nato nel 1943, capo della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999. E’ con questa ventata di novità, con queste finestre spalancate che vogliamo far entrare aria fresca nella casa dello sport italiano. In fondo Bill Clinton sparì dalla vita pubblica a 55 anni dopo due mandati da presidente degli Stati Uniti d’America.
Ma il calcio italiano è in crisi? “Ma non scherziamo, l’Italia è arrivata seconda agli Europei” Crisi economica, bilanci in passivo, campioni che se ne vanno, e tanto altro ancora: queste le tematiche che da diversi mesi, sulla scia del difficile momento dell’intero paese, occupano le pagine delle riviste sportive e animano i dibattiti televisivi intorno allo sport più popolare del Belpaese.
Dall’estate del 2006 abbiamo visto cose assurde legate al mondo della giustizia sportiva, indicative del perché questo sistema garantisce una giustizia non equa con piena consapevolezza di chi la governa.
Con la vicenda legata all’ultimo scandalo del calcio scommesse hanno trovato spazio anche le esasperazioni. Latitanti non ancora pentiti o in via di pentimento che contattano o vengono contattati dalle redazioni dei giornali, che pubblicano lo scoop dopo aver accomodato la versione, rendendola più vicina all’obiettivo da colpire. La condizione necessaria per salire agli onori della cronaca è che il pentito, prima ancora di essere credibile, deve risultare “accomodabile” . 
In tutto questo marciume nemmeno tanto nascosto, cresciuto grazie ad istituzioni sportive inconcludenti, sponsor di interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport, quale è la priorità degli esimi rappresenti delle istituzioni sportive? Salvaguardare la poltrona!
Si pensa alla poltrona nel momento in cui, anche grazie alla loro incapacità di controllo e prevenzione, il nostro calcio ha toccato il fondo.
Le istituzioni sportive hanno il potere di decidere chi condannare, chi assolvere, chi credere, cosa dimenticare e cosa enfatizzare, senza necessità di rispettare norme o regolamenti che possono sempre essere cambiati in corsa o semplicemente ignorati. L’autonomia della giustizia sportiva garantisce libertà di movimento. E’ questo il privilegio che si vuole preservare.
La cosa che più mi spiace è che nel rutilante e meraviglioso mondo del pallone non si trova uno meglio di lui.

Chi È L’eroe?

Diluvia.

Dal parcheggio all’ingresso è un salto, ma ci sono i palloni, le borracce, le divise da scaricare. In un attimo siamo zuppi d’acqua.

Entriamo nello spogliatoio. La stanza è fredda, una luce al neon illumina le divise appoggiate su una panca. La pioggia batte ancora sulle nostre teste, il mister spiega come dovremo stare in campo.

Arriva l’arbitro. Il capitano gli si avvicina, gli stringe la mano. “Il signore vale per tutti” e le solite formalità: nome, numero, grazie.

Ci abbracciamo forte l’un l’altro. Una sola voce echeggia nella stanza.

Finalmente imbocchiamo il corridoio. Sorriso di plastica e occhi pieni di adrenalina.

Siamo fuori. Corriamo verso il centrocampo. L’aria è carica di tensione. Le gocce cadono come macigni, il vento ferisce gli occhi, i fari si accendono sui nostri visi tesi.

Il pubblico ci guarda. E’ il momento degli inni. Mano sul cuore. Petto in fuori. Braccia strette come cinture.

Un insetto nero si dimena sulle transenne. Fischia la mia Patria. Insulta i miei compagni. Taglia la rete che ci separa.

Ora è parte del mio mondo.

Getta un fumogeno in campo. Esplode un petardo, esplode la rabbia. Paura, tensione, delusione.

La gente fugge. In quel rettangolo rimane solo la vergogna. I fari si spengono. Gli occhi si chiudono.

La partita è finita.

Lo scatto è di Ivan Romano

Elogio Al Calcio

Lo vediamo tutti i giorni, ne parliamo continuamente. In se racchiude la fisica, la matematica, la storia, la filosofia. Mostra tanta logica da assomigliare ad una scienza esatta. Ma chi può affermare di averne mai letto un libro? Chi lo ha studiato veramente? In fondo, non ne esiste nemmeno un manuale. Non è solo un mondo che si ferma a maggio per poi riprendere ad agosto. Stiamo parlando di un mito, immutabile nel tempo in grado di sconvogere popoli, economie, certezze. Nessuno lo tratta con il dovuto rispetto. Siamo solo pronti a cercarne la verità, la formula esatta della nostra vanesia ambizione.