tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

teorie

Il Web 2.0 È Morto. Teorie Critiche Sul Web 2.0.

Non sono molte le teorie critiche sul web 2.0, onestamente la cosa non mi ha mai sorpreso.

La polarizzazione dei quadri teorici tra apocalittici ed integrati non aiuta di certo lo studio e  l’attenzione verso un argomento, il web 2.0, in permanente stato di riflusso.
Dando una occhiata all’attuale quadro sulle analisi critiche del Web 2.0, ritroviamo:

Andrew Keen[1], nel saggio The Cult of the Amateur (2007), uno dei primi lavori critici del sistema di pensiero legato al web 2.0. Keen si chiede “Cosa succede quando l’ignoranza si sposa con l’egoismo, il cattivo gusto e le masse incontrollabili? È la scimmia che prende il sopravvento. Quando sono tutti lì a trasmettere , non rimane nessuno ad ascoltare”. In questo scenario da  “Darwinismo digitale” sopravvivono soltanto le voci più forti e possenti (gli influencers). Il web 2.0 decima le truppe dei nostri custodi culturali.

Nicolas Carr[2], nel saggio The Big Switch (2008), analizza l’ascesa del cloud computing. Questa infrastruttura centralizzata indica la fine del PC autonomo come nodo all’interno di una rete distribuita. Inoltre, Carr segnala una “svolta neurologica” nell’analisi del Web 2.0. Muovendo dall’osservazione che l’intenzione di Google è stata sempre quella di trasformare le sue operazioni in intelligenza artificiale, cioè in un cervello artificiale più intelligente del cervello umano, Carr concentra l’attenzione sul futuro delle nostre capacità cognitive: “Il medium non è soltanto il messaggio, bensì anche la mente. Dà forma a quel che vediamo, noi diventiamo i neuroni del Web. Più link clicchiamo, più pagine visitiamo e transazioni facciamo, e più il Web diventa intelligente, raggiunge valore economico e crea profitto>>. Carr, nel 2008, su Atlantic scriverà il suo famoso saggio <<Google ci rende stupidi? Qual è l’effetto di internet sul cervello?”, sostenendo che in fin dei conti è il continuo passare dalle finestre ai siti e il frenetico ricorso ai motori di ricerca a renderci stupidi, ovvero la perdita della lettura profonda (anche della realtà?).

Carlo Formenti[3], in Cybersoviet (2008), propone le seguenti tesi: 1. che la <<democrazia dei consumi>> promossa dal Web 2.0 – e che ha determinato una rapida e popolare popolarizzazione dei contenuti – non corrisponde affatto ad una estensione della democrazia politica; 2. che anche sul piano puramente economico il fenomeno andrebbe più correttamente interpretato come la messa al lavoro (perlopiù gratuito) dell’intelligenza collettiva da parte delle Internet Company che controllano il mercato;  3. La ripresa del controllo da parte dei governi, imprese e agenzie transnazionali sulle relazioni sociali mediate dal computer sia quasi totale, in barba alla fandonie sull’architettura “intrinsecamente anarchica” di Internet;  4. Le celebrazioni sulla “fine del politico” tendono a legittimare, sia pure inconsapevolmente, i processi di distruzione della sfera pubblica e il suo integrale riassorbimento nella sfera privata, contribuendo a spacciare il chiacchiericcio “intimista” che dilaga nei reality show televisivi ai social network di Internet per l’autogoverno delle moltitudini. Formenti presenta tre mitologie della rete: Mitologia I: la rete non può essere controllata. Mitologia II: la trasparenza è sempre buona. Mitologia III: lo sciame è sempre intelligente.
In “Felici e sfruttati” (2011) Formenti sostiene che ciò che sta dietro all’illusione di democrazia e libertà economica, creata dal web 2.0, fa sì che milioni di persone siano felici e sfruttate, oltre ad essere pervasi dall’illusione di assunzione di libertà nei confronti dei meccanismi del potere.

Manuel Castells[4], in Communication Power (2009), sostiene che “la rete è il messaggio. […]La realizzazione del cambiamento sociale in rete procede riprogrammando le reti di comunicazione che costruiscono l’ambiente simbolico per la manipolazione delle informazioni nelle nostre menti, determinando le ultime pratiche individuali e collettive. Creare nuovi contenuti e nuove forme delle reti che connettono le menti e il loro ambiente comunicazionale equivale a ristrutturare l’impianto delle nostre menti”.  Castells è il teorico della autocomunicazione di massa, ovvero della forma di comunicazione emersa con lo sviluppo del Web 2.0 tesa a costruire sistemi personali di comunicazione di massa, tramite SMS, blog, vlog, podcast, wiki e la conversazione sui social network. Castells, infine, sostiene però <<una quota di questa forma di autocomunicazione di massa è più vicina all’autismo elettronico che a una vera e propria comunicazione>>.

Franck Schirrmacher[5], nel saggio Payback (2009), prende in esame l’impatto di internet sul cervello. Schirrmacher cerca le prove di un cervello umano deteriorato che non riesce a tenere il passo con l’Iphone, Twitter e Facebook, in aggiunta al flusso d’informazione già sfornato da televisione, radio e stampa. In uno stato di allerta continua, ci pieghiamo alla logica di disponibilità e velocità ininterrotte. Schirrmacher parla di un <<io esausto>> e si chiede <<Internet finirà forse per sopraffare i nostri sensi e imporci una propria visione del mondo? Oppure avremo la volontà e la capacità necessarie per padroneggiare questi strumenti>>.

Jaron Lanier[6], in You Are Not a Gadget (2010), si chiede <<Cosa succede quando smettiamo di dar forma alla tecnologia e invece quest’ultima a plasmarci?>>. Al pari di Andrew Keeen, la difesa dell’individuo sostenuta da Lanier rimanda all’effetto riduttivo della <<saggezza della folla>>, laddove le voci dei singoli vengono soppresse a favore delle norme imposte dalla massa, come avviene su Wikipedia e siti analoghi. Lanier sostiene che la democratizzazione degli strumenti digitali non ci ha regalato nessun <<super-Gershwin>>; al contrario Laner rimarca l’esaurimento dei modelli, fenomeno in cui la cultura non riesce più a produrre varianti dei modelli tradizionali e diventa meno creativa in generale.

Sherry Turkle[7], in Alone Together (2011), sostiene che le tecnologie digitali e la robotica abbiano falsificato le nostre relazioni sociali, offrendo una replica svuotata di senso, una simulazione deprivata dei valori essenziali che le caratterizzano. Per tanto, un termine come “amico” nell’era Facebook ha del tutto perso il senso originale, finendo per legittimare la strumentalizzazione dell’altro. La tecnologia rappresenta una possibile soluzione a situazioni percepite come problematiche, per esempio, la solitudine, la mercificazione dei rapporti umani nelle società tardo-capitalistiche, la trivializzazione delle relazioni sociali operata dai mass media e la crescente alienazione nei confronti del cosiddetto “Reale”, ivi inteso come un insieme di esperienze non-mediate, o non-mediabili o im-mediate. Ironicamente, la soluzione tecnologica finisce per diventare parte del problema, creando nuove forme di solitudine. Per Turkle, i computer sono dispositivi tecno-sociali che riconfigurano nozioni quali identità, soggetto, consapevolezza”.

Evgene Morozov[8], in Net Delusion (2011),  pone l’attenzione sugli spazi di intrattenimento online che spostano l’attenzione dei giovani dalla partecipazione civica. Morozov, sostiene che anziché strumenti di conoscenza, autocoscienza e di liberazione, i contenuti stessi di internet stanno diventando una forma di intrattenimento infinito e a buon mercato per le masse, una forma di divertimento che consente di anestetizzare le coscienze della maggior parte dei popoli, anche di quelli soggetti all’oppressione politica più feroce. 
Invece di  uniformare in modo globale, come si paventava, consumi e stili di vita, la diffusione di internet sembra aver dato voce, paradossalmente, ai pregiudizi, ai localismi e ai nazionalismi più deteriori. 
I gruppi terroristi, le bande criminali e  le associazioni politiche più estremiste, infatti, possono trovare in internet un potente strumento di comunicazione e di organizzazione, minando, invece di consolidare, le basi della democrazia.
 Abbandonando ogni facile ottimismo panglossiano, Morozov sostiene che internet è una tecnologia a basso costo, dagli esiti ancora imprevedibili e vagamente inquietanti.

Geert Lovink[9], in Network Without a Cause (2011), si allontana dalle analisi critiche impostate sulla mappatura degli impatti mentali e riflette, invece, sull’influenza della Rete sulla nostra vita. Lovink sostiene che << Internet è un terreno fertile per opinioni polarizzate e utenti tendenti all’estremo. Se questo spazio virtuale è un’oasi di libertà, come ne sostiene la reputazione, vediamo allora come poter fare quel che ci pare. Quest’attitudine distrugge il dialogo, che in ogni caso ci riporterebbe all’utopia della comunicazione di Habermas. L’internet pubblica si è trasformata in un campo di battaglia, spiegando così il successo di <<giardini recintati>> come Facebook e Twitter, in cui il web 2.0 offre strumenti per filtrare sia i contenuti si altri utenti. Infine, Lovink sostiene che i social network non riguardano tanto l’affermazione di qualcosa come se fosse una verità, quanto piuttosto la creazione della verità tramite una serie infinita di click>>.

Siva Vaidhyanathan[10], in Googlization of Everything: And Why we Should Worry (2012), tratta il tema della “googlization”, cioè, lo sviluppo di dipendenza degli utenti di Internet da Google, il motore di ricerca e il fornitore di servizi più importante sulla rete. L’”organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili” ha portato Google a generare tecnologie di macroinfluenza sui propri utenti. Google definisce la propria agenda di senso attraverso l’indexing di quali sono le informazioni più rilevanti per gli utenti, modificando le loro percezioni riguardo al valore e significato dei contenuti. Vaidhyanathan sostiene la necessità di un nuovo ecosistema informativo, da lui denominato Human Knowledge Project, che sarebbe un mezzo più democratico di analisi e di organizzazione della conoscenza.

Questo è un primo tentativo di ricostruzione delle teorie critiche di internet.
Sarebbe interessante fare, con i lettori di Ottavopiano.it, una ricostruzione più piena e complessa delle attuali teorie critiche, che mettono in discussione l’ideologia della rete vista come strumento di democrazia, libertà e partecipazione.
In un’epoca di glorificazione di internet, di internet-centrismo, alla rete vengono attribuite tutte le virtù e sul Web vengono riposte tutte le speranze di liberazione, di trasformazione e di progresso del globo.
Noi di Ottavopiano.it abbiamo sempre dubitato di questa ideologia e della devozione che la blogosfera italiana ha sempre manifestato.
Costruire una raccolta delle teorie critiche è il primo passo verso una consapevolezza mediatica che speriamo ci possa portare verso un nuovo ecosistema di informazione, mezzo più democratico di analisi e di organizzazione della conoscenza.

 


Note
[1]  Scrittore e imprenditore anglo-americano. Libri pubblicati in Italia:
Dilettanti.com. Come la rivoluzione del Web 2.0 sta uccidendo la nostra cultura e distruggendo la nostra economia (2009)
[3] Giornalista, scrittore, docente universitario. Libri pubblicati in Italia:
[5] Giornalista tedesco. Libri pubblicati in Italia:
La libertà ritrovata. Come (continuare a) pensare nell’era digitale (2010)
[6] Informatico, compositore e saggista statunitense. Libri pubblicati in Italia:
Tu non sei un gadget (2010)
[8] Blogger, scrittore e ricercatore universitario bielorusso. Libri pubblicati in Italia:
Contro Steve Jobs. La filosofia dell’uomo di marketing più abile del XXI secolo (2012)
L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet (2011)
[9] Docente, saggista e teorico delle culture di rete olandese. Libri pubblicati in Italia:
Ossessioni collettive. Critica dei social media  (2012)
Internet non è il paradiso (2004)
Zero comments. Teoria critica di internet (2004)
Dark fiber (2002)
[10] Scrittore e docente universitario. Libri pubblicati in Italia.
La grande G. Come Google domina il mondo e perché dovremmo preoccuparci (2012)

Camminando Nella Città Di Erech


Il linguaggio è la forma più avanzata di comunità, che non esiste al di fuori di essa, e la comunicazione è al tempo stesso il corpo del sapere, insieme di conoscenze, di passioni, di visioni, comportamenti, desideri e riappropriazioni; un complesso indistruttibile, indiscindibile, ma anche l’evoluzione dei dispositivi disciplinari, è il meccanismo di potere con cui controllare gli elementi più sottili del corpo sociale e raggiungerne gli stessi atomi, cioè gli individui.

La comunicazione articola le tecniche di individualizzazione del potere, ne diventa anima reale e incorporea, elemento dove si articolano gli effetti di un certo tipo di potere e il riferimento di un sapere, l’ingranaggio per mezzo del quale le relazioni di potere danno luogo a un sapere possibile, e il sapere rinnova e rinforza il potere. E quando il linguaggio diventa visivo è il corpo stesso che interpreta e fagocita il comune, assimila e interiorizza i differenti dispositivi di riduzione della soggettività, del dominio sul linguaggio dei corpi e sui corpi.

La comunicazione diventa l’intersezione tra il potere e la vita.

La presunta civiltà occidentale ritornerà al mitologico scontro tra Gilgamesh, sovrano della città di Erech (o Uruk), e il selvatico Enkidu, simbolica metafora dell’incluso nella città degli uomini e dell’escluso da essa . Un muro, un recinto di mura ancora più alto e invalicabile, che marca la differenza tra esclusi e inclusi, instaurando dispositivi relazionali fondati sulla dicotomia inclusione-esclusione, che non soltanto gerarchicamente rende inferiore gli esclusi agli inclusi, ma assai peggio li priva della loro qualità specifica rendendoli non-umani, inutili al sistema. Una linea di demarcazione netta che pone da una parte chi potrà essere utilizzato dal sistema di produzione, in particolare quello tecnologico, e dall’altra, con gli esclusi alla tecnologia, coloro che possono gestire in maniera critica e antagonista la stessa, per promuovere spazi di libertà e autonomia vitale. Al dio che consiglia le leggi da scrivere su stele, si sostituisce l’Impero della istituzionalizzazione totale, ma il meccanismo non cambia: nell’era della società della sorveglianza digitale cambiano solo gli strumenti e i dispositivi, che sono interiorizzati in un modo così normalizzato fino al punto di apparire a ciascun cittadino la fonte più intima della propria autonoma coscienza. Il buon cittadino, il cittadino normale, è per così dire un incluso perfettamente addomesticato, adattato, conformato, normato e inserito nel ciclo di produzione; educato, quindi, ad una certa gamma di discipline che omologano insieme all’anima il suo corpo. Murato fuori e murato dentro, ma inconsapevolmente cieco rispetto all’esistenza di quelle mura. Alla perimetrazione esterna, ieri della città-stato, oggi dell’ Impero globale, corrisponde la perimetrazione interna del suo sguardo, dei suoi sensi, del suo stato ordinario di coscienza indotto a disconnettere da sé quanto viene sovranamente riprovato e condannato all’esclusione: ciò che viene messo fuori luogo comune esteriore dovrà essere nel contempo disaggregato e disconnesso interiormente. Un potere istituente che fonda la regola impalpabile della relazione con chi è fuori dal luogo comune. E questa regola stabilisce, per quanto la riguarda, anche la sua dogana: all’Alt! che essa decreta ci si dovrà fermare, altrimenti si entrerà nella pena oppure in guerra. Alle soglie del Terzo Millennio l’Impero , sistema produttivo e politico globale dell’unico esistente possibile, espropria tempi, energie e saperi, riduce continuamente gli spazi di autonomia e criticità, riducendo capacità e valori a rotelle di un’assurda macchina, volta a produrre infelicità e trarne profitto.

Progetto Grafico 20. Nuove Strade Per Le Riviste, Sette Domande A Eugenio Iorio.


Nuove strade per le riviste, sette domande a Eugenio Iorio.

Le riviste stanno vivendo un processo di traformazione in cui le dinamiche partecipative dei media digitali si intrecciano a nuove forme di comunicazione scientifica e di pratiche della ricerca.
Progetto Grafico ha così scelto di intervistare ricercatori, esperti provenienti da campi molto diversi, dall’editoria allo studio della comunicazione in chiave semiotica e sociologica, fino alle scienze sperimentali.
Questo perché Progetto Grafico è convinto di due cose:
1) l’impostazione grafica degli articoli e delle riviste e la forma di visualizzazione delle informazioni sono rilevanti nella costruzione del dibattito e del discorso scientifico;
2) le innovazioni per la grafica stanno venendo non solo da chi riflette sulla comunicazione visiva ma anche da chi si confronta con le sfide della ricerca e dell’informazione.

1) Tra journal e magazine. In quale modo in una rivista può interagire la componente scientifica e specialistica (magari con peer review) con la dimensione culturale rivolta ad un pubblico più ampio?

Se l’editoria fa il suo ingresso nel suo decennio più drammatico, il giornalismo di settore potrebbe invece uscire da questo passaggio storico paradossalmente rafforzato.
Oggi l’informazione, quella che non è infotainment o volgare gossip, ci costringe, per nostra fortuna, all’eccellenza, rimette al centro la notizia, permette di contrapporre/confrontare il valore del locale – dove l’esperienza è più vicina a chi la racconta e la vive – e il globale – dove il confronto tra esperenziale diffuso e soggettività è molto più di contenuto.
Se Internet, da un lato, ci ha mostrato che le persone non hanno più bisogno a tutti i costi di mediatori (nel nostro caso le riviste), mettendo in discussione a volte l’autorevolezza dell’informazione, dall’altro sempre più cresce la necessità di un qualcosa che possieda strumenti tecnici e culturali per fare sintesi, per gettare ponti tra le specializzazioni, per comporre visioni.
La rete riorganizza l’opinione pubblica.
L’influenza in rete è diversa da quella della società reale.
Gli influencer attivano network di persone così da creare awareness, loyalty, partecipazione o da originare conversazioni attorno a prodotti, marche e iniziative.
É qui che il parere fatto dagli influencer (i nuovi opinion leader della rete) ha peso, il peer review per verificarne l’eventuale idoneità alla pubblicazione di un articolo, di un saggio o di un libro è la soglia della trasformazione dal giudizio del singolo esperto al giudizio della community di settore esperta e meno esperta ma interessata all’argomento.

2) Come penserebbe una rivista digitale immaginando che non siano mai esistite riviste cartacee?

Mi risulta difficile rispondere.
Probabilmente sarebbe semplicemente una applicazione: un software che mette insieme testo, audio, video, e chissà cos’altro, compresa la struttura fondamentale che organizza le informazioni appoggiando l’interpretazione. Capace di vedere e ascoltare le immagini, i video, gli oggetti 3D, i suoni e le esperienze interattive in una logica converasazionale autore/lettore e non solo.
Mi risulta difficile perchè senza esperienza non c’è progetto.

3) Ci sarà la possibilità di integrare testo e immagine, come sembra prefigurare l’introduzione massiccia di infografica, superando la dicotomia tra testo alfabetico serio e immagine evocativa?

Lo scrittore austriaco Ivan Illich diceva che «La lettura libresca”classica” degli ultimi 450 anni non è che uno dei parecchi modi di usare l’alfabeto».
Nella babele dei codici, sovvertire il codice non avrebbe più senso.
Si tratta di sovvertire il contesto nel quale avviene la guerra di memi nella semiosfera.
Il punto è che oggi bisogna riscrivere la lettura.
Questo comporta la costruzioni di connessioni sapienti tra media tattici per rielaborare il contesto dove avvengono i processi di significato delle conversazioni.
L’infografica, ha in sè una sapienza connettiva, riscrive la lettura, ma è solo il primo passo. Presto dall’esperienza trasversale ai diversi contesti d’uso si passerà ad una infografica con interazione conversazionale.
Oggi il design presenta sfide e opportunità narrative tese verso il processing – elaborazione dei dati prodotti dalla “conversazione” software/utente – e la progettazione generativa, fondata sul concetto di DNA, il codice genetico portatore di tutte le informazioni di una specie. Ed è proprio ispirandosi al concetto di DNA che sarebbe possibile sintetizzare le caratteristiche di un oggetto in una sorta di codice genetico, per ripartire dallo stesso e “generare” tanti oggetti diversi tra di loro, sebbene appartenenti ad una stessa “specie”.

4) Gli spazi e i tempi del dibattito culturale sono cambiati, basti pensare ai social network, da Facebook a Twitter, e a tutta la rete dei blog. Presto e bene ora stanno insieme?

Nell’abitare il tempo dell’istantaneo, il presto e il bene trovano ancora difficoltà a vivere insieme. Nella trasmutazione morfologica delle forme mediologiche tra utente e interfaccia, e nel suo utilizzo per genere contenuti, il presto regna.
Ogni lato conversazionale del nostro io, immesso in una moltitudine di solitudine generate dalla debolezza delle relazioni della rete, è drogato dal presto.
Il bene è la forma dell’atto creativo – riferibile al contenuto più che alla forma intrinseca dell’io. Ma come dicevo prima, c’è sempre più bisogno di sintesi tra conoscenza, saperi e soggettività per comporre visioni.

5) Può fare un esempio di rivista che ha cambiato il concetto stesso di rivista?

Mi viene in mente un esempio: “La vita Nòva” – il nuovo magazine digitale del Sole 24Ore per Ipad – che abilita una nuova forma di lettura mediologicamente tattica performata per tablet. “La vita Nòva” è la dimostrazione che probabilmente le redazioni del futuro non saranno più fatte (per dirla sommariamente) di articolisti e grafici. Saranno fatte di autori, designer e programmatori.
Che il passaparola ha un enorme importanza nella diffusione delle notizie sulle novità editoriali nei media digitali, giorno per giorno.
Che il linguaggio con il quale si propone l’informazione va radicalmente riformato, integrando grafici interattivi, video, nuove forme della scrittura.

6) A chi serve una rivista di grafica?

Probabilmente oggi una rivista di grafica non può servire solo a studiare la grammatica visiva della vita e ricercare le sue rappresentazioni in finalità di progetto. Oggi una rivista di grafica ha il dovere di indagare la forma del futuro.

7) Definisca “rivista” come un’enciclopedia degli anni Settanta, definisca “rivista” come un’enciclopedia del 2010.

Anni 1970. Rivista ( underground) La rivista è : il bisogno di liberazione attraverso la conoscenza e il sapere dalle istituzioni totali, di rivendicazioni dei propri diritti da una società misogena, patriarcale, maschilista e bigotta. Artefatto cartaceo da usare come manganello. Enciclopedia di amore e odio tatuati tra le nocche di una mano.
Anni 2010. Rivista (digitale) La rivista è: una estensione del corpo cybernitico. Esperenzialità conseguenza naturale dell’integrazione del corpo e del sapere trattenuta e veicolata dalla tecnologia. Proiezione digitale da usare come chip neurale. Enciclopedia neurale di sensi trasmutati.

Intervista pubblicata su Progetto grafico
Anno 9 – n. 20 Giugno 2011
Periodico dell’Aiap Associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva
Sono stati intervistati in merito anche: Francesca Comunello, Giovanni De Mauro, Martha Fabbri, Peppe Liberti, Anna Maria lorusso, Giorgio Napolitani.

Berlusconi E Il ‘Cut-Up’ Di Burroughs

“Che combini?” – chiese la donna

“Niente… Sto facendo a pezzi Berlusconi!” – rispose l’uomo senza scomporsi

“Dopo, però, metti tutto a posto!” – intimò la donna

“Non preoccuparti!”

Tempo fa su questo blog proposi un esperimento basato sull’utilizzo della cosiddetta tecnica del cut-up ampiamente e magistralmente sfruttata in ambito letterario (e non solo) dallo scrittore statunitense William Burroughs e perfettamente integrabile alla teoria dei media tattici di ottavopiano.it che suggerisce di “smontare e rimodulare” i messaggi per comprenderli a fondo. Il potere ‘rivoluzionario’ insito nel cut-up di Burroughs consiste nella sua capacità di de-costruire il segnale apparentemente puro e corretto emesso dalle nuove e vecchie dittature mass-mediatiche: una de-costruzione che, in maniera sorprendente e direi anche avvilente, svela tutta l’impotenza di questo ‘giochino dadaista’ dinanzi all’autonomia sub-liminale della parola sradicata dalla frase e solo superficialmente divenuta nonsense. Il cut-up ha il merito di disegnare la mappa, non evidenziabile in altri ‘ragionevoli’ modi, degli intimi meccanismi che stanno alla base del CONTROLLO.

Verrebbe quasi da chiedersi: a cosa serve allora la frase ‘logica’? A cosa serve la sintassi? Sarei tentato di rispondere: a nulla! Quella che noi definiamo ‘comprensione’ è solo la componente conscia, manieristica, convenzionale, epidermica, visibile, udibile dell’atto comunicativo (qualunque esso sia): in realtà, nei sotterranei della percezione, si nascondono meccanismi ben più inconsciamente sofisticati e capaci di ‘titillare’ i centri arcaici dell’Homo sapiens.

Il cut-up è in grado di interrompere (tagliandole fisicamente: dall’inglese cut up = ‘tagliare a pezzi’), questo sì, le linee logiche di associazione esistenti nel testo o nella sequenza musicale; non riesce però (se il ‘taglio’ viene effettuato a un livello medio, cioè non riducendo il testo in singole parole ma in frasi più o meno lunghe) adisattivare le connessioni associative in maniera radicale. Una frase, da sola, può conservare ancora una certa ‘pericolosità’ anche se sconnessa dal resto del testo e quindi priva di logicità testuale. Grazie all’esperienza del cut-up applicato al testo possiamo comprendere la differenza tra LOGICA e SENSO LOGICO. L’inintelligibilità del testo non coincide con il potere evocativo della singola parola. In una civiltà come quella attuale, abituata alla mediazione rapida e poco faticosa dell’Immagine, la ‘parola’ diventa icona, diventa diapositiva singola, autonoma, unicellulare, indipendente, provvista di senso logico anche quando siamo stati in grado di eliminare la logica dal contesto in cui la parola stessa è stata concepita e ‘allevata’. Il ‘senso’, facendo leva sul potere immaginifico della parola, ‘parla’ (espressione inflazionata in questi ultimi venti anni per motivi politici che tra poco affronteremo) alla pancia della gente. Dimenticando volontariamente fuori dalla porta la ben più necessaria logica! E questa regola vale in misura tanto maggiore, quanto più è semplice il testo. Una frase complessa, se scomposta, è più vulnerabile: il potere immaginifico in essa contenuto perde la sua energia strada facendo, attuando un taglio sempre più draconiano sul testo. Paradossalmente il cut-up, eliminando per sua natura proprio la ‘logica’ dal testo letterario e politico, ci permette di individuare le ‘centraline’ indipendenti del Controllo mass-mediatico.

Ed è così che è nata in me la necessità di sperimentare la tecnica del cut-up non più su un testo letterario (scomodando nuovamente il povero Manzoni e i suoi Promessi Sposi), bensì su uno scritto avente valenza sociale e politica: un messaggio del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rivolto ai lettori del suo fan club. Il messaggio risale al periodo precedente al voto di sfiducia alla camera e al senato del 14 dicembre 2010….

Messaggio del Presidente del Consiglio

“Care amiche e cari amici, la missione che vi affido questa settimana è quella di aiutare gli italiani a capire questo momento politico così assurdo, così contrario all’interesse del Paese, così lontano dagli interessi veri della gente. Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per organizzare per sabato 11 e domenica 12 dicembre una grande manifestazione e una raccolta di firme a sostegno all’azione del governo per non tradire gli elettori, allestendo punti di incontro e di dialogo con gli italiani nei gazebo, nelle piazze e nei teatri delle vostre città. So che molti di voi anticiperanno questa mobilitazione già dalla prossima settimana e quindi credo riusciremo a mettere in campo una mobilitazione, un’azione davvero efficace. Il nostro governo, lo sapete, è il governo del fare, del fare quello che la gente chiede alla politica, cioè quello di cui il Paese ha bisogno. Gli altri parlano, noi facciamo. In questi due anni abbiamo risolto tutte le emergenze vecchie e nuove: il problema tragico dei rifiuti a Napoli e Campania è riemerso per incapacità delle amministrazioni locali: ho dato il via a un’operazione che in meno di due settimane porterà Napoli al suo dovuto decoro. Abbiamo agito con grande tempestività ed efficacia dopo il terremoto in Abruzzo e la Corte dei conti e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici hanno fatto giustizia di tutto il fango che era stato buttato addosso alla Protezione civile…” (continua qui)

Fase 1

“Facciamo a pezzi Berlusconi!”

La tecnica del cut-up è sostanzialmente semplice da realizzare ed è applicabile a qualsiasi testo: una volta stampato il testo da cutupizzaresu un foglio bianco che sacrificheremo per la ‘causa’, non ci resta che scegliere la modalità di taglio. La forma più usata di cut-up (come si vede anche da alcuni video presenti in rete raffiguranti proprio Burroughs mentre illustra il ‘suo’ cut-up) consiste nel tagliare in quattro parti il foglio contenente il testo scelto dando a queste parti così ottenute un nuovo ordine. A questo punto già il testo è da considerarsi ‘alterato’, ma volendo si possono ‘spezzettare’ le sezioni ricavate in ulteriori parti più piccole e così via fino ad arrivare alle singole parole. Cercando, però, di lasciare intatte le frasi o le parole, a seconda del grado di taglio che decidiamo di applicare al testo. Unire due parti di due parole, per crearne un’altra nuova rappresentante un grugnito senza senso più che un neologismo avente un preciso significato, sarebbe ridicolo e grottesco e non servirebbe a niente dal punto di vista ‘rivoluzionario’!

La tecnica del cut-up in fin dei conti è personalizzabile, pur tenendo conto dell’unica regola appena esposta riguardante l’integrità delle parole. Io ho scelto di tagliuzzare il messaggio di Berlusconi in tante striscioline quanti sono i righi del foglio e in seguito ogni singola strisciolina in due, tre o più parti rispettando l’integrità delle parole come già ricordato. Nella foto sottostante il risultato del mio ‘tagliuzzamento’.

Fase 2

“Componiamo un nuovo testo”

In maniera del tutto casuale e senza concentrarci sul pezzo di frase o sulla parola che intravediamo nel ‘mucchio’ (un po’ come quando su certi giornaletti dal dentista ammazziamo il tempo con dei test psicologici che ci intimano di non pensare troppo alla risposta, se vogliamo un risultato genuino), ricomponiamo un nuovo testo ricollocando a suon di colla le striscioline su un foglio. In questo ‘nuovo testo’ la sintassi, la punteggiatura e tutte le altre regoline, come si può facilmente intuire, vanno a farsi benedire! Ma per una giusta causa… Non importa se dopo una strisciolina che termina con una virgola incollate un pezzo che comincia con la maiuscola. I nostri scopi travalicano certe ‘forme’: al centro della nostra ricerca c’è il significato della parola e non la sua ‘bellezza’.

Al termine della vostra ‘opera di incollatura’, il risultato potrebbe essere simile a questo:

ovvero

Messaggio del Presidente del Consiglio

Versione ‘cut-up’

<<con chiarezza, agli italiani. E avrà il dovere di per tutta la vita dal marchio del Gli altri parlano, noi facciamo. In Stato insomma, con noi,è tornato a fare lo Stato. l’informatica nella pubblica e anche più orgoglioso di sé, é d’instabilità. la gente chiede alla politica, cioè amministrazione, dove si è ridotto pagamento puntuale Sono convinto che non ci porterà Napoli al suo dovuto decoro. coerenza, il rispetto Una crisi di credibilità quella di nuove elezioni. spiegare il perché. A questo governo ricorderete, il 29 settembre scorso, credito delle piccole e medie imprese; dello strada della Grecia e dell’Irlanda. Per arrivare a questo sanno e la lealtà alla giustizia Abruzzo e la Corte dei conti Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per 28 dei primi incontro e di dialogo con un salto nel buio, con un consenso elevato, il abbiamo Se qualcuno da allora avesse e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici latitanti abbiamo abolito del tutto I’Ici e irresponsabile, che ci ha riportato indietro al basata su agli oltre 18 milioni di pensionati; questa settimana è i parlamentari eletti nel messo Da alcuni mesi tuttavia sulla prima casaabbiamo rilanciatoabbiamo favorito l’accesso le grandi opere delle infrastrutture,abbiamo garantito il Abbiamo assicurato che in meno di due settimane quest’ultima nonostante le proteste beni sequestrati, manifestazione e una raccolta di ricordatevi sempre che gli altri parlano, in carcere e la difesa dei baroni fatta da chi è meglio di altri Paesi, a sostenerci con il loro la fiducia che il Parlamento ci rinnoverà Milano-Roma, l’alta velocità ferroviaria il governo del fare, del fare quello che organizzare per sabato 11 e con la nostra la riforma della scuola primaria, della Abbiamo un governo che è stato scelto assurdo, così contrario all’interesse hanno fatto giustizia di tutto il fango diplomazia settimana e quindi credo riusciremo perchéil senso di responsabilità, la firme a sostegno all’azione del governoabbiamo abolito 375mila fiducia occasionale, da una crisi politica,irragionevole pagamento puntuale delle pensioni portato appalti, una fiducia convinta e continuativaal Parlamento, sia al Senato sia alla Camera, a mettere in campo una per l’energia nucleare; andassimo alle elezioni lavorare perché sono convinto che per non tradire gli elettori, allestendo punti di credere intimamente nell’assoluta necessità di E abbiamo restituito prestigioitaliane che operano nel mondo. questa mobilitazione già dalla prossima che siamo aperti a ragionare, come di risorse senza precedenti per programma riforme: il federalismo fiscale la vita pubblica in Italia è paralizzata quella diaiutare Parlamento il voto espresso dagli italiani. nostro governo. In quelle aule, l’assenteismo del 40 per cento. Lo questi due anniabbiamo risolto e l’impegno della Abbiamo agito con grande tempestività suoi linguaggi, ai suoi vizi, ai suoi egoismi tradito gli elettorisarà segnato scuola secondaria e dell’università, gli italiani atutte le emergenze vecchie e nuove: il che fate e che farete. E commerciale, abbiamo Nessuno le vuole perché sanno che se ci porterebbe in fretta sulla stessa sarà bisogno di nuove elezioni, percostruire un Paese più libero, più nelle scorse lealtà nei confronti dei nostri elettori. Però abbiamo introdotto il meritoverso gli elettori, la necessità di evitare leggi inutiliavviato una grande stagione divoglio sottolineare che restiamo abbiamo sostenuto il reddito dei 30 lo sapete, è e che ha fatto dimenticare la tutte le idee che possono migliorare Il nostro governo, Per questo il 13 dicembre chiederemo domenica 12 dicembre una grande Queste pregiudizio, se non con l’impegno quanto riguarda la politica estera, significa fuori dalla crisi economica noi e voi non lo consentiremo. che noi invece facciamo.consenso più ampio di tutta la legislatura. io personalmente non ho mai smesso di e gli straordinari risultati del nostro governo. Le cambiato idea, dovrà dirlo, l’obiettivo chiarissimo di ribaltare in opposizioni di sinistra hanno settimane. fragili margini numerici. Necessitiamo di e resteremo sempre aperti a discutere del Paese, così lontano dagli la riforma della giustizia civile; l’obiettivo che non abbiamo smesso più pericolosi, con 20 miliardi di i lavoratori precari e autonomi. la cassa integrazione, a cui abbiamo frappone alla conquista del potere pensionati e delle famiglie più deboli; Chi non lo farà avrà autorevolezza all’Italia in campo internazionale. Il 14 dicembre non ci accontenteremo di una dell’Italia, in senso liberale, ho dato il via a un’operazione che devono eliminare Silvio evitare il ritorno al voto. Vogliamo realizzare alla vecchia partitocrazia, ai non c’è un’altra alternativa se non nei teatri delle vostre città. So che abbiamo ottenuto un voto di fiducia della coerenza rispetto al nostro dagli italiani. L’Italia oggi ha bisogno di salito sui tetti, un gran bello spettacolo; che era stato buttato addosso alla moderno, più sicuro, più giusto molti di voi anticiperanno ho sempre sognato e, come lavoro eprofitti a molte imprese sempre, con tutti, senza alcun con chi ci sta quel patto di mobilitazioneun’azione davvero efficace. di dipendenti pubblici e il rinnovatoGrazie per quello che avete fattoabbiamo tutelato i posti di il Parlamento ci assicurerà la fiducia, abbiamo sostenuto i consumi problema tragico dei rifiuti a Protezione civile.Abbiamo portato l’Italia con incentivi a numerosi settori produttivi;tutto meno che di paralisi e sentiero liberale. E’ questo quello che Continueremo quindi a legislatura del quale ho parlato per un solo giorno di perseguire. E voto, sino al completamento della legislatura. capire questo momento politico così anche per quanto riguarda il tratto Napoli e Campania è riemerso per riavviare l’Italia su un il 14 dicembre con uno slancio Berlusconi, ostacolo insuperabile che siabbiamo rilanciatocompletato, di piazza organizzate dalla sinistra Questa è l’unica condizione per e stiamo rilanciando le centrali la nostra azione. Il cambiamento sostenere pubblicamente e Abbiamo protetto il risparmio; sapete, in genere riesco a realizzare i miei sogniincapacità delle amministrazioni localiCare amiche e cari amici, centrodestra saranno lavoro con una quantità ma anche alla Camera. straordinaria azione li sbaraglieremmo tutti. tradimento e della slealtà. gli italiani nei gazebo, nelle piazze e un nuovo voto di fiducia al da parte loro. Ma non ci riusciranno: stipendio agli oltre 3 milioni e mezzo interessi veri della gente. costretti a stare con noi,oltre 6.700 mafiosi. Per ammesso per la prima volta anche edefficacia dopo il terremoto in Ci impegneremo dopo sono tutte ragioni per le quali non solo al Senato, la missione che vi affido quello di cui il Paese ha bisogno.>>

Fase 3

“L’analisi del nuovo testo e le vie del decondizionamento”

Se Berlusconi (o un qualsiasi altro politico) leggesse in piazza un discorso del genere, perderebbe centinaia o forse migliaia di elettori nel giro di pochi minuti e verrebbe sicuramente interrotto dai suoi collaboratori ancor prima di arrivare alla fine del primo rigo. I titoli dei quotidiani, il giorno successivo, titolerebbero: “Berlusconi impazzito!”Sottotitoli: “Discorso senza senso. I suoi medici personali ipotizzano un ictus.”

Analizzando attentamente il nuovo testo venuto fuori grazie al nostro giochino di ‘taglia e incolla’ ci accorgiamo, tuttavia, che alcune frasi non hanno assolutamente perso la loro ‘carica virale’ dal punto di vista comunicativo. Le frasi evidenziate in grassetto, ad esempio, svolgono autonomamente una funzione immaginifica che ha un ‘senso logico zonale’ anche se si tratta di frasi prive di logicità se rapportate al nuovo contesto. Sono frasi preesistenti formate anche da due sole parole (e che hanno cambiato solo posizione nello spazio a causa del cut-up) oppure frasi create ex novo da quella casualità che caratterizza la tecnica in questione.

Ci sono frasi ‘ad effetto’ per tutti i gusti: frasi che soddisfano i leghisti e frasi per le ‘vecchiette’; frasi per i tipi pragmatici (i numerosissimi “abbiamo…”) e frasi rassicuranti per le donne; frasi per i napoletani e frasi per i terremotati abruzzesi; frasi per quelli che combattono la mafia e frasi per gli stessi ‘mafiosi’; frasi per gli amanti della tecnologia e del progresso e frasi per gli ecologisti e i risparmiatori; frasi mistiche per credenti e frasi laiche; frasi per famiglie, pensionati, cassintegrati, disoccupati, imprenditori, casalinghe… Frasi d’attacco, di difesa e di apparente dialogo. Frasi palesemente populiste che non abbandonano mai la superficie dell’argomento: diffondere una falsa informazione di facciata senza scendere in quei particolari che potrebbero accendere interrogativi chirurgici nella mente dell’elettore. Il linguaggio di Berlusconi, unito all’ordine vestiario, allo splendore derivante da un benessere che è reale e sotto gli occhi di tutti, alla macchina scenografica che dispone in maniera scientifica gli elementi vincenti intorno alla figura del ‘miglior presidente di tutti i tempi’, creano nell’elettore o nel potenziale elettore uno stato d’animo ‘sereno’ (parola costantemente utilizzata dal premier).

In altri casi sono le singole parole a ottenere un ‘effetto magico’ sulla gente: parole come “facciamo”, “abolito”, “pagamento”, “decoro”, “rilanciato”, “lealtà”, “giustizia”, “elevato”, “garantito”, “fare”, “responsabilità”, “fiducia”, “completamento”, “tutelato”, “protetto”, “azione”, “stipendio”, “missione”, “riavviare”, “sognato”, “efficace”, “famiglie”, “straordinari”, “merito”, “costruire”, “tempestività”, “libertà” e molte altre, infondono calore e speranza in chi le ascolta, anche se facenti parte di un discorso che non possiede più né la testa, né tanto meno la coda.

Qualcuno potrebbe giustamente obiettare: “ma questa analisi potevamo farla anche senza la tecnica del cut-up e soprattutto senza sporcarci le mani di colla!” E’ vero, forse! Ma così come il cut-up è stato necessario in letteratura per liberare la scrittura – come qualcuno ha detto –dalla camicia di forza sequenziale e figurativa del romanzo (ovvero in quel caso per liberare l’immaginazione del lettore – la parola è un’immagine autonoma e non la cellula schiava di un tessuto – e per liberare lo stesso scrittore da regole opprimenti anche a costo di beccarsi l’accusa di “promulgare un culto di inintelligibilità”), allo stesso modo il cut-up applicato al linguaggio politico riesce a smascherare i meccanismi di sensibilizzazione (e quindi di Controllo) adottati dai mass-media e dai potenti che li usano, e a isolare i vari gruppi di informazioni riducendoli a unità autonome e controllabili da parte del ricevente, nella fattispecie l’elettore che non ha intenzione di essere ingannato. Il cut-up è utile per smontare la cosiddetta grammatica culturale dominante: dove il termine ‘dominante’ s’intende riferito non solo al dominio politico, bensì anche a quello culturale in senso lato, commerciale, religioso, estetico…

Conclusioni

Riconoscere il ‘senso logico’ delle singole unità informative formanti il messaggio di Berlusconi, dopo averle liberate dalle impalcature logiche del testo sensato grazie alla tecnica del cut-up, significa avere la possibilità di attuare una difesa concreta e non basata semplicemente su un’emotività ideologica e appassionata, oserei dire ‘partitica’. Essere in grado di affrontare, smontandola, ogni singola unità informativa di un discorso significa evitare di lasciarsi travolgere dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro.

La stragrande maggioranza degli elettori di Berlusconi ha ‘donato’ il proprio voto dopo essere stata travolta dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro. Nessuno ha applicato (e come avrebbero potuto?) la tecnica del cut-up durante la fase della scelta politica: tutti i suoi elettori hanno continuato a leggere il testo (scritto o ‘recitato’) proposto dal ‘sogno degli italiani’ senza applicare un minimo di criticità. Chi è avvezzo a un certo tipo di tecnica scritturale ha una maggiore probabilità di giungere a tali conclusioni: la cecità mediatica, purtroppo, è un male diffuso e non tutti hanno la voglia, il tempo, la forza e la teoria necessarie per intraprendere la strada meno battuta menzionata nella nota poesia di Robert Frost.

Ecco perché il grande comunicatore Silvio Berlusconi continua a vincere indisturbato. Il problema della cecità mediatica non è un problema italiano: attualmente tutti i politici delle moderne democrazie del pianeta si affidano ai mass-media. Gli italiani, ma non solo loro, hanno bisogno del ‘fattaccio’ per risvegliarsi: i segni per realizzare il risveglio erano e sono sotto gli occhi di tutti. Il testo di Berlusconi, anche se apparentemente ricco di informazioni reali e di ‘fatti’, si rivolge al lato emotivo, viscerale dell’italiano medio che non ha, a quanto sembra, gli strumenti mentali, linguistici e culturali per smontare e contrastare tale testo.

E tutto questo Silvio lo sa!

E’ Questione Di Tempo…

In questo post, sono state catalogate e schematizzate le figure di influencer che, in virtù delle loro caratteristiche, riescono a modificare l’opinione pubblica.
Proprio in questo senso, pensavo al ruolo che svolgono i giudici nel nostro Paese.
Volendo schematizzare, il giudice o il magistrato (la mia analisi è tout court e non vuole essere in alcun modo giuridica) potrebbe essere definito un Guru in quanto detiene il potere delle relazioni, della conoscenza e della persuasione  (nota di Oz).
Il giudice può contare innumerevoli relazioni umane: personali (amici, parenti, gente comune), professionali (imputati, colleghi, personale), collaterali (politici, imprenditori, malavitosi).
Al pari degli intellettuali (i router) ha conoscenze proprie e derivanti dalla professione che svolge. Il giudice, nella sua qualità, può avere accesso a diverse informazioni precluse alla gente comune (intercettazioni, pedinamenti ed indagini di vario genere).
Nelle sue funzioni, è uno switch. Le informazioni ottenute (indagini), le instrada affinché una porta (indagato) ne venga colpito.
Il giudice, o il magistrato, vive, inoltre, dei benefici del bridge e del firewall!
Come un bridge, il giudice fa da ponte tra varie realtà sociali e professionali e le sue informazioni, derivano da altri bridge (collaboratori o altri giudici). Ha la funzione di firewall, i togati sono organizzati in lobby (l’ultracasta) organizzati con regole proprie.
Voglio ricordare che nell’esercizio delle sue funzioni, il giudice non ha responsabilità civile (sì parla di effettività non di esistenza cfr. L. 117/88), ergo non solo causa ingenti danni al cittadino, ma mina alla radice la legalità e la democrazia!
Al giudice, vanno riconosciute altre due peculiarità: l’autorevolezza e l’uso del tempo.
L’autorevolezza è classificabile in immateriale ed in materiale. Immateriale perché ogni magistrato vive della propria aurea di intoccabilità (e della propria presunzione). Materiale, perché il giudice fa  le sentenze (parlo di vincolo morale e non ex lege) e quindi precedenti. Obbliga così tante persone ad attenersi ad un comportamento che egli stesso impone [talvolta anche senza osservare le leggi (i salomonici giudizi di equità)].
Il tempo, ma forse sarebbe più corretto parlare di tempistica (i magistrati, è noto, riescono ad influenzare anche l’agenda della politica). Il giudice può decidere quando mettere in moto tutte le sue potenzialità e scagliarle contro il presunto, siamo pur sempre garantisti, reo.
Credo sia chiaro, come questa figura possa in totale autonomia vivere sulle spalle della comunità, aggiustando situazioni civili e politiche a proprio piacimento, piegando al proprio volere la dura lex.
Ora Vi pongo una domanda, ma se ci fosse qualcuno pronto a cambiare lo status quo, a questa minaccia, l’ecosistema appena descritto come reagirebbe?

A Voi la risposta…