Le Chiamano “locuste”. I Nemici Di Zion.

ZION. I anno della Resistenza.

Le chiamano “Locuste”.
Sono i nuovi padroni del mondo. I signori dei mercati finanziari.
Creano panico attraverso ingenti movimenti di denaro.
Acquistano al ribasso ed escono dalle posizioni prima ancora che gli altri abbiano capito cosa stia succedendo.
Provocano con pochi miliardi di scambi cali da centinaia.
Si inseriscono nelle crisi economiche e politiche.
Colpiscono i Paesi più deboli.
Sono i gestori degli hedge fund, annusano l’aria, danno il via alle danze iniziando a liberarsi dei titoli da svalutare, ad es. come quelli italiani, e scaricano sul mercato titoli delle società quotate più direttamente interessate dall’effetto “bund” (le banche), determinando ingenti cali.
Determinano perdite e guadagni dei titoli di borsa dove, in fasi incerte come la crisi che stiamo vivendo, c’è chi dilapida ingenti patrimoni in poche ore e chi si arricchisce a dismisura, chi specula scommettendo sul default di intere nazioni e chi, come i piccoli risparmiatori,  rimane fermo in attesa che la tempesta passi sperando di recuperare le perdite accumulate nelle settimane di alte maree.
Con poche mosse (e pochi soldi) possono far sprofondare nel barato aziende fino a poche settimane prima in salute.
Alimentano il “panic selling””, il processo che porta gli azionisti a vendere a reffica i titoli quando il prezzo di questi inizia a virare verso il basso (e soprattutto quando a guidare il ribasso sono le vendite degli investitori istituzionali).
Hanno in scacco le Banche mondiali.
Hanno in scacco i Governi mondiali.
Hanno in scacco le nostre vite.
Il mondo così come lo conosciamo ora appartiene a loro.

Della Crisi, Dei Giovani E Dei Social Media.

Tutti i governi occidentali hanno definitivamente rotto il “patto fra generazioni”, quel patto che negli anni è servito non solo a garantire a tutti un futuro – ovvero istruzione/formazione, creazione di posti di lavoro e costruzione di appartamenti/case a buon mercato -, ma soprattutto ha costituito il potere di immaginarlo e la capacità di narrarlo.[1]
Dopo che i governi occidentali – come ultimo atto del loro fallimento – hanno precluso ai giovani questi tre diritti fondamentali, possiamo solo aspettarci un nuovo medioevo per il controllo dei sogni dei nostri giovani, ormai confinati sempre più in un anarco-individualismo da “infelici e sfruttati”, attraverso una nuova strategia e tecnologia del controllo sociale: “una economia della felicità”.
Perché ai giovani, alla gente interessa soprattutto essere felice, anche se poi ognuno intende esserlo a suo modo, lontano, però, da una felicità collettiva.
Ed è proprio per questo che il crollo dei titoli in borsa non è nulla in confronto al declino della coesione sociale, a cui nessuno – politica e media in primis – presta attenzione.
A chi, anche dopo un duro percorso di studio in aule sovraffollate, non intravede più opportunità per sé e per i propri sogni, a un certo punto Facebook o Twitter non bastano più come valvola di sfogo.
Allora, come in Inghilterra, basterà un episodio tragico, ma in fondo banale, a far esplodere la frustrazione repressa in seguito al salvataggio della finanza.
Così, spinte da motivazioni peraltro giuste, le persone devastano e saccheggiano in un desiderio di avidità e di accumulazione personale di risorse. E trasformano in inutile e dannosa la propria rivolta di individui.
Nel suo piccolo, questa reazione sembra l’esatta riproduzione del modello proposto alla popolazione dai piani alti della società: arraffa quel che puoi e scappa.
Quelli che stiamo osservando sono in realtà i banchieri della strada, come li chiama Karl Fluch. [2]
Questa degenerazione potrà essere arrestata solo dalla politica, non con la polizia e le frasi fatte, ma con atti concreti e senza ulteriore indugio.
Perché i giovani di oggi si stanno scontrando con una realtà che non può o non intende più soddisfare le loro richieste, nonostante siano teoricamente garantite da diritti fondamentali.
E le proprie richieste purtroppo sono immolate all’unico dio che questi giovani conoscono: il consumismo.
Sembra di vivere un romanzo di Ballard, in questi giorni.
Individui in rivolta nell’appagazione del dio consumismo, governi che l’unica cosa che sanno proporre è bloccare Facebook, Twitter e i sistemi di messaggistica istantanea.
Con la benedizione di qualche blogger, anche in Italia. [3]
Perché i media non riescono a percepire il profondo declino della coesione sociale, la mutazione che il consumismo e, in particolare, l’utilizzo tecnologico, la comunicazione mobile, l’utilizzo di internet, ha favorito una identità collettiva – collante di individualità anarco-individualiste – dagli stili di consumo e vita delle fasce giovanili.
La società si costruisce diversamente. Nel sapore quasi metallico di device e onde radio, quella autonomia spacciata per libertà ha mutato lo stesso concetto di felicità.
La felicità nata dai petali dei fiori nei “non luoghi”. [4]
I pc e internet sono i simboli della società “comunicativa”.
Costituiscono, stando alla portata di tutti, un immenso serbatoio virtuale di tutto il sapere del mondo e si presentano, oggi, come la chiave virtuale di tutte le relazioni immaginabili.
Tutto sta nell’aggettivo “virtuale”: ideale per trovare subito l’informazione o il dettaglio dimenticato.
Ma Internet non è di per se uno strumento pedagogico, insegna molto a chi sa già.
La molteplicità delle informazioni impone a ciascuno, dietro l’apparenza della libera scelta, la dittatura del consumo e l’illusione della diversità.
Internet è uno specchio della nostra società divisa tra due vertigini opposte: la dittatura del senso (quando ciascuno ha il suo posto/ruolo, ma non il diritto ad averne un altro) e la libertà vuota (quando ciascuno ha scelta, ma non sa tra cosa).
Quanto alle relazioni sociali che permette di stabilire sono di due tipi: quelle che diventano reali nel mondo naturale reale e quelle che vivono di un nuovo sé nel mondo artificiale reale, ovvero non solo avatar virtuali, perché, una volta catapultati nel reale possono trovare la rottura dei codici di senso ed essere capaci di tutto.
Perché quell’immagine del mondo costruita nella monade individualistica che prende corpo nel virtuale allevia le forme di isolamento e solitudine soltanto al prezzo di una maggiore dipendenza da quel simulacro di realtà.
Ma se si vuole davvero dialogare con chi ha il coraggio di dire in piazza quello che molti pensano in privato, allora bisogna isolare i pochi esagitati e prendere sul serio tutte le forme di ribellione dell’individuo occidentale.
Perché da questo può nascere un movimento costituente dell’immaginario capace di trasformare i metodi di rappresentanza e quelli decisionali.
Perché nel bel mezzo di una crisi strutturale che corrode l’esistenza quotidiana, la condizione necessaria per cambiare il modello è trasformare il modo in cui è elaborato e gestito.
Perché per cambiare va ripensata tutta la democrazia.
Perché non si tratta di rigenerare mercati, ma di rigenerare le fondamenta politiche e democratiche dell’occidente, facilitare i luoghi e i cambiamenti, il potere normativo deve essere più distribuito con nuove opportunità di accesso e di garanzia quando la politica è lenta, corrotta incapace e fuori dalla capacità di capire le trasformazioni in gioco.
Perché la vita degli uomini e delle donne non può appartenere alle Banche, nuovi padroni delle nostra nazioni. Perché non si può vivere con la paura di qualcosa che accadrà all’improvviso in peggio.
È una sfida radicale, per quanto si voglia intenderla non violenta, all’ordine sociale, e tutti hanno chiare le possibili conseguenze: dalle bastonate della polizia fino ai problemi sul mercato del lavoro.
Ma la paura si supera solo unendosi. In rete e nelle piazze.
Trasformando gli immaginari individuali in collettivi condividendo gli stessi desideri, non più dei singoli ma della collettività.
Perché il desiderio è un’altra società, anche se le istituzioni sono marce e la crisi non è una crisi, ma una truffa dei potenti.
Perché la lotta per decidere come decidere, è già vita, nella gioia di sentirsi liberi.
Per questo i politici non riescono a capire quello che sta accadendo.
I partiti si fanno le domande sbagliate: quale organizzazione? Quale programma? Quale strategia? Se non ci sono risposte prevedono, con la condiscendenza di chi ha rinunciato ai propri sogni, che la ribellione sparirà. Forse.
Ma non le sue idee, non le sue speranze, non i semi di una nuova politica.
Potrebbe essere un ultimo appello alla vita prima di precipitare nel vortice di distruzione che ci inghiottirà.

[1] Leggi anche Della crisi e della vita degli uomini e delle donne alla periferia del Nuovo Impero.

[2] Karl Fluch è redattore della sezione musicale del quotidiano viennese Der Standard.

[3] Mi ha molto fatto pensare l’intervista de “Il Messaggero” di oggi (12.08.2011) a Luca Sofri, che sostiene che bloccare la rete è lecito in caso d’emergenza.
Non credo che la trasformazione tecnologica e mediologica, che ha rivoluzionato l’intero paradigma delle relazioni umane, si possa fermare. E non perché io creda alla mitologia della grande rete libera e democratica.
Ma perché i blogger italiani sono degni della superficialità della pop Italia a cui siamo condannati, in cui le persone che producono contenuti sono più importanti dei contenuti prodotti.
Sofri, d’altra parte, ha avuto, finalmente, il coraggio di dire internet e, in particolare, i social network non sono un servizio pubblico ma imprese private che offrono servizi ai privati.
E questo legittima le tesi di Ottavopiano.it contenute in “The cyberbrain warfare: la guerra degli influencer” e in “Intellettuali, giornalisti e blogger nell’Italia della PopPolitica“.
Internet è lo specchio dei processi di potere che ci sono nel mondo naturale reale. Per cui se le banche sono i veri padroni dei nostri governi, hanno il potere di decidere sulla vita degli uomini e delle donne. Così le imprese sono padrone di Internet, hanno il potere di decidere sulla vita dei propri utenti, modificandone la percezione del mondo, i processi di influenza e costruendo nuovi controlli sociali.
Siamo ritornati al mitologico scontro tra Gilgamesh, sovrano della città di Erech (o Uruk), e il selvatico Enkidu, simbolica metafora dell’incluso nella città degli uomini e dell’escluso da essa .
Un muro, un recinto di mura ancora più alto e invalicabile, che marca la differenza tra esclusi e inclusi, instaurando dispositivi relazionali fondati sulla dicotomia inclusione-esclusione, che non soltanto gerarchicamente rende inferiore gli esclusi agli inclusi, ma assai peggio li priva della loro qualità specifica rendendoli non-umani, inutili al sistema.
All’Alt! che esso decreta ci si dovrà fermare, altrimenti si entrerà nella pena oppure in guerra.
Alle soglie del Terzo Millennio il Nuovo Impero , sistema finanziario globale delle Banche dell’unico esistente possibile, espropria tempi, energie e saperi, riduce continuamente gli spazi di autonomia e criticità, riducendo capacità e valori a rotelle di un’assurda macchina, volta a produrre infelicità e trarne profitto.

[4] “Non luoghi” è un termine coniato e utilizzato dall’antropologo Marc Augé nel 1991, quando scriveva il il libro a cui ha dato titolo nel 1992. Il luogo antropologico è uno spazio intensamente simbolizzato, abitato da individui che vi trovano dei punti di riferimento spaziali e temporali, individuali e collettivi. Uno spazio nel quale è possibile leggere, decifrare, le relazioni sociali e le forme di appartenenza comune.
Il termine “non luoghi”, al contrario, si applica in modo del tutto naturale agli spazi nei quali quella lettura immediata del sociale non è possibile agli spazi in transito che frequentano, senza incontrarsi, individui che hanno in comune, per lo più senza essere coscienti, soltanto una effimera consistenza.

Della Crisi E Della Vita Degli Uomini E Delle Donne Alla Periferia Del Nuovo Impero.


Sono giorni e giorni in cui i media ci parlano della crisi, sputando termini e concetti tecnici della finanza che la maggior parte degli uomini e donne comuni non comprendono.
Generando, così, un’information overload inutile a capire cosa sta succedendo.
La crisi e l’Italia, l’Europa e gli Usa: ovvero il mondo occidentale è cambiato.
Forse solo questo si è capito.
C’è la crisi, ma fin quando gli uomini e donne, nelle loro case, nelle loro camera da letto, nelle loro abitudini di pranzo, di cena e di vita quotidiana non percepiranno cambiamenti in peggio, la crisi sarà un concetto ancora lontano, un fantasma che aleggerà, spaventerà, ma non affamerà lo spirito.
Perché questa crisi è crisi del capitalismo dei finanzieri che ha soppiantato quello dei produttori, il denaro si è infatti sganciato dal merito, dal lavoro e dall’uomo, trasformandosi in un valore a sé. L’unico.
La crisi finanziaria e, poi per riflesso economica, è stata provocata in buona parte dagli eccessi di banche e banchieri, che hanno pesato e pesano sulla vita degli uomini e delle donne comuni; ma mentre le persone comuni sentono di avere pagato un prezzo per la crisi e di continuare a pagarlo, la sensazione è che chi l’ha provocata, i banchieri e le banche, se l’è cavata senza alcuna punizione, che per le loro la bella vita prosegue come prima e più di prima.
In tutto questo le manovre finanziarie dei governi degli Stati, cosiddetti nazionali – chi aumentando le entrate e non riducendo la spesa, chi sancendo tagli che colpiscono i poveri e non i privilegiati – non faranno ripartire l’economia e non funzioneranno, pur avendo chiesto sacrifici, lacrime e sangue subito, e soprattutto non hanno mantenendo la “reason why” che grazie a un forte sacrificio subito, saremmo stati meglio in un secondo tempo, tornando rapidamente a un benessere diffuso.
Il punto vero è che lo Stato Nazione è finito.
Dallo Stato Nazione siamo passati a una sovranità monetaria, in cui le Banche sono le uniche, vere padrone del mondo.
Possiedono, nella precisa accezione tecnica del termine ‘possedere’, tutti gli Stati, mentre politici e giornalisti svolgono la funzione di servizio, in qualità di gestori, del Potere finanziario.
E’ per questo che tacciono i Governi di tutto il mondo, che si trovano nelle nostre stesse condizioni, avendo demandato alle Banche il diritto di creare il denaro, interessate a mettere le mani, in questa crisi, sull’oro ancora nelle casse degli Stati del mondo occidentale.
In Italia, poi, tace anche l’opposizione – che a mio avviso è anche peggio di chi ci governa – che non proferisce parola sull’assurda anomalia del debito che lo Stato ha nei confronti della Banca Centrale Europea e tanto meno parla dei ricchi per eccellenza, ovvero i “banchieri”, i suoi maggiori nemici.
E né tantomeno chiede che la crisi la paghino loro, tassando plusvalenze e speculazioni finanziarie, mettendo un freno ai giochi della finanza.
La sua unica proposta è far fuori Berlusconi con un governo tecnico con a capo Monti, economista e International Advisor per Goldman Sachs.
La politica è sempre più annebbiata e incapace confinata in un angolo negativo del nostro immaginario dalla retorica demagogica nazionalpopolare sulla “casta”, che se pur va, in maniera perentoria, riformata in numero e stipendi, andrebbe contemporaneamente riformata con le istituzioni per competenza, esperienza ed expertise.
Perchè in tutto questa crisi finanziaria c’è, anche e soprattutto, una crisi della capacità narrativa, quella che i Greci chiamavano anekdiegesis.
La competenza narrativa degli individui e delle collettività regredisce fino a scomparire mentre l’esperienza cessa di essere comunicabile. Il corso dell’esperienza è crollato, la politica non è esperienza capace di costruire futuro.
In questa sensazione di strategia del “silenzio”, forma moderna di censura, la volontà di non spiegare e far capire agli uomini e le donne quello che accade è anche molto più grave e più efficace nell’attuale mondo dell’informazione planetaria, di una censura dichiarata ed esplicitamente coercitiva in quanto se una notizia non viene “raccolta” e ripetuta passando da uno strumento di comunicazione all’ altro, e’ inesorabilmente condannata ad una morte peggiore della morte perché, quale che sia la sua importanza, ne viene negata l’esistenza.
E’ per questo che i fatti di Londra ci rimbalzano come avvisaglia della fine del mondo occidentale così come lo conosciamo.
Teppisti con scarpe firmate che mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale – correndo a saccheggiare negozi per rubare tv, playstation, ipad e iphone – sono l’emblema, che si sgretola rovinosamente, di quel mondo flaccido, consumista e dell’eccesso, in cui tutto ciò non era la deriva ma l’idealtipo.
Di un mondo senza politica, senza cultura, senza solidarietà, senza immaginario condiviso, senza futuro.
Il teppista griffato non si rivolta per ottenere un impiego, del cibo, dei diritti civili o idealisticamente una società migliore.
Reclama soltanto anch’egli l’accesso agli status symbol della pubblicità acquistabili attraverso il denaro.
Reclama il diritto ad avere i 15 minuti di celebrità che il dominio dell’immagine reclama nel mondo occidentale.
Tutto ciò non significa condonare i saccheggi e gli episodi di violenza indiscriminata, ma è urgente interrogarsi su questa nuova ed emergente identità che non è trasgressione dei codici prestabiliti, ovvero della grammatica culturale dei nostri Stati nazionali, della nostra (a)civiltà occidentale, ma la creazione di un codice che farà la trasgressione e la rivolta una norma sociale per accedere a ciò che non si ha.
E per questo che sempre più scoppieranno, nelle strade delle capitali del mondo occidentale, guerriglie sociali sempre più marcatamente semiologiche e di contesto.
E se da un lato, iniziarle a decodificarle significa riconoscere la realtà, una realtà in cui molti giovani si sentono completamente esclusi non solo da potere e ricchezza, ma pure da ogni tipo di opportunità, dall’altro significa capire che il vecchio e decadente Occidente, ormai, è sempre più periferia del Nuovo Impero.

E’ Questione Di Tempo…

In questo post, sono state catalogate e schematizzate le figure di influencer che, in virtù delle loro caratteristiche, riescono a modificare l’opinione pubblica.
Proprio in questo senso, pensavo al ruolo che svolgono i giudici nel nostro Paese.
Volendo schematizzare, il giudice o il magistrato (la mia analisi è tout court e non vuole essere in alcun modo giuridica) potrebbe essere definito un Guru in quanto detiene il potere delle relazioni, della conoscenza e della persuasione  (nota di Oz).
Il giudice può contare innumerevoli relazioni umane: personali (amici, parenti, gente comune), professionali (imputati, colleghi, personale), collaterali (politici, imprenditori, malavitosi).
Al pari degli intellettuali (i router) ha conoscenze proprie e derivanti dalla professione che svolge. Il giudice, nella sua qualità, può avere accesso a diverse informazioni precluse alla gente comune (intercettazioni, pedinamenti ed indagini di vario genere).
Nelle sue funzioni, è uno switch. Le informazioni ottenute (indagini), le instrada affinché una porta (indagato) ne venga colpito.
Il giudice, o il magistrato, vive, inoltre, dei benefici del bridge e del firewall!
Come un bridge, il giudice fa da ponte tra varie realtà sociali e professionali e le sue informazioni, derivano da altri bridge (collaboratori o altri giudici). Ha la funzione di firewall, i togati sono organizzati in lobby (l’ultracasta) organizzati con regole proprie.
Voglio ricordare che nell’esercizio delle sue funzioni, il giudice non ha responsabilità civile (sì parla di effettività non di esistenza cfr. L. 117/88), ergo non solo causa ingenti danni al cittadino, ma mina alla radice la legalità e la democrazia!
Al giudice, vanno riconosciute altre due peculiarità: l’autorevolezza e l’uso del tempo.
L’autorevolezza è classificabile in immateriale ed in materiale. Immateriale perché ogni magistrato vive della propria aurea di intoccabilità (e della propria presunzione). Materiale, perché il giudice fa  le sentenze (parlo di vincolo morale e non ex lege) e quindi precedenti. Obbliga così tante persone ad attenersi ad un comportamento che egli stesso impone [talvolta anche senza osservare le leggi (i salomonici giudizi di equità)].
Il tempo, ma forse sarebbe più corretto parlare di tempistica (i magistrati, è noto, riescono ad influenzare anche l’agenda della politica). Il giudice può decidere quando mettere in moto tutte le sue potenzialità e scagliarle contro il presunto, siamo pur sempre garantisti, reo.
Credo sia chiaro, come questa figura possa in totale autonomia vivere sulle spalle della comunità, aggiustando situazioni civili e politiche a proprio piacimento, piegando al proprio volere la dura lex.
Ora Vi pongo una domanda, ma se ci fosse qualcuno pronto a cambiare lo status quo, a questa minaccia, l’ecosistema appena descritto come reagirebbe?

A Voi la risposta…

A Volte L’Uomo Inciampa Nella Verità, Ma Nella Maggior Parte Dei Casi Si Rialzerà E Continuerà Per La Sua Strada. (Piccolo Compendio Alle Noie Della Vita)

“Se qualcosa può andar male, lo farà”. Così declama la legge di Murphy e d’altronde, come dargli torto? Generalmente, lasciate a loro stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.
A quanti, seduti su di un comodo divano, non è successo, con una mossa sbagliata, di far scivolare il telecomando della tv per terra? Tranquilli, cadrà sempre in modo da produrre il maggior danno possibile. Di pari passo in macchina, la coppa dell’olio o la batteria quando decideranno di rompersi? Quando avremo una fretta irrimediabile! Come dire, tutte le cose vanno male contemporaneamente e si danneggiano in proporzione al loro valore.
E dopo il danno? La beffa! Dovremmo sentirci i soliti medici che hanno un rimedio per tutto, quei qualcuno che “l’avevano detto”, sempre pronti ad intasare la nostra coda, perché l’altra va sempre più veloce. Ed è inutile cambiarla, quella che si è appena lasciata diventerà immediatamente la più celere. Senza contare che più è urgente il motivo per cui si fa una fila, più lento sarà l’impiegato allo sportello. Perché se c’è una maniera di rimandare una decisione importante, la buona burocrazia, pubblica o privata, la troverà.
Tutto diventa un delirio e se le persone intorno a voi sorridono quando le cose vanno male, è perché non hanno capito il problema o peggio, hanno già trovato qualcuno (VOI!) a cui dare la colpa. Errare è umano, ma dar la colpa a un altro, ancora di più.
Siatene certi, se tutto vi sembra andare bene, sicuramente state sopravvalutando qualcosa.
Certe cose si percepiscono anche nella vita di tutti i giorni! Quando non guardi, segnano. Quando incontrerete l’unico autobus che viaggia, in direzione opposta alla vostra, lungo una strada deserta? Ovvio, sul ponticello. E durante lo shopping? Se  piace, non hanno la misura. Se piace e hanno la misura, non sta bene. Se piace, hanno la misura e sta bene, costa troppo.
Ma se è periodo di saldi, non importa quale fosse il prezzo originale, ma quanto forte è lo sconto applicato.
Quindi, non lasciatevi affliggere dalla quotidianità. Il vero problema risiede nelle bruciature. Prima di proseguire vi ricordo che il vetro rovente ha esattamente lo stesso aspetto del vetro freddo. Ma finché ti morde un lupo, pazienza. Quel che secca è quando, ad azzannarti, è una pecora.
Rimanete fermi ai vostri principi e ai vostri valori, senza dimenticare che se aiutate un amico nel bisogno, non si scorderà di voi la prossima volta. Riuscirete così a farvi un nuovo nemico che, a dispetto degli amici che vanno e vengono, si accumulerà ai vecchi.
E lasciate perdere gli stupidi, né perdete tempo a discutere con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza. Purtroppo la somma dell’intelligenza sulla Terra è costante ma la popolazione è in aumento.
A tal proposito, se il computer  non dovesse dar segni di vita, funzionerà meglio se inserite la spina.

Quella Sovranità Della Moneta In Mani Private Di Ida Magli – Il Giornale – 11/12/2009

Abbiamo ricominciato a tremare per le Banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle Banche. Si è alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire. Giusto. Ma l’unico modo efficace per farli diminuire è finalmente riappropriarsene. Non è forse giunta l’ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere? Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ciò che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo. Sì, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma è realtà. C’è stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse. E’ così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera.

La Banca d’Italia non è per nulla la “Banca d’Italia”, ossia la nostra, degli Italiani, ma una banca privata, così come le altre Banche Centrali inclusa quella Europea, che sono proprietà di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro. Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama così ma che non ha nulla di “federale”), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle più famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche Centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca Centrale Europea. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per sé illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranità appartiene al popolo.
Niente è segreto di quanto detto finora, anzi: è sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficoltà le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto “signoraggio”, ossia sull’interesse che gli Stati pagano per avere “in prestito” dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l’accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati. Anche la bibliografia è abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori.* Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. E’ vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l’accordo con le banche e di cui si parla come dei “caduti” per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti, (questo collegamento causale naturalmente è senza prove) subito dopo aver firmato i provvedimenti che autorizzavano lo Stato a produrre il dollaro in proprio.
Oggi, però, è indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realtà del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranità monetaria prima che esso diventi inestinguibile. E’ questo il momento. Proprio perché i banchieri ci avvertono che il debito pubblico è troppo alto e deve rientrare, ma non è possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle più preziose garanzie sociali; proprio perché le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realtà non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perché è evidente che il sistema, così dichiaratamente patologico, è giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine. In Italia non sarà difficile convincerne i governanti, visto che più volte è apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione è quasi pari alla nostra.
Ida Magli

Sono Solo Stanco… Non Convincerti Del Contrario

Basta buttare parole su uno schermo bianco in cerca di sfogo!

Rileggerle per trovarne un significato da dare agli altri, mostrando a tutti la tua anima.

E allora giù righe di noia e di lacrime, puntando il dito verso mondi che non ti appartengono e confidargli di aver sbagliato.

Basta!

Non ne posso più di persone che antepongono la parola al fatto! Voglio azione nella mia vita!

L’esperienza è l’unica cosa che non si può trasmettere ma troppo spesso si nasconde dietro alle parole.

Avrei detto, avrei fatto… ma avrei che cosa? Perché non lo hai fatto? Perché non lo hai detto? Perché?!?

Credi che così ti sentirai migliore? Sbagli!

Troppo spesso la vita assume le forme di un assurdo gioco da settimana enigmistica. I miei puntini li sto unendo con raziocinio e ho voglia di scoprire quale meraviglioso disegno si cela alla fine.

Anche se gli occhi spesso inganno, mostrandoti cose e realtà che forse non esistono.

No, non sono pazzo. Atarassico?!? Nemmeno!

Proprio dai disturbi dell’anima riesco a trovare le espressioni giuste per dipingere il mondo.

Non ti piace? Beh, credimi, è solo invidia!

Non sono pazzo, sono solo stanco… Non convincerti del contrario…

Soluzione Alla Crisi? Case Modulari Ed Ecologiche, Vita Agreste, Lavori Saltuari E Internet

Siete ricchi professionisti affermati? Avete una casa di proprietà? Un’attività ben avviata dai vostri genitori? 4 auto nel garage? Allora questo post non fa per voi ma vi pregherei di contattarmi: ho qualche idea per dilapidare il vostro patrimonio con estrema classe. Se, invece, sentite la crisi, se avete notato che ultimamente il vostro portafogli contiene effettivamente e soltanto “fogli”, se vi siete accorti finalmente che il cetriolo del secolo andrà proprio a infilarsi nel vostro real deretano e, soprattutto, se non avete troppe pretese, allora possiamo provare ad individuare qualche buona soluzione per “provare” a vivere decentemente. E, ovviamente, vi invito a consigliare buone alternative.

Premetto che faccio solo dei piccoli passi RI-scoprendo nuove soluzioni di vita non sempre praticabili e, quindi, tutto ciò che leggerete/vedrete sarà criticabile ma, almeno, è un buon inizio per iniziare a discuterne o per farci venire qualche altra buona idea in mente. Partiamo dal presupposto che ci occorre una casa di proprietà a basso costo, cibo ed un lavoro. Non è impossibile, ci possiamo provare.

CASA – Costano troppo? Non è vero. Sto valutando due soluzioni: casa ecologica-modulare ( sono loft DA SOGNO e costano poco ) o casa “molto” fuori città ( leggi: vita da paese ) a basso costo. E sono entrambe meravigliose.

Casa modulare-ecologica – Sono SPLENDIDE, ultracompatte, prefabbricate, ecologiche, con design da urlo e con costi assolutamente accessibili. Un esempio? Una delle mie preferite, un loft modulare che si chiama Loft Cube (ASSOLUTAMENTE DA GUARDARE QUI). Progettati dal berlinese Werner Aisslinger, i 52 mq del Loft/Cube sono completamente arredati: hanno bagno, cucina e camera da letto, non manca nulla e soprattutto non manca una vista panoramica esclusiva. Perchè? Perchè sono adatti per stare sul terrazzo ( ammesso che ne troviate uno) ma anche a terra. Costo di partenza? 60mila euro. Se pensiamo che un appartamento in città ( Roma?) ci costa, in media, 400mila euro, allora un pensierino possiamo farcelo, non vi pare?

Vita di Paese – Avete mai pensato a comprare una piccola casa in un paese? Certo, non è il massimo direte voi. E io vi rispondo: meglio vivere da “bamboccioni” con mamma e papà? Se sentite il bisogno di trasferirvi, dunque, fate un giro nei paesini di campagna ( lo diceva anche Toto Cotugno ) e godetevi ( se ci riuscite ) le vostre soluzioni bucoliche: case a basso costo, dunque, situate in paeselli pittoreschi e con vita agreste in omaggio. Esempio? Paese: Cervicati in provincia di Cosenza, ai piedi del complesso dei monti della Sila. Tipologia di casa: appartamento di 3 stanze, bagno e cucina. Costo: 20mila euro. Certo, direte voi: e cosa ci vado a fare a Cervicati? Vi rispondo subito: a vivere senza pagare 700-1000 euro al mese di fitto che, moltiplicato per tutta la vita, vi manderà sul lastrico prima ancora di farvi godere della vecchiaia.

CIBO – Io devo stare a dieta e quindi ho pensato che se calcoliamo una media di 15 euro al giorno riusciamo sicuramente a mangiare. Come trovarli? A terra non mi pare di averne visti e non sono abbastanza folkloristico da chiedere l’elemosina. Preferisco lavorare. Proviamoci.

LAVORO – Pensavate davvero che vi avrei trovato un lavoro? No, non sono magico come il nostro Silvietto che nel 2001 si impegnava per “almeno un milione di posti di lavoro in più nei prossimi cinque anni” . Posso fare, però, alcune osservazioni. Se riusciamo a comprare una casa così come descritto sopra ( in fondo un po di sacrificio ci tocca ) possiamo sicuramente affrontare la vita con uno stipendio minimo. Certo, non vivremo da nababbi ma, in qualche modo e nella peggiore delle ipotesi, riusciremo a goderci la vita con lavori saltuari.

E internet? Se riuscite a comprare un loft cube e a posizionarlo in un paesello o su un terrazzo berlinese, internet sarà di aiuto per tutto: vi terrà in contatto col mondo, vi aiuterà con il lavoro ( io lavoro soprattutto con internet ) e darà un tocco di moderno alla vostra nuova vita agreste.