Wake Up!

La foto è di NotForYou

Warhol diceva: “in futuro saremo tutti famosi per 15 minuti”.

È una trappola.

Viviamo in un momento storico in cui il mercato delle illusioni è fiorente come mai prima d’ora. E le illusioni sono seducenti come il canto delle sirene.

Il meccanismo è diabolico ma estremamente semplice ed è lo strumento fondamentale attraverso il quale si costruisce, consolida e gestisce il controllo del consenso sociale.

Le lobby del potere hanno capito una cosa elementare: un controllo autoritario e repressivo delle masse genera situazioni potenzialmente esplosive.

La soluzione è mantenere il potere sedando il senso critico.
Come? “Regalandoci” l’illusione che vivere in Occidente vuol dire vivere da uomini liberi. Il controllo non viene più esercitato solo a livello politico ma soprattutto economico e culturale.

Tutto ciò che abbiamo sono una serie di pacchetti libertà spendibili in ambiti ben delineati al di fuori dei quali è quasi impossibile andare. Questi pacchetti libertà sono valvole di sfogo che consentono di abbassare il livello del dissenso nei momenti critici.

Cosa c’è di più rassicurante di una società in cui è possibile riunirsi, partecipare a cortei, manifestare il dissenso senza per questo rischiare di essere gettati a marcire in prigione? Cosa c’è di più democratico di una società in cui il potere d’acquisto è garantito ad una porzione di popolazione sempre più ampia?

Ed è qui il trucco, ti viene offerto un mondo fatto di vetrine colorate in cui, pagando, puoi giocare a sentirti libero, forte, arrivato. Solo che mentre tu sei impegnato nel Paese dei Balocchi qualcuno sta speculando sui tuoi diritti, sul tuo futuro e sulla tua libertà.

Il consumismo è la madre di tutte le bulimie:

avere accesso ad un campionario sempre più vasto di beni e servizi, poter annegare le proprie frustrazioni nell’acquisto di una marea infinita di prodotti è qualcosa che ti distrae e ti assopisce. Siamo tutti dispiaciuti per la fame nel mondo e il riscaldamento globale ma cosa facciamo – sul serio – in merito?

La soddisfazione compulsiva dei propri bisogni è una pillolina dorata che ha il brutto effetto collaterale di abbassare il senso critico:

perché dovrei preoccuparmi della libertà d’informazione se ho la tredicesima e le ferie pagate?

Viviamo nel migliore dei mondi possibili, un mondo fatto di individualismo standardizzato che ha come unico scopo quello di separarci dai nostri simili per renderci più gestibili.

Qualcuno ha detto che dopo gli anni ’70 non ci sono più battaglie che vale la pena di combattere. Per fortuna si sbagliava.

Oggi si combatte per la nostra libertà intellettuale, per il diritto all’indignazione, per riacquistare la capacità di giudicare e agire al di fuori degli schemi predeterminati che tentano costantemente di venderci.
Intorno a noi qualcosa sta cambiando:

la possibilità di accesso ad informazioni non manipolate dalle lobby è qualcosa di tangibile, reale. La rete può essere la roccaforte, la base di partenza per il risveglio civile e culturale delle nostre coscienze. Dobbiamo solo imparare a non perderci, a guardare bene. Quello che dobbiamo fare è tenere gli occhi aperti e non accontentarci delle apparenze.

Cerchiamo, scoviamo e condividiamo.

Se il consumismo è la madre di tutte le bulimie
la conoscenza è la madre di tutte le armi.