Maturità

  (Arthur Rimbaud )

Caro Professore, l’esame vero che si è svolto in questi giorni è il tuo. E’ l’esame di tutto ciò che sei riuscito a fare in quest’anno. E’ l’esame di tutto ciò che sei riuscito a fare dei tuoi allievi.

Li hai guidati per mano? Li hai ascoltati? Li hai formati? Hai fatto capire come la letteratura, la poesia, la musica, l’arte possono far sentire meno solo e abbandonato chi vive la difficile fase dell’adolescenza? E allora bene, sarai promosso. E sarai indulgente verso coloro che hanno avuto al loro fianco insegnanti troppo spesso incapaci di un ascolto vero, così assorbiti dalle infinite insoddisfazioni che la scuola riserva loro.

Troppe volte hai sentito i tuoi colleghi dire che non si è pagati per farsi carico di biografie individuali. Ma tu sai che la scuola la si fa educando e non bocciando. Educando, perché il far venire fuori (e-ducere) delle forme compiute da un magma incandescente, quale può essere l’esistenza di un adolescente, è la base di ogni istruzione. E’ la formazione.

Sin dai primi canti della Commedia Dante chiama Duca la sua guida Virgilio. E questi, a conferma, gli comunica:”Ond’ io per lo tuo me’ penso e discerno/che tu mi segui, e io sarò tua guida”.

E tu hai saputo dire “per lo tuo me’”, per il tuo vantaggio, a quel ragazzo troppo distratto seduto in fondo l’aula a guardare sempre fuori dalla finestra? Ti sei dato il tempo di ascoltare realmente i silenzi carichi di significato dei ragazzi dei quali dovevi essere guida?

Spesso, troppo spesso non ci si vuol far carico di segnali chiari, inequivocabili, che lo studente lancia in una fase così delicata per la formazione della propria identità. E allora lo si lascia solo col suo problema e l’unico criterio di valutazione diventa quello nozionistico. E’ più facile. Ma non è così, Professore. Non è pensabile ritenere che l’educazione sia riducibile all’istruzione. Educare è più che istruire, anzi è propedeutico a ogni istruzione. Perciò ti chiedo, Professore, di essere un po’ meno professore e un po’ più maestro.

Questa È La Notte Dei Desideri

Se hai un desiderio, uno di quelli a cui tieni davvero, non dovresti svelarlo mai. Te lo insegnano da bambino quando, con un po’ di emozione, annodi al tuo polso un braccialetto della fortuna tutto colorato.

Te lo ricordano quando stai lì lì per spegnere le candeline sulla torta di compleanno.

“Esprimi un desiderio!”

Fuuuuuuuu…

Il buio, gli auguri, la speranza.

Questa è la notte dei desideri. Sono tutti lì, con il naso all’insù, pronti, al cader di una piccola stella, ad esprimere il proprio segretissimo desiderio, ognuno in attesa di una nuova speranza.

Non io. Non è una speranza quella che aspetto, ma il lume che nel ciel s’informa per sé .

Ecco, questo è il mio desiderio, raggiungere la forma più alta dell’immaginazione, “l’alta fantasia”.

Decido di svelarlo.

Se scegli di abbandonarti al sogno, non puoi rimanere in alcun modo legato alle sciocche credenze di un’inutile realtà.