tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

campocalcio

Potiamo L’abete!

La battuta più bella su Giancarlo Abete, detto Giancarlino, è di Zdenek Zeman. A cena con un nemico, con Abete? «Perché no? Abete non è mio nemico, ma nemico del calcio». A rincarare la dose ci ha pensato poi Mino Raiola, il potente procuratore italo-olandese: «Parliamo di un presidente che non è riuscito a portare a casa gli Europei, che non è riuscito ad aiutare i club a fare gli stadi di proprietà, non ha fatto un solo cambiamento dal basso, dal profondo del calcio italiano, eppure è ancora lì».
Alla Federazione Italiana Giuoco Calcio ha accettato di ricandidarsi, in ossequio alla mai tramontata formula del “se me lo chiedono…”, Giancarlo Abete, classe 1950. Parlamentare della Democrazia Cristiana dal 1979 al 1992…e potrei fermarmi qui…Abete ha attraversato indenne qualsiasi terremoto che abbia colpito il nostro calcio dal 1996, anno in cui assunse la carica di vicepresidente. A sostenerlo ci sono due novellini della poltrona come Mario Macalli, classe 1937, presidente della Lega Pro dal 1997 e Carlo Tavecchio, nato nel 1943, capo della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999. E’ con questa ventata di novità, con queste finestre spalancate che vogliamo far entrare aria fresca nella casa dello sport italiano. In fondo Bill Clinton sparì dalla vita pubblica a 55 anni dopo due mandati da presidente degli Stati Uniti d’America.
Ma il calcio italiano è in crisi? “Ma non scherziamo, l’Italia è arrivata seconda agli Europei” Crisi economica, bilanci in passivo, campioni che se ne vanno, e tanto altro ancora: queste le tematiche che da diversi mesi, sulla scia del difficile momento dell’intero paese, occupano le pagine delle riviste sportive e animano i dibattiti televisivi intorno allo sport più popolare del Belpaese.
Dall’estate del 2006 abbiamo visto cose assurde legate al mondo della giustizia sportiva, indicative del perché questo sistema garantisce una giustizia non equa con piena consapevolezza di chi la governa.
Con la vicenda legata all’ultimo scandalo del calcio scommesse hanno trovato spazio anche le esasperazioni. Latitanti non ancora pentiti o in via di pentimento che contattano o vengono contattati dalle redazioni dei giornali, che pubblicano lo scoop dopo aver accomodato la versione, rendendola più vicina all’obiettivo da colpire. La condizione necessaria per salire agli onori della cronaca è che il pentito, prima ancora di essere credibile, deve risultare “accomodabile” . 
In tutto questo marciume nemmeno tanto nascosto, cresciuto grazie ad istituzioni sportive inconcludenti, sponsor di interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport, quale è la priorità degli esimi rappresenti delle istituzioni sportive? Salvaguardare la poltrona!
Si pensa alla poltrona nel momento in cui, anche grazie alla loro incapacità di controllo e prevenzione, il nostro calcio ha toccato il fondo.
Le istituzioni sportive hanno il potere di decidere chi condannare, chi assolvere, chi credere, cosa dimenticare e cosa enfatizzare, senza necessità di rispettare norme o regolamenti che possono sempre essere cambiati in corsa o semplicemente ignorati. L’autonomia della giustizia sportiva garantisce libertà di movimento. E’ questo il privilegio che si vuole preservare.
La cosa che più mi spiace è che nel rutilante e meraviglioso mondo del pallone non si trova uno meglio di lui.

A Volte L’Uomo Inciampa Nella Verità, Ma Nella Maggior Parte Dei Casi Si Rialzerà E Continuerà Per La Sua Strada. (Piccolo Compendio Alle Noie Della Vita)

“Se qualcosa può andar male, lo farà”. Così declama la legge di Murphy e d’altronde, come dargli torto? Generalmente, lasciate a loro stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.
A quanti, seduti su di un comodo divano, non è successo, con una mossa sbagliata, di far scivolare il telecomando della tv per terra? Tranquilli, cadrà sempre in modo da produrre il maggior danno possibile. Di pari passo in macchina, la coppa dell’olio o la batteria quando decideranno di rompersi? Quando avremo una fretta irrimediabile! Come dire, tutte le cose vanno male contemporaneamente e si danneggiano in proporzione al loro valore.
E dopo il danno? La beffa! Dovremmo sentirci i soliti medici che hanno un rimedio per tutto, quei qualcuno che “l’avevano detto”, sempre pronti ad intasare la nostra coda, perché l’altra va sempre più veloce. Ed è inutile cambiarla, quella che si è appena lasciata diventerà immediatamente la più celere. Senza contare che più è urgente il motivo per cui si fa una fila, più lento sarà l’impiegato allo sportello. Perché se c’è una maniera di rimandare una decisione importante, la buona burocrazia, pubblica o privata, la troverà.
Tutto diventa un delirio e se le persone intorno a voi sorridono quando le cose vanno male, è perché non hanno capito il problema o peggio, hanno già trovato qualcuno (VOI!) a cui dare la colpa. Errare è umano, ma dar la colpa a un altro, ancora di più.
Siatene certi, se tutto vi sembra andare bene, sicuramente state sopravvalutando qualcosa.
Certe cose si percepiscono anche nella vita di tutti i giorni! Quando non guardi, segnano. Quando incontrerete l’unico autobus che viaggia, in direzione opposta alla vostra, lungo una strada deserta? Ovvio, sul ponticello. E durante lo shopping? Se  piace, non hanno la misura. Se piace e hanno la misura, non sta bene. Se piace, hanno la misura e sta bene, costa troppo.
Ma se è periodo di saldi, non importa quale fosse il prezzo originale, ma quanto forte è lo sconto applicato.
Quindi, non lasciatevi affliggere dalla quotidianità. Il vero problema risiede nelle bruciature. Prima di proseguire vi ricordo che il vetro rovente ha esattamente lo stesso aspetto del vetro freddo. Ma finché ti morde un lupo, pazienza. Quel che secca è quando, ad azzannarti, è una pecora.
Rimanete fermi ai vostri principi e ai vostri valori, senza dimenticare che se aiutate un amico nel bisogno, non si scorderà di voi la prossima volta. Riuscirete così a farvi un nuovo nemico che, a dispetto degli amici che vanno e vengono, si accumulerà ai vecchi.
E lasciate perdere gli stupidi, né perdete tempo a discutere con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza. Purtroppo la somma dell’intelligenza sulla Terra è costante ma la popolazione è in aumento.
A tal proposito, se il computer  non dovesse dar segni di vita, funzionerà meglio se inserite la spina.

Vkontakte: In Russia Li Influenzano Così.

Osservate bene questa suggestiva immagine perchè sta facendo il giro del mondo e ci offre interessanti spunti di riflessione.

E’ il frutto della ricerca di Paul Butler, un ingegnere di Facebook Inc., che ha voluto elaborare il mondo delle relazioni connesse del noto social network di Palo Alto. Cliccando qui potrete leggere la sua appassionata nota su Facebook che riguarda il lavoro che ha svolto.

Come detto, l’immagine è affascinante ed evidenzia la potenza del social network californiano. Cito il Sole 24 ore che descrive come si è generata questa mappa. “Paul Butler ha “guardato” il grafo sociale di 500 milioni di iscritti a Facebook. Sfruttando la posizione corrente degli utenti, ha tracciato collegamenti tra le città. Lo spessore delle linee è determinato dal numero di connessioni tra le città: più alto è il numero di link, più spessa è la linea di collegamento. Il risultato? Una mappa del mondo che emerge, spontaneamente, dalle connessioni che esistono tra 10 milioni di utenti di Facebook”. Aggiungerei che è meraviglioso.

Ma ciò che mi interessa fare ora, è una semplice analisi di questa foto che ci consente di fare alcune piccole ed importanti considerazioni.

La prima, la più curiosa, è che esistono Paesi come Russia e Cina che si sono totalmente auto – escluse da questa rete ( nell’immagine c’è un vuoto scuro nelle loro zone ) e non perchè tecnologicamente inferiori ma solo perchè il “loro potere dominante” è attento a sfuggire alla logica di controllo del potere dei media occidentale. Loro, i cittadini se li controllano da soli, in casa e con sistemi proprietari.

E infatti in Russia ( in Cina non saprei ) utilizzano un social network simile a Facebook che li mette in contatto con la stessa logica. A confermare quest’osservazione è la nostra splendida blogger russa, lucid dream.

Quando la conobbi e le chiesi di darmi il suo contatto Facebook mi disse che loro non usavano quel social network ma una cosa molto simile che si chiama vkontakte. L’ho usato e vi invito a guardarlo e a registrarvi, c’è anche la versione in italiano! E’ quella la loro “scatola”, è quello il loro Facebook e controllarlo significa influenzare, attualmente, più di 103 milioni di russi registrati.

La seconda osservazione è che ci sono Paesi come l’Africa che sono in gran parte assenti dalle relazioni connesse di Facebook ( nella mappa ci sono solo alcune piccole collegate) e probabilmente la causa è da ascriversi alla mancanza di strutture tecnologiche avanzate e al vecchio problema del digital divide.

Ultima ma non meno importante riflessione è che la rete di relazioni connesse di Facebook è così grande e completa che rappresenta un sistema che consente agli influencer di avere a disposizione più di 500 milioni di utenti che potenzialmente possono controllare.

Come sempre diciamo, l’individuazione e il controllo degli influencer sarà il nuovo campo di battaglia per il dominio  dell’ infosfera e della semiosfera . E visualizzare questo concetto attraverso l’immagine che abbiamo realizzato sotto renderà l’idea a tutti.

The Cyberbrain Warfare: La Guerra Degli Influencer

“C’è un solo mondo ed è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso. Un mondo così fatto è il vero mondo”. (Friedrich Nietzsche)

“Come fai a capire se questa realtà è autentica o se è solo una estensione di false illusioni generate da segnali virtuali?” (Ghost in the Shell II)

La terza era del capitale, quella che viene dopo l’epoca classica delle ferriere e del vapore e dopo l’epoca moderna del fordismo e della linea di montaggio, ha come territorio di espansione l’infosfera, il luogo dove circolano segni-merce, flussi virtuali che attraversano la mente collettiva.
La colonizzazione dell’immaginario non è che l’ultima tappa del processo di colonizzazione capitalistica delle Reti.
Immaginario e memoria individuale, immaginario e memoria collettiva sono i territori di conquista della guerra dei sogni nel postumanesimo.
Internet resta un insieme di media pervaso di un caos spesso confuso per libertà, in cui i suoi utenti possono permettersi di contraddirsi da soli, fra menzogna e verità, informazione e disinformazione in una società liquida dai valori composti.
Se pur internet a volte urta vari poteri e fa scoprire menzogne di stato, e modifica l’essere della stampa/editoria mondiale o permette di finanziare o far vincere campagne elettorali come è avvenuto nel 2008 con Obama, non ha dato forma a nessuna vera democratizzazione dal basso.
Su Internet è preferibile evocare microfluenze – che impongono al pubblico un percorso ipertestuale e cognitivo con l’obiettivo di convincerlo a sottoscrivere le proposizioni presentate e a relanzionarvisi – invece di pesare troppo sul passo del mondo attraverso i processi di macroinfluenza che non solo cambiano la percezione del mondo (il “mi piace di Facebook” ad esempio) o che potrebbero mettere in crisi la netneutrality, attraverso il concentramento della tecnologia di accesso a internet in mano a pochi (uno) operatori di mercato.
Nelle reti si gioca una guerra senza pietà fra le differenti memorie evocate e sulla capacità di costruire framing e di consolidare priming.
La dicotomia oggettivo/soggettivo, sovrapposta a quella verità/opinione, è del tutto inadeguata nel mondo delle reti.
E se le cose sono ridotte alle loro immagini, il nostro cervello oggi produce e consuma immagini che definiscono il desiderio. E una volta messa in moto la macchina del desiderio è difficile da governare.
È per questo che noi viviamo un assedio esterno, una influenza costante e sofisticata sui nostri desideri.
Il processo di produzione globalizzato tende a diventare sempre più processo di produzione di mente a mezzo di mente. Il suo prodotto specifico ed essenziale sono gli stati mentali.
Attraverso le tempeste semiotiche nell’infosfera elettronica, producono un puzzle incompiuto di strane collezioni di idee, credenze e dottrine composite.
Più un individuo è esposto a stimoli identici e più sarà incline ad appropriarsi delle proposizioni che corrispondo a questi stimoli.
Una moltiplicazione di sè composta, una volta di più, da tanti avatar quante sono le sue gradazioni di desiderio, d’umore e di emotività.
Le caratteristiche della semiosfera ipermediale producono effetti sul sistema emozionale.
Esiste un’influenza diffusa sul reale, più difficile da definire perchè agisce sull’interpretazione del mondo attraverso specchi interposti.
Questa influenza non è politica nè strategica, ma esperenziale.
Nella fase conversazionale della semiosfera i motivi di condivisione riflettono ormai l’intera gamma delle passioni, dei bisogni, degli interessi e dei desideri che caratterizzano la vita sociale: i gusti musicali, le preferenze sessuali, l’entusiasmo per un attore o un genere letterario, l’appartenenza a una categoria professionale, il desiderio di vedere riconosciuto il proprio talento creativo o di promuovere un prodotto che si ritiene particolarmente meritevole, la speranza di incontrare qualcuno con cui stringere amicizia o di intrecciare una relazione erotica, la pura e semplice smania di esibizione; praticamente qualsiasi cosa può diventare occasione per alimentare una qualche forma di “appartenenza”.
Malgrado questo processo di frammentazione culturale il riferimento ad alcuni valori di fondo del Popolo della Rete – come la possibilità di esprimere il malessere sociale, di rifiutare le gerarchie precostuite, l’insofferenza nei confronti di ogni genere di censura, l’etica della libera condivisione delle risorse – non viene meno.
Ed è proprio per questo che la semiosfera vive una illusione prolungata, la speranza che si formi e (r)esista una nuova opinione pubbica digitale.
Nella sua mutazione storica la pubblica opinione è stata: prima soggetto sociale (per Habermas, che la identifica con le emergenti élite borghesi); poi oggetto di indagine di statistica (per gli studiosi della mass communication research e per il marketing politico); infine luogo (doxasfera) in cui si misurano ogni volta, i rapporti di fra decisori politici ed economici, media, pubblico generalista e minoranze attive, con queste ultime sempre più capaci di condizionare il ruolo di agenda setting dei tradizionali media broadcasting.
Il punto paradossale è che le visioni con approccio utopistico/visionario al tema rapporto fra nuovi media e scenari postdemocratici poggiano sull’interpretazione che il fascino delle grandi narrazioni del rapporto uomo/tecnica-tecnologia/cultura sia fondato sulla carica utopistica che li pervade: esse sognano l’unificazione planetaria delle culture umane e l’avvento di un mondo globale pacificato e liberato da diseguaglianze e ingiustizie sociali.
Tutte le riflessioni sulle nuove forme di democrazia partono dal tentativo di definire in primo luogo il nuovo soggetto antropologico della democrazia, soggetto che viene concepito come un “prodotto” delle tecnologie di rete, in cui il confine tra pubblico e privato è cancellato.
E in questo confine che non esiste più, i cittadini della Rete sono prigionieri di una architettura che non conoscono, di cui non sono proprietari; una architettura che non può essere, come sostengono gli ottimisti o i fascisti digitali, refrattaria per natura a ogni volontà di controllo, per il semplice fatto che non è mai esistita una natura di Internet, ma solo una struttura fatta in un determinato modo così come l’avevano progettata i suoi creatori originali; così come non esiste alcun reale ostacolo tecnico alle intenzioni dei “nuovi padroni” della Rete che si propongono di ridisegnarne la logica.
La rete è uno spazio pubblico già ridotto al dominio del mercato, e non è lo spazio dell’infinita libertà, di un potere anarchico e libertario che nessuno può domare. È ormai un luogo di conflitti, dove la libertà è presentata come nemico della sicurezza, le ragioni della proprietà contrastano con quelle dell’accesso.
Nasce di qui il dilemma di capire cosa avremo domani un’opinione pubblica resistenziale o un dominio del mercato che ha l’obiettivo di influenzare e controllare il desiderio, i sogni, e le abitudine dei cittadini digitali? Un dominio delle anime digitali?
Ghost in The Shell, Matrix, Inception sono solo scenari fantastici o una invenzione che dall’immaginario retorico e futuristico ci avverte che la conoscenza sarà uno strumento di potere e di dominio assoluto?
Con “cyberbrain warfare” si indica la pratica di impiegare “il ghost hacking” come mezzo per ottenere l’accesso a un cervello cibernetico e infine al “ghost”, ovvero l’istinto non mediato da calcoli, di un determinato indviduo. La “cyberbrain warfare” è una conseguenza naturale dell’interazione delle tecnologie della cibernetica e delle comunicazioni senza fili direttamente connesse al cervello umano.
Sembra non esserci futuro per l’umano nella storia dell’umanità.
Il medium non è più il messaggio, i nostri cervelli vengono utilizzati come media per creare influenza sotto il dominio dei segni e del significate da parte della colonizzazione capitalistica della sfera.
Il dominio della infosfera e della semiosfera sotto un nuovo ordine di guerrieri: gli influencer.
Chi sono gli influencer?
Con la nascita dei Social Media, l’esperienza panottica di Bentham – ovvero il controllo senza essere visti – è stata traslata dai blogger ai nuovi potenziali profili di influenza.
La rete delle relazioni connesse, mutua il suo gergo e le sue funzioni dall’informatica: hub, nodi, router, switches. I profili che si riscontrano, oggi, nella rete sono:
A- coloro che hanno i contatti più numerosi e che connettono persone che con altre persone (hub). Si possono classificare secondo due criteri: lo scambio di relazione frequente o meno frequente, e se i legami sono forti o deboli;
B- coloro che hanno il sapere e la conoscenza (router), a cui le persone si rivolgono per chiedere informazioni;
C- coloro che hanno il potere di persuadere gli altri a comportarsi in un certo modo o effettuare determinati acquisti (switches);
D- coloro che gestiscono relazioni e connessioni con l’obiettivo di reperire informazioni e skill da utilizzare quotidianamente (bridge);
E- coloro che nella piena autosufficienza tendono a trovare da soli informazioni di cui necessitano;
F- coloro che non sono collocabili in alcuna delle precedenti categorie e che hanno atteggiamenti e comportamenti discontinui.
Gli influencer sono la mescolanza dei profili A, B, C. e attraverso le metriche sociali, qualitative e quantitative, ovvero quantità e qualità di post, commenti, di follower e fan, etc si possono determinare nella rete chi sono gli influencer e a quale tipologia essi appartengano.
E se a ciò aggiungiamo gli studi di profilazione per permettere al brand marketing di individuare e cogliere le tipologie di utenza delle piattaforme social oriented, possiamo immaginare come la piramide dei bisogni di Maslow è stata già ridisegnata per i fruitori della Rete. Una nuova riprogrammazione di bisogni di sopravvivenza, di sicurezza, di affiliazione e socializzazione, di stima e di riconoscimento, di realizzazione personale nella fruizione della infosfera e della smeiosfera, dei social network, del porno, e dei processi di produttività.
Un brand, o un movimento sociale, o un nuovo ordine identifichi gli influcer in un dato territorio geografico (locale, provinciale, regionale, nazionale, internazionale o mondiale) possono ridisegnare totalmente il framing costruendo un sistema di reputazione, simulacro di qualsiasi matrice cognitiva si voglia organizzare.
In Italia abbiamo già assaporato un assaggio delle strategia fatta attraverso gli influecer.
Due i casi, che voglio prendere in considerazione: 1. la geneaologia del Popolo Viola e 2. Wired e la campagna Internet for Peace.
Il Popolo Viola, movimento e identità resistenziale, pulsione vitale dal basso, nasce da un profilo Facebook, che nessuno sa in realtà di chi fosse. Celato sotto l’avatar “Precario San del Popolo Viola”*, il fondatore del Popolo Viola, potrebbe essere in realtà una strategia degli influecer della Casaleggio Associati, società nata all’interno dei medialab di Telecom e la più esperta e avanzata realtà di studio e di ricerca in Italia su potere, influenza e mobilitazione virtuale. Ha tra i suoi clienti: Beppe Grillo, Antonio Di Pietro e Marco Travaglio.
Internet for Peace, la campagna di sostegno alla candidatura di Internet a Premio Nobel organizzata da Wired Italia, era semplicemente una campagna di marketing per il posizionamento della rivista. Il problema in sé non esiste, ma la questione su cui bisogna riflettere è la strategia avanzata da Telecom attraverso gli influencer della rete, attraverso Wired – attraverso Riccardo Luna ex giornalista sportivo e direttore del romanista – trasformato in guru delle culture digitali, attraverso i blogger italiani -panotticamente controllati ?- che si riuniscono nei contest tipo Riva del Garda per costruire una propria autolegittimazione e referenza, oggi messa in discussione dai social network e media, attraverso i Working Capital, distonie comunicative della strategia di corporate tesa a licenziare i lavoratori e a catturare talenti creativi, attraverso i Future Lab che immaginificano il futuro anteriore.
Eppure Telecom è contro l’NGN, il Next Generation Network, ovvero la più grande evoluzione che la rete possa avere in questo momento capace di consentire il trasporto di tutte le informazioni ed i servizi (voce, dati, comunicazioni multimediali) incapsulando le stesse in pacchetti TCP/IP.
E su NGN anche la televisione potrebbe trasmettere, aprendo a una pluralità di voci, ma Governo Berlusconi e Telecom sono contrari.
Con gli influencer e le strategie ad essi connessi si apre un nuovo mondo, e con esso un nuovo ordine di dominio.
La conoscenza moltiplica la capacità umana di produrre cose utili, e moltiplica gli spazi di libertà per tutti gli essere umani, riducendo così il tempo di lavoro necessario per produrre ciò che occorre alla società.
Ciò vuol dire che conoscere è potenza.
Oggi c’è un obiettivo preciso: fare della conoscenza uno strumento di potere, non di liberazione.
Ma questo non accadrà facilmente, perchè la conoscenza non tollera il dominio, e irreversibilmente la postumanità ha preso il posto dell’umanità.

Bibliografia
Marc Augè, La guerra dei sogni, Eleuthera
Franco Berardi ‘Bifo’, Il sapiente, il mercante, il guerriero, Derive Approdi
Manuel Castells, La nascita della società in rete, Egea
Stefano Cristante, Media Philosophy, Liguori
Derrick De Kerchkove, Dopo la democrazia, Apogeo
Carlo Formenti, Cybersoviet, Raffaello Cortina Editore
Carlo Formenti, Incantati dalla rete, Raffaello Cortina Editore

Note
* Il “Precario San del Popolo Viola” non è San Precario del collettivo Chainworkers.
Il collettivo Chainworkers ha co-creato sia la Mayday Parade del primo maggio dal 2001, sia la figura di San Precario.
Da quando è nata il 29 febbraio 2004 l’icona di San Precario è sempre stata una icona libera, da usare liberamente. L’icona è stata usata da lavoratori, collettivi, sindacati di base.
Articolo di approfondimento sulle differenze di San Precario da Precario San del Popolo Viola:
http://www.precaria.org/san-precario-vs-precario-san.html

Sono Solo Stanco… Non Convincerti Del Contrario

Basta buttare parole su uno schermo bianco in cerca di sfogo!

Rileggerle per trovarne un significato da dare agli altri, mostrando a tutti la tua anima.

E allora giù righe di noia e di lacrime, puntando il dito verso mondi che non ti appartengono e confidargli di aver sbagliato.

Basta!

Non ne posso più di persone che antepongono la parola al fatto! Voglio azione nella mia vita!

L’esperienza è l’unica cosa che non si può trasmettere ma troppo spesso si nasconde dietro alle parole.

Avrei detto, avrei fatto… ma avrei che cosa? Perché non lo hai fatto? Perché non lo hai detto? Perché?!?

Credi che così ti sentirai migliore? Sbagli!

Troppo spesso la vita assume le forme di un assurdo gioco da settimana enigmistica. I miei puntini li sto unendo con raziocinio e ho voglia di scoprire quale meraviglioso disegno si cela alla fine.

Anche se gli occhi spesso inganno, mostrandoti cose e realtà che forse non esistono.

No, non sono pazzo. Atarassico?!? Nemmeno!

Proprio dai disturbi dell’anima riesco a trovare le espressioni giuste per dipingere il mondo.

Non ti piace? Beh, credimi, è solo invidia!

Non sono pazzo, sono solo stanco… Non convincerti del contrario…

Un Link Speciale Per Te!

Hanno tutti un’immagine photoshoppata, un alfabeto irriconoscibile e una citazione che rimeggia con cuore o amore. Ne ho visti di tutti i colori, sgrammaticati, con orrori di ortografia, mancanti di punteggiatura e firmati dai nick più infausti:  “Camorra and Love”, “Principe Azurro” (il mio non è un refuso), “bambolina napoletana triste” e chi più ne ha, più ne metta!

La banalità usata per indicare una appartenenza a chissà quale categoria: “Uomini e donne”, “sono figo”, “mi stressi”, “ti stimo” e tutta una seria di improperi difficili pure a ripetersi.

Ho visto, attribuita a Jhonny Deep, la frase “Non si desidera ciò che è facile ottenere”. Nulla contro il grande attore, ma povero OVIDIO!!!

Li chiamano “link”.

Non molto tempo fa, erano utilizzati per scopi diversi collegando notizie ed argomenti tra loro omogenei. Insomma, qualcosa di utile.

Ora rappresentano le tue emozioni, i tuoi stati d’animo, i tuoi pensieri.

Ci lamentiamo tanto dell’omologazione, della globalizzazione ma siamo i primi a non voler lasciare un segno e preferiamo affidare ad altri questo compito.

E tu, povero idiota, che hai seguito il link (questo lo è) solo perchè hai visto una bella figliola, sei stato costretto a leggere tutto il mio noioso post fatto di apprezzamenti che – magari – ti riguardano. Ora, da bravo, torna sul tuo profilo e guarda quanto ti sei manifestato omologato e ignorante, condividendo pensieri, tramutati in immondizia da persone che nemmeno conosci.

No, non ti sto disprezzando ma… odi profanum vulgus et arceo.

Facebook E La Ricerca Della Privacy

Viste le continue critiche, critiche che hanno portato anche al lancio del Quit Facebook Day atteso per il prossimo 31 maggio, Il CEO di Facebook Mark Zuckrberg negli ultimi mesi ha lavorato con i suoi ingegneri per migliorare la gestione della privacy offerta dal suo network, tenendo conto soprattutto dei suggerimenti e delle molte critiche arrivate degli utenti.

Il CEO del Socnet per eccellenza ha infatti presentato le nuove funzioni di gestione della privacy che presto saranno messe a disposizione di tutti gli iscritti. I cambiamenti avviati semplificano enormemente la gestione del proprio profilo attivando una opzione unica e globale per la condivisione delle informazioni con tutti, con gli amici o anche con gli amici degli amici (la scelta di opzioni su più livelli dovrebbe comunque rimanere disponibile per una gestione più granulare della privacy).

A questa semplificazione è stata anche associata una riduzione del numero di informazioni da avere necessariamante pubbliche per poter utilizzare i servizi del Socnet.

Aspettiamo di avere a regime la nuova funzione così da poterne testare la validità (anche se gli esperti di privacy della EFF hanno già dato un parere negativo).

A mio modesto avviso, comunque, il consiglio di moderare il flusso d’informazioni private che vengono immesse sulla rete rimane sempre valido.

— fonte: ilPost.it | via ilRasoio.info

Si Sono Accorti Che Facebook Ha Qualche Problema

Facebook in difficoltà: qualcuno ci crede? In questi giorni sono in tanti a porsi questa domanda. Il motivo? Qualcuno ( leggi: migliaia di persone ) si è accorto (finalmente) che il social network più famoso al mondo ha una caratteristica interessante: manda la tua privacy a farsi un giro in Tibet per sempre ( e questo video è terribilmente convincente)!

Peccato che “quasi” nessuno dei 400 milioni di iscritti, in quasi cinque anni, si è accorto in tempo che, all’atto della registrazione, stava lasciando per sempre tracce indelebili della propria vita privata: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, religione, partito politico di appartenenza, amici, parenti, studi fatti, gusti personali e interi book fotografici!
In ogni caso, sarà difficile pensare ad una migrazione in massa verso altri social network più riservati. Ci stanno provando, però, su MoveOn.org, su FacebookProtest.com o su QuitFacebookDay.com: proteste, avvisi sui pericoli di FB e appelli all’evacuazione di massa! E Twitter si frega le mani: ce lo ricorda ilrasoio.info, rimandandoci sui tweet di #quitfacebookday.
Ma 400 milioni di utenti saranno difficili da spostare. Perchè? Perchè, ironia della sorte, il successo di FB è proprio il suo più grande difetto: la totale mancanza di privacy che consente a tutti di rintracciare qualcuno e di essere rintracciato attraverso i dati personali! E’ questo che ha fatto grande un social network che ha una struttura assolutamente criticabile, poco funzionale, spesso “in affanno” e con mille problemi ancora da affrontare.
E pensare che 20 anni fa, in chat, era assurdo anche solo confessare il proprio nome ! E chi ha usato IRC ne sa qualcosa: non era più comodo un nick, un #canale e tanti amici? E non era più poetico  “sudarsi” la foto di una ragazza dopo un lungo corteggiamento piuttosto che passare in rassegna interi set su Facebook come se fossero “database delle prede eventuali”?