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Senza Nessun Titolo #2

Ho pochi amici veri, li seleziono empaticamente da quando ho cominciato a comprendere il linguaggio, le sensazioni e le naturali percezioni che superano la superficie. Perché gli amici non vanno scelti, ti capitano sulla strada e li riconosci e solitamente si innesca la reciprocità. E’ miracoloso.

Incontro tanta gente, mi relaziono, ricevo confidenze che rimarranno sempre ben custodite ma non sono mai riuscita a raccontarmi completamente se non al numero che posso utilizzare con una delle mie mani.
Per i miei veri amici sono disposta a fare qualunque cosa, ai limiti del legittimo, senza censura.
A differenza delle relazioni amorose, le mie amicizie consentono l’innamoramento eterno o almeno fino ad adesso, nonostante siano passati decenni, sono pronta a dichiararmi infatuata di loro.

Forse perché i limiti degli amici possono essere sopportati, fanno parte della relazione ed è quasi scontato che ci siano periodi in cui, come un elastico, ci si ritrovi attratti verso l’opposto lato, tesi a ricercare altri obiettivi, a dedicarsi ad attività in quel momento importanti ma non condivise.
Passa magari un mese, un anno e poi basta una telefonata, un messaggio in chat per riunire i lembi e riassaporare il calore e l’energia che entrambi produciamo.
Il dolore più grande è quando li vedi soffrire e vorresti sostenerli e proteggerli, fai del tuo meglio ma non lenisci il dolore.
Vorrei riuscire con i miei pensieri positivi a ovattarli e certe volte sono anche convinta di riuscirci non comprendendo però che ogni dolore, delusione, difficoltà deve decantare e che ciò è fisiologico per consentire di diventare più forti.
Da pochi anni ho deciso di aggiungere un nuovo amico in maniera alternativa, dal web. Prima attratta dalle argomentazioni e dal contesto, successivamente per l’umanità, a tratti femminile, che fanno di lui una persona vera.
Il mio nuovo amico ha delle spalle enormi, è molto disciplinato, insegue faticosamente la conoscenza e la condivide; ha i neuroni non grigi ma colorati ,sicuramente perchè condisce i suoi saperi con le emozioni ed i sentimenti. E’ capace di piangere davanti ad una scena commovente.
Non lo sopporto quando parla perchè seleziona troppo il suo pensiero in frame  ma lo so che agisce così per semplificare e farsi meglio capire, però mi fa arrabbiare lo stesso perchè i suoi occhi si perdono. Ha deciso di non vivere mediocremente e ne paga tutte le conseguenze e per esse che vorrei fargli giungere la mia aurea positiva, per proteggerlo dagli eventi negativi, naturali e non.
Ogni tanto sparisce, mi fa preoccupare un mondo perchè nella sua infinita ricerca di conoscenza, rischia a mio parere di mettersi nei guai. Egli un giorno ci restituirà tante verità ed è per questo che spero che oggi riesca a guardare oltre. Vorrei vedesse se stesso proiettato alla stessa maniera in cui lui riesce a leggere la storia di oggi e a prevedere il nostro domani.
Amico mio, beccati questa dichiarazione di amicizia e suggellala, sperando di non aver invaso troppo la tua privacy.
Andrà tutto bene.
: )

Stop: Bloccate Il Lavoro!

Smarrito ogni significato, guardiamo frastornati alla festa dei lavoratori come a una celebrazione dei nostri padri. Pensiamo a loro, al sudore amaro di fatica e li festeggiamo per il sangue versato. Ci crediamo, senza però comprendere fino in fondo il senso di questo giorno di pausa dal mondo che corre. Più che ignoranza, è il senso di vuoto attorno a creare l’abisso tra noi e loro. La prova è dura: si deve competere con la costruzione e lo spessore della coscienza di un’intera classe sociale, che ha conquistato negli anni i propri diritti assicurando sempre i propri doveri.
Sangue, scontri, morte in piazza e sul luogo di lavoro, per far passare un messaggio chiaro: le loro mani, il loro intelletto, la loro presenza fanno sì che tuttora sia possibile il tuo miracolo personale. Il benessere, il progresso e la tua dignità che poi ha lo stesso peso della loro. A questo hanno portato decenni di lotte, senza mai perplessità né ripensamenti di alcun genere.
Oggi noi immaginiamo un mondo che c’è stato, succhiato fino al midollo e prosciugato delle sue in-finite risorse. È un tempo lontano, così difficile da agguantare nonostante si trovi a un passo da noi. Perché si allontana a passo svelto fino a diventare imprendibile. Tutto diventa memoria di come saremmo potuti essere.
Così pensiamo a loro, i nostri padri, che hanno costruito il futuro in cui ci troviamo a vivere. Per carità nessuna colpa, nessuna responsabilità. Resta solo una miscela esplosiva di rabbia e di terrore. Ecco quel che siamo: incazzati e impauriti.
Non siamo abituati a lottare perché vissuti nell’agio, non siamo addestrati a sognare perché tenuti sott’olio. “Aspettate il vostro turno, datevi da fare, le cose ve le dovete guadagnare, senza sacrifici credete di meritarvi qualcosa????”. Parole vuote e finte, come se non sapessimo come si campa.
Una cosa però lasciatevela dire. Si può davvero ricomporre il presente senza tenere insieme i resti del passato? Chi di loro ha estirpato le nostre radici?
Mancanti i punti di riferimento, ideologici o culturali che siano, si brancola nel passato. Basta aggrapparsi a quelle vicende eroiche, svuotate dal verbo contemporaneo, per continuare a intravedere un piccolo spiraglio. Fin quando poi non facciamo i conti col mondo, meno in mano alle buone norme della polis, più costretto alle cattive regole dei re. Un mondo che nulla ha voluto lasciare intatto, e di tutto continua a sentire la mancanza.
Sappiate che non intendiamo fermarci. Il nostro cammino precario prosegue ostinato sulle macerie fumanti. Seguiamo il puzzo di bruciato, forse senza mai arrivare alla fonte di calore. Ma se la troviamo, allora è bene che cominciate a nascondervi.

Buon Primo Maggio.