Divento Grande, O Almeno… Ci Provo

Divento grande.

Imparo a non colmare silenzi con parole vuote, a convivere con pensieri troppo rumorosi, a sorridere solo per quello che mi suscita una reale ilarità. Sopisco qualsiasi percezione della realtà spazio-temporale evitando di interrogarmi sul futuro o di guardare al passato. Vivo al secondo perché, mentre scrivo, ho già cambiato mille volte idea.

Divento grande, ma non rinuncio ad alcune vecchie abitudini.

Al suono della sveglia continuo a girarmi dall’altra parte del letto per godere “ancora cinque minuti” di quel piacevole torpore tra la veglia e il sonno. E’ la mia coperta di Linus, il rituale che mi trascino dai tempi della scuola. Non posso privarmene, è la mia coccola quotidiana.

Divento grande, ripongo il superfluo nel baule dei ricordi.

E’ sempre lì, fisso ai piedi del letto, colmo di tutte le cose importanti della mia vita. Vorrei catalogarle, provo a tirare le somme ma non mi trovo con i conti. Seguo un consiglio e butto via la calcolatrice, del resto i numeri non sono mai stati il mio forte.

Divento grande, anche se certi giorni non mi riconosco.

Ehi tu, non guardarmi in quel modo! L’immagine riflessa è quella di una sconosciuta. Mi appiglio allo straniamento, ma non sempre gli occhi degli altri offrono un reale punto di vista su ciò che sei.

Divento grande e smetto di giudicarmi.

Errare è umano, perseverare è diabolico, condannarsi è da decerebrati. Rinuncio ai miei alibi, non ho più voglia di processarmi.

Divento grande, o almeno… ci provo.