tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

teorie

Il Web 2.0 È Morto. Teorie Critiche Sul Web 2.0.

Non sono molte le teorie critiche sul web 2.0, onestamente la cosa non mi ha mai sorpreso.

La polarizzazione dei quadri teorici tra apocalittici ed integrati non aiuta di certo lo studio e  l’attenzione verso un argomento, il web 2.0, in permanente stato di riflusso.
Dando una occhiata all’attuale quadro sulle analisi critiche del Web 2.0, ritroviamo:

Andrew Keen[1], nel saggio The Cult of the Amateur (2007), uno dei primi lavori critici del sistema di pensiero legato al web 2.0. Keen si chiede “Cosa succede quando l’ignoranza si sposa con l’egoismo, il cattivo gusto e le masse incontrollabili? È la scimmia che prende il sopravvento. Quando sono tutti lì a trasmettere , non rimane nessuno ad ascoltare”. In questo scenario da  “Darwinismo digitale” sopravvivono soltanto le voci più forti e possenti (gli influencers). Il web 2.0 decima le truppe dei nostri custodi culturali.

Nicolas Carr[2], nel saggio The Big Switch (2008), analizza l’ascesa del cloud computing. Questa infrastruttura centralizzata indica la fine del PC autonomo come nodo all’interno di una rete distribuita. Inoltre, Carr segnala una “svolta neurologica” nell’analisi del Web 2.0. Muovendo dall’osservazione che l’intenzione di Google è stata sempre quella di trasformare le sue operazioni in intelligenza artificiale, cioè in un cervello artificiale più intelligente del cervello umano, Carr concentra l’attenzione sul futuro delle nostre capacità cognitive: “Il medium non è soltanto il messaggio, bensì anche la mente. Dà forma a quel che vediamo, noi diventiamo i neuroni del Web. Più link clicchiamo, più pagine visitiamo e transazioni facciamo, e più il Web diventa intelligente, raggiunge valore economico e crea profitto>>. Carr, nel 2008, su Atlantic scriverà il suo famoso saggio <<Google ci rende stupidi? Qual è l’effetto di internet sul cervello?”, sostenendo che in fin dei conti è il continuo passare dalle finestre ai siti e il frenetico ricorso ai motori di ricerca a renderci stupidi, ovvero la perdita della lettura profonda (anche della realtà?).

Carlo Formenti[3], in Cybersoviet (2008), propone le seguenti tesi: 1. che la <<democrazia dei consumi>> promossa dal Web 2.0 – e che ha determinato una rapida e popolare popolarizzazione dei contenuti – non corrisponde affatto ad una estensione della democrazia politica; 2. che anche sul piano puramente economico il fenomeno andrebbe più correttamente interpretato come la messa al lavoro (perlopiù gratuito) dell’intelligenza collettiva da parte delle Internet Company che controllano il mercato;  3. La ripresa del controllo da parte dei governi, imprese e agenzie transnazionali sulle relazioni sociali mediate dal computer sia quasi totale, in barba alla fandonie sull’architettura “intrinsecamente anarchica” di Internet;  4. Le celebrazioni sulla “fine del politico” tendono a legittimare, sia pure inconsapevolmente, i processi di distruzione della sfera pubblica e il suo integrale riassorbimento nella sfera privata, contribuendo a spacciare il chiacchiericcio “intimista” che dilaga nei reality show televisivi ai social network di Internet per l’autogoverno delle moltitudini. Formenti presenta tre mitologie della rete: Mitologia I: la rete non può essere controllata. Mitologia II: la trasparenza è sempre buona. Mitologia III: lo sciame è sempre intelligente.
In “Felici e sfruttati” (2011) Formenti sostiene che ciò che sta dietro all’illusione di democrazia e libertà economica, creata dal web 2.0, fa sì che milioni di persone siano felici e sfruttate, oltre ad essere pervasi dall’illusione di assunzione di libertà nei confronti dei meccanismi del potere.

Manuel Castells[4], in Communication Power (2009), sostiene che “la rete è il messaggio. […]La realizzazione del cambiamento sociale in rete procede riprogrammando le reti di comunicazione che costruiscono l’ambiente simbolico per la manipolazione delle informazioni nelle nostre menti, determinando le ultime pratiche individuali e collettive. Creare nuovi contenuti e nuove forme delle reti che connettono le menti e il loro ambiente comunicazionale equivale a ristrutturare l’impianto delle nostre menti”.  Castells è il teorico della autocomunicazione di massa, ovvero della forma di comunicazione emersa con lo sviluppo del Web 2.0 tesa a costruire sistemi personali di comunicazione di massa, tramite SMS, blog, vlog, podcast, wiki e la conversazione sui social network. Castells, infine, sostiene però <<una quota di questa forma di autocomunicazione di massa è più vicina all’autismo elettronico che a una vera e propria comunicazione>>.

Franck Schirrmacher[5], nel saggio Payback (2009), prende in esame l’impatto di internet sul cervello. Schirrmacher cerca le prove di un cervello umano deteriorato che non riesce a tenere il passo con l’Iphone, Twitter e Facebook, in aggiunta al flusso d’informazione già sfornato da televisione, radio e stampa. In uno stato di allerta continua, ci pieghiamo alla logica di disponibilità e velocità ininterrotte. Schirrmacher parla di un <<io esausto>> e si chiede <<Internet finirà forse per sopraffare i nostri sensi e imporci una propria visione del mondo? Oppure avremo la volontà e la capacità necessarie per padroneggiare questi strumenti>>.

Jaron Lanier[6], in You Are Not a Gadget (2010), si chiede <<Cosa succede quando smettiamo di dar forma alla tecnologia e invece quest’ultima a plasmarci?>>. Al pari di Andrew Keeen, la difesa dell’individuo sostenuta da Lanier rimanda all’effetto riduttivo della <<saggezza della folla>>, laddove le voci dei singoli vengono soppresse a favore delle norme imposte dalla massa, come avviene su Wikipedia e siti analoghi. Lanier sostiene che la democratizzazione degli strumenti digitali non ci ha regalato nessun <<super-Gershwin>>; al contrario Laner rimarca l’esaurimento dei modelli, fenomeno in cui la cultura non riesce più a produrre varianti dei modelli tradizionali e diventa meno creativa in generale.

Sherry Turkle[7], in Alone Together (2011), sostiene che le tecnologie digitali e la robotica abbiano falsificato le nostre relazioni sociali, offrendo una replica svuotata di senso, una simulazione deprivata dei valori essenziali che le caratterizzano. Per tanto, un termine come “amico” nell’era Facebook ha del tutto perso il senso originale, finendo per legittimare la strumentalizzazione dell’altro. La tecnologia rappresenta una possibile soluzione a situazioni percepite come problematiche, per esempio, la solitudine, la mercificazione dei rapporti umani nelle società tardo-capitalistiche, la trivializzazione delle relazioni sociali operata dai mass media e la crescente alienazione nei confronti del cosiddetto “Reale”, ivi inteso come un insieme di esperienze non-mediate, o non-mediabili o im-mediate. Ironicamente, la soluzione tecnologica finisce per diventare parte del problema, creando nuove forme di solitudine. Per Turkle, i computer sono dispositivi tecno-sociali che riconfigurano nozioni quali identità, soggetto, consapevolezza”.

Evgene Morozov[8], in Net Delusion (2011),  pone l’attenzione sugli spazi di intrattenimento online che spostano l’attenzione dei giovani dalla partecipazione civica. Morozov, sostiene che anziché strumenti di conoscenza, autocoscienza e di liberazione, i contenuti stessi di internet stanno diventando una forma di intrattenimento infinito e a buon mercato per le masse, una forma di divertimento che consente di anestetizzare le coscienze della maggior parte dei popoli, anche di quelli soggetti all’oppressione politica più feroce. 
Invece di  uniformare in modo globale, come si paventava, consumi e stili di vita, la diffusione di internet sembra aver dato voce, paradossalmente, ai pregiudizi, ai localismi e ai nazionalismi più deteriori. 
I gruppi terroristi, le bande criminali e  le associazioni politiche più estremiste, infatti, possono trovare in internet un potente strumento di comunicazione e di organizzazione, minando, invece di consolidare, le basi della democrazia.
 Abbandonando ogni facile ottimismo panglossiano, Morozov sostiene che internet è una tecnologia a basso costo, dagli esiti ancora imprevedibili e vagamente inquietanti.

Geert Lovink[9], in Network Without a Cause (2011), si allontana dalle analisi critiche impostate sulla mappatura degli impatti mentali e riflette, invece, sull’influenza della Rete sulla nostra vita. Lovink sostiene che << Internet è un terreno fertile per opinioni polarizzate e utenti tendenti all’estremo. Se questo spazio virtuale è un’oasi di libertà, come ne sostiene la reputazione, vediamo allora come poter fare quel che ci pare. Quest’attitudine distrugge il dialogo, che in ogni caso ci riporterebbe all’utopia della comunicazione di Habermas. L’internet pubblica si è trasformata in un campo di battaglia, spiegando così il successo di <<giardini recintati>> come Facebook e Twitter, in cui il web 2.0 offre strumenti per filtrare sia i contenuti si altri utenti. Infine, Lovink sostiene che i social network non riguardano tanto l’affermazione di qualcosa come se fosse una verità, quanto piuttosto la creazione della verità tramite una serie infinita di click>>.

Siva Vaidhyanathan[10], in Googlization of Everything: And Why we Should Worry (2012), tratta il tema della “googlization”, cioè, lo sviluppo di dipendenza degli utenti di Internet da Google, il motore di ricerca e il fornitore di servizi più importante sulla rete. L’”organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili” ha portato Google a generare tecnologie di macroinfluenza sui propri utenti. Google definisce la propria agenda di senso attraverso l’indexing di quali sono le informazioni più rilevanti per gli utenti, modificando le loro percezioni riguardo al valore e significato dei contenuti. Vaidhyanathan sostiene la necessità di un nuovo ecosistema informativo, da lui denominato Human Knowledge Project, che sarebbe un mezzo più democratico di analisi e di organizzazione della conoscenza.

Questo è un primo tentativo di ricostruzione delle teorie critiche di internet.
Sarebbe interessante fare, con i lettori di Ottavopiano.it, una ricostruzione più piena e complessa delle attuali teorie critiche, che mettono in discussione l’ideologia della rete vista come strumento di democrazia, libertà e partecipazione.
In un’epoca di glorificazione di internet, di internet-centrismo, alla rete vengono attribuite tutte le virtù e sul Web vengono riposte tutte le speranze di liberazione, di trasformazione e di progresso del globo.
Noi di Ottavopiano.it abbiamo sempre dubitato di questa ideologia e della devozione che la blogosfera italiana ha sempre manifestato.
Costruire una raccolta delle teorie critiche è il primo passo verso una consapevolezza mediatica che speriamo ci possa portare verso un nuovo ecosistema di informazione, mezzo più democratico di analisi e di organizzazione della conoscenza.

 


Note
[1]  Scrittore e imprenditore anglo-americano. Libri pubblicati in Italia:
Dilettanti.com. Come la rivoluzione del Web 2.0 sta uccidendo la nostra cultura e distruggendo la nostra economia (2009)
[3] Giornalista, scrittore, docente universitario. Libri pubblicati in Italia:
[5] Giornalista tedesco. Libri pubblicati in Italia:
La libertà ritrovata. Come (continuare a) pensare nell’era digitale (2010)
[6] Informatico, compositore e saggista statunitense. Libri pubblicati in Italia:
Tu non sei un gadget (2010)
[8] Blogger, scrittore e ricercatore universitario bielorusso. Libri pubblicati in Italia:
Contro Steve Jobs. La filosofia dell’uomo di marketing più abile del XXI secolo (2012)
L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet (2011)
[9] Docente, saggista e teorico delle culture di rete olandese. Libri pubblicati in Italia:
Ossessioni collettive. Critica dei social media  (2012)
Internet non è il paradiso (2004)
Zero comments. Teoria critica di internet (2004)
Dark fiber (2002)
[10] Scrittore e docente universitario. Libri pubblicati in Italia.
La grande G. Come Google domina il mondo e perché dovremmo preoccuparci (2012)
twitter topic trend

Influenza Sociale: Come Ottenere Un Topic Trend Su Twitter

Twitter è senza ombra di dubbio uno degli strumenti sul Web che più incarna i temi di attualità. Un news network più di un social network. Ciò che accade quotidianamente nel mondo reale (notizie, emozioni, idee, ecc) viene rimarcato sul mondo digitale attraverso dei memi, frasi di 140 caratteri e il più delle volte anche con link, immagini e video.

In questo mondo caotico di messaggi esistono degli attrattori di ordine che prendono il nome di Temi di Tendenza o Twitter Trends (TT), individuati fra i temi che risultano più popolari in un dato momento e riportati in un box che troviamo in basso a sinistra nel nostro profilo di Twitter, con l’indicazione Tendenze. Qui sono segnalati i 10 temi più caldi in funzione degli hashtag o delle parole che più sono citate nella “Twitter-sfera”.

L’algoritmo dei TT ha la capacità di trovare e restituire sia i trend del globo intero (tenendo quindi un fattore di genericità su quelli che sono gli argomenti più discussi) e sia quelli di una particolare nazione. Per passare da uno stadio all’altro, basterà cliccare su Modifica e scegliere Universale, oppure spuntare la nazione d’interesse (ad esempio Italia) così da ottenere informazioni d’attualità in base alla rilevanza geografica indicata.

A questo proposito è bene chiarire una cosa: le zone geografiche non sono decise manualmente, ma create in modo dinamico in base al volume dei messaggi. Ciò significa che può capitare di non vedere nell’elenco delle tendenze una determinata zona geografica perché Twitter, evidentemente, non sta ricevendo tweet a sufficienza per creare un trend che sia abbastanza significativo in quel momento.

Ma come si diventa Twitter Trend?

Ogni hashtag, quando nasce, ha l’ambizione di diventare un Twitter Trend. Ok, ma come? Innanzi tutto è bene capire quali sono i fattori determinati noti. In questo Twitter stesso ci aiuta dicendoci che i Temi di Tendenza sono temi popolari in quel preciso momento e non temi popolari per un certo tempo o per giorno. Quindi Twitter ricalcola costantemente l’insieme dei tweet che popolano l’intero sistema (dato che ad ogni istante nuovi memi vengono generati) e verifica se ci sono nuovi TT: il tutto, va da se, in un particolare tempo t.

È possibile a questo punto pensare a Twitter come ad un sistema entropico (dove l’entropia viene interpretata come il “grado di disordine” del sistema), in cui i Twitters generano spontaneamente i loro memi, inserendo nuove informazioni all’interno del sistema: informazioni di volta in volta diverse che portano ad un aumento del disordine. In più è possibile che più memi si riferiscano ad uno stesso concetto, ma con declinazioni differenti e quindi con hashtag diversi.

Questo fa capire quanto il disordine possa crescere facilmente. Tuttavia Twitter tende a compiere quasi una selezione naturale, portando gli utenti ad ordinarsi, in un certo tempo Tx, su hashtag simili; questo per entrare in contatto fra loro e condividere i propri memi, comunicando infine sotto lo stesso fattore di ordine comune: l’hashtag.

Sebbene questo modo di ordinarsi sia “naturale” e compiuto dagli utenti per uniformarsi attorno ad un fattore comune di comunicazione, esiste anche un ordinamento “forzato” attuato direttamente Twitter mediante l’algoritmo che individua i Twitter Trends. A dirla tutta, potremmo anche dire che questa azione di individuazione dei TT è funzione della prima, perché se non ci fossero dei flussi di informazioni che perturbano il sistema entropico, accomunando più utenti sotto uno stesso hashtag, non si potrebbe avere l’abbassamento dell’entropia in alcune regioni del sistema stesso e l’individuazione dei TT.

Bene, ma come è possibile rappresentare allora il sistema Twitter? A questo proposito un’interessante analisi è stata svolta dal fisico napoletano Rosario Di Girolamo (qui l’articolo originale), che ha definito Twitter come: “un piano diviso in celle, in cui il contenuto di ogni cella è un meme, ossia un’unita di informazione riconoscibile, una parola ricorrente nelle conversazioni (ad esempio nella figura di seguito gli hashtag “#europei2012”, “#legge194”, “#pessoa”) e l’altezza della perturbazione del piano è in qualche modo collegato a quanto è importante per Twitter quel flusso di messaggi prodotti sul meme”.

twitter vortici sistema trending topic

Il fisico continua spiegando che sul piano (piano solo per il momento, perché si sta semplificando la struttura dell’algoritmo) ogni perturbazione è una superficie a 5 dimensioni così definita:

formula followers

E dove Ф è data da:

formula twitter meme

In questo modo di rappresentare Twitter, la perturbazione è giustamente indicata come l’insieme dei tweet con lo stesso hashtag e quindi, come detto in precedenza, l’insieme delle conversazioni che si raccolgono attorno ad uno stesso hashtag e che vengono rappresentate (nel particolare) come un vortice.

Il vortice nasce, cresce e ingloba gli altri hashtag paralleli a quello centrale, creando un solo flusso di conversazione con al centro l’hashtag designato ad essere TT. Di conseguenza a vincere un posto nella Top Ten dei Trending Topic sono i memi che temporaneamente hanno un ɸ più alto.

Questione di tweet, follower, ma non solo

A questo punto ci si apre a diverse considerazioni. Perché se da un lato Twitter ci dice che l’algoritmo sui TT identifica temi che sono popolari in quel preciso momento (e non sono temi popolari per un certo tempo o per giorno), è bene ricordare che per influenzare una fetta importante di utenza su Twitter l’hashtag che ambisce a diventare TT deve resistere per diverso tempo.

Quindi l’asserzione per cui i Twitter Trends sono indicativi delle tendenze di un certo istante è vero solo in parte, perché l’essere TT deriva da una storia pregressa di quel meme. È quindi ragionevole pensare che un TT per essere tale ha bisogno di un certo intervallo di tempo Ty in cui cresce e si espande fra le varie reti di Twitter.

L’evolversi di un hashtag può avvenire in due direzioni: una che possiamo definire generale ed una più specifica. Nel primo caso si tratta di memi di interesse comune, quali possono essere le Olimpiadi o gli Europei di calcio. Le tematiche di grande interesse pubblico appaiono quotidianamente nelle file dei Twitter Trends ed entrarne a far parte significa semplicemente alimentare quel flusso, già divenuto vortice, e che continuerà ad espandersi fino a che quella notizia non si sarà estinta, facendo estinguere anche il flusso di tweet e di conseguenza portando fuori dai TT l’hashtag.

Diversamente l’evoluzione più specifica deriva da un comportamento chiuso, o meglio: da una serie di tweet e retweet eseguiti da un gruppo ben coeso di una particolare nicchia, che vuole spingere l’attenzione su un dato argomento. È il caso eclatante dei fan di Justin Bieber, che quasi quotidianamente giocano a far salire l’uno o l’altro titolo di una canzone del loro idolo (trend simili si riscontrano per Lady Gaga, i One Direction, ecc).

In questo caso, come fa notare anche il fisico Di Girolamo, il comportamento del flusso è differente, assume una struttura ad anello e quindi chiusa: il meme che viene portato in TT non è popolare, ma comune alla sola nicchia di riferimento; nicchia però abbastanza influente per portare fra i Twitter Trends quell’hashtag e senza andare a coinvolgere altre persone.

La ricetta giusta

Da queste considerazioni si potrebbe derivare una sorta di ricetta per portare in TT un hashtag. Affinché ciò accada è condizione necessaria che più utenti twittino i loro messaggi con incluso lo stesso hashtag da portare in TT. Questo deve essere eseguito in un certo intervallo di tempo Ty in modo crescente, creando un nuovo vortice che si innalzi sul piano di Twitter e che venga riconosciuto come influente da parte dell’algoritmo dei Twitter Trend. I Twitters dovranno continuare ad alimentare e sorreggere la discussione su Twitter eseguendo tweet (con messaggi differenti) e retweet, con l’unica costante dell’hashtag identificato.

Abbiamo scritto “riconosciuto come influente da parte dell’algoritmo dei Twitter Trend”, ma quando accade questo? Idealmente si potrebbe fissare una sorta di livello minimo, dato dalle dimensioni del flusso del decimo TT (supponendo che sia quello con Ф più basso). In questo caso l’algoritmo di Twitter andrebbe a verificare se i Trend emergenti raggiungono quel livello e se sono in grado di scalzare qualche TT già nella Top Ten.

Altra considerazioni da farsi riguarda l’influenza dei profili che twittano. È pensabile, infatti, che Twitter si protegga dal fenomeno dei TT generati da sistemi di bot, andando a fare delle verifiche veloci sui profili che stanno spingendo l’hashtag. Quali? In primis verificando il numero di follower (pochi follower individuano account civetta). Secondariamente controllando il numero di interazioni fatte dal profilo (se attivo o dormiente).

Ovviamente i controlli potrebbero essere decisamente più numerosi ed accurati, ma data l’idea di immediatezza dei TT non sarebbe troppo logico perdere tempi elevati per ulteriori analisi più complesse.

A questo punto è facile porsi la domanda: “quanto influiscono i profili più pesanti e quindi con un elevato numero di follower?”. In teoria questi profili hanno un doppio vantaggio. Il primo derivato dall’elevato potere di viralità che possono scatenare fra i propri follower. E il secondo più incline all’algoritmo di Twitter, il quale potrebbe associare un peso maggiore ai flussi che includono twitters con un numero elevato di follower.

Tecniche e consigli

Ci sono allora delle cose da fare e da non fare per far arrivare fra i Twitter Trend un hashtag? In realtà si. Eccone alcune:

L’ARGOMENTO DI INTERESSE

Scegliete un topic in cui siete ferrati, così da dare adito ad una serie di botta risposta. Se il vostro messaggio entrerà in circolo, potete star certi che ci saranno molti spunti per cui discutere ed è fondamentale alimentare il dibattito in modo sensato.

REALIZZATE UNA CONNESSIONE EMOTIVA

Spesso i topic sono sterili, senza coinvolgimento e stentano a crescere. È bene, invece, rendere emozionale il proprio meme, cercare quel qualcosa che coinvolga le persone e faccia percepire loro come un vantaggio il partecipare alla conversazione con quell’hashtag. Da qui si capisce la necessità di creare un hashtag che sia da una parte funzionale, ma dall’altra memorabile.

TWEET E RETWEET, MA SENZA ESAGERARE

Iniziate con i vostri tweet e inviate poi un tweet con una domanda relativa al topic da voi scelto, includendo ovviamente l’hashtag che volete portare in TT. Chiedete ai vostri followers di retweettare il tweet, così da innescare un effetto buzz: inizierà a prendere forma il vortice. Ovviamente è bene ricordare che non servirà a molto twittare messaggi a sproposito e con un’elevata frequenza nel tempo, che abbiano semplicemente al loro interno l’hashtag da portare in TT.

Infatti non è tanto la quantità dei tweet inviati che fa la differenza; quanto, invece, il numero di utenti che twittano con quell’hashtag. È inutile, ad esempio, generare un flusso enorme di tweet proveniente da pochi account con una frequenza di tweeting elevata nel breve periodo. È invece più profittevole che vi siano centinaia di utenti che twittano l’hashtag, anche se con una frequenza decisamente più bassa.

CREATE UN GRUPPO

Individuate i profili attinenti al vostro topic che potrebbero essere interessati e con più follower (meglio se nell’ordine delle migliaia) e chiedete loro di aiutarvi a twittare e retwittare l’hashtag da portare in TT. Non abbiate timori e provate a contattare anche grandi personaggi pubblici, radio, TV e influencer della vostra nicchia.

SEGUITE LA DISCUSSIONE

Quando vedete delle persone che twittano il vostro hashtag, retwittate quel tweet, così da mostrare ai vostri follower che altre persone interagiscono con l’hashtag.

RENDETE TUTTO PIU’ PARTECIPATIVO

Evitate l’errore di chiudervi in frasi che potrebbero capire solo in pochi, ma crete degli spunti di dialogo. Fate domande e chiedete il parere di chi vi retwitta su alcune sfumature del tema.

IL TEMPO CORRETTO

C’è anche un tempo giusto per twittare un argomento e ci sono due possibili alternative. La prima è quella di attendere momenti di quiete, in cui il calderone dei memi che ambiscono a diventare TT si è calmato e sono quindi presenti pochi flussi di notizie. In questo caso si avranno più possibilità di raggiungere la Top Ten. La seconda possibilità prevede un piccolo studio a priori, attraverso il quale individuare l’orario in cui gli utenti più sensibili al vostro topic (quindi diciamo la vostra nicchia di riferimento) generalmente twittano di più. In questo modo si avrà la certezza di colpire le persone giuste nell’orario giusto.

USCITE DAL CERCHIO

Per far aumentare la risonanza del vostro hashtag potete usare degli strumenti che inneschino il tam tam per voi. Un esempio potrebbe essere quello di lanciare un quiz o un sondaggio. Pensate ad esempio alla politica ed alle primarie: potreste lanciare una poll in cui chiedete di inserire una preferenza fra i candidati. Ovviamente ricordandovi sempre di inserire all’interno del messaggio l’hashtag e ricordando agli utenti di fare altrettanto con le loro risposte.

Twitter Trend: qualcosa sta cambiando

In risposta alle numerose lamentele nate a causa di presunti “sistemi automatici” (con bot e quant’altro) volti a falsare i Twitter Trend o a introdurre tendenze alle quali i più non sono interessanti (come le discussioni fra i fan di Bieber, Lady Gaga &Co), sembra che Twitter sia corsa ai ripari inserendo i Tailored Trend.

I Tailored Trend, noti in Italia sotto il nome di Tendenze Personalizzate, sono un nuovo modo di intendere i TT e nati, come dice la nota diramata da Sara Mauskopf (Product Manager di Twitter), al fine di mostrare temi emergenti che contino di più per gli utenti, con Tendenze misurate in base alla propria posizione e a profili che si stanno seguendo (following) su Twitter.

Per farla breve, quindi, con i Tailored Trend ad essere inseriti nei nostri Twitter Trend (personali) non ci sarebbe una selezione dei temi più discussi su scala Universale o Nazionale, ma un ristretto parterre di hashtag selezionati in funzione della rilevanza geografica e dei nostri influencer.

Come passare a questi Tailored Trend? Basta accedere al profilo e, nella sezione dedicata alle tendenze, cliccare su Modifica. Nella nuova finestra, premete il pulsante in basso a sinistra Ottieni le tendenze personalizzate ed il gioco è fatto.

tendenze personalizzate twitter

Ovviamente sarà possibile in qualsiasi momento tornare alla visione nazionale o globale dei Twitter Trend.

Ma non è ancora tutto. Perché sembra che i magnati di Twitter abbiano fiutato l’importanza di apparire fra i TT, non solo per gli utenti, ma anche e soprattutto per le aziende.

Ed allora ecco nascere le Tendenze sponsorizzate. Dal sito ufficiale leggiamo: “Le Tendenze Sponsorizzate sono un concetto nuovo di promozione che abbiamo iniziato a sperimentare come estensione della piattaforma di Tweet Sponsorizzati. Con le Tendenze Sponsorizzate gli utenti vedono temi appropriati al momento, al contesto cui sono interessati e ad eventi particolari in corso. Questi Temi di Tendenza pagati da inserzionisti appaiono in cima alla lista dei temi di tendenza su Twitter sono chiaramente etichettati come ‘Sponsorizzati’”.

Allora basta pagare per assicurarsi un posto nella Top Ten? Sembra di no. Infatti dal mondo Twitter fanno sapere che “Se un tema non ha già raggiunto un livello minimo di popolarità su Twitter, non potrà essere Sponsorizzato”. Ovviamente quale sia questa soglia, ad ora, non è dato saperlo. Per maggiori informazioni a riguardo basta cliccare qui.

Berlusconi E Il ‘Cut-Up’ Di Burroughs

“Che combini?” – chiese la donna

“Niente… Sto facendo a pezzi Berlusconi!” – rispose l’uomo senza scomporsi

“Dopo, però, metti tutto a posto!” – intimò la donna

“Non preoccuparti!”

Tempo fa su questo blog proposi un esperimento basato sull’utilizzo della cosiddetta tecnica del cut-up ampiamente e magistralmente sfruttata in ambito letterario (e non solo) dallo scrittore statunitense William Burroughs e perfettamente integrabile alla teoria dei media tattici di ottavopiano.it che suggerisce di “smontare e rimodulare” i messaggi per comprenderli a fondo. Il potere ‘rivoluzionario’ insito nel cut-up di Burroughs consiste nella sua capacità di de-costruire il segnale apparentemente puro e corretto emesso dalle nuove e vecchie dittature mass-mediatiche: una de-costruzione che, in maniera sorprendente e direi anche avvilente, svela tutta l’impotenza di questo ‘giochino dadaista’ dinanzi all’autonomia sub-liminale della parola sradicata dalla frase e solo superficialmente divenuta nonsense. Il cut-up ha il merito di disegnare la mappa, non evidenziabile in altri ‘ragionevoli’ modi, degli intimi meccanismi che stanno alla base del CONTROLLO.

Verrebbe quasi da chiedersi: a cosa serve allora la frase ‘logica’? A cosa serve la sintassi? Sarei tentato di rispondere: a nulla! Quella che noi definiamo ‘comprensione’ è solo la componente conscia, manieristica, convenzionale, epidermica, visibile, udibile dell’atto comunicativo (qualunque esso sia): in realtà, nei sotterranei della percezione, si nascondono meccanismi ben più inconsciamente sofisticati e capaci di ‘titillare’ i centri arcaici dell’Homo sapiens.

Il cut-up è in grado di interrompere (tagliandole fisicamente: dall’inglese cut up = ‘tagliare a pezzi’), questo sì, le linee logiche di associazione esistenti nel testo o nella sequenza musicale; non riesce però (se il ‘taglio’ viene effettuato a un livello medio, cioè non riducendo il testo in singole parole ma in frasi più o meno lunghe) adisattivare le connessioni associative in maniera radicale. Una frase, da sola, può conservare ancora una certa ‘pericolosità’ anche se sconnessa dal resto del testo e quindi priva di logicità testuale. Grazie all’esperienza del cut-up applicato al testo possiamo comprendere la differenza tra LOGICA e SENSO LOGICO. L’inintelligibilità del testo non coincide con il potere evocativo della singola parola. In una civiltà come quella attuale, abituata alla mediazione rapida e poco faticosa dell’Immagine, la ‘parola’ diventa icona, diventa diapositiva singola, autonoma, unicellulare, indipendente, provvista di senso logico anche quando siamo stati in grado di eliminare la logica dal contesto in cui la parola stessa è stata concepita e ‘allevata’. Il ‘senso’, facendo leva sul potere immaginifico della parola, ‘parla’ (espressione inflazionata in questi ultimi venti anni per motivi politici che tra poco affronteremo) alla pancia della gente. Dimenticando volontariamente fuori dalla porta la ben più necessaria logica! E questa regola vale in misura tanto maggiore, quanto più è semplice il testo. Una frase complessa, se scomposta, è più vulnerabile: il potere immaginifico in essa contenuto perde la sua energia strada facendo, attuando un taglio sempre più draconiano sul testo. Paradossalmente il cut-up, eliminando per sua natura proprio la ‘logica’ dal testo letterario e politico, ci permette di individuare le ‘centraline’ indipendenti del Controllo mass-mediatico.

Ed è così che è nata in me la necessità di sperimentare la tecnica del cut-up non più su un testo letterario (scomodando nuovamente il povero Manzoni e i suoi Promessi Sposi), bensì su uno scritto avente valenza sociale e politica: un messaggio del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rivolto ai lettori del suo fan club. Il messaggio risale al periodo precedente al voto di sfiducia alla camera e al senato del 14 dicembre 2010….

Messaggio del Presidente del Consiglio

“Care amiche e cari amici, la missione che vi affido questa settimana è quella di aiutare gli italiani a capire questo momento politico così assurdo, così contrario all’interesse del Paese, così lontano dagli interessi veri della gente. Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per organizzare per sabato 11 e domenica 12 dicembre una grande manifestazione e una raccolta di firme a sostegno all’azione del governo per non tradire gli elettori, allestendo punti di incontro e di dialogo con gli italiani nei gazebo, nelle piazze e nei teatri delle vostre città. So che molti di voi anticiperanno questa mobilitazione già dalla prossima settimana e quindi credo riusciremo a mettere in campo una mobilitazione, un’azione davvero efficace. Il nostro governo, lo sapete, è il governo del fare, del fare quello che la gente chiede alla politica, cioè quello di cui il Paese ha bisogno. Gli altri parlano, noi facciamo. In questi due anni abbiamo risolto tutte le emergenze vecchie e nuove: il problema tragico dei rifiuti a Napoli e Campania è riemerso per incapacità delle amministrazioni locali: ho dato il via a un’operazione che in meno di due settimane porterà Napoli al suo dovuto decoro. Abbiamo agito con grande tempestività ed efficacia dopo il terremoto in Abruzzo e la Corte dei conti e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici hanno fatto giustizia di tutto il fango che era stato buttato addosso alla Protezione civile…” (continua qui)

Fase 1

“Facciamo a pezzi Berlusconi!”

La tecnica del cut-up è sostanzialmente semplice da realizzare ed è applicabile a qualsiasi testo: una volta stampato il testo da cutupizzaresu un foglio bianco che sacrificheremo per la ‘causa’, non ci resta che scegliere la modalità di taglio. La forma più usata di cut-up (come si vede anche da alcuni video presenti in rete raffiguranti proprio Burroughs mentre illustra il ‘suo’ cut-up) consiste nel tagliare in quattro parti il foglio contenente il testo scelto dando a queste parti così ottenute un nuovo ordine. A questo punto già il testo è da considerarsi ‘alterato’, ma volendo si possono ‘spezzettare’ le sezioni ricavate in ulteriori parti più piccole e così via fino ad arrivare alle singole parole. Cercando, però, di lasciare intatte le frasi o le parole, a seconda del grado di taglio che decidiamo di applicare al testo. Unire due parti di due parole, per crearne un’altra nuova rappresentante un grugnito senza senso più che un neologismo avente un preciso significato, sarebbe ridicolo e grottesco e non servirebbe a niente dal punto di vista ‘rivoluzionario’!

La tecnica del cut-up in fin dei conti è personalizzabile, pur tenendo conto dell’unica regola appena esposta riguardante l’integrità delle parole. Io ho scelto di tagliuzzare il messaggio di Berlusconi in tante striscioline quanti sono i righi del foglio e in seguito ogni singola strisciolina in due, tre o più parti rispettando l’integrità delle parole come già ricordato. Nella foto sottostante il risultato del mio ‘tagliuzzamento’.

Fase 2

“Componiamo un nuovo testo”

In maniera del tutto casuale e senza concentrarci sul pezzo di frase o sulla parola che intravediamo nel ‘mucchio’ (un po’ come quando su certi giornaletti dal dentista ammazziamo il tempo con dei test psicologici che ci intimano di non pensare troppo alla risposta, se vogliamo un risultato genuino), ricomponiamo un nuovo testo ricollocando a suon di colla le striscioline su un foglio. In questo ‘nuovo testo’ la sintassi, la punteggiatura e tutte le altre regoline, come si può facilmente intuire, vanno a farsi benedire! Ma per una giusta causa… Non importa se dopo una strisciolina che termina con una virgola incollate un pezzo che comincia con la maiuscola. I nostri scopi travalicano certe ‘forme’: al centro della nostra ricerca c’è il significato della parola e non la sua ‘bellezza’.

Al termine della vostra ‘opera di incollatura’, il risultato potrebbe essere simile a questo:

ovvero

Messaggio del Presidente del Consiglio

Versione ‘cut-up’

<<con chiarezza, agli italiani. E avrà il dovere di per tutta la vita dal marchio del Gli altri parlano, noi facciamo. In Stato insomma, con noi,è tornato a fare lo Stato. l’informatica nella pubblica e anche più orgoglioso di sé, é d’instabilità. la gente chiede alla politica, cioè amministrazione, dove si è ridotto pagamento puntuale Sono convinto che non ci porterà Napoli al suo dovuto decoro. coerenza, il rispetto Una crisi di credibilità quella di nuove elezioni. spiegare il perché. A questo governo ricorderete, il 29 settembre scorso, credito delle piccole e medie imprese; dello strada della Grecia e dell’Irlanda. Per arrivare a questo sanno e la lealtà alla giustizia Abruzzo e la Corte dei conti Vi chiedo anche di mobilitarvi fin da ora per 28 dei primi incontro e di dialogo con un salto nel buio, con un consenso elevato, il abbiamo Se qualcuno da allora avesse e l’Autorità sul controllo dei lavori pubblici latitanti abbiamo abolito del tutto I’Ici e irresponsabile, che ci ha riportato indietro al basata su agli oltre 18 milioni di pensionati; questa settimana è i parlamentari eletti nel messo Da alcuni mesi tuttavia sulla prima casaabbiamo rilanciatoabbiamo favorito l’accesso le grandi opere delle infrastrutture,abbiamo garantito il Abbiamo assicurato che in meno di due settimane quest’ultima nonostante le proteste beni sequestrati, manifestazione e una raccolta di ricordatevi sempre che gli altri parlano, in carcere e la difesa dei baroni fatta da chi è meglio di altri Paesi, a sostenerci con il loro la fiducia che il Parlamento ci rinnoverà Milano-Roma, l’alta velocità ferroviaria il governo del fare, del fare quello che organizzare per sabato 11 e con la nostra la riforma della scuola primaria, della Abbiamo un governo che è stato scelto assurdo, così contrario all’interesse hanno fatto giustizia di tutto il fango diplomazia settimana e quindi credo riusciremo perchéil senso di responsabilità, la firme a sostegno all’azione del governoabbiamo abolito 375mila fiducia occasionale, da una crisi politica,irragionevole pagamento puntuale delle pensioni portato appalti, una fiducia convinta e continuativaal Parlamento, sia al Senato sia alla Camera, a mettere in campo una per l’energia nucleare; andassimo alle elezioni lavorare perché sono convinto che per non tradire gli elettori, allestendo punti di credere intimamente nell’assoluta necessità di E abbiamo restituito prestigioitaliane che operano nel mondo. questa mobilitazione già dalla prossima che siamo aperti a ragionare, come di risorse senza precedenti per programma riforme: il federalismo fiscale la vita pubblica in Italia è paralizzata quella diaiutare Parlamento il voto espresso dagli italiani. nostro governo. In quelle aule, l’assenteismo del 40 per cento. Lo questi due anniabbiamo risolto e l’impegno della Abbiamo agito con grande tempestività suoi linguaggi, ai suoi vizi, ai suoi egoismi tradito gli elettorisarà segnato scuola secondaria e dell’università, gli italiani atutte le emergenze vecchie e nuove: il che fate e che farete. E commerciale, abbiamo Nessuno le vuole perché sanno che se ci porterebbe in fretta sulla stessa sarà bisogno di nuove elezioni, percostruire un Paese più libero, più nelle scorse lealtà nei confronti dei nostri elettori. Però abbiamo introdotto il meritoverso gli elettori, la necessità di evitare leggi inutiliavviato una grande stagione divoglio sottolineare che restiamo abbiamo sostenuto il reddito dei 30 lo sapete, è e che ha fatto dimenticare la tutte le idee che possono migliorare Il nostro governo, Per questo il 13 dicembre chiederemo domenica 12 dicembre una grande Queste pregiudizio, se non con l’impegno quanto riguarda la politica estera, significa fuori dalla crisi economica noi e voi non lo consentiremo. che noi invece facciamo.consenso più ampio di tutta la legislatura. io personalmente non ho mai smesso di e gli straordinari risultati del nostro governo. Le cambiato idea, dovrà dirlo, l’obiettivo chiarissimo di ribaltare in opposizioni di sinistra hanno settimane. fragili margini numerici. Necessitiamo di e resteremo sempre aperti a discutere del Paese, così lontano dagli la riforma della giustizia civile; l’obiettivo che non abbiamo smesso più pericolosi, con 20 miliardi di i lavoratori precari e autonomi. la cassa integrazione, a cui abbiamo frappone alla conquista del potere pensionati e delle famiglie più deboli; Chi non lo farà avrà autorevolezza all’Italia in campo internazionale. Il 14 dicembre non ci accontenteremo di una dell’Italia, in senso liberale, ho dato il via a un’operazione che devono eliminare Silvio evitare il ritorno al voto. Vogliamo realizzare alla vecchia partitocrazia, ai non c’è un’altra alternativa se non nei teatri delle vostre città. So che abbiamo ottenuto un voto di fiducia della coerenza rispetto al nostro dagli italiani. L’Italia oggi ha bisogno di salito sui tetti, un gran bello spettacolo; che era stato buttato addosso alla moderno, più sicuro, più giusto molti di voi anticiperanno ho sempre sognato e, come lavoro eprofitti a molte imprese sempre, con tutti, senza alcun con chi ci sta quel patto di mobilitazioneun’azione davvero efficace. di dipendenti pubblici e il rinnovatoGrazie per quello che avete fattoabbiamo tutelato i posti di il Parlamento ci assicurerà la fiducia, abbiamo sostenuto i consumi problema tragico dei rifiuti a Protezione civile.Abbiamo portato l’Italia con incentivi a numerosi settori produttivi;tutto meno che di paralisi e sentiero liberale. E’ questo quello che Continueremo quindi a legislatura del quale ho parlato per un solo giorno di perseguire. E voto, sino al completamento della legislatura. capire questo momento politico così anche per quanto riguarda il tratto Napoli e Campania è riemerso per riavviare l’Italia su un il 14 dicembre con uno slancio Berlusconi, ostacolo insuperabile che siabbiamo rilanciatocompletato, di piazza organizzate dalla sinistra Questa è l’unica condizione per e stiamo rilanciando le centrali la nostra azione. Il cambiamento sostenere pubblicamente e Abbiamo protetto il risparmio; sapete, in genere riesco a realizzare i miei sogniincapacità delle amministrazioni localiCare amiche e cari amici, centrodestra saranno lavoro con una quantità ma anche alla Camera. straordinaria azione li sbaraglieremmo tutti. tradimento e della slealtà. gli italiani nei gazebo, nelle piazze e un nuovo voto di fiducia al da parte loro. Ma non ci riusciranno: stipendio agli oltre 3 milioni e mezzo interessi veri della gente. costretti a stare con noi,oltre 6.700 mafiosi. Per ammesso per la prima volta anche edefficacia dopo il terremoto in Ci impegneremo dopo sono tutte ragioni per le quali non solo al Senato, la missione che vi affido quello di cui il Paese ha bisogno.>>

Fase 3

“L’analisi del nuovo testo e le vie del decondizionamento”

Se Berlusconi (o un qualsiasi altro politico) leggesse in piazza un discorso del genere, perderebbe centinaia o forse migliaia di elettori nel giro di pochi minuti e verrebbe sicuramente interrotto dai suoi collaboratori ancor prima di arrivare alla fine del primo rigo. I titoli dei quotidiani, il giorno successivo, titolerebbero: “Berlusconi impazzito!”Sottotitoli: “Discorso senza senso. I suoi medici personali ipotizzano un ictus.”

Analizzando attentamente il nuovo testo venuto fuori grazie al nostro giochino di ‘taglia e incolla’ ci accorgiamo, tuttavia, che alcune frasi non hanno assolutamente perso la loro ‘carica virale’ dal punto di vista comunicativo. Le frasi evidenziate in grassetto, ad esempio, svolgono autonomamente una funzione immaginifica che ha un ‘senso logico zonale’ anche se si tratta di frasi prive di logicità se rapportate al nuovo contesto. Sono frasi preesistenti formate anche da due sole parole (e che hanno cambiato solo posizione nello spazio a causa del cut-up) oppure frasi create ex novo da quella casualità che caratterizza la tecnica in questione.

Ci sono frasi ‘ad effetto’ per tutti i gusti: frasi che soddisfano i leghisti e frasi per le ‘vecchiette’; frasi per i tipi pragmatici (i numerosissimi “abbiamo…”) e frasi rassicuranti per le donne; frasi per i napoletani e frasi per i terremotati abruzzesi; frasi per quelli che combattono la mafia e frasi per gli stessi ‘mafiosi’; frasi per gli amanti della tecnologia e del progresso e frasi per gli ecologisti e i risparmiatori; frasi mistiche per credenti e frasi laiche; frasi per famiglie, pensionati, cassintegrati, disoccupati, imprenditori, casalinghe… Frasi d’attacco, di difesa e di apparente dialogo. Frasi palesemente populiste che non abbandonano mai la superficie dell’argomento: diffondere una falsa informazione di facciata senza scendere in quei particolari che potrebbero accendere interrogativi chirurgici nella mente dell’elettore. Il linguaggio di Berlusconi, unito all’ordine vestiario, allo splendore derivante da un benessere che è reale e sotto gli occhi di tutti, alla macchina scenografica che dispone in maniera scientifica gli elementi vincenti intorno alla figura del ‘miglior presidente di tutti i tempi’, creano nell’elettore o nel potenziale elettore uno stato d’animo ‘sereno’ (parola costantemente utilizzata dal premier).

In altri casi sono le singole parole a ottenere un ‘effetto magico’ sulla gente: parole come “facciamo”, “abolito”, “pagamento”, “decoro”, “rilanciato”, “lealtà”, “giustizia”, “elevato”, “garantito”, “fare”, “responsabilità”, “fiducia”, “completamento”, “tutelato”, “protetto”, “azione”, “stipendio”, “missione”, “riavviare”, “sognato”, “efficace”, “famiglie”, “straordinari”, “merito”, “costruire”, “tempestività”, “libertà” e molte altre, infondono calore e speranza in chi le ascolta, anche se facenti parte di un discorso che non possiede più né la testa, né tanto meno la coda.

Qualcuno potrebbe giustamente obiettare: “ma questa analisi potevamo farla anche senza la tecnica del cut-up e soprattutto senza sporcarci le mani di colla!” E’ vero, forse! Ma così come il cut-up è stato necessario in letteratura per liberare la scrittura – come qualcuno ha detto –dalla camicia di forza sequenziale e figurativa del romanzo (ovvero in quel caso per liberare l’immaginazione del lettore – la parola è un’immagine autonoma e non la cellula schiava di un tessuto – e per liberare lo stesso scrittore da regole opprimenti anche a costo di beccarsi l’accusa di “promulgare un culto di inintelligibilità”), allo stesso modo il cut-up applicato al linguaggio politico riesce a smascherare i meccanismi di sensibilizzazione (e quindi di Controllo) adottati dai mass-media e dai potenti che li usano, e a isolare i vari gruppi di informazioni riducendoli a unità autonome e controllabili da parte del ricevente, nella fattispecie l’elettore che non ha intenzione di essere ingannato. Il cut-up è utile per smontare la cosiddetta grammatica culturale dominante: dove il termine ‘dominante’ s’intende riferito non solo al dominio politico, bensì anche a quello culturale in senso lato, commerciale, religioso, estetico…

Conclusioni

Riconoscere il ‘senso logico’ delle singole unità informative formanti il messaggio di Berlusconi, dopo averle liberate dalle impalcature logiche del testo sensato grazie alla tecnica del cut-up, significa avere la possibilità di attuare una difesa concreta e non basata semplicemente su un’emotività ideologica e appassionata, oserei dire ‘partitica’. Essere in grado di affrontare, smontandola, ogni singola unità informativa di un discorso significa evitare di lasciarsi travolgere dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro.

La stragrande maggioranza degli elettori di Berlusconi ha ‘donato’ il proprio voto dopo essere stata travolta dallo tsunami apparentemente logico di un testo integro. Nessuno ha applicato (e come avrebbero potuto?) la tecnica del cut-up durante la fase della scelta politica: tutti i suoi elettori hanno continuato a leggere il testo (scritto o ‘recitato’) proposto dal ‘sogno degli italiani’ senza applicare un minimo di criticità. Chi è avvezzo a un certo tipo di tecnica scritturale ha una maggiore probabilità di giungere a tali conclusioni: la cecità mediatica, purtroppo, è un male diffuso e non tutti hanno la voglia, il tempo, la forza e la teoria necessarie per intraprendere la strada meno battuta menzionata nella nota poesia di Robert Frost.

Ecco perché il grande comunicatore Silvio Berlusconi continua a vincere indisturbato. Il problema della cecità mediatica non è un problema italiano: attualmente tutti i politici delle moderne democrazie del pianeta si affidano ai mass-media. Gli italiani, ma non solo loro, hanno bisogno del ‘fattaccio’ per risvegliarsi: i segni per realizzare il risveglio erano e sono sotto gli occhi di tutti. Il testo di Berlusconi, anche se apparentemente ricco di informazioni reali e di ‘fatti’, si rivolge al lato emotivo, viscerale dell’italiano medio che non ha, a quanto sembra, gli strumenti mentali, linguistici e culturali per smontare e contrastare tale testo.

E tutto questo Silvio lo sa!

Assange È Un Influencer E Wikileaks È Un Medium Tattico

Ne stiamo parlando da mesi ormai. Lo abbiamo osservato bene io e Bonhomme  e, per un attimo e con ironia, abbiamo addirittura ipotizzato che potesse essere un influencer pagato da Obama.  Ma poi i fatti ci hanno consentito di osservare meglio il suo profilo e lo abbiamo inquadrato. E’ proprio un influencer. E il suo Wikileaks è un medium tattico da studiare.

Leggete prima questo articolo apparso oggi sul Corriere e ci darete ragione.

Innanzitutto esaminiamo il titolo del Corriere e vediamo come si comporta un medium tradizionale che tenta di imporre la sua verità con risultati non convincenti.

TITOLO: “Wikileaks, resa di Assange: arrestato” >>> In realtà non l’hanno arrestato loro ma si è consegnato alle forze dell’ordine da solo ( come sono costretti ad affermare ). Ma il medium tradizionale pare che tenti di dare una visione distorta nel punto più evidente dell’articolo ( il titolo) così da influenzare il lettore e in modo tale da dipingere Assange come “un arrestato” e cioè come “cattivo esempio per la società”. Pare non sia così.

E per cosa lo avrebbero arrestato poi? Per il suo Wikileaks e per i suoi contenuti ? NO ! Per molestie sessuali ! In realtà sembra che vogliano bloccare il medium tattico Wikileaks e per farlo sembra che vogliano processare il suo capo per molestie sessuali e NON per i contenuti veicolati. Mi sbaglio?

Sembra, ancora, che abbiano paura dei contenuti ( che non sono in fondo cosi sconosciuti ) e per bloccarli pare che vogliano usare altri mezzi. Ma non sarebbe più facile arrestarlo per aver diffuso quelle notizie? Se le notizie sono false, che Assange sia processato! Ma se, come pare che sia, i contenuti sono assolutamente originali mi chiedo: dove andrebbe a finire la reputazione dei diplomatici coinvolti? Ve lo siete chiesto?

In realtà sembra che tutto sia fatto per tentare di bloccare il medium tattico nella sua azione di opposizione al potere dominante. Ma, ormai, è stato già innescato un processo di crisi che ha superato il punto di non ritorno.

SOTTOTITOLO: “Esulta Frattini: «Ora processatelo»” >>> Dice Frattini : «Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono». Osservazione: ma non l’hanno arrestato per molestie sessuali ? Cosa c’entrano le relazioni diplomatiche internazionali? Cosa c’è di falso in quei documenti? Sono originali? E se lo sono, per quale motivo farebbero del male? Non dovevamo sapere forse? Datevi una risposta.

Ma passiamo a definire Assange e capiamo per quale motivo è un influencer e per quale motivo Wikileaks è un medium tattico. E tutto ciò secondo la lettura di ottavopiano.it data al Public Camp 2010.

Assange è un influencer di tipo A+C=NINJA. E’ di tipo A perchè detiene il potere delle relazioni in quanto la sua rete di contatti  è ormai internazionale. E’ di tipo C perchè essendo un giornalista detiene  il potere della persuasione ed è, quindi, influente sulla massa, può pilotare i suoi contenuti sui media con autorevolezza.

Wikileaks è un medium tattico. Perchè? Semplicemente perchè pone il suo portale, ricco di contenuti da veicolare, al centro della sua struttura mediale. Perchè attorno a quel meraviglioso contenitore di verità, presunte o confermate dai documenti che distribuisce, ha avuto la capacità di interlacciare una fitta rete di social network a vari livelli attraverso la quale libera i contenuti stessi, facendoli rimbalzare ed elevando all’ennesima potenza la loro visibilità. Solo internet può farlo.

Wikileaks è un medium tattico perchè rappresenta un mezzo di crisi: tende a mettere in crisi il potere dominante, tende a metterlo in discussione attraverso la rete, vuole sovvertire i rapporti di forza che ha imposto e tende a crearne dei nuovi. Il potere dominante lo teme, lo cerca e “lo arresta”. E il motivo non è ascrivibile all’azione del suo Wikileaks! Lo arrestano perchè avrebbe  molestato due donne. Ve ne rendete conto? Non possono controllarlo (caratteristica peculiare dei media tattici) e lo fermano per un altro motivo!

Wikileaks è un medium tattico perchè è un mezzo di opposizione: si oppone alla grammtica culturale dominante e cioè al sistema di regole che strutturano i rapporti e le interazioni sociali. Si oppone alla totalità dei codici estetici e delle regole di comportamento che ci sono state imposte e alle quali crediamo per fede. Si oppone alle relazioni sociali di potere e comando che sono state imposte a tutti ma che nessuno ha mai chiesto. Wikileaks è pericoloso perchè pare sia temuto dai poteri forti che in questo momento si vedono scoperti nelle loro reali azioni. Lo temono perchè mette a nudo una verità.

Wikileaks è un medium tattico perchè è LIBERO e PARTECIPATO: i suoi utenti sono ormai tantissimi, i suoi contenuti sono veicolati attraverso la rete, sono liberi di usare la convergenza mediale, e cioè i social network, per rimbalzare da un utente all’altro cercando e ottenendo CONSENSO. Wikileaks è un medium tattico perchè non chiede di essere creduto a prescindere ma chiede a tutti di analizzare i suoi contenuti, di smontarli , di criticarli secondo coscienza e sensibilità culturale, di rimontarli e di riporli, senza alcun ritegno e paura, nel fiume impetuoso della media convergence affinchè possa raggiungere altri utenti che applicheranno lo stesso metodo di lettura e di cognizione. Perchè Wikileaks RISCRIVE LA LETTURA e FA PAURA perchè è LIBERO, PARTECIPATIVO e tende alla VERITA’ PARTECIPATA.

Wikileaks è un medium tattico perchè per funzionare si dota di gruppi di influencer a vari livelli e con potenziali differenti. L’influencer capo è Assange. Ninja. Ma se leggete l’ intervista linkata di seguito capirete che la rete organizzata di gruppi di influencer che riesce a gestire il capo di Wikileaks è enorme e non è controllabile. Si parla di Blogger in questo caso, che come diciamo sempre sono i nuovi influencer. L’articolo titola “Blogger genovese: «Se arrestano Assange pronti a invadere il mondo con i files segreti»”. Vi invito a leggerlo perchè capirete che centinaia di migliaia di influencer ( blogger ) in tutto il mondo hanno scaricato il “contenuto tattico” di Assange e sono pronti a diffonderlo. E questo cosa vi fa capire? Che il medium tattico è INCONTROLLABILE ( non possono arrestarli tutti e non possono bloccare quel contenuto libero in rete) ed è PARTECIPATO ( è una verità contenuta in un file che vive grazie alla partecipazione di tutti e che crea senso di appartenenza e consenso ).

Questo è Wikileaks, questo è Assange: un medium tattico e i suoi influencer che si oppongono e che lottano per distruggere il presente e per sovvertire il contesto riscrivendo la lettura.