#gocce2011 Porto Via Me Stesso, Perché Ho ‘respirato’ E Ora Mi Sento Bene.


“Non c’è umanità nel mondo di oggi.
La politica ne è l’esempio più manchevole.
La politica dovrebbe essere un grande progetto di felicità collettiva.
Non lo è né per i tanti, né per i pochi.
E’ mediocrità di ceto.
Oligarchia riproduttiva per cooptazione, negazione della democrazia, di cui si riempe la bocca.
Abuso della pazienza e violenza dei costumi e della morale.
La politica usa e poi butta via”.

Questo è un pensiero zitto, un pensiero che nel silenzio fa rumore.
Uno di quei tanti pensieri che vivono nella mia testa di questi periodi.
Uno di quei pensieri arrivato con me in Calabria, nel fine settimana scorso.
Amplificato da sensazioni ed emozioni che gli ultimi mesi si sono tirate dietro.
Stanco, disponibile a dare poco, abbastanza normalizzato negli idealismi, schifato.
Eppure finalmente la Calabria.
In Calabria c’è la Scuola di formazione politica “Io resto in Calabria”.
La inaugurai, l’anno scorso.
Non ho mai capito perché scelsero me.
Ci vuole coraggio a restare in Calabria e restarci senza essere ‘ndranghetisti’ o ‘massoni’.
Ci vuole amore. Tanto amore.
L’amore di chi la promuove e la finanzia, di chi la nutre di passione e con il proprio sudore.
L’amore e il rispetto di chi la vive.
Amore.
Una cosa che in politica non è semplicemente il travestimento della parola passione, ma è il grado di volontà di occuparsi del prossimo nel bene comune.
Rispetto.
Perché senza rispettarsi non si ama e non si sta insieme.
Umanità.
Perché senza umanità non c’è futuro.
Io questo ho trovato in Calabria.
In Rocco e tutti i ragazzi.
Tutte le società sono state precarie. Ma è contemporaneamente negli occhi di tutti che una società trova il futuro.
Gli stessi occhi di Rocco e di quei ragazzi e ragazze calabresi.
E ora che ho portato via me stesso, e ora che ho ‘respirato’ voi, mi sento bene.
Grazie.

PS: Ma siete davvero convinti che possiamo andare e tornare a piedi da Milano?

‘La Meraviglia E L’Abitudine’. Una Lezione Di Vita.

La speranza e la delusione, la meraviglia e l’abitudine.

Bastano poche parole per riassumere gli immaginari, individuali e collettivi, in politica.

Che appartengano al politico, all’attivista o all’elettore non cambiano i sentimenti che si provano durante il voto  e dopo il voto. Chi vince e chi perde, chi sogna e chi rimane deluso.

Le paure, le inquietudini, le angosce si nutrono di solitudine; le speranze,  il simbolismo di forza e lo sguardo al futuro vivono di immagini collettive condivise.

È questo che ho indagato nella giornata di studio “La meraviglia e l’abitudine. Ovvero l’incanto e il dincanto degli immaginari in politica”, come la comunicazione politica e il marketing politico possano generare immaginari oltre il presente.

Una lezione fatta su invito dell’Associazione “Io Resto in Calabria” dell’imprenditore Callipo, sabato scorso a Pizzo Calabro, provincia di Vibo Valentia.

E’ stata pura meraviglia scoprire che esistono persone che combattono la loro guerra contro la ‘ndrangheta e la corruzione politica. In una società in cui assistiamo allo spettacolo della democrazia, li tra quelle persone due parole magiche animano la vita: resistere e disertare.

Disertare lo spettacolo (e la degenerazione) della democrazia ed esprimere una identità di resistenza.

Oggi che più che mai la democrazia non esiste in nessun partito, nessuno escluso, lì in quella terra qualcosa si muove.

C’è un cuore che batte e che sogna insieme ad altre persone un futuro diverso, non un futuro nel quale quelle persone possano avere potere e fare le stesse cose che fanno i nostri politici, ma semplicemente un futuro diverso.

Diverso per la loro terra, che coraggiosamente non lasciano nonostante chi abita quella terra li disconosca.

Ho incontrato gli stessi sogni negli occhi di giovani e meno giovani, ho incontrato un imprenditore coraggioso e degno di essere chiamato imprenditore, umano e passionale. Ho incontrato un amico, che ha passione e si sente solo, ma da sabato non lo è più.

Ho incontrato la meraviglia, quella che i miei occhi non provavano da troppi lunghi anni.

Ho provato orgoglio e grande onore perché hanno invitato me a fare quella lezione.

Nella terra della ‘ndrangheta, io cresciuto in un paese di camorra, ho vissuto una lezione di vita.

Grazie.