tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

campocalcio

Potiamo L’abete!

La battuta più bella su Giancarlo Abete, detto Giancarlino, è di Zdenek Zeman. A cena con un nemico, con Abete? «Perché no? Abete non è mio nemico, ma nemico del calcio». A rincarare la dose ci ha pensato poi Mino Raiola, il potente procuratore italo-olandese: «Parliamo di un presidente che non è riuscito a portare a casa gli Europei, che non è riuscito ad aiutare i club a fare gli stadi di proprietà, non ha fatto un solo cambiamento dal basso, dal profondo del calcio italiano, eppure è ancora lì».
Alla Federazione Italiana Giuoco Calcio ha accettato di ricandidarsi, in ossequio alla mai tramontata formula del “se me lo chiedono…”, Giancarlo Abete, classe 1950. Parlamentare della Democrazia Cristiana dal 1979 al 1992…e potrei fermarmi qui…Abete ha attraversato indenne qualsiasi terremoto che abbia colpito il nostro calcio dal 1996, anno in cui assunse la carica di vicepresidente. A sostenerlo ci sono due novellini della poltrona come Mario Macalli, classe 1937, presidente della Lega Pro dal 1997 e Carlo Tavecchio, nato nel 1943, capo della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999. E’ con questa ventata di novità, con queste finestre spalancate che vogliamo far entrare aria fresca nella casa dello sport italiano. In fondo Bill Clinton sparì dalla vita pubblica a 55 anni dopo due mandati da presidente degli Stati Uniti d’America.
Ma il calcio italiano è in crisi? “Ma non scherziamo, l’Italia è arrivata seconda agli Europei” Crisi economica, bilanci in passivo, campioni che se ne vanno, e tanto altro ancora: queste le tematiche che da diversi mesi, sulla scia del difficile momento dell’intero paese, occupano le pagine delle riviste sportive e animano i dibattiti televisivi intorno allo sport più popolare del Belpaese.
Dall’estate del 2006 abbiamo visto cose assurde legate al mondo della giustizia sportiva, indicative del perché questo sistema garantisce una giustizia non equa con piena consapevolezza di chi la governa.
Con la vicenda legata all’ultimo scandalo del calcio scommesse hanno trovato spazio anche le esasperazioni. Latitanti non ancora pentiti o in via di pentimento che contattano o vengono contattati dalle redazioni dei giornali, che pubblicano lo scoop dopo aver accomodato la versione, rendendola più vicina all’obiettivo da colpire. La condizione necessaria per salire agli onori della cronaca è che il pentito, prima ancora di essere credibile, deve risultare “accomodabile” . 
In tutto questo marciume nemmeno tanto nascosto, cresciuto grazie ad istituzioni sportive inconcludenti, sponsor di interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport, quale è la priorità degli esimi rappresenti delle istituzioni sportive? Salvaguardare la poltrona!
Si pensa alla poltrona nel momento in cui, anche grazie alla loro incapacità di controllo e prevenzione, il nostro calcio ha toccato il fondo.
Le istituzioni sportive hanno il potere di decidere chi condannare, chi assolvere, chi credere, cosa dimenticare e cosa enfatizzare, senza necessità di rispettare norme o regolamenti che possono sempre essere cambiati in corsa o semplicemente ignorati. L’autonomia della giustizia sportiva garantisce libertà di movimento. E’ questo il privilegio che si vuole preservare.
La cosa che più mi spiace è che nel rutilante e meraviglioso mondo del pallone non si trova uno meglio di lui.

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Non Siamo Stato Noi! Noi Sappiamo, Noi Non Dimentichiamo!

 C’era un tempo in cui le bugie di Stato animavano i miei pensieri di cittadino insignificante sulle stragi senza verità.
Una velleità scomposta giocava con le cause buttate lì: ogni anno una nuova.
I depistaggi di Cossiga, le mezze verità di Carlos, i mozziconi di Gelli: tutti dannatamente alla ricerca di confusione perché la verità perisca soffocata.
Ma quest’anno è un anno diverso.
Giusva dice che ‘perdere un figlio è diverso che perdere una suocera’ e «i servizi segreti deviati sono una bestemmia i servizi segreti devono fare cose deviate».
Mi sono addormentato così questa notte, con queste parole.
E purtroppo io, ormai, le condivido. Chi non è sposato e non ha figli o chi è ignorante dello Stato non condivide.
Niente è deviato.
Solo le mancanze di memoria e consapevolezza deviano.
Lo sa anche Ingroia, che preferisce lasciar perdere nell’indagine trattiva Stato-Mafia gli anni dal 1991 al 1993; tanto in Italia è sempre meglio partire dalla seconda Repubblica in cui tutte le colpe sono solo di Berlusconi.
Ma nonostante questo, quest’anno ho fatto un sogno.
Un sogno strano.
Ero su un aereo, sembrava quello di Ustica.
Ci hanno colpito con un missile, la prima volta in aria, la seconda volta quasi a terra.
Pensavamo di salvarci noi su quell’aereo. La nostra colpa è che viaggiavamo su un aereo simile a quello che clandestinamente usava Gheddafi per venire in Italia.
Gli Usa lo hanno sempre voluto morto, ma i missili non erano americani erano francesi.
Cazzo i francesi, ci hanno uccisi loro. Son morto ma mi ritrovo lì nella stazione di Bologna, la mia direzione è Roma: sto andando a chiedere allo Stato Italiano perché non dichiara guerra alla Francia.
Mi han sentito, sento un’esplosione, un calore che mi squaglia. Mi sveglio sudato, mi viene da piangere.
Son morto due volte, una volta per mano dei francesi, una volta per mano nostra degli italiani.
Ma per fortuna abbiamo evitato una guerra.
Non sono Stato io. E allora Giusva Fioravanti ha ragione, i servizi non sono deviati e anche Gelli ha ragione quando dice «noi abbiamo facilitato lo Stato italiano per tanto tempo» e che «il potere nelle mani lo avevano avuto, era dovuto ai comportamenti amichevoli di quelli che avevano il potere» e «ci avevano riconosciuto e consentito di nominare il capo dei servizi segreti».
Ma Gelli e Pazienza si son conosciuti solo nel 2008.
Cossiga è morto e ha portato con se le sue bugie di Stato.
Guardo l’orologio è fermo alle 10 e 25 di quel 2 agosto 1980.
Anche quest’anno non ho dimenticato.

Noi sappiamo,
noi non dimentichiamo.

ANTONELLA CECI anni 19
ANGELA MARINO anni 23
LEO LUCA MARINO anni 24
DOMENICA MARINO anni 26
ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA anni 57
VITO DIOMEDE FRESA anni 62
CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA anni 14
ANNA MARIA BOSIO IN MAURI anni 28
CARLO MAURI anni 32
LUCA MAURI anni 6
ECKHARDT MADER anni 14
MARGRET ROHRS IN MADER anni 39
KAI MADER anni 8
SONIA BURRI anni 7
PATRIZIA MESSINEO anni 18
SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA anni 34
MANUELA GALLON anni 11
NATALIA AGOSTINI IN GALLON anni 40
MARINA ANTONELLA TROLESE anni 16
ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE anni 51
ROBERTO DE MARCHI anni 21
ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI anni 60
ELEONORA GERACI IN VACCARO anni 46
VITTORIO VACCARO anni 24
VELIA CARLI IN LAURO anni 50
SALVATORE LAURO anni 57
PAOLO ZECCHI anni 23
VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI anni 23
CATHERINE HELEN MITCHELL anni 22
JOHN ANDREW KOLPINSKI anni 22
ANGELA FRESU anni 3
MARIA FRESU anni 24
LOREDANA MOLINA IN SACRATI anni 44
ANGELICA TARSI anni 72
KATIA BERTASI anni 34
MIRELLA FORNASARI anni 36
EURIDIA BERGIANTI anni 49
NILLA NATALI anni 25
FRANCA DALL’OLIO anni 20
RITA VERDE anni 23
FLAVIA CASADEI anni 18
GIUSEPPE PATRUNO anni 18
ROSSELLA MARCEDDU anni 19
DAVIDE CAPRIOLI anni 20
VITO ALES anni 20
IWAO SEKIGUCHI anni 20
BRIGITTE DROUHARD anni 21
ROBERTO PROCELLI anni 21
MAURO ALGANON anni 22
MARIA ANGELA MARANGON anni 22
VERDIANA BIVONA anni 22
FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ anni 23
MAURO DI VITTORIO anni 24
SERGIO SECCI anni 24
ROBERTO GAIOLA anni 25
ANGELO PRIORE anni 26
ONOFRIO ZAPPALA’ anni 27
PIO CARMINE REMOLLINO anni 31
GAETANO RODA anni 31
ANTONINO DI PAOLA anni 32
MIRCO CASTELLARO anni 33
NAZZARENO BASSO anni 33
VINCENZO PETTENI anni 34
SALVATORE SEMINARA anni 34
CARLA GOZZI anni 36
UMBERTO LUGLI anni 38
FAUSTO VENTURI anni 38
ARGEO BONORA anni 42
FRANCESCO BETTI anni 44
MARIO SICA anni 44
PIER FRANCESCO LAURENTI anni 44
PAOLINO BIANCHI anni 50
VINCENZINA SALA IN ZANETTI anni 50
BERTA EBNER anni 50
VINCENZO LANCONELLI anni 51
LINA FERRETTI IN MANNOCCI anni 53
ROMEO RUOZI anni 54
AMORVENO MARZAGALLI anni 54
ANTONIO FRANCESCO LASCALA anni 56
ROSINA BARBARO IN MONTANI anni 58
IRENE BRETON IN BOUDOUBAN anni 61
PIETRO GALASSI anni 66
LIDIA OLLA IN CARDILLO anni 67
MARIA IDRIA AVATI anni 80
ANTONIO MONTANARI anni 86

« Libera me, Domine, de morte æterna, in die illa tremenda, quando coeli movendi sunt et terra. Dum veneris iudicare sæculum per ignem. Tremens factus sum ego et timeo, dum discussio venerit atque ventura ira. Dies iræ, dies illa, calamitatis et miseriæ, dies magna et amara valde. Requiem æternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis. »

Tecnocrazia Al Potere, Il Sogno Che Si Avvera

Se ti chiedono di prendere in mano tutto, in una situazione drammatica come questa, tu che fai? Accetti per forza. Male che ti possa andare, diventeresti il salvatore della Patria, addirittura d’Europa. Non hai nulla da perdere: in un caso, si può dare la colpa al governo precedente, quello degli appalti alla Protezione civile, della recessione e delle serate in allegria; nell’altro, il merito sarà tutto delle tue competenze, della tua professionalità, della tua serietà. Semplice no? Devi solo portare a termine un progetto, il tuo compito è chiaro, ti è stato affidato dai grandi. Quelli potenti che decidono in concreto stando all’ombra dei governi. Che poi sono gli stessi, o comunque parenti di quelli che gli prestano il denaro e fanno in modo che riescano a tenere in piedi una struttura lenta e pachidermica. Ricorda: devi dar conto a loro, questo solo devi fare.  Tu con la politica non c’entri nulla. Questo passaggio deve essere chiaro: la tua tecnica, necessaria e affidabile, è subentrata alla politica, pericolosa e inadeguata. Compreso bene?
Fa in modo che i conti tornino, riporta l’ago della bilancia in equilibrio, devi limitarti a portare avanti qualche riforma, e non avrai problemi a farle passare come improrogabili. Poi si fa ciò che dobbiamo fare. Ma non dare mai, dico mai una connotazione politica alle tue iniziative. Non devi dare spiegazioni a nessuno. In fondo, potevi startene a casa, beato tra i tuoi libri e le lezioni accademiche, e invece ti hanno scomodato e supplicato affinché tu soccorressi dei poveri disperati senza un minimo di speranza nel presente. Ti devono ringraziare, ricordalo bene!
Sii tecnico e basta. Dobbiamo rivedere le pensioni? Non importa come, fallo. Dobbiamo modificare la giustizia? Avanti. Il mondo del lavoro e dell’impresa necessitano di una bella svecchiata? Non tentennare, mostra sicurezza e fa ciò che devi fare.
Determinazione e nessuna pietà. Niente sentimentalismi per cortesia. Peraltro la parte la sai gestire bene.
Gli altri ti chiederanno di concertare, di condividere, di comprendere le loro motivazioni con tutte le menate inventate quando fu concepita la democrazia, la finzione più reale che esista. Te ne devi fottere. Chiaro? I problemi reali sono molti, richieste e bisogni quanti ne vuoi. Ma chi se ne frega! Noi abbiamo una missione. Va ristabilito l’ordine. Sopra le loro teste e i loro pensieri.
Qui non siamo nel mondo dei diritti e dei princìpi. Libertà, parità, giustizia sociale sono concetti ampiamente superati dal tempo per fortuna. Non bisogna nemmeno stare troppo a perderci tempo, parti sociali e cittadini rompicoglioni fiateranno appena, vedrai. Sono troppo impegnati a procurarsi il pane per sè e le loro famiglie.
La democrazia è il sogno di nullatenenti o di figli di papà con i soldi che gli escono dalle cavità auricolari.
Non è più il momento di sognare: qui siamo in stato d’emergenza. Chiaro? E non hai bisogno di alcuna legittimazione per portare avanti il nostro disegno. Sappi che al minimo segno di cedimento, sei fuori!
Tanto, molto presto sarà il turno di qualcun altro.

#gocce2011 Porto Via Me Stesso, Perché Ho ‘respirato’ E Ora Mi Sento Bene.


“Non c’è umanità nel mondo di oggi.
La politica ne è l’esempio più manchevole.
La politica dovrebbe essere un grande progetto di felicità collettiva.
Non lo è né per i tanti, né per i pochi.
E’ mediocrità di ceto.
Oligarchia riproduttiva per cooptazione, negazione della democrazia, di cui si riempe la bocca.
Abuso della pazienza e violenza dei costumi e della morale.
La politica usa e poi butta via”.

Questo è un pensiero zitto, un pensiero che nel silenzio fa rumore.
Uno di quei tanti pensieri che vivono nella mia testa di questi periodi.
Uno di quei pensieri arrivato con me in Calabria, nel fine settimana scorso.
Amplificato da sensazioni ed emozioni che gli ultimi mesi si sono tirate dietro.
Stanco, disponibile a dare poco, abbastanza normalizzato negli idealismi, schifato.
Eppure finalmente la Calabria.
In Calabria c’è la Scuola di formazione politica “Io resto in Calabria”.
La inaugurai, l’anno scorso.
Non ho mai capito perché scelsero me.
Ci vuole coraggio a restare in Calabria e restarci senza essere ‘ndranghetisti’ o ‘massoni’.
Ci vuole amore. Tanto amore.
L’amore di chi la promuove e la finanzia, di chi la nutre di passione e con il proprio sudore.
L’amore e il rispetto di chi la vive.
Amore.
Una cosa che in politica non è semplicemente il travestimento della parola passione, ma è il grado di volontà di occuparsi del prossimo nel bene comune.
Rispetto.
Perché senza rispettarsi non si ama e non si sta insieme.
Umanità.
Perché senza umanità non c’è futuro.
Io questo ho trovato in Calabria.
In Rocco e tutti i ragazzi.
Tutte le società sono state precarie. Ma è contemporaneamente negli occhi di tutti che una società trova il futuro.
Gli stessi occhi di Rocco e di quei ragazzi e ragazze calabresi.
E ora che ho portato via me stesso, e ora che ho ‘respirato’ voi, mi sento bene.
Grazie.

PS: Ma siete davvero convinti che possiamo andare e tornare a piedi da Milano?

Gli Scontri Di Roma, Le Omissioni Di Un Paese

Lo ammetto, sono tentato di dire che la guerriglia di Roma è stata causata da gruppi organizzati pilotati, dai soliti infiltrati.

Le immagini mi riportano indietro nel tempo: manifestazioni partecipate, clima di festa, voglia di urlare il proprio malcontento (l’indignazione dovrebbe aver cessato di manifestarsi da diverso tempo), il proprio stato di malessere che per un solo giorno ti sembra di poter sopportare soltanto perché accanto a te ci sono nuvole di corpi umani avvolgenti e protettivi. Un blocco unico e indistruttibile, questa volta. Gridi, gridi e gridi ancora. Non possono far finta di non sentire.

Le cose però non vanno mai come vorresti. E in Italia accade spesso. So che è un’espressione scontata ma si tratta di corsi e ricorsi storici. Diciamo pure che siamo incolpevoli (?) spettatori di una pellicola senza inizio né fine. E così loro irrompono, sfasciano, distruggono. Solo in Italia. Sono pochi ma intruppati. Qualcuno li segue, ingrossa le loro fila, si accoda al più forte per sfogare la propria rabbia e, più spesso, per mostrare i muscoli in un contesto incapace  di reagire a dovere. Non c’è niente lì in mezzo che possa contrastare il fuoco, le pietre, la forza fisica. Almeno non con la stessa convinzione, che per di più stenta a crescere quando si è colti di sorpresa. La forza di una rivoluzione vera sta nella presa di coscienza collettiva delle masse.

Così non esiste il senso, manca il nesso con i bisogni e con la ragione.

Allora ho pensato: la solita storia che si ripete. Qualche esperto di guerriglia urbana, a contatto con i servizi o inviato da qualcuno (sinistra o destra è lo stesso), cerca di far passare un corteo pacifico, democratico, sacrosanto, per un covo di teppisti. E giù con le analisi dei politicanti di turno, ho immaginato: “bisogna isolare i violenti” “i soliti no global di sinistra” “sono questi gli oppositori del governo” “prendiamo le distanze da un certo tipo di manifestazioni”. Manifestanti=Teppisti. Corteo=covo di violenti oppositori del sistema. Sì, del sistema e non del regime. Perché chi era a Roma sabato scorso avrebbe dovuto protestare contro un sistema fatto da una classe dirigente incapace, da un ceto politico indegno e inadeguato. Chi era Roma forse lo ha fatto, forse no.

La strategia, ad ogni modo, non è andata a buon fine. Un po’ le pronte dichiarazioni di qualche politico di buona volontà e di qualche poliziotto, un po’ la tempestività della circolazione delle informazioni in rete, ed è stato evitato l’ennesimo ipocrita tentativo di ridicolizzare l’intelligenza del popolo sovrano. Il binomio è rimasto scapolo. Ma la protesta è stata macchiata e gli indignados nostrani rischiano, dopo quell’assurda giornata, di chiudere baracca. Nessuno parlerà mai delle loro storie di donne e uomini incazzati ma solo della loro presa di distanza dalla guerriglia.

Un punto a favore per il governo.

Chissà se sono davvero appartenenti al black bloc. Chissà se esiste il black bloc, me lo sono sempre chiesto. Come mi sono chiesto perché non sono stati fermati in tempo. Di nuovo scontato, lo so. Allora ci rifletto e mi convinco che magari non sono infiltrati ma un tantino baciati dalla fortuna sì. Qualcuno ieri si sarebbe anche fatto intervistare e avrebbe spiegato come si muovono e si addestrano i militanti del black bloc. Annuncerebbe che la guerra continua e lo farebbe attraverso un giornale vicino al centrosinistra, questa volta nemmeno lambito dalle critiche e dalle accuse dei loro colleghi parlamentari al governo. Probabilmente mi sbaglio, forse la mia sensazione è solo figlia della storia italica, degli anni di piombo e della strategia del terrore. Nasce dal tempo in cui tutti condannavano i fatti di sangue e contestualmente lasciavano fare i “compagni che sbagliano” per comodità, ipocrisia, opportunismo.

C’è qualcos’altro che non mi torna. In attesa di altri arresti, subito dopo gli scontri di Roma sono stati trovati soltanto 12 colpevoli, molti dei quali minorenni. Possibile? Se non c’è inganno, se non esistono connivenze tra teppisti e Stato, allora qualcosa non funziona.

Se poi ci si mette pure il puntualissimo Di Pietro (solitamente accusato dal centrodestra di istigazione alla sommossa) con proposte di legge che non disegnano niente di nuovo, ci limitano nella libertà di manifestare e che, di fatto, ci farebbero ripiombare nell’oblio degli anni passati, allora qualcosa non funziona bene.

E se l’ex magistrato viene pure appoggiato dal ministro dell’interno leghista, allora il quadro è davvero offuscato. Anzi quasi nitido.

Basta Con Le Pezze A Colori

Sono solidale con il dimissionario Juergen Stark, capo economista della BCE nonché membro tedesco del comitato esecutivo dell’istituto, e con il suo “duro” atteggiamento politico nei confronti dei Paesi in difficoltà finanziaria come la Grecia e l’Italia.

E smettiamola di dire che i tedeschi sono contro gli italiani, non siamo mica ai mondiali di calcio!

Stark è contrario alla decisione della BCE di acquistare titoli di Stato dei paesi della zona euro in difficoltà e ci conferma, a ragion veduta, che simili procedure non possono diventare una regola (e, in verità i Trattati prevedono attualmente la clausola di non salvataggio) altrimenti si rischia di continuare ad alimentare, sostenere e giustificare meccanismi di gestione della cosa pubblica assolutamente “malati”.

Non a caso, infatti, la BCE ha comprato, dall’8 agosto scorso, titoli di Stato italiani per un valore complessivo di 45 miliardi di euro. Che ne dite? Qualcosa non quadra, vero? E le dimissioni del tedesco sono un suo personale ed estremo segnale di dissenso e devono, invece, rappresentare per noi un allarme evidente: la BCE non può aiutare all’infinito. Occorrono interventi strutturali di rilievo.

Insomma, che l’Italia inizi a salvarsi da sola, che il Governo disponga provvedimenti concreti, seri e che puntino realmente allo sviluppo e al rilancio della nostra economia. Abbiamo seri problemi di credibilità nei confronti dei mercati esteri. Rischiamo grosso.

L’Italia, mio malgrado, è uno di quei paesi che, letteralmente, sopravvive da decenni con un debito pubblico che ormai è divenuto insostenibile. E questo non per demerito dei suoi ignari cittadini ma per colpa grave della classe dirigente e politica.

Le cosiddette “pezze a colori” non risolveranno mai il problema. L’Italia è, purtroppo, un Paese da rifondare a partire dal sistema normativo, passando dalla riforma del fisco e finendo, inevitabilmente, alla modifica del sistema di selezione della classe dirigente e di quella politica.

E, intanto, c’è un Paese come il Belgio che è in netta controtendenza: è senza governo da 450 giorni e, lontana da “baraonde politiche di turno”, il suo deficit pubblico risulta in netto miglioramento, la sua pubblica amministrazione funziona alla perfezione. Evidentemente quel “sistema paese” funziona…

Della Crisi E Della Vita Degli Uomini E Delle Donne Alla Periferia Del Nuovo Impero.


Sono giorni e giorni in cui i media ci parlano della crisi, sputando termini e concetti tecnici della finanza che la maggior parte degli uomini e donne comuni non comprendono.
Generando, così, un’information overload inutile a capire cosa sta succedendo.
La crisi e l’Italia, l’Europa e gli Usa: ovvero il mondo occidentale è cambiato.
Forse solo questo si è capito.
C’è la crisi, ma fin quando gli uomini e donne, nelle loro case, nelle loro camera da letto, nelle loro abitudini di pranzo, di cena e di vita quotidiana non percepiranno cambiamenti in peggio, la crisi sarà un concetto ancora lontano, un fantasma che aleggerà, spaventerà, ma non affamerà lo spirito.
Perché questa crisi è crisi del capitalismo dei finanzieri che ha soppiantato quello dei produttori, il denaro si è infatti sganciato dal merito, dal lavoro e dall’uomo, trasformandosi in un valore a sé. L’unico.
La crisi finanziaria e, poi per riflesso economica, è stata provocata in buona parte dagli eccessi di banche e banchieri, che hanno pesato e pesano sulla vita degli uomini e delle donne comuni; ma mentre le persone comuni sentono di avere pagato un prezzo per la crisi e di continuare a pagarlo, la sensazione è che chi l’ha provocata, i banchieri e le banche, se l’è cavata senza alcuna punizione, che per le loro la bella vita prosegue come prima e più di prima.
In tutto questo le manovre finanziarie dei governi degli Stati, cosiddetti nazionali – chi aumentando le entrate e non riducendo la spesa, chi sancendo tagli che colpiscono i poveri e non i privilegiati – non faranno ripartire l’economia e non funzioneranno, pur avendo chiesto sacrifici, lacrime e sangue subito, e soprattutto non hanno mantenendo la “reason why” che grazie a un forte sacrificio subito, saremmo stati meglio in un secondo tempo, tornando rapidamente a un benessere diffuso.
Il punto vero è che lo Stato Nazione è finito.
Dallo Stato Nazione siamo passati a una sovranità monetaria, in cui le Banche sono le uniche, vere padrone del mondo.
Possiedono, nella precisa accezione tecnica del termine ‘possedere’, tutti gli Stati, mentre politici e giornalisti svolgono la funzione di servizio, in qualità di gestori, del Potere finanziario.
E’ per questo che tacciono i Governi di tutto il mondo, che si trovano nelle nostre stesse condizioni, avendo demandato alle Banche il diritto di creare il denaro, interessate a mettere le mani, in questa crisi, sull’oro ancora nelle casse degli Stati del mondo occidentale.
In Italia, poi, tace anche l’opposizione – che a mio avviso è anche peggio di chi ci governa – che non proferisce parola sull’assurda anomalia del debito che lo Stato ha nei confronti della Banca Centrale Europea e tanto meno parla dei ricchi per eccellenza, ovvero i “banchieri”, i suoi maggiori nemici.
E né tantomeno chiede che la crisi la paghino loro, tassando plusvalenze e speculazioni finanziarie, mettendo un freno ai giochi della finanza.
La sua unica proposta è far fuori Berlusconi con un governo tecnico con a capo Monti, economista e International Advisor per Goldman Sachs.
La politica è sempre più annebbiata e incapace confinata in un angolo negativo del nostro immaginario dalla retorica demagogica nazionalpopolare sulla “casta”, che se pur va, in maniera perentoria, riformata in numero e stipendi, andrebbe contemporaneamente riformata con le istituzioni per competenza, esperienza ed expertise.
Perchè in tutto questa crisi finanziaria c’è, anche e soprattutto, una crisi della capacità narrativa, quella che i Greci chiamavano anekdiegesis.
La competenza narrativa degli individui e delle collettività regredisce fino a scomparire mentre l’esperienza cessa di essere comunicabile. Il corso dell’esperienza è crollato, la politica non è esperienza capace di costruire futuro.
In questa sensazione di strategia del “silenzio”, forma moderna di censura, la volontà di non spiegare e far capire agli uomini e le donne quello che accade è anche molto più grave e più efficace nell’attuale mondo dell’informazione planetaria, di una censura dichiarata ed esplicitamente coercitiva in quanto se una notizia non viene “raccolta” e ripetuta passando da uno strumento di comunicazione all’ altro, e’ inesorabilmente condannata ad una morte peggiore della morte perché, quale che sia la sua importanza, ne viene negata l’esistenza.
E’ per questo che i fatti di Londra ci rimbalzano come avvisaglia della fine del mondo occidentale così come lo conosciamo.
Teppisti con scarpe firmate che mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale – correndo a saccheggiare negozi per rubare tv, playstation, ipad e iphone – sono l’emblema, che si sgretola rovinosamente, di quel mondo flaccido, consumista e dell’eccesso, in cui tutto ciò non era la deriva ma l’idealtipo.
Di un mondo senza politica, senza cultura, senza solidarietà, senza immaginario condiviso, senza futuro.
Il teppista griffato non si rivolta per ottenere un impiego, del cibo, dei diritti civili o idealisticamente una società migliore.
Reclama soltanto anch’egli l’accesso agli status symbol della pubblicità acquistabili attraverso il denaro.
Reclama il diritto ad avere i 15 minuti di celebrità che il dominio dell’immagine reclama nel mondo occidentale.
Tutto ciò non significa condonare i saccheggi e gli episodi di violenza indiscriminata, ma è urgente interrogarsi su questa nuova ed emergente identità che non è trasgressione dei codici prestabiliti, ovvero della grammatica culturale dei nostri Stati nazionali, della nostra (a)civiltà occidentale, ma la creazione di un codice che farà la trasgressione e la rivolta una norma sociale per accedere a ciò che non si ha.
E per questo che sempre più scoppieranno, nelle strade delle capitali del mondo occidentale, guerriglie sociali sempre più marcatamente semiologiche e di contesto.
E se da un lato, iniziarle a decodificarle significa riconoscere la realtà, una realtà in cui molti giovani si sentono completamente esclusi non solo da potere e ricchezza, ma pure da ogni tipo di opportunità, dall’altro significa capire che il vecchio e decadente Occidente, ormai, è sempre più periferia del Nuovo Impero.

Fa Caldo, Anche, Stanotte.


Faceva caldo quel pomeriggio.
Le trasmissioni si interrupperò all’improvviso.
La consapevolezza del giudice della “trattativa” in corso tra mafia e Stato e la sua lotta incondizionata per opporvisi era volata via. Polverizzata.
Era rimasta solo la consapevolezza di un morto.
Nelle macerie di quell’attentato, già, si intravedeva un domani senza la memoria dei vivi.
Chi non ha paura muore una volta sola.
L’Italia è morta all’infinito.
«Una mattina del 2004 in redazione giunge una telefonata: ci avvisano che sono state trovate delle fotografie che ritraggono un ufficiale in divisa che si allontana dal luogo della strage reggendo la borsa».
La strage è quella che si è consumata il 19 luglio 1992, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta.
La persona in divisa è il capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, la borsa è quella contenente l’agenda rossa del magistrato, sulla quale egli annotava minuziosamente appuntamenti e informazioni e che mai fu ritrovata.
Moro, Orlandi, Borsellino e quanti altri ancora omicidi e rapimenti di “stato”?
Fa caldo, anche, stanotte.
Ma prima o poi un vento si alzerà.


Anno: 09/12/2010 | Pagine: 363 | € 16,5 | ISBN: 9788874246632