Dai… Voltati Per Un Momento, Prova A Regalarmi Un Sorriso


Chissà cosa hai pensato in quell’istante. Me lo chiedo spesso, soprattutto quando mi lascio trascinare dall’abbandono, quando la solitudine mi stringe lo stomaco e sembra quasi che non ci sia più fiato.

Probabilmente tu non lo sai, ma io ti penso ogni giorno. Qualche volta mi cammini accanto mentre vado a lavoro. Altre volte mi fai compagnia quando il sonno tarda ad arrivare ed i pensieri restano immobili tra ciò che è stato ieri e quello che potrà essere domani. Tu sei lì, nel limbo, come nel finale di un cartone animato, quando la scena si blocca nel momento cruciale in un sospeso che sembra eterno, almeno fino alla puntata successiva.

Quanto vorrei poter dar spazio all’immaginazione e delineare un finale diverso.

Lo vorresti anche tu? Se potessi tornare indietro, cosa sceglieresti?

Un po’ ti detesto, non mi rispondi. Vorrei arrabbiarmi per questa tua indifferenza, ma sono consapevole che era un altro il tempo per parlare, ed ormai quel tempo non potrà esserci più.

Nella mia mente ho l’immagine di un Natale di qualche anno fa. Una parete bianca, gli infissi in legno color miele di acacia e alle finestre  l’adesivo di Babbo Natale. Lo mostri emozionato e ridendo mi chiedi: “Dai, fammi vedere come tira indietro i capelli“.

Stendo bene le mani, le avvicino alle tempie e tiro i capelli all’indietro fingendo che ci sia il gel a fissarli. Che pessima imitazione la mia. Lui, l’imitato, mi ammonisce con uno sguardo tra l’arrabbiato e il divertito. Eppure… eccolo il tuo sorriso… e la tua voce… se chiudo gli occhi riesco ancora a sentirla. Chiami mio padre, ti avvicini e lo baci. Sento lo schiocco delle tue labbra sulle sue guance paffute.

Lo so, non dovrei scriverti. In fondo che diritto ne ho, io e te non abbiamo mai parlato veramente. Non mi sono mai premurata di rivolgerti un semplice come stai. Ti osservavo nel mio silenzio, ed è in questo stesso silenzio che stasera ti sento vicino, o almeno, spero realmente che tu ci sia.

Dai… voltati per un momento, prova a regalarmi un sorriso.

Published on: Oct 14, 2010 @ 22:38

Foto di Ugo Villani

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Il Silenzio Puzzava Di Chiuso.

Ho aperto la porta.
Il silenzio puzzava di chiuso.
È il cuore il primo ad avvertire la mancanza, non gli occhi o l’orecchio.
Il vuoto si disegna nella mente e i secondi sembrano una eternità.
Scuro come il sonno, quello che sento non ha nome.
È un vuoto in mezzo al cuore, quello che mi porto dentro.
Quando nella tristezza di una sera di settembre non riuscii a sentire la tua voce, per un’ultima volta.
Torno qua dove le cose mi parlano di te
dove tutto è finito
dove rimango a guardare
dove niente ci sta.
Sale qualcosa che mi agita,
resto solo.
È tutto più scuro adesso.

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Era Mio Padre

Seppur la vita gli aveva mostrato il contrario, per mio padre non potevano esistere persone che credono di barattare intere via crucis con una semplice stretta di mano e che si approfittano della confusione generale per posare un colpo di spugna su milioni di frasi di dolore o di speranza.
Perché gli altri, per mio padre, erano più importanti di noi stessi.
Per questo mio padre fu socialista lombardiano e lo fu ancor di più quando questa parola fu messa al bando.
Non serbava rancore, anche, quando Eboli, eccitata dall’idea di una rivalsa ipocrita nelle elezioni del ’93, dimostrò di non rispettare un uomo che aveva, con la sua vita austera e altruista, costruito un esempio per chi faceva politica.
Ma mio padre seppe amare senza riserve e senza pentimento, seppe perdonare.
Perché prima o poi, era convinto, che ognuno avrebbe capito.
Ma le miserie del medioevo a cui Eboli è stata condannata hanno scandito un altro tempo, aspettando ai piedi di una primavera che mai più sarebbe arrivata.
Mio padre credeva nei giovani, credeva nel loro impegno e ne è stato per molti mentore e consigliere senza risparmio.
Nel cuor suo fatto di battaglie per principi, che in questa società, sono tristemente romantici e desueti, sapeva che in fondo solo la memoria storica e la consapevolezza ci potevano restituire libertà.
Orgoglioso di mia madre, casalinga, libero da alcun ricatto morale e intellettuale, si è dedicato alla famiglia e a noi figli, agli altri e alle sue passioni, come la caccia e i suoi amici cacciatori.
Era la sua visione della politica, ma soprattutto della vita.
Perché una persona, per mio padre, doveva scegliere liberamente come vivere.
Perché senza libertà non ci può essere dignità, unico vestito che vale la pena indossare.
Come la lealtà, anche quando l’abbiamo da pagare ai nostri detrattori.
Mi diceva, invece, con una lacrima invisibile che scavava il suo stanco volto, che mai mi avrebbe proposto di scambiare un giro di parte nella mia esistenza con un ruolo importante in una gabbia.
Solo anni dopo capii che quelle parole erano un orgoglio di primavera nel pieno autunno della vita.
Nella natura così complessa, anche nelle forme più apparentemente disordinate, trovava strategie di semplicità per comprenderne la maggioranza degli aspetti.
E della comprensione dei fatti e delle cose della natura sapeva nutrire le sue giornate.
Non era nato ricco, né aveva intenzione di esserlo.
Gli bastava poter comprare libri.
Era la sua incessante preghiera che mormorava alla vita accoglienza.

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Amore Sospeso

La osservo mentre è alla ricerca di te. Il suo sguardo è colmo d’angoscia e d’amore. La solitudine in cui è improvvisamente piombata fa tutto il resto. Granitica nell’aspetto, fragile nell’animo. Troppi anni insieme per trovare un significato nuovo all’esistenza che diventa un pesante fardello, più di quanto non lo sia mai stato. Non potrà mai dimenticare la tua forza, il sorriso, l’onestà, i tuoi occhi.

Dovrà reinventarsi, ripensare allo scorrere del tempo in funzione solo di se stessa. Niente pasti alla solita ora, né corse folli per dare corpo a quell’accordo di vecchia data ma sempre fresco.

Vuoto. Incredulità.

Questo leggo nei suoi occhi, nonostante faccia di tutto per nasconderlo. L’ansia è svanita violentemente per fare posto a un dolore soffocante. Eri indistruttibile per lei.

Ha fatto tutto per te. E continuerà a farlo.

La vedo rincorrerti nel sonno agitato della notte. È lì che percorre rapidamente quel corridoio per raggiungerti, deve guardarti, parlarti e raccontarti del mondo fuori, mentre avverte un’invidia leggera nel guardare i volti di coloro che usciranno.

Finalmente ti accarezza, sfiorandoti il viso ricoperto dai resti di una barba incolta. È tutto il giorno che l’aspetti, ansioso di veder splendere il tuo raggio di sole. Per poi confidarle in un orecchio quella paura in cui vivi da una vita e che per una vita ti ha dominato.

Sapevi già come sarebbe andata, gliel’hai pure confidato, faccia a faccia. Azzurro nel verde.

Tutto finisce ma non esiste il momento adatto. L’ignoranza continua a regnare sovrana nel cuore.

Lei però continua a cercarti. E anche se la tua stanchezza non lascia più alcun dubbio, non vuole perdere ogni speranza. Fino al mattino, finché la realtà l’avvolge di nuovo e la getta nelle braccia di quella solitudine che porterà per sempre con sé. Non c’è via d’uscita, c’è solo un vano in cui in cui ti senti a tuo agio.

Falle capire, con il tuo amore, che nulla resterà immutato.

Diglielo tu, che può soltanto continuare ad amarti.

Tra La Guerra E La Pace, Io Scelgo Di Vivere

Gli altri non sono estranei. Sono una parte di me, del mio universo. La mia vita appartiene anche a loro. Non c’è interesse, né doppio fine. Lo sento che hanno bisogno di me. Forse ho più bisogno io di loro. Probabilmente mi sento vivo solo pensando che loro hanno bisogno di me.

Qui mi guardano sospettosi, mi sembra ovvio. È una terra falcidiata dalle molotov, da agguati inattesi, da attentati quotidiani, da esplosioni fatali. Sono due popoli tristi, costretti a dover convivere loro malgrado. Non si fanno compagnia. L’uno usurpato, l’altro usurpatore. E viceversa. Qual è la verità? Dove sta la ragione? Sono anni che ci rifletto. Scelgo da che parte stare, con tutti i rischi del caso. La storia racconta che gli uni hanno subìto l’aggressione territoriale da parte degli altri, che a loro volta sono scappati per secoli senza l’ombra di un tetto.

L’aria è densa di sangue. Respiro l’odio come fosse vitale alla stregua dell’ossigeno. Qui i bambini sono adulti dall’età di cinque sei anni. Trasportano bombe, imparano a sparare per difendersi, spesso per uccidere. L’altro è semplicemente il male. Non un nemico ma il male incarnato in un corpo umano. Di chi fidarsi? Devo stare in guardia, farmi accreditare e far comprendere loro che il mio arrivo in questa parte sacra di mondo non ha nulla a che fare con la guerra. Semmai con la pace. Conosco tutti i rischi, ho imparato sulla mia pelle a sentirne l’odore. Ma non importa. La mia vita in qualche modo gli appartiene. Deciderne la sorte spetta anche a loro.

Giorno dopo giorno sentono la mia appartenenza alla loro storia, alle loro vite, alla loro morte. Comincio a soffrire insieme a loro. Devo stare attento però. Devo guardarmi da quegli altri. Non ho mai sentito l’impulso di attaccarli. Non voglio la guerra. Ma loro no. Mi osservano, scrutano ogni mio comportamento, mi seguono passo passo. Lo ammetto: ho paura. Sono un uomo, mai ho creduto di essere un supereroe e di affrontare il pericolo scevro dalle paure. Un uomo senza paura è una macchina. Sono qui per condividere la mia vita con una parte di me. È così che mi sento completo. Seppure la vita sia fatta di scelte, non ho alcun pregiudizio nei confronti di alcuno. So che gli altri mi odiano. Sono l’ennesimo obiettivo da abbattere, non voglio ma è così. È il gioco delle parti.

Qui ho cercato di portare un po’ di serenità, assieme al cibo, all’acqua, ai libri, al desiderio di emancipazione e di riscatto da un tempo trascorso a cercare di capire come riprendersi tutto ciò che è stato rubato, violentato, sottratto con la prepotenza delle armi e della diplomazia. Cerchiamo di guardare oltre il muro del futuro. Immaginiamo di poter andare a scuola, di passeggiare con la propria compagna, di recarci sul luogo di lavoro col sorriso sulle labbra. Sogniamo di non dover guardare l’altro con sospetto, di non scrutare mai più nell’animo altrui per conoscerne sentimenti e desideri. Mettiamo da parte, una volta per tutte, ogni forma di timore verso l’altro. Sono qui per questo. Voglio imparare anch’io, con loro, a non vivere il resto dei miei giorni sopraffatto dal terrore. Voglio vivere non solo esistere.

Mi prendono con la forza. Il momento è giunto. Mostrano oggi tutta la loro diffidenza nei miei confronti. Pure io sono un nemico. È lo scotto che devo pagare per aver fatto la fatidica scelta. Colpa di chi decide sulle teste altrui stando ben attento a scegliere da che parte stare. O forse è solo colpa della natura umana, della sua brutalità, della sua insoddisfazione. Lo capisco.

In questo luogo sono finalmente riuscito a vivere, e a gioire. Ora posso anche morire. Non l’ho scelto, lo so. Non vi è scelta quando la morte arriva per mano altrui. Ma ho vissuto. Non temete per me: mi basta questo per andarmene libero da ogni paura.

A Volte L’Uomo Inciampa Nella Verità, Ma Nella Maggior Parte Dei Casi Si Rialzerà E Continuerà Per La Sua Strada. (Piccolo Compendio Alle Noie Della Vita)

“Se qualcosa può andar male, lo farà”. Così declama la legge di Murphy e d’altronde, come dargli torto? Generalmente, lasciate a loro stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.
A quanti, seduti su di un comodo divano, non è successo, con una mossa sbagliata, di far scivolare il telecomando della tv per terra? Tranquilli, cadrà sempre in modo da produrre il maggior danno possibile. Di pari passo in macchina, la coppa dell’olio o la batteria quando decideranno di rompersi? Quando avremo una fretta irrimediabile! Come dire, tutte le cose vanno male contemporaneamente e si danneggiano in proporzione al loro valore.
E dopo il danno? La beffa! Dovremmo sentirci i soliti medici che hanno un rimedio per tutto, quei qualcuno che “l’avevano detto”, sempre pronti ad intasare la nostra coda, perché l’altra va sempre più veloce. Ed è inutile cambiarla, quella che si è appena lasciata diventerà immediatamente la più celere. Senza contare che più è urgente il motivo per cui si fa una fila, più lento sarà l’impiegato allo sportello. Perché se c’è una maniera di rimandare una decisione importante, la buona burocrazia, pubblica o privata, la troverà.
Tutto diventa un delirio e se le persone intorno a voi sorridono quando le cose vanno male, è perché non hanno capito il problema o peggio, hanno già trovato qualcuno (VOI!) a cui dare la colpa. Errare è umano, ma dar la colpa a un altro, ancora di più.
Siatene certi, se tutto vi sembra andare bene, sicuramente state sopravvalutando qualcosa.
Certe cose si percepiscono anche nella vita di tutti i giorni! Quando non guardi, segnano. Quando incontrerete l’unico autobus che viaggia, in direzione opposta alla vostra, lungo una strada deserta? Ovvio, sul ponticello. E durante lo shopping? Se  piace, non hanno la misura. Se piace e hanno la misura, non sta bene. Se piace, hanno la misura e sta bene, costa troppo.
Ma se è periodo di saldi, non importa quale fosse il prezzo originale, ma quanto forte è lo sconto applicato.
Quindi, non lasciatevi affliggere dalla quotidianità. Il vero problema risiede nelle bruciature. Prima di proseguire vi ricordo che il vetro rovente ha esattamente lo stesso aspetto del vetro freddo. Ma finché ti morde un lupo, pazienza. Quel che secca è quando, ad azzannarti, è una pecora.
Rimanete fermi ai vostri principi e ai vostri valori, senza dimenticare che se aiutate un amico nel bisogno, non si scorderà di voi la prossima volta. Riuscirete così a farvi un nuovo nemico che, a dispetto degli amici che vanno e vengono, si accumulerà ai vecchi.
E lasciate perdere gli stupidi, né perdete tempo a discutere con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza. Purtroppo la somma dell’intelligenza sulla Terra è costante ma la popolazione è in aumento.
A tal proposito, se il computer  non dovesse dar segni di vita, funzionerà meglio se inserite la spina.

La Carezza Dell’amore

La foto è di Francesca Verde


Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo, questi orizzonti senza fine, questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti se mi ami!

Sono ormai assorbito nell’incanto di Dio nella sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo sono così piccole al confronto! Mi è rimasto l’amore di te, una tenerezza dilatata che tu neppure immagini.

Vivo in una gioia purissima.

Nelle angustie del tempo pensa a questa casa ove un giorno saremo riuniti oltre la morte, dissetati alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore infinito.

Non piangere se veramente mi ami!

Sant’Agostino