Buon Natale… Un Cazzo!

Buon Natale? Buon Natale un cazzo mi verrebbe da dire! Ma cosa di buono ci può mai essere in una festa insulsa come questa?!? Milioni di persone che scendono in piazza pronte a scambiarsi – ipocritamente – auguri, regali e propositi positivi per l’anno che verrà. Altrettante tavole imbandite di candele, luminarie, pacchetti, fiocchetti che addobbano, riempiono e stufano le case di ogni buon cristiano. Perché mai dovrei mischiarmi a questo? Che cosa ho a che vedere io con il Natale? Un bel niente!!!

E’ il compleanno di Cristo nostro Signore. Si, d’accordo. Ma senza essere blasfemo e trascendendo dal momento mistico-religioso, io odio festeggiare il mio di compleanno perché mai dovrei festeggiare quello di un Altro? Fondamentalmente sono feste di famiglia che in sincerità non mi appartengono, non mi piacciono, non conosco più. Sono passati i tempi delle corse in pasticceria o, peggio ancora, l’ansia di trovare chissà cosa sotto l’albero. Magari una sorpresa. Quella sorpresa tanto agognata negli ultimi 10-15 giorni che ti fa sentire meglio o peggio solo paragonandola ai regali dei tuoi amichetti più o meno ricchi.

Sai già cosa voglio, te lo faccio capire, tu te ne freghi e mi dai cosa vuoi tu. Io rimugino anche su un oggetto.

Ma che noia mi viene da dire! Ma è così difficile capire cosa desidero? Porca miseria, io non voglio niente. Eppure vengo risucchiato in questo vortice di spese, prezzi, sorrisi e bacini augurali. Mi viene voglia di andare alla mensa dei poveri a dare una mano! Lì si che sarebbe un Natale vero! In mezzo ad un branco di estranei sporchi e puzzolenti, senza un euro addosso e io – con il calore del portafogli e della casa che mi aspetta nel cuore – a porgerli un piatto di minestra tiepida. Ma almeno sarebbe vero: affamati loro, triste io.

Ho avuto giorni migliori. Fortunatamente sono sempre cascato in piedi dalle mie angosce, dai miei silenzi, dalle mie solitudini e perché no, anche dalle mie depressioni. Nessun tentativo suicida, nessuna pillola a buttarmi giù o a tirarmi su. Solo io, le mie lacrime e un cuscino a raccoglierle. Ciò che mi ha sostentato è l’orgoglio di pensare che tutto il mondo è fuori da quella stanza e che nessuno – volente o nolente – potrà mai aiutarmi e che io, solo io, sono giudice giuria e carnefice di me stesso. Non è lucida pazzia, è solo ferma consapevolezza che non sono nient’altro che il famoso granello di sabbia nel deserto. Un piccolo tanfo in questo putridume che ti spacciano per vita. Si, mangio e vomito odio. E’ come un nuovo sapore che mi fa ingordo e – senza ingrassare – mi nutre. Qualcuno direbbe che ho abbracciato il lato oscuro della forza. Ma chi ha più forza di combattere? Oramai mi sono arreso. A furia di tirare la corda, si è spezzata. E’ un rapporto incrinato, rotto troppe volte e i pezzi sono diventati troppo piccoli per essere rimessi insieme.  In fondo non si potrebbe riassumere così la vita? E’ come se il buon Dio – da astuto burlone – si divertisse in questo modo osceno alle nostre spalle… Sai che ridere?!?! Per Lui. Io oramai ho difficoltà anche a farmi una grassa risata e, a pensarci, – in questo periodo – mi sento un po’ Scrooge: cattivo, taccagno, arido e solo. Dovrei avere spalle larghe e forti per reggere il peso della vita ma sono state scoperte troppo presto e ora sono piene di piaghe. Non voglio comprensione, amicizia, aiuto ma che aiuto potrei mai cercare? Ma chi dovrebbe darmelo? Un amico? Un fratello? Una madre? Un padre? Ma figuriamoci. Io non so nemmeno che odore ha l’aiuto. Eppure, eppure non ero così e non riesco a focalizzare il fotogramma in cui tutto è cambiato. E’ stato un mutamento graduale, una crosta sottile intorno al cuore che è andata crescendo, lievitando è diventata talmente spessa da negargli addirittura la luce. Inizi con l’odiare le cene della vigilia, di conseguenza le persone con cui ti ci ritrovi – la maggior parte sconosciute – Le guardo e penso “Ma questi chi sono?!?”. Lo scambio dei doni?!? Già trattato. La Santa Messa? Uh quella poi!!! In mezzo ad una comunità di persone che se ne frega per un anno intero ma che a Natale sente il Santo dovere di andarci e io insardinato insieme a loro. Forse ne avranno bisogno e in fondo li posso capire, quando io ho avuto bisogno della Fede, mi sono aggrappato a Lei con tutto me stesso. Forse Lì ho trovato un po’ di sostegno e devo dire che ciò che ho chiesto, ciò che ho implorato con tutto me stesso, si è avverato. A saperlo prima mi sarei risparmiato tanto altro dolore. E’ vero, quando Dio ti vuole punire, esaudisce i tuoi desideri.

Che cosa desidero ora? Non lo so, è da tempo che mi pongo questa domanda. Se dovessi scrivere una lettera a Babbo Natale sarei fottuto! Starei lì fermo a rimuginarci. No niente soldi o harem o potere. So già che potrei averli da solo ed ottenerli per magia sarebbe una sconfitta maggiore del non averli raggiunti con le proprie forze. Però, a pensarci bene potrei chiedere ciò che mi hanno tolto con la forza, l’unica cosa di cui andavo veramente fiero e che mi hanno sottratto per un capriccio.

E’ vero i capricci si pagano con la felicità altrui. A ripensarci, un vulcano di rancore mi esplode dentro. Il mio povero stomaco – già minato da nervosismo ed ansia – gorgoglia grida di pietà. Quanto abbiamo sofferto insieme, gli darei la pace, ma ho troppa voglia di vedere dove si andrà a finire per accontentarlo.

Ero innamorato, si, credo sia la parola giusta. Ero innamorato, ero convinto che il mondo fosse migliore ed ero sicuro che io fossi migliore. Ma quanti “ero” emblemi di un tempo passato e che sinceramente non voglio che torni più. Ciò che è v”ero” è quello che vivo adesso: ansia, odio, paura di non riuscire, di non ottenere, di non essere. Ho sempre avuto la convinzione – e questo fin da bambino – che avrei fatto qualcosa che avrebbe cambiato il mondo, magari il modo di pensare, che sarei diventato – per chissà quale artifizio – un eroe del mio tempo.

Crescendo ma soprattutto vivendo, questa convinzione si è affievolita ma il desiderio no. Ho bisogno di grandi cose per vivere, di grandi persone al mio fianco per crescere ma la mediocrità che mi circonda – e di cui sono perno – me lo impedisce.

Sarei dovuto andare via tanto tempo fa per imparare cose nuove, un nuovo modo di vivere più asettico, meno romantico, rivolto al “dover fare per dover essere”. Probabilmente ora sarei una persona più vuota ma sicuramente più felice.

Ehi Scrooge, Levati Di Mezzo! Ho Da Parlare Con Uno Spirito!

La foto è di Ugo Villani

Sarà il freddo incalzante, eppure stasera faccio a pugni con i ricordi, citando indegnamente una canzone di De Gregori. Inciampo barcollante sulla porta di Ebenezer Scrooge e invoco lo spirito dei Natali passati.

Ho voglia di infanzia, di ritornare a giocare. Ho voglia di scrivere il mio personale Canto .

Il Natale aveva inizio con questo spot qui . Bastava che lo passassero in tv per pregustare le vacanze a scuola, il profumo di abete che mi investiva non appena aprivo la porta di casa, il rito di preparazione dell’albero e o’ presep . Mi piaceva il pastorello che raffigurava il guardiano delle pecore; era piazzato lì, seduto ai piedi di una montagna fatta di cartone e ricoperta di muschio. Mi sono sempre chiesta cosa contenesse la sua tracolla e perché l’agnellino più piccolo non riuscisse mai a tenersi in piedi.

Sì, ma il bambinello?

E’ troppo presto, dobbiamo aspettare la mezzanotte del 24“.

E’ che io alla mezzanotte non c’ero mai, o meglio, c’ero, ma riponevo il bambino Gesù nella capanna del presepe a casa di mia nonna. Mia zia lo preparava lì, ai piedi dell’albero, e puntualmente finiva sommerso da una pila di regali.

Tuttiatavolaaaa!

Una cena luculliana e quandoarrivalamezzanottechevoglioaprireiregali?

E guanti, sciarpe, cappelli, l’immancabile pigiama, videogiochi, barbie, maquestolopossocambiarechenehounoguale e il ritorno a casa, passeggiando per un Corso deserto e illuminato, insonnolita, ma allo stesso tempo impaziente di scoprire i doni lasciati dal misterioso e paffuto Babbo Natale.  Non ho mai capito quando mio padre trovasse il tempo di tornare a casa e lasciare i regali sotto all’albero senza che io me ne accorgessi; eppure, ricordo perfettamente l’emozione nello scartare il tanto agognato Dolce forno Harbert , che avrò usato al massimo due volte prima di vederlo scomparire dalla mia attenzione, offuscato dall’amena bellezza di altri superflui e, allo stesso tempo, necessari giocattoli.

Se potessi, domani non andrei a lavoro. Indosserei quei guanti colorati di quando ero bambina, quelli con i pupazzi ricamati sulle punta delle dita, e correrei a comprare i bengala ed i fiammiferi. Starei ore e ore seduta lì, sull’ultimo gradino esterno dell’entrata del negozio di mio padre, a guardare incantata la fiamma che lentamente si consuma circondata da scintille colorate e incandescenti.

Caro Spirito dei Natali passati, prometto che sarò brava!

In fondo, non chiedo tanto: mi basterebbe poter tornare ad essere per qualche ora quella bambina dalle scocche rosse ed il naso congelato. Può andar bene anche l’imbarazzante momento in cui davanti a tutti recitavo la poesia e poi con il piattino passavo a raccattare gli spiccioli che di lì  a poco avrei usato per giocare a Tombola.