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Alle Prime Cento Telefonate

Un uomo che ha poca credibilità ha solo un modo per riconquistarla: fare e dire cose che siano assolutamente credibili.

 

Se poi quell’uomo tenta, in un certo qual modo, di ‘sottrarre’ realtà ai destinatari dei propri messaggi e di traghettare gli stessi in un set cinematografico per cercare di persuaderli in modo quantomeno disonesto, quello stesso uomo è destinato a fallire perché non tiene conto del fatto che la discrepanza tra realtà vera e realtà virtuale è troppo forte per poter essere mascherata. Quello stesso uomo pregiudica definitivamente la percezione che gli altri hanno di lui. E dalla perdita di credibilità si passa alla derisione.

 

Dopo aver posto – attraverso Angelino Alfano – il giorno del via libera al Governo Monti – l’inserimento di una nuova ICI – anziché una patrimoniale – come condizione vincolante per la prima fiducia, ‘quell’uomo’ è riuscito (a distanza di pochi mesi) nella più grande impresa di disinformazione della storia recente del nostro Paese: rimuovere e negare completamente le proprie responsabilità, promettendo di riparare alle mancanze ‘altrui’ (ossia le sue). Una truffa che neanche Totò con la Fontana di Trevi. Il ladro che ti ruba la macchina e te la rivende a metà prezzo.

 

Con la ‘televendita’ di ieri finisce un’epopea. Esattamente com’era cominciata: al 21%. Molto presumibilmente, infatti, ‘quell’uomo’ perderà con lo stesso risultato con cui vinse nel 1994. Segno che, a differenza di 20 anni fa, è solo contro tutti, e non basterà un’alleanza con la destra più eversiva e reazionaria per poter tornare al Governo. Polarizzerà ulteriormente l’elettorato. E, se da un lato porterà al voto gli italiani più ‘fragili’, ‘interessati’ e con bassa scolarizzazione, dall’altro ‘costringerà’ l’80% dell’elettorato italiano che negli anni ha imparato a prendere le dovute distanze dal suo modus operandi, a stringersi attorno alla coalizione che ha maggiori possibilità di sconfiggerlo: Italia Bene Comune.

 

Perché oltre all’amigdala possediamo un ippocampo. Perché se le bugie hanno le gambe corte, quelle più spudorate non le hanno nemmeno. Perché non è possibile colmare, con promesse ancor più grandi, il vuoto di ciò che non si è mantenuto per anni. Perché, dopo che si è governato per così tanto tempo, la colpa non può essere sempre e ancora degli altri. Ora che lo spettacolo deve lasciar spazio alla vita, quella vera. Ora che il portafoglio piange, via il tendone del circo, i problemi restano.

 

Più che un colpo di teatro, quella di ieri è una zappa sui piedi. Il classico dell’uomo che ricade nel suo solito vizietto, che non sa smettere. Che finisce per interiorizzare i costumi dei propri elettori più di quanto questi abbiano effettivamente fatto con lui. Che oramai è vittima di se stesso, di quanto propagandato. Un attore che ha finito per diventare il ruolo che ha interpretato e a cui non rimane altro che il suo personaggio. L’unica cosa a cui non può più rinunciare. Che lo tiene in vita e al tempo stesso le dona un senso. Narciso sulla riva di un fiume in secca.

 

I sogni aiutano a vivere meglio, ma non si può vivere solo di questi. La paura, la rabbia, la delusione, lo smarrimento e la tristezza quotidiana non vanno via telelobotomizzandosi sul divano la sera prima di andare a dormire. Perché il malessere è al tempo stesso diffuso e intenso. Ci abbandonano 1000 imprese al giorno. Il tessuto industriale è pressoché compromesso. I grandi marchi che hanno pompato l’export italiano nei decenni passati sono scomparsi dopo aver primeggiato per anni in Europa e nel Mondo. La disoccupazione sale costantemente e il lavoro che c’è è precario e sottopagato. L’1% della popolazione si è arricchita ulteriormente e gode di immensi privilegi, mentre almeno 8 milioni di italiani sprofondano sotto la soglia di povertà. Assistiamo increduli allo stridente divario tra un finto sorriso non accompagnato dai muscoli oculari e le cavità oculari  piene di vere lacrime.

 

I riflettori vanno spostati da ‘quell’uomo’ alle condizioni degli italiani. Ne hanno bisogno. Mai prima d’ora se n’era sentita una tale necessità. E, nonostante le divisioni in fazioni, ognuna con una ricetta differente, si aspetta la fine un’epoca. L’incantatore di serpenti, il re delle televendite, l’imbonitore, ha smesso di funzionare. Il prestigiatore ha dato tutto quello che poteva. Della serie ‘puoi non aver ancora scoperto il trucco, ma sai di per certo che c’è’.

 

Si cresce, e dopo aver scoperto che non esistono né Babbo Natale né il topolino dei denti, finiamo per  scoprire – chi prima chi dopo – che anche il wrestling è tutta scena. Con le dovute eccezioni, s’intende.

 

Luigi De Michele

 

Sulla Percezione Della Bellezza.

 

A Washington DC, in una stazione della metro, in una fredda mattinata nel gennaio del 2007 , un uomo con un violino suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.Nel frattempo circa 2000 persone passarono per la stazione, molte di loro per andare a lavoro.

Dopo quasi 4 minuti, un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava, rallentò il passo e si fermò.

Pochi minuti dopo il violinista ricevette il suo primo dollaro. Una donna lanciò il denaro nel cappello e, senza fermarsi, continuò a camminare.

Dopo sei minuti , un giovane si appoggiò al muro per ascoltarlo, quindi guardò il suo orologio e riprese a camminare.

Dopo dieci minuti, un bimbo di tre anni si fermo, ma sua madre lo afferrò rapidamente, il bambino si fermò per guardare ancora il violinista ma la madre lo spinse forte e il bimbo continuò a camminare girando la testa per tutto il tempo. Questo accadde con molti altri bambini, ma tutti i genitori-senza eccezioni-obbligarono i loro figli ad accelerare il passo.

Dopo 45 minuti il musicista suonava ancora.Solo sei persone si fermarono ad ascoltare per un po’.Una ventina dettero del denaro ma continuarono a camminare.

L’uomo guadagnò un totale di 32 dollari.

Dopo un ‘ora smise di suonare ed uscì in silenzio. Nessuno ci fece caso e nessuno applaudì. Nessuno lo riconobbe.

Nessuno lo conosceva ma quel violinista era Joshua Bell, uno dei piu grandi musicisti del mondo.Suonò uno dei più complicati pezzi mai scritti con un violino del valore di 3 milioni e mezzo di dollari. Due giorni prima Joshua Bell aveva fatto il tutto esaurito in un teatro di Boston in cui i posti si aggiravano intorno ai cento dollari a persona per ascoltarlo suonare gli stessi brani.

Questa è una storia vera.Il suonare in incognito di Joshua Bell nella stazione metro del D.C. fu organizzato dal Washington Post  come parte di un esperimento sociale sulla percezione, sul  gusto e priorità delle persone.

L’esperimento fece nascere diverse domande:

In un ambiente comune, ad un’ora inappropriata, riusciamo a percepire la bellezza?

E se è così, riusciamo a smettere di apprezzarla?

(Notizia originale del Washington Post, foto by flickr.com, si ringrazia per la fedele traduzione Vito Cacciapaglia).

Visione O Miraggio ?

Alfredo Ossino - Ecologia - Pittura ad olio su tela

Mettete due pittori dinanzi allo stesso paesaggio,

l’uno accanto all’altro, ognuno col suo cavalletto

e tornate dopo un’ora a guardar quello che ciascuno ha tracciato sulla sua tela.

Vedrete due paesaggi assolutamente diversi,

tali da parer impossibile che il modello ne sia stato lo stesso.

Direte dunque che uno dei due ha tradito la verità?

 

 

Piero Calamandrei, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, Firenze, 1938.

(L’immagine è una pittura ad olio su tela di Alfredo Ossino )

Socialità Elettronica Nell’epoca Del Web 2.0


Valentina Rutigliani(*) intervista Eugenio Iorio (jaques bonhomme).

V. R. Quanto è indebolita la figura del politico, e l’aura di potere che tradizionalmente emanava, con l’entrata in scena dei cittadini sulle piattaforme in rete?
E. I. Non penso che la sfera politica si sia indebolita. Penso che siano cambiati i termini della reputazione, e soprattutto che la fiducia sia stata minata ulteriormente rispetto alla possibilità di accesso ad informazioni in tempi brevissimi, praticamente in tempo reale, su ciò che oggettivamente la sfera politica fa. Questo vuol dire che le forme di reputazione, e soprattutto le forme di fiducia, di lettura e di analisi della politica sono cambiate: proprio per questo noi oggi ci interroghiamo su come cambia l’opinione pubblica. L’influenza sociale si sta trasformando, per cui è chiaro che la politica che non comprende il web difficilmente riesce a mettersi in sintonia con quelle fasce di utenza che invece utilizzano il web.

V. R. Come ha dovuto reinventarsi la comunicazione istituzionale e politica alla luce delle nuove dinamiche comunicative innescate dal web 2.0?
E. I. La comunicazione politica ha dovuto rivedere le geometrie di relazione tra istituzione, cittadini, stakeholders, imprese. Ha dovuto necessariamente capire che la reputazione, cioè la costruzione di fiducia e consenso, partiva dalla connessione relazionale; e questa esperienza relazionale è dovuta diventare necessariamente conversazione. Per cui è chiaro che un’amministrazione che ha saputo adeguare, attraverso la convergenza tecnologica, i propri strumenti di dialogo a tutte le forme – dal telefono al fax, alla posta elettronica, ma anche Skype, Facebook e così via – ovviamente ha potuto permettere una costruzione diretta con il cittadino al quale ha fatto scegliere la forma, e quindi il canale, di comunicazione che preferiva nella conversazione. Questo ha innescato un processo di relazione nuova: all’interno di questa relazione i flussi di comunicazione e di informazione sono totalmente cambiati.

V. R. Lei è tra i fondatori di Ottavopiano.it, tra i primi 5 blog collettivi più letti e votati in Italia. Un medium “tattico, convergente ed estremamente pericoloso”. Di che si tratta? Cosa sono i media tattici?
E. I. La definizione di medium tattico nasce con un massmediologo gesuita, Michel de Certeau. Egli sosteneva che nelle pratiche quotidiane come la lettura, la scrittura – oggi potremmo dire scrivendo un post – ci si poteva liberare dalle proprie angosce, dalle proprie paure, ma soprattutto dal dominio di chi aveva attivato queste paure e queste angosce, cioè dal dominio del potere, che tendeva a costruire una coercizione attraverso emozioni negative nella vita di queste persone. E grazie alla scrittura, quindi, o anche grazie a una forma di espressione artistica, ci si poteva liberare. Quando negli anni Novanta abbiamo vissuto la teorizzazione dei media tattici, di Garcia e di Lovink, abbiamo ritenuto, come mediattivisti, di poter utilizzare i blog in un modo non solo tattico, dal punto di vista di mettere in rete più soggetti che ambivano a liberarsi dalle paure del quotidiano, ma soprattutto svolgevamo anche un ruolo strategico: cercavamo di costruire delle aree libertarie, delle zone temporaneamente autonome, dove la nostra libertà fosse piena. In realtà questo è totalmente fallito, perché le logiche di dominio capitalistico si sono impossessate sempre più in maniera forte della rete. Per cui la new economy, anche se è stata tipicamente per molti una bolla di sapone, ha costruito dei grandi centri di potere economico nella rete.
Oggi che cosa significa utilizzare media tattici: noi riteniamo che non si può più sovvertire un messaggio, così come ad esempio Umberto Eco ci ha spiegato nel testo “Per una guerriglia semiologica”, ma abbiamo bisogno di sovvertire il contesto, perché sovvertendo il contesto noi possiamo riscrivere la lettura. Come ci ha spiegato Barabàsi, possiamo connettere quelli che sono i profili della rete – Hub, nodi, switch, router e bridge – per poter creare una nuova forma di influenza sociale, in cui la desacralizzazione dell’immagine e lo svuotamento semantico delle parole, che hanno costituito la base fondante per il dominio capitalistico, e anche lo schiacciamento individuale sul presente e l’incapacità di costruire nell’immaginario collettivo un futuro certo, ci può portare ad attuare queste pratiche quotidiane. Quindi, in sintesi, un medium tattico fa questo: costruisce pulsioni libertarie. Attraverso la scrittura, attraverso la lettura, attraverso la possibilità di comunicare la propria vitalità, sentirsi vivi quando spesso si è chiusi in recinti in cui qualcuno, in un sistema panottico, cerca di osservarci e di tenerci chiusi.

(*) Valentina Rutigliani ha intervistato Eugenio Iorio e ha riportato il testo all’interno della sua tesi di laurea  in “Cinema, fotografia e televisione” del Corso di laurea magistrale in “Informazione e sistemi editoriali” dell’Università di Bari.
Il titolo della tesi è “Socialità elettronica nell’epoca del web 2.0”.

E’ Questione Di Tempo…

In questo post, sono state catalogate e schematizzate le figure di influencer che, in virtù delle loro caratteristiche, riescono a modificare l’opinione pubblica.
Proprio in questo senso, pensavo al ruolo che svolgono i giudici nel nostro Paese.
Volendo schematizzare, il giudice o il magistrato (la mia analisi è tout court e non vuole essere in alcun modo giuridica) potrebbe essere definito un Guru in quanto detiene il potere delle relazioni, della conoscenza e della persuasione  (nota di Oz).
Il giudice può contare innumerevoli relazioni umane: personali (amici, parenti, gente comune), professionali (imputati, colleghi, personale), collaterali (politici, imprenditori, malavitosi).
Al pari degli intellettuali (i router) ha conoscenze proprie e derivanti dalla professione che svolge. Il giudice, nella sua qualità, può avere accesso a diverse informazioni precluse alla gente comune (intercettazioni, pedinamenti ed indagini di vario genere).
Nelle sue funzioni, è uno switch. Le informazioni ottenute (indagini), le instrada affinché una porta (indagato) ne venga colpito.
Il giudice, o il magistrato, vive, inoltre, dei benefici del bridge e del firewall!
Come un bridge, il giudice fa da ponte tra varie realtà sociali e professionali e le sue informazioni, derivano da altri bridge (collaboratori o altri giudici). Ha la funzione di firewall, i togati sono organizzati in lobby (l’ultracasta) organizzati con regole proprie.
Voglio ricordare che nell’esercizio delle sue funzioni, il giudice non ha responsabilità civile (sì parla di effettività non di esistenza cfr. L. 117/88), ergo non solo causa ingenti danni al cittadino, ma mina alla radice la legalità e la democrazia!
Al giudice, vanno riconosciute altre due peculiarità: l’autorevolezza e l’uso del tempo.
L’autorevolezza è classificabile in immateriale ed in materiale. Immateriale perché ogni magistrato vive della propria aurea di intoccabilità (e della propria presunzione). Materiale, perché il giudice fa  le sentenze (parlo di vincolo morale e non ex lege) e quindi precedenti. Obbliga così tante persone ad attenersi ad un comportamento che egli stesso impone [talvolta anche senza osservare le leggi (i salomonici giudizi di equità)].
Il tempo, ma forse sarebbe più corretto parlare di tempistica (i magistrati, è noto, riescono ad influenzare anche l’agenda della politica). Il giudice può decidere quando mettere in moto tutte le sue potenzialità e scagliarle contro il presunto, siamo pur sempre garantisti, reo.
Credo sia chiaro, come questa figura possa in totale autonomia vivere sulle spalle della comunità, aggiustando situazioni civili e politiche a proprio piacimento, piegando al proprio volere la dura lex.
Ora Vi pongo una domanda, ma se ci fosse qualcuno pronto a cambiare lo status quo, a questa minaccia, l’ecosistema appena descritto come reagirebbe?

A Voi la risposta…