A Volte L’Uomo Inciampa Nella Verità, Ma Nella Maggior Parte Dei Casi Si Rialzerà E Continuerà Per La Sua Strada. (Piccolo Compendio Alle Noie Della Vita)

“Se qualcosa può andar male, lo farà”. Così declama la legge di Murphy e d’altronde, come dargli torto? Generalmente, lasciate a loro stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.
A quanti, seduti su di un comodo divano, non è successo, con una mossa sbagliata, di far scivolare il telecomando della tv per terra? Tranquilli, cadrà sempre in modo da produrre il maggior danno possibile. Di pari passo in macchina, la coppa dell’olio o la batteria quando decideranno di rompersi? Quando avremo una fretta irrimediabile! Come dire, tutte le cose vanno male contemporaneamente e si danneggiano in proporzione al loro valore.
E dopo il danno? La beffa! Dovremmo sentirci i soliti medici che hanno un rimedio per tutto, quei qualcuno che “l’avevano detto”, sempre pronti ad intasare la nostra coda, perché l’altra va sempre più veloce. Ed è inutile cambiarla, quella che si è appena lasciata diventerà immediatamente la più celere. Senza contare che più è urgente il motivo per cui si fa una fila, più lento sarà l’impiegato allo sportello. Perché se c’è una maniera di rimandare una decisione importante, la buona burocrazia, pubblica o privata, la troverà.
Tutto diventa un delirio e se le persone intorno a voi sorridono quando le cose vanno male, è perché non hanno capito il problema o peggio, hanno già trovato qualcuno (VOI!) a cui dare la colpa. Errare è umano, ma dar la colpa a un altro, ancora di più.
Siatene certi, se tutto vi sembra andare bene, sicuramente state sopravvalutando qualcosa.
Certe cose si percepiscono anche nella vita di tutti i giorni! Quando non guardi, segnano. Quando incontrerete l’unico autobus che viaggia, in direzione opposta alla vostra, lungo una strada deserta? Ovvio, sul ponticello. E durante lo shopping? Se  piace, non hanno la misura. Se piace e hanno la misura, non sta bene. Se piace, hanno la misura e sta bene, costa troppo.
Ma se è periodo di saldi, non importa quale fosse il prezzo originale, ma quanto forte è lo sconto applicato.
Quindi, non lasciatevi affliggere dalla quotidianità. Il vero problema risiede nelle bruciature. Prima di proseguire vi ricordo che il vetro rovente ha esattamente lo stesso aspetto del vetro freddo. Ma finché ti morde un lupo, pazienza. Quel che secca è quando, ad azzannarti, è una pecora.
Rimanete fermi ai vostri principi e ai vostri valori, senza dimenticare che se aiutate un amico nel bisogno, non si scorderà di voi la prossima volta. Riuscirete così a farvi un nuovo nemico che, a dispetto degli amici che vanno e vengono, si accumulerà ai vecchi.
E lasciate perdere gli stupidi, né perdete tempo a discutere con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza. Purtroppo la somma dell’intelligenza sulla Terra è costante ma la popolazione è in aumento.
A tal proposito, se il computer  non dovesse dar segni di vita, funzionerà meglio se inserite la spina.

Public Camp, Ottavopiano, I Media Tattici E La Strategia Del Paradosso

Qualche mese dopo il mio arrivo in Puglia (ottobre 2006), organizzai un primo meeting dei comunicatori di Puglia, al Kursaal Santa Lucia (cinema/teatro di Bari). C’erano 40 persone la mattina e 8 il pomeriggio. Un flop, ma non mi fermai.
Eppure pensavo che la mia idea di connettere i comunicatori o gli operatori degli URP (Uffici di relazione con il pubblico) dei comuni o delle province pugliesi a qualcuno doveva interessare.
Eppure la rete tra comunicatori pubblici ha sempre stentato, anche quando lanciammo Puglia 2.0, ovvero la comunità virtuale pugliese degli URP. La comunicazione pubblica appiattita sotto il peso della comunicazione politica (che appiattisce anche la politica) generava respiri corti e aveva poco interesse per i respiri lunghi.
Sono tre anni che il Public Camp ormai esiste. Sono tre anni che riempio le sale di giovani, di comunicatori, di persone interessate alla comunicazione. Sono tre anni che ci confrontiamo con l’Italia e il Mondo.
Ai tempi dell’università ero anche un operatore sociale dell’Arci, che lavorava con i minori a rischio e il sommerso.
E provavo nel mio più grande limite, quello di non esser mai andato via dal mio paese di origine, a dire a tutti che il mondo e la vita non erano racchiuso nei confini territoriali e negli interstizi di quel territorio.
Non ho mai pensato che nella comunicazione serva a qualcosa parlare di bello o brutto. La comunicazione o raggiunge l’obiettivo (messaggio>target>feedback) oppure no. E se la comunicazione raggiunge il suo obiettivo, vuol dire per forza che ha una strategia e una tattica, lo sa bene Campbell.
Oggi studio la potenza dello storytelling, dell’immaginificazione e del framing.
Sono uno studioso e chiamo gli autori delle mie letture a spiegarmi cose che se pur capisco ho bisogno di capire meglio.
Vivo delle mie analisi e dei miei confronti. Ero convinto che Formenti fosse più significativo di Castells, e lo ho dimostrato prima a me stesso che agli altri.
Perchè per me la conoscenza è una forma di libertà.
Utopia e entropia.
Perchè De Certeau mi ha spiegato che nelle mie pratiche quotidiane, come la lettura, la scrittura, i miei post su internet, posso esercitare il mio modo tattico di resistere ai domini del potere e della normalizzazione, in una società che è una tecnologia delle credenze collettive.
Quando negli anni novanta ho sperimentato l’insegnamento del prof. Eco, ovvero sovvertire il codice in una guerriglia semiologica che unita alla battaglia digitale per una internet libera, una TAZ libertaria, mi sono convinto che tutto dipendeva dall’identità.
La gioiosità e la pericolosità di identità multiple e collettive si opponevano alla limitatezza e al controllo delle singole identità.
L’hacking, il social engeenering, Luther Blissett, i media tattici, Genova 2001.
Poi fu solo coercizione. Uno stigma che non si cancella più. Dominio del sapere da parte del mercato, il dominio capitalistico delle nostre identità normalizzate.
Poi la sovversione del codice fu normalizzata, la pubblicità e la tv hanno fagocitato ogni codice.
Non solo.
Da uomo ombra ben so quanto conta la capacità di costruire strategie del paradosso e ingegnerie di influenza sociale.
So cosa significa un sistema panottico, l’ho capito conoscendo un uomo, Renato il carbonaro.
So cosa significa oggi la rete, matrice in cui vivono pulsioni e desideri di libertà, ma non la certezza di libertà.
Deleuze mi ha insegnato non abbiamo bisogno di comunicazione, al contrario ne abbiamo troppa. Abbiamo bisogno di creatività. Abbiamo bisogno di resistenza al presente.
./exploit the media
Nuove geometrie di relazione.
Immaginificazioni sul futuro anteriore.
E così che nasce la strategia del paradosso che anima il Public Camp e Ottavopiano.
Il potere è relazionale, il dominio istituzionale. Le istituzioni che producono relazioni, che cedono potere.
Sovvertire il codice non si può, sovvertire il contesto significa riscrivere la lettura.
Il Public Camp è una rete connettiva di cervelli, il cui hub oggi non sono più solo io. Oggi è venuto il momento che produca codice.
Ottavopiano è il tentativo di generare un contesto diffuso, in cui il codice può essere rifissato perchè produca significato e senso.
Nella società indefinibile è il numero di contesti e codici, totale è la confusione.
Public Camp e Ottavopiano sono media tattici.
Sistema produttivo e politico globale dell’unico esistente possibile – che espropri tempi, energie e saperi, che annulli continuamente gli spazi di autonomia e criticità, riducendo capacità e valori a rotelle di un’assurda macchina, volta a produrre infelicità e trarne profitto – io oggi non solo ho imparato la Tua lingua per farti pesare di più i miei silenzi.
Oggi io sto decodificando la Tua lingua.

Notturni

La città è umida. Le luci della tangenziale mi avvolgono nella loro nebbia gialla. Le mie dita suonano, come su di un pianoforte, i tasti dello stereo. Anche la radio mi rema contro.
A quest’ora avrei dovuto sentire i tuoi si lambire i miei lobi, accarezzare le tue mani aggrappate alle lenzuola, vedere i tuoi sguardi coperti da palpebre di piacere.

Ma i fari di un’auto mi riportano alla ragione. Tu sei lontana e chissà. Forse lo so? Forse lo sai?

La mia carrozza conosce la strada, a memoria mi riaccompagna a casa.

Un altro giorno è passato, ed è l’unica cosa che mi consola.

La Solitudine Di Un Bacio Rubato

“La bontà e la rinuncia regalano un’amicizia vera. Un’amicizia che non hai chiesto. Un’amicizia che si cerca sempre di evitare. Un’amicizia che si sveglia quando ti svegli. Un’amicizia che si addormenta quando ti addormenti. Un’amicizia con la quale vorresti litigare ogni giorno e non farci più pace. Un’amicizia che ti insegna a non cercare più occasioni con nessuno. Un’amicizia che non puoi sgridare perché è sorda e non capirebbe la vergogna e la paura che provi nell’averla sempre alle spalle, come un’ombra che ti segue senza lasciarti mai.
Un’amicizia che si chiama solitudine. Una solitudine troppo grande da oscurare anche i sogni più colorati. Una solitudine che sai di non meritare.
Una solitudine.
La solitudine.”

Le avrai sicuramente riconosciute. Le ho rubate al tuo “mondo”. Lo so, non avrei dovuto, ma sono così presuntuoso da pensare che adesso sono io il tuo amico nato dalla bontà e dalla rinuncia.

Sto rileggendo quel messaggio. Non so quante volte sia già successo. Come in un film, vedo e rivedo delle immagini che, solo delle dannate coincidenze, mi hanno privato di vivere.

Un bacio rubato, sottratto dalla fretta e, paradossalmente, dalla necessità di allontanarci.

Eppure per me sei lì, con l’affanno di una corsa al freddo, dietro i vetri che ci separano, a guardarmi con la disperazione di una rabbia muta che non può essere ascoltata. Posso immaginare la delusione nel tornare sui tuoi passi, illuminata da neon che rendono ancora più freddo il gelo nel tuo cuore, con la fronte aggrottata per non aver poggiato di nuovo le tue labbra alle mie.

Un freddo intenso, che si è sciolto con un gesto. Un piccolo – dolce -, immenso pensiero che mi ha regalato più di un sorriso e tante lacrime.

Non avevo il coraggio di aprirlo, ma il bisogno di un altro contatto con te è stato irrefrenabile.

Mi manchi come ti amo.

Percezioni

È strano come certi avvenimenti trovino una collocazione ben precisa nella mente umana, trascinando dietro tutti i contorni.

Probabilmente la assuefazione al dolore porta come effetto collaterale l’immagazzinare anche il corollario.

Credo sia un modo per stemperare tutti i sentimenti in un mare ben più ampio, dando un significato più blando e meno netto alle emozioni. Un modo per poter confondere la rabbia con un colore, la gioia con un odore e riassumere un intero avvenimento in un sola frase.

Come taluni che dimenticano gli avvenimenti spiacevoli, così io li soffoco, circondandoli di dettagli che rimangono nitidi a discapito dell’avvenimento caratterizzante.

Non è un dono, di sicuro, ma una forma di sopravvivenza.

Lo “scatto” è di Liliana Giannone

Vecchi Simboli. Nuove Guerre…

Propongono leader,anziché idee. Ci inscatolano una vita distante anni luce dal mondo che sogniamo.

Ma è tempo di andare oltre la destra e la sinistra. Superare le lacerazioni del passato, di capire che bisogna rispondere alle sfide odierne del capitalismo globale.

Il nemico, il nuovo nemico, opera su binari diversi, distanti anche dalla recente contrapposizione liberismo-socialismo.

Dobbiamo rifondare la politica su basi comunitarie, aprire a nuove e antiche sensibilità come l’ambiente, il recupero dei centri storici, l’idea di tradizione, l’identità, non chiusa nella riserva indiana ma aperta alla dimensione locale e alla civiltà europea, il senso del sacro.

Bisogna liberarsi del nostalgismo fradicio e furbetto di chi commercializza la memoria degli ideali ai soli fini elettorali, una specie di compravendita politica farcita di ignoranza culturale di base. Solo grazie a questi piccoli passi che la prospettiva culturale e antagonista degli opposti si potrà finalmente rivalutare.

Siamo di fronte ad una svolta storica, ma senza il consueto corteo di analisi, di proiezioni, di previsioni. Anche se, come al solito, turbe di «esperti» ci disegneranno i loro scenari per l’ avvenire. Ben prima di Hegel, gli antichi Padri parlavano dell’ ironia divina: l’Onnipotente si prende gioco della presunzione umana nel voler prevedere un futuro di cui Egli solo conosce il mistero.

Lo “scatto” è di: Francesco Monaco

Guardando Dall’8° Piano In Giù…

Il sole entra dalle finestre che sbirciano su Croke Park.
La luce si infrange nei vetri. Un arcobaleno di colori si proietta sulle pareti della mia camera da letto. Il cuscino è morbido, le coperte calde, l’aria tiepida.
Il sogno, per un attimo, è realtà.
Guardo fuori. Un uccellino blu cinguetta sul ramo dell’albero che accarezza il terrazzo.
E’ ora di alzarsi!
Infilo le pantofole. Da sotto al letto, spunta il musetto di Charlie.
Apro la porta. Il nostro pianerottolo di emozioni è, come sempre, sottosopra!
Mi guardo intorno. Il tavolo è pieno delle birre di Oz. I grafici di Jacques, sono sparsi ovunque… anche stanotte ci sarà stata bisboccia!!!
Sulla bacheca ci sono messaggi di nuovi amici. Un sorriso, sveglia il mio volto assonnato.
La tv è ancora accesa. Sullo schermo, in un incessante loop, i video dei ricordi di un tempo. Mi soffermo a guardarli. In tre minuti, scorre tutta la mia vita. Rinsavisco, è ora di preparare la colazione!
La cucina è nascosta dietro una tenda di piccoli batuffoli di lana.
Latte, cereali, frutti rossi… bene c’è tutto!
Il cucchiaio è nella ciotola, chiudo gli occhi, so che una nuova giornata sta per iniziare, inspiro. L’aria è nei polmoni, si carica di disagi, paure e… dei sogni dell’ultima notte.
Un soffio gelido, mi brina le labbra…
Li riapro e sono di nuovo nel mio ufficio…