Alla Sagra Del Ridicolo

Alla sagra del ridicolo c’è sempre una gran folla.

Non lo dica a me, sapesse che fatica!” Ciarla la signora dal balcone apparecchiato a festa. La coperta è già calata, si aspetta il Santo e con lui la processione dei bei Signori.

Inciampa tra la folla la vecchietta. Un sorriso malconcio e sdentato al ragazzotto che la sorregge al volo.

“BOMBOLONI, BOMBOLONI” grida l’omino con la faccia unta di fritto. La gente lo osserva nauseata, eppure non riesce a resistere alla tentazione di affondare i denti in quell’impasto bollente e odoroso di zucchero.

Eccoli lì, le mani imbrattate da una effimera dolcezza. Lo stomaco grida: “VENDEEETTA!” mentre un bambino, con lo sguardo supplicante, indica il carretto colorato, combattuto tra il desiderio di un palloncino svolazzante e quello del pesciolino rosso imprigionato in un’ampolla di vetro.

Muove la pinna in maniera flemmatica, quasi annoiato. Il trambusto è ovattato dall’acqua, ma sono striduli i vagiti del neonato, e la sirena continua a suonare. La ragazzina seduta sulla panchina non smette di masticare con la bocca aperta e dall’ampolla gli incisivi sembrano molto più grandi, simili alle fauci di uno squalo.

Oddio… la sagra del ridicolo si è trasformata nella festa degli orrori. Mi guardo intorno spaesata, ho voglia di scappare. Resto immobile, perdutamente incantata dall’oscenità di questo implorante spettacolo umano.