tornaconta

Chi Torna Conta!

‎”Avete tutto il diritto di stare a casa, se volete, ma non prendetevi in giro pensando di non votare. In realtà, non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto di un irriducibile”.
David Foster Wallace, Forza, Simba, 2000

Qualche Informazione Utile:
Per chi viaggia in nave: le società di navigazione Compagnia Italiana di Navigazione e Compagnia delle Isole applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, una riduzione del 60% sulla tariffa ordinaria per gli elettori che dovranno raggiungere (dall’Italia o dall’estero) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti.

Per chi viaggia in aereo: Alitalia e Blue Panorama hanno previsto il rimborso del biglietto fino a 40 euro a elettore per i voli effettuati sul territorio nazionale dal 17 febbraio al 4 marzo 2013. Alitalia ha inoltre previsto delle tariffe agevolate per i giovani fino ai 26 anni non compiuti che si trovano all’estero per motivi di studio. Per loro, in caso di viaggi tra il 18 e il 28 febbraio, sono previste tariffe speciali a partire da 49 euro solo andata o 99 euro andata e ritorno sui voli internazionali in partenza da diverse città europee. Per usufruire dell’agevolazione è necessario chiamare il Customer Center Alitalia (dall’estero +39 0665649; dall’Italia 892010) oppure recarsi in un’agenzia di viaggio autorizzata, esibendo questi documenti:
documento di identità;
documento/tessera elettorale;
timbratura tessera elettorale che attesti l’avvenuta votazione, per il viaggio di ritorno.

campocalcio

Potiamo L’abete!

La battuta più bella su Giancarlo Abete, detto Giancarlino, è di Zdenek Zeman. A cena con un nemico, con Abete? «Perché no? Abete non è mio nemico, ma nemico del calcio». A rincarare la dose ci ha pensato poi Mino Raiola, il potente procuratore italo-olandese: «Parliamo di un presidente che non è riuscito a portare a casa gli Europei, che non è riuscito ad aiutare i club a fare gli stadi di proprietà, non ha fatto un solo cambiamento dal basso, dal profondo del calcio italiano, eppure è ancora lì».
Alla Federazione Italiana Giuoco Calcio ha accettato di ricandidarsi, in ossequio alla mai tramontata formula del “se me lo chiedono…”, Giancarlo Abete, classe 1950. Parlamentare della Democrazia Cristiana dal 1979 al 1992…e potrei fermarmi qui…Abete ha attraversato indenne qualsiasi terremoto che abbia colpito il nostro calcio dal 1996, anno in cui assunse la carica di vicepresidente. A sostenerlo ci sono due novellini della poltrona come Mario Macalli, classe 1937, presidente della Lega Pro dal 1997 e Carlo Tavecchio, nato nel 1943, capo della Lega Nazionale Dilettanti dal 1999. E’ con questa ventata di novità, con queste finestre spalancate che vogliamo far entrare aria fresca nella casa dello sport italiano. In fondo Bill Clinton sparì dalla vita pubblica a 55 anni dopo due mandati da presidente degli Stati Uniti d’America.
Ma il calcio italiano è in crisi? “Ma non scherziamo, l’Italia è arrivata seconda agli Europei” Crisi economica, bilanci in passivo, campioni che se ne vanno, e tanto altro ancora: queste le tematiche che da diversi mesi, sulla scia del difficile momento dell’intero paese, occupano le pagine delle riviste sportive e animano i dibattiti televisivi intorno allo sport più popolare del Belpaese.
Dall’estate del 2006 abbiamo visto cose assurde legate al mondo della giustizia sportiva, indicative del perché questo sistema garantisce una giustizia non equa con piena consapevolezza di chi la governa.
Con la vicenda legata all’ultimo scandalo del calcio scommesse hanno trovato spazio anche le esasperazioni. Latitanti non ancora pentiti o in via di pentimento che contattano o vengono contattati dalle redazioni dei giornali, che pubblicano lo scoop dopo aver accomodato la versione, rendendola più vicina all’obiettivo da colpire. La condizione necessaria per salire agli onori della cronaca è che il pentito, prima ancora di essere credibile, deve risultare “accomodabile” . 
In tutto questo marciume nemmeno tanto nascosto, cresciuto grazie ad istituzioni sportive inconcludenti, sponsor di interessi che nulla hanno a che vedere con lo sport, quale è la priorità degli esimi rappresenti delle istituzioni sportive? Salvaguardare la poltrona!
Si pensa alla poltrona nel momento in cui, anche grazie alla loro incapacità di controllo e prevenzione, il nostro calcio ha toccato il fondo.
Le istituzioni sportive hanno il potere di decidere chi condannare, chi assolvere, chi credere, cosa dimenticare e cosa enfatizzare, senza necessità di rispettare norme o regolamenti che possono sempre essere cambiati in corsa o semplicemente ignorati. L’autonomia della giustizia sportiva garantisce libertà di movimento. E’ questo il privilegio che si vuole preservare.
La cosa che più mi spiace è che nel rutilante e meraviglioso mondo del pallone non si trova uno meglio di lui.

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Non Siamo Stato Noi! Noi Sappiamo, Noi Non Dimentichiamo!

 C’era un tempo in cui le bugie di Stato animavano i miei pensieri di cittadino insignificante sulle stragi senza verità.
Una velleità scomposta giocava con le cause buttate lì: ogni anno una nuova.
I depistaggi di Cossiga, le mezze verità di Carlos, i mozziconi di Gelli: tutti dannatamente alla ricerca di confusione perché la verità perisca soffocata.
Ma quest’anno è un anno diverso.
Giusva dice che ‘perdere un figlio è diverso che perdere una suocera’ e «i servizi segreti deviati sono una bestemmia i servizi segreti devono fare cose deviate».
Mi sono addormentato così questa notte, con queste parole.
E purtroppo io, ormai, le condivido. Chi non è sposato e non ha figli o chi è ignorante dello Stato non condivide.
Niente è deviato.
Solo le mancanze di memoria e consapevolezza deviano.
Lo sa anche Ingroia, che preferisce lasciar perdere nell’indagine trattiva Stato-Mafia gli anni dal 1991 al 1993; tanto in Italia è sempre meglio partire dalla seconda Repubblica in cui tutte le colpe sono solo di Berlusconi.
Ma nonostante questo, quest’anno ho fatto un sogno.
Un sogno strano.
Ero su un aereo, sembrava quello di Ustica.
Ci hanno colpito con un missile, la prima volta in aria, la seconda volta quasi a terra.
Pensavamo di salvarci noi su quell’aereo. La nostra colpa è che viaggiavamo su un aereo simile a quello che clandestinamente usava Gheddafi per venire in Italia.
Gli Usa lo hanno sempre voluto morto, ma i missili non erano americani erano francesi.
Cazzo i francesi, ci hanno uccisi loro. Son morto ma mi ritrovo lì nella stazione di Bologna, la mia direzione è Roma: sto andando a chiedere allo Stato Italiano perché non dichiara guerra alla Francia.
Mi han sentito, sento un’esplosione, un calore che mi squaglia. Mi sveglio sudato, mi viene da piangere.
Son morto due volte, una volta per mano dei francesi, una volta per mano nostra degli italiani.
Ma per fortuna abbiamo evitato una guerra.
Non sono Stato io. E allora Giusva Fioravanti ha ragione, i servizi non sono deviati e anche Gelli ha ragione quando dice «noi abbiamo facilitato lo Stato italiano per tanto tempo» e che «il potere nelle mani lo avevano avuto, era dovuto ai comportamenti amichevoli di quelli che avevano il potere» e «ci avevano riconosciuto e consentito di nominare il capo dei servizi segreti».
Ma Gelli e Pazienza si son conosciuti solo nel 2008.
Cossiga è morto e ha portato con se le sue bugie di Stato.
Guardo l’orologio è fermo alle 10 e 25 di quel 2 agosto 1980.
Anche quest’anno non ho dimenticato.

Noi sappiamo,
noi non dimentichiamo.

ANTONELLA CECI anni 19
ANGELA MARINO anni 23
LEO LUCA MARINO anni 24
DOMENICA MARINO anni 26
ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA anni 57
VITO DIOMEDE FRESA anni 62
CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA anni 14
ANNA MARIA BOSIO IN MAURI anni 28
CARLO MAURI anni 32
LUCA MAURI anni 6
ECKHARDT MADER anni 14
MARGRET ROHRS IN MADER anni 39
KAI MADER anni 8
SONIA BURRI anni 7
PATRIZIA MESSINEO anni 18
SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA anni 34
MANUELA GALLON anni 11
NATALIA AGOSTINI IN GALLON anni 40
MARINA ANTONELLA TROLESE anni 16
ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE anni 51
ROBERTO DE MARCHI anni 21
ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI anni 60
ELEONORA GERACI IN VACCARO anni 46
VITTORIO VACCARO anni 24
VELIA CARLI IN LAURO anni 50
SALVATORE LAURO anni 57
PAOLO ZECCHI anni 23
VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI anni 23
CATHERINE HELEN MITCHELL anni 22
JOHN ANDREW KOLPINSKI anni 22
ANGELA FRESU anni 3
MARIA FRESU anni 24
LOREDANA MOLINA IN SACRATI anni 44
ANGELICA TARSI anni 72
KATIA BERTASI anni 34
MIRELLA FORNASARI anni 36
EURIDIA BERGIANTI anni 49
NILLA NATALI anni 25
FRANCA DALL’OLIO anni 20
RITA VERDE anni 23
FLAVIA CASADEI anni 18
GIUSEPPE PATRUNO anni 18
ROSSELLA MARCEDDU anni 19
DAVIDE CAPRIOLI anni 20
VITO ALES anni 20
IWAO SEKIGUCHI anni 20
BRIGITTE DROUHARD anni 21
ROBERTO PROCELLI anni 21
MAURO ALGANON anni 22
MARIA ANGELA MARANGON anni 22
VERDIANA BIVONA anni 22
FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ anni 23
MAURO DI VITTORIO anni 24
SERGIO SECCI anni 24
ROBERTO GAIOLA anni 25
ANGELO PRIORE anni 26
ONOFRIO ZAPPALA’ anni 27
PIO CARMINE REMOLLINO anni 31
GAETANO RODA anni 31
ANTONINO DI PAOLA anni 32
MIRCO CASTELLARO anni 33
NAZZARENO BASSO anni 33
VINCENZO PETTENI anni 34
SALVATORE SEMINARA anni 34
CARLA GOZZI anni 36
UMBERTO LUGLI anni 38
FAUSTO VENTURI anni 38
ARGEO BONORA anni 42
FRANCESCO BETTI anni 44
MARIO SICA anni 44
PIER FRANCESCO LAURENTI anni 44
PAOLINO BIANCHI anni 50
VINCENZINA SALA IN ZANETTI anni 50
BERTA EBNER anni 50
VINCENZO LANCONELLI anni 51
LINA FERRETTI IN MANNOCCI anni 53
ROMEO RUOZI anni 54
AMORVENO MARZAGALLI anni 54
ANTONIO FRANCESCO LASCALA anni 56
ROSINA BARBARO IN MONTANI anni 58
IRENE BRETON IN BOUDOUBAN anni 61
PIETRO GALASSI anni 66
LIDIA OLLA IN CARDILLO anni 67
MARIA IDRIA AVATI anni 80
ANTONIO MONTANARI anni 86

« Libera me, Domine, de morte æterna, in die illa tremenda, quando coeli movendi sunt et terra. Dum veneris iudicare sæculum per ignem. Tremens factus sum ego et timeo, dum discussio venerit atque ventura ira. Dies iræ, dies illa, calamitatis et miseriæ, dies magna et amara valde. Requiem æternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis. »

Tecnocrazia Al Potere, Il Sogno Che Si Avvera

Se ti chiedono di prendere in mano tutto, in una situazione drammatica come questa, tu che fai? Accetti per forza. Male che ti possa andare, diventeresti il salvatore della Patria, addirittura d’Europa. Non hai nulla da perdere: in un caso, si può dare la colpa al governo precedente, quello degli appalti alla Protezione civile, della recessione e delle serate in allegria; nell’altro, il merito sarà tutto delle tue competenze, della tua professionalità, della tua serietà. Semplice no? Devi solo portare a termine un progetto, il tuo compito è chiaro, ti è stato affidato dai grandi. Quelli potenti che decidono in concreto stando all’ombra dei governi. Che poi sono gli stessi, o comunque parenti di quelli che gli prestano il denaro e fanno in modo che riescano a tenere in piedi una struttura lenta e pachidermica. Ricorda: devi dar conto a loro, questo solo devi fare.  Tu con la politica non c’entri nulla. Questo passaggio deve essere chiaro: la tua tecnica, necessaria e affidabile, è subentrata alla politica, pericolosa e inadeguata. Compreso bene?
Fa in modo che i conti tornino, riporta l’ago della bilancia in equilibrio, devi limitarti a portare avanti qualche riforma, e non avrai problemi a farle passare come improrogabili. Poi si fa ciò che dobbiamo fare. Ma non dare mai, dico mai una connotazione politica alle tue iniziative. Non devi dare spiegazioni a nessuno. In fondo, potevi startene a casa, beato tra i tuoi libri e le lezioni accademiche, e invece ti hanno scomodato e supplicato affinché tu soccorressi dei poveri disperati senza un minimo di speranza nel presente. Ti devono ringraziare, ricordalo bene!
Sii tecnico e basta. Dobbiamo rivedere le pensioni? Non importa come, fallo. Dobbiamo modificare la giustizia? Avanti. Il mondo del lavoro e dell’impresa necessitano di una bella svecchiata? Non tentennare, mostra sicurezza e fa ciò che devi fare.
Determinazione e nessuna pietà. Niente sentimentalismi per cortesia. Peraltro la parte la sai gestire bene.
Gli altri ti chiederanno di concertare, di condividere, di comprendere le loro motivazioni con tutte le menate inventate quando fu concepita la democrazia, la finzione più reale che esista. Te ne devi fottere. Chiaro? I problemi reali sono molti, richieste e bisogni quanti ne vuoi. Ma chi se ne frega! Noi abbiamo una missione. Va ristabilito l’ordine. Sopra le loro teste e i loro pensieri.
Qui non siamo nel mondo dei diritti e dei princìpi. Libertà, parità, giustizia sociale sono concetti ampiamente superati dal tempo per fortuna. Non bisogna nemmeno stare troppo a perderci tempo, parti sociali e cittadini rompicoglioni fiateranno appena, vedrai. Sono troppo impegnati a procurarsi il pane per sè e le loro famiglie.
La democrazia è il sogno di nullatenenti o di figli di papà con i soldi che gli escono dalle cavità auricolari.
Non è più il momento di sognare: qui siamo in stato d’emergenza. Chiaro? E non hai bisogno di alcuna legittimazione per portare avanti il nostro disegno. Sappi che al minimo segno di cedimento, sei fuori!
Tanto, molto presto sarà il turno di qualcun altro.

Camminando Nella Città Di Erech


Il linguaggio è la forma più avanzata di comunità, che non esiste al di fuori di essa, e la comunicazione è al tempo stesso il corpo del sapere, insieme di conoscenze, di passioni, di visioni, comportamenti, desideri e riappropriazioni; un complesso indistruttibile, indiscindibile, ma anche l’evoluzione dei dispositivi disciplinari, è il meccanismo di potere con cui controllare gli elementi più sottili del corpo sociale e raggiungerne gli stessi atomi, cioè gli individui.

La comunicazione articola le tecniche di individualizzazione del potere, ne diventa anima reale e incorporea, elemento dove si articolano gli effetti di un certo tipo di potere e il riferimento di un sapere, l’ingranaggio per mezzo del quale le relazioni di potere danno luogo a un sapere possibile, e il sapere rinnova e rinforza il potere. E quando il linguaggio diventa visivo è il corpo stesso che interpreta e fagocita il comune, assimila e interiorizza i differenti dispositivi di riduzione della soggettività, del dominio sul linguaggio dei corpi e sui corpi.

La comunicazione diventa l’intersezione tra il potere e la vita.

La presunta civiltà occidentale ritornerà al mitologico scontro tra Gilgamesh, sovrano della città di Erech (o Uruk), e il selvatico Enkidu, simbolica metafora dell’incluso nella città degli uomini e dell’escluso da essa . Un muro, un recinto di mura ancora più alto e invalicabile, che marca la differenza tra esclusi e inclusi, instaurando dispositivi relazionali fondati sulla dicotomia inclusione-esclusione, che non soltanto gerarchicamente rende inferiore gli esclusi agli inclusi, ma assai peggio li priva della loro qualità specifica rendendoli non-umani, inutili al sistema. Una linea di demarcazione netta che pone da una parte chi potrà essere utilizzato dal sistema di produzione, in particolare quello tecnologico, e dall’altra, con gli esclusi alla tecnologia, coloro che possono gestire in maniera critica e antagonista la stessa, per promuovere spazi di libertà e autonomia vitale. Al dio che consiglia le leggi da scrivere su stele, si sostituisce l’Impero della istituzionalizzazione totale, ma il meccanismo non cambia: nell’era della società della sorveglianza digitale cambiano solo gli strumenti e i dispositivi, che sono interiorizzati in un modo così normalizzato fino al punto di apparire a ciascun cittadino la fonte più intima della propria autonoma coscienza. Il buon cittadino, il cittadino normale, è per così dire un incluso perfettamente addomesticato, adattato, conformato, normato e inserito nel ciclo di produzione; educato, quindi, ad una certa gamma di discipline che omologano insieme all’anima il suo corpo. Murato fuori e murato dentro, ma inconsapevolmente cieco rispetto all’esistenza di quelle mura. Alla perimetrazione esterna, ieri della città-stato, oggi dell’ Impero globale, corrisponde la perimetrazione interna del suo sguardo, dei suoi sensi, del suo stato ordinario di coscienza indotto a disconnettere da sé quanto viene sovranamente riprovato e condannato all’esclusione: ciò che viene messo fuori luogo comune esteriore dovrà essere nel contempo disaggregato e disconnesso interiormente. Un potere istituente che fonda la regola impalpabile della relazione con chi è fuori dal luogo comune. E questa regola stabilisce, per quanto la riguarda, anche la sua dogana: all’Alt! che essa decreta ci si dovrà fermare, altrimenti si entrerà nella pena oppure in guerra. Alle soglie del Terzo Millennio l’Impero , sistema produttivo e politico globale dell’unico esistente possibile, espropria tempi, energie e saperi, riduce continuamente gli spazi di autonomia e criticità, riducendo capacità e valori a rotelle di un’assurda macchina, volta a produrre infelicità e trarne profitto.

E’ Questione Di Tempo…

In questo post, sono state catalogate e schematizzate le figure di influencer che, in virtù delle loro caratteristiche, riescono a modificare l’opinione pubblica.
Proprio in questo senso, pensavo al ruolo che svolgono i giudici nel nostro Paese.
Volendo schematizzare, il giudice o il magistrato (la mia analisi è tout court e non vuole essere in alcun modo giuridica) potrebbe essere definito un Guru in quanto detiene il potere delle relazioni, della conoscenza e della persuasione  (nota di Oz).
Il giudice può contare innumerevoli relazioni umane: personali (amici, parenti, gente comune), professionali (imputati, colleghi, personale), collaterali (politici, imprenditori, malavitosi).
Al pari degli intellettuali (i router) ha conoscenze proprie e derivanti dalla professione che svolge. Il giudice, nella sua qualità, può avere accesso a diverse informazioni precluse alla gente comune (intercettazioni, pedinamenti ed indagini di vario genere).
Nelle sue funzioni, è uno switch. Le informazioni ottenute (indagini), le instrada affinché una porta (indagato) ne venga colpito.
Il giudice, o il magistrato, vive, inoltre, dei benefici del bridge e del firewall!
Come un bridge, il giudice fa da ponte tra varie realtà sociali e professionali e le sue informazioni, derivano da altri bridge (collaboratori o altri giudici). Ha la funzione di firewall, i togati sono organizzati in lobby (l’ultracasta) organizzati con regole proprie.
Voglio ricordare che nell’esercizio delle sue funzioni, il giudice non ha responsabilità civile (sì parla di effettività non di esistenza cfr. L. 117/88), ergo non solo causa ingenti danni al cittadino, ma mina alla radice la legalità e la democrazia!
Al giudice, vanno riconosciute altre due peculiarità: l’autorevolezza e l’uso del tempo.
L’autorevolezza è classificabile in immateriale ed in materiale. Immateriale perché ogni magistrato vive della propria aurea di intoccabilità (e della propria presunzione). Materiale, perché il giudice fa  le sentenze (parlo di vincolo morale e non ex lege) e quindi precedenti. Obbliga così tante persone ad attenersi ad un comportamento che egli stesso impone [talvolta anche senza osservare le leggi (i salomonici giudizi di equità)].
Il tempo, ma forse sarebbe più corretto parlare di tempistica (i magistrati, è noto, riescono ad influenzare anche l’agenda della politica). Il giudice può decidere quando mettere in moto tutte le sue potenzialità e scagliarle contro il presunto, siamo pur sempre garantisti, reo.
Credo sia chiaro, come questa figura possa in totale autonomia vivere sulle spalle della comunità, aggiustando situazioni civili e politiche a proprio piacimento, piegando al proprio volere la dura lex.
Ora Vi pongo una domanda, ma se ci fosse qualcuno pronto a cambiare lo status quo, a questa minaccia, l’ecosistema appena descritto come reagirebbe?

A Voi la risposta…